Archivio mensile:giugno 2010

Giro del Fungo

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Questa domenica si prepara per essere davvero particolare.
Siamo d’accordo per essere in 4 a fare il classicissimo “giro del Fungo”, come viene chiamato un concatenamento di vie nel gruppo del Fungo in Grignetta. Dovremmo essere 2 cordate: io e Luca, Luigi Slowrun con la figlia Martina, alla sua prima esperienza in ambiente, ma già forte climber per la sua età.
Luca da forfait per improvvisi impegni di lavoro, quindi ci troviamo noi 3, e Luigi rigira la frittata: mi propone di salire io da prima così lui potrà stare dietro Martina a far foto.

Il giro del Fungo era stata anche per me la prima via in ambiente, durante il corso roccia del 2004, e avevo voglia di ripeterlo, poi le occasioni sono sempre mancate per altri programmi.

Passo a prendere padre e figlia, saliamo fino all’acquedotto e ci incamminiamo. Arriviamo all’attacco del caminetto Pagani, Martina chiede se si sale senza niente, Luigi le dice che più o meno sì, e la piccola non fa una piega. Se penso che la prima volta che l’ho percorso io avevo il doppio dei suoi anni e avrei preferito legarmi mi vergogno. Arriviamo all’attacco della Corti alla Torre, ci prepariamo e parto.
La giornata inizia bene, poi diventa la fotocopia di quella nebbiosa della mia prima volta… e mi rassegno a non vedere nemmeno stavolta lo spettacolo dell’esposizione che il gruppo del Fungo regala.
La salita prosegue senza intoppi, la via è divertentissima, la roccia fantastica, e se si esclude il frastuono prodotto dalle scuole CAI (ecco perchè non ci ero più tornata, c’è sempre un via vai di corsi qui) staremmo benone.
Calata dalla torre verso il fungo. Piccolo imprevisto, nel recupero si incastra una corda, tocca a Luigi salire a prenderla mentre io e la mia compagna di cordata facciamo conversazione ben accomodate in uno degli antri più gelidi della Grignetta.

Riparto sulla normale del Fungo, inizialmente bagnata, ma facile. Al terrazzino ci vestiamo tutti, è arrivata la nebbia. Peccato, perchè il giro prosegue con una bella traversata molto esposta. Vabbè salgo, traverso… azz però, questo IV+! Martina è sempre tranquilla (ma come fa!) e scala davvero bene. arriviamo in vetta anche qui, ci caliamo e saliamo la Lancia per la via degli Accademici.
Ho un attimo di incrodamento inspiegabile…. mi sento apostrofare divertito da Luigi “oh ma sei ancora lì?” lo guardo male (non posso certo mandarlo a quel paese), mi scrodo e vado. Vetta, lunghissima doppia nel vuoto, quella famosa con cui tutti i principianti di queste zone si sono cimentati. Ricordo bene che avevo stretto troppo il nodo autobloccante, e a metà, nel vuoto, non riuscivo più a calarmi!
Arriviamo alla base, finalmente si mangia qualcosa!!! Già, beh ovvio, gli zaini sono rimasti a terra come ormai da prassi.

Ci trasferiamo al Campaniletto, è la volta della bellissima Direttissima Condor. Martina però ci aspetta giù, sono 2 tiri forse un po’ troppo duri per lei. Le invidio il panino al salame…. ma il nostro VII quotidiano non può mancare. Alla base ci sono diverse persone, alcuni corsisti, che non riescono a salire la normale e ci guardano con aria di sfida. Stavolta però la corda passa a Luigi che non ha più voglia di star dietro. Stupendi questi due tiri, ne avrei voluti altri 8 così!

Invece in una mezz’ora siamo su, foto con la madonnina di vetta e con una doppia lunga si scende. Mi propongo di scendere io per prima, non so neanche perchè.
E qui si crea il mito…..
Facciam su le corde per le doppie. Dico “Lancio” lui ” ma no, dai non serve”. Ok (è lui quello esperto, figuriamoci se contraddico). Scendo, e arrivo quasi a terra, quando mi trovo una matassa da sbrogliare. Ricordo che alla base c’è Martina e altri 5-6 personaggi che ci hanno visti salire (quelli dell’aria di sfida). Mi trovo nella ridicola posizione di stare a 5 metri da terra a lottare con una matassa che non ne ha neanche l’idea di sciogliersi…. e io non posso dire niente!! Dopo una decina di minuti finalmente appoggio i piedi per terra e con nonchalance vado allo zaino a bere.
Salutiamo tutti e ce ne andiamo, in discesa come al solito arriva il sole, Direttissima a ritroso, camminata tranquilla. Siamo tutti contenti, è stata una giornata davvero bella, con gran finale al 2184 a sentire il racconto di Marco Anghileri e le sue 6c!!

Escursione al Tita Secchi con papà

Sentiero n. 1 dell'Adamellovai al fotoalbum
Oggi pausa dalla roccia, e me ne vado a fare un bellissimo giro con mio papà. Da tempo ho voglia di vedere le vallate adamelliche, di camminare in paesaggi selvaggi. Sono posti desolati, solitari, ampie vallate attorniate di roccia scura, e io ho voglia di percorrere queste valli, non faticose, ma appaganti.
Scelgo una meta tranquilla ma lunga, come tutto del resto in Adamello: il rifugio Tita Secchi partendo da Bazena: solo 600 m di dislivello, ma la palina indica 2h e 50, segno che i km da percorrere sono davvero tanti! E ce li godiamo tutti, chiaccherando e ammirando quel che ci sta intorno.

Giungiamo al rifugio, il lago è ancora pieno di ghiaccio, tanti piccoli iceberg lo costellano, segno che la stagione quest’anno è ancora “indietro”. Mangiando al rifugio sfoglio il libro delle vie di roccia: non molto pubblicizzate a parte un paio di classiche, ma sono in un numero davvero sorprendente.

E’ la prima volta, da quando sono bambina, che camminiamo insieme in montagna. Ho sempre passato tanto tempo con lui da piccola, quanto poco ne ho passato in seguito a causa del suo lavoro. Ora, dopo tanti anni, sono io a portarlo a camminare…. e peccato che la mamma non possa essere con noi, purtroppo questo è un anno molto duro per lei.
Bravissimo papà, che dopo l’operazione al cuore di questo marzo, è stato tenace fino in fondo. Grazie papà!

Butta al TMC e Bartesaghi al TMS


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E’ lunedi, sono in ufficio e ricevo un mp da Giacco, conosciuto al raduno in Grignetta a fine maggio. Qualcosa come “venerdi, se non hai niente di meglio da fare o se ti crolla l’ufficio sulla testa, vieni a fare un giro in Grigna?”
E come rifiutare! Avevo proprio voglia di allungare un week end, liberare la testa e fare qualcosa! Avviso il capo e il giro che decidiamo è la prosecuzione di quello lasciato a metà con Luigi la settimana prima.

Giacco è un tipo simpatico e alternativo, friulano trapiantato a Lecco da circa un anno.
Arriva al Coccinella a Ballabio con un’improbabile auto vintage che deve averne vissute tante… ma non è sua perchè lui la macchina non la vuole, è una sorta di comodato d’uso concesso da un suo amico che lavora dall’altra parte del globo. Carichiamo la mia roba e saliamo fino all’acquedotto. Saliamo per la noiosa cermenati raccontandocela su, il tempo è bello ovunque ma per noi è la solita giornata da Grigna, con il sole alternato alle nubi e alle nebbie. La nebbia ci avvolge mentre arriviamo alla base dei Magnaghi, che lui conosce poco. Con una bella ravanata tra vari canali finalmente troviamo quello giusto dell’attacco, rifiutandoci di fare una telefonata a Lecco per l’aiutino da casa….

Oggi ci aspetta una giornata di pace, è venerdi e non c’è in giro quasi nessuno, solo 3 pensionati che saliranno la Gandini al Secondo Magnaghi.
Unisco i primi 2 tiri, come è uso fare, sono 60 metri di IV+ verticali e divertentissimi. Segue per Giacco il tiro chiave, il traverso cattivo di VI+ che fatica non poco a trovare. Quando tocca a me ho le mie diffcoltà su un passaggio in spaccata al limite delle possibilità delle mie gambe, ma arrivo in sosta. Un bel camino è il mio tiro successivo, mentre l’ultimo tiro prevede di salire un canale ravanoso e poco invitante. Dato che il torrioncino sopra di noi ha l’aria di essere scalabile e divertente, decidiamo per creare una variante su questo, più a sinistra della via originale. La nostra variante merita davvero! Ora che siamo fuori dalle difficoltà esce un bel solettino e arriviamo in vetta contenti della bella scalata.

Percorriamo il traverso e la discesa per giungere alla base del Torrione Settentionale, dove abbiamo scelto di salire la Bartesaghi, 4 tiri massimo V, che però per orgoglio ed emulazione dei grignaioli veri decidiamo di unire in 2. Pare che a Lecco ci sia una sorta di gara a chi percorre le vie in meno tiri….
Parto io, la via è davvero divertente, non impegnativa, ammanigliata, protetta il giusto. Insomma tutto quello che uno desidera per arrampicare in pace con sè e con il mondo, un piede dopo l’altro, una mano dopo l’altra. Ogni tanto mi giro e vedo Giacco in posizione spiaggia che mi fa sicura…. effettivamente la base del torrione è un mondo a sè, larga e comoda, circondata da guglie attorno.
Uno strapiombetto e arrivo in sosta al secondo tiro. Recupero e tocca a lui che chiude la via unendo i 2 tiri successivi. Ci siamo proprio divertiti su queste 2 vie! una bella pausa, incontriamo ancora i signori di stamattina, e nel far su la corda una mia scarpa si allontana da dove l’avevo lasciata per imboccare un canalino.
Tocca a Giacco, munito regolarmente di 2 scarpe ai piedi, andare a fare il recupero, così che io non sia costretta a scendergli a spalle.

La discesa è comodissima, niente doppie, si scende per tracce fino al Sigaro, dove solo 6 giorni prima avevo invano cercato un riparo dalla grandine e dove ora il sole ci regala tutt’altra visuale. Traverso per la Cermenati chiaccherando allegramente di bicicletta, stili di vita alternativi e altre amenità fino alla macchina.

Tanto per fare un po’ di invidia a Slowrun lo chiamiamo e lo convochiamo per una bevuta insieme al solito bar degli arrampicatori.
E dopo i racconti, si passa ai programmi…. uno è già per questa domenica, mentre l’altro è per me decisamente ambizioso. Ed è così che tra una settimana farò la conoscenza del granito della Val di Mello per la più classica delle combinate! Ma questa è un’altra storia…

Gasomania al Sigaro e Vitali TMM

Sigaro
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Quante volte dal 2004 ad oggi ho guardato la sagoma del Sigaro, da qualsiasi angolatura. Ma per un motivo o per l’altro non ci sono mai salita, eppure ormai qualche via in Grignetta l’ho fatta, anzi la posso considerare un po’ la mia montagna di casa, le sono molto affezionata.

Da qualche settimana sono in contatto con Slowrun per fare una via insieme un giorno, poi vari impegni l’hanno impedito, ma un bel giorno mi chiama e mi chiede se sono libera di sabato. Le previsioni sono a dir poco scoraggianti, io dovrei anche andare al matrimonio di un collega….. ma sto cercando di uscire da un periodo difficile e mi dico, massì andiamo… chissenefrega del matrimonio (odio i matrimoni, soprattutto tutto quel che ci sta intorno) e del tempo, beh questo meno chissenefrega, ma al limite si farà qualcosa di breve.

L’mp di Luigi del giorno prima propone un programma bello intenso: Gasomania al Sigaro, Vitali al Magnaghi Meridionale, Butta al Magnaghi Centrale e Lecco al Settentrionale…. la fiera del VII grado… accetto sapendo che con la sua esperienza mi saprà senz’altro parancare al bisogno, ma anche sapendo di fare una gran figura di m….

Arrivo a Lecco sotto un cielo plumbeo, nubi cariche di qualsiasi cosa. Timidamente provo a proporre una via al Medale: vicino, accesso rapido, basta la mattina. Ma ancora non conosco l’ottimismo irrazionale dello Slow…. “ma no dai, vedrai che tiene, su, conosco bene i miei posti!! Dai dai che in un’oretta siamo all’attacco, poi si vede lì”. Beh cosa vuoi dirgli…

Arranco per tenere dietro al passo dell’ex trailrunner, maratoneta ecc ecc ed in effetti in un’oretta siamo all’attacco. “Oh… senza zaino eh, tanto lasciamo tutto qui, tanto ci si ripassa”. Io ero abituata a uno stile molto più caiano ma va bene. Guardo perplessa l’attacco in una specie di camino tetro, guardo con preoccupazione i due fix a distanza siderale (soprattutto il primo è a 10 m da terra), guarlo Slow che si cambia le scarpe tranquillo e penso bon, fatti suoi. Tanto ‘sto qui è forte…  Io in qualche modo salirò.

Sale il primo tiro di Gasomania abbastanza tranquillo, anzi a vederlo sembra quasi facile. Quando tocca a me invece non lo sembra più, mi scappa tutto di mano (è bagnato), non capisco come usare la fessura svasa, ho freddo alle mani…. vabbè dopo un’intensa lotta arrivo in sosta e ho la bollita alle mani. Ora tocca a me. Ho l’onore di salire in alternato su Gasomania (grazie.. i tiri sono VII, VI-, VII, IV). Per l’evento spunta anche un’occhiata di sole che ci accompagnerà fino alla croce rossa caratteristica del Sigaro. Per rimettermi dalla vergogna della fatica che ho fatto scalo benissimo. Il secondo tiro è in realtà più facile di VI-, molto carino e molto poco protetto.

Il terzo tiro è davvero entusiasmante, e anche duro. Passato questo resta il divertente tiro di IV+ e siamo in vetta. Esigo una foto di vetta visto che per me è la prima volta sul sigaro e la cosa merita un ricordo.

CI caliamo poi con spettacolare calata, e attacchiamo la Vitali. Primo tiro non si sa il grado (viaggiare con le relazioni in tasca è una cosa troppo scontata….. beh poi a casa saprò che era VI, il mio primo VI in grigna!) comunque tocca a me perchè il secondo e ultimo tiro è VII. Un bel tetro camino mi aspetta. Ci metto le mani, mi giro verso lo Slow e dico: mah. è tutto svaso…. salgo circospetta pensando che prima o poi gli svasi lasceranno il posto alle solite belle prese nette della Grigna… ma questo avviene dopo una bella 20ina di metri sulle uova di questo diedro-camino scuro e in ombra. Una bella traversata esposta mi porta in sosta. Segue il tiro di VII, più facile però dei tiri di Gasomania (il grado è effettivamente un’opinione). Percorro io gli ultimi 40 m di cresta fino alla ben conosciuta vetta del torrione.

Non si sa che fare, il cielo si è richiuso.

Luigi propone di scendere, fare il traversino al II Magnaghi, portarci in traversata alla base del Terzo e salire la Lecco. A me il giro sembra troppo lungo e propongo (senza sapere dove attacchi la Butta) di scendere in doppia alla base e vedere il da farsi, nel caso saliamo la Butta. Insomma oggi che sono legata a un settimogradista tanto vale….

Sorvoliamo sul metodo Slow per le doppie…. deposito i piedi alla base del torrione e… toc… qualcosa sul casco toc toc toc non sono sassi ma è grandine. Tempismo perfetto. Nella sfiga calcolata di una giornata instabile, quanto meno fa brutto quando siamo fuori da qualsiasi via e non ci sono problemi per il rientro. Di corsa scendiamo verso l’intaglio, Slowrun più di corsa di me e si offre cavallerescamente volontario per andare a recuperare gli zaini poco più a monte nel Porta. Grandina a catinelle. Non ho mai amato la cresta Cermenati come oggi, non l’ho mai percorsa in così poco tempo in discesa. Il cavaliere incappucciato e fradicio si scusa… è dispiaciuto per la brutta piega del tempo, io ostento sicurezza alpinistica: beh ma che vuoi che sia secondo te non l’ho mai presa?? sì… penso… però almeno non l’avevo cercata! Ma mi viene solo da ridere… Arriviamo alla macchina fradici fino alle ossa, con poco o nulla per cambiarci. Ho un paio di pantaloni prettamente estivi e metto quelli, che però si bagnano sfiorando la corda. Ma alla solita birretta e pizza del Forno non si può rinunciare! E’ il luogo dei racconti, dei sogni, degli incontri.

E infatti…. questa salita è stata un vero e propiro battesimo!