Archivio mensile:luglio 2010

Campanile Basso: Fehrmann+Preuss

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Finalmente è ora di andare in dolomiti! Non sto più nella pelle…
Il week end però si trasforma in una inaspettata lotta con l’alpe per me, venuta in amicizia disarmata al Brentei sabato mattina…. andiamo con ordine.
Ci sentiamo con Iaia e i Sass Baloss che passano 3 giorni al Brentei per arrampicare. Luigi ha un week end libero e gli propongo la cosa.
Io propongo il Campanile Basso per un giorno, visto che è un mio sogno da tempo, lui rilancia con una Detassis al torrione Comici (tra Campanile Alto e Basso) per sabato, impegnativa e poco nota. L’evento merita una nota, dato che per me si tratta della prma via “seria” dolomitica, per lui il ritorno alle dolomiti dopo tanti anni, è molto emozionato.

In pianura è ancora un week end caldissimo, ma per noi non sarà assolutamente così. Al Brentei WillBaloss (Matteo) rimane a riposare mentre Luca e Iaia andranno sulla Graffer al Basso, lo salutiamo e partiamo a cercare il nostro torrione Comici, piuttosto sconosciuto e denigrato per altre vie più classiche nella zona. Alla base la situazione si presenta abbastanza tetra e severa, decisamente imponente. Benvenuti in dolomiti!!!

Luigi attacca il tiro, e io rimpiango di non avere un casco a tese larghe per la robetta che vien giù dalla parete.
Via poco ripetuta, nessun segno all’attacco… lo schizzo però appare chiaro e le 10 righe della relazione del Buscaini coincidono…. mah. Dopo un po’ sento il solito “Molla tutto”, mollo tutto ma un sasso deve aver capito che la cosa era rivolta a lui, e mi centra un braccio altezza gomito. Per me la giornata finisce qui…. sconfitta 1-0 per l’Alpe. Mi sento svenire dal male, prendo un po’ di neve e me la meto in faccia mentre mi sdraio. Luigi non mi sente a causa della larga cengia che abbatte ogni suono, ma capisce che qualcosa non va e torna giù.

Scena pietosa, io bianca come un cencio, mi è venuto un freddo che dal tremare facico muovere i moschettoni all’imbrago, il generoso capocordata si impietosisce, io vorrei dirgli che non fa niente risaliamo dalla cengia: abbiamo capito che quello non era il primo tiro ma lo zoccolo da aggirare, e l’attacco era là sopra. Prendo in mano lo zaino ma la mano non si chiude a dovere.

Scatta il piano B: BIRRA al Brentei.

Pomeriggio in compagnia di Matteo a e rievocare aneddoti dell’arrampicata lecchese, poi arrivano Luca e Iaia dalla Graffer. Passiamo una serata divertentissima al rifugio, in compagnia di una combriccola austriaca, e si va alla sfida di canzoni…. alle 22 tutti a nanna.

Di notte si scatenano gli elementi, la mattina ci accoglie serena, gelida e ventosa. Ormai la sera si è deciso: al posto che Normale+Fox, si fa Fehrmann+Preuss. La relazione, è a casa, ma “tanto si capisce tanto è IV+”.
Un freddo polare ci fa compagnia per tutta la salita, io faccio coonscenza con il IV+ dolomitico, al freddo gelido, e vista l’aria che tira salgo da gregaria, meglio andar via veloci e io perderei tempo a proteggere e guardarmi in giro.

Comunque la via è stupenda, quasi tutta in diedro tranne gli ultimi 2 tiri. Unendone alcuni, ne sono venuti fuori 9 della media di 40 metri, fino allo Stradone. Con l’aria di due senzatetto, ci fermiamo un po’ sullo Stradone Provinciale a prender fiato e mangiare qualcosa (stavolta abbiamo lo zaino!). Poi, al primo incrocio a destra, sempre dritto e arriviamo all’attacco della Preuss.
La Preuss è fantastica, in parete aperta, stupendo il traversino su tacche, da non credere che sia stato salito in libera (slegato!!!) da Preuss! Quasi mi vergogno di sentire un po’ di stanchezza… Concludiamo la via in 3 tiri e, come siamo stati soli per tutta la salita, anche la vetta è tutta per noi, lasciandoci sotto chiassosi escursionisti sulle Bocchette centrali.
In vetta c’è solo il silenzio interrotto dal vento, nubi e chiazze di azzurro. Vale la pena restarci un po’, non correre subito giù come al solito. Lasciamo anche un messaggio sul libro di vetta, cosa che non faccio mai.
Il mio primo Campanile Basso… epico, freddo, non molto accogliente, ma sono quasi commossa.
Sono quasi le 18 quando arriviamo al Brentei. Non c’è più quasi nessuno, e anche il Brentei diventa un posto bello dove stare, senza la solita folla rumorosa. Alla luce dorata del tardo pomeriggio, mangiamo un panino e scendiamo… a cacciarci nelle tremende code per la pianura….

Mosaico allo Spazzacaldera (Albigna)

Sono settimane di gran caldo, queste.
Con Luigi si pensa ad un’altra via su granito, da fare in giornata, e mi propone l’Albigna, una delle mecche per gli arrampicatori dell’ovest lombardo, che io invece non conosco per nulla. Dopo gli 800 metri di Kundaluna ho iniziato a prendere confidenza con il granito, che mi è piaciuto moltissimo e ancora molte soddisfazioni mi aspettano su questo tipo di arrampicata.

Ci illudiamo che in quota tiri una bella arietta, ma purtroppo non sarà così, si tratta probabilmente del week end più caldo dell’anno.

Lo Spazzacaldera pare sia una sorta di falesia d’alta quota, le vie sono più o meno spittate, si arriva su comodamente in funivia e poi in 10 minuti di camminata in piano si arriva alla base della parete. Gli ingredienti necessari per una giornata “plasir”, come si usa dire. Del resto non si può cercar gloria ogni volta che si esce di casa, come disse un mio conoscente una volta.
La via è attorno ai 400 metri di sviluppo, 8 tiri, traversata, poi a scelta si sale per la normale o per una variante, e poi si raggiunge la fiamma, caratteristica lungua di granito alta una trentina di metri, che forma la singolare e famosa vetta dello Spazzacaldera.

Alla base lasciamo gli zaini come da prassi, ci leghiamo una borraccetta che Luigi sostiene essere da mezzo litro (…) a testa, le scarpe e infilo una barretta nella tasca della custodia della fotocamera. Vengo esortata a partire sul primo placcoso tiro di 5a. Non mi sento molto sicura…. da seconda mi ero divertita su Kundalini e Luna, ma qui la testa deve funzionare bene e non pensare che non ci sono nè appigli nè appoggi, ma bisogna “fidarsi dei piedi”. Spit a distanze siderali.
La via è un insieme di placche (spittate) e fessure (da proteggere). A me tocca un tiro di 5c… un fessurone quasi interamente da proteggere. Parto gagliarda, piazzo qualche friend, e arrivo un po’ meno gagliarda in sosta, tutto sommato orgogliosa della mia performance da principiante di questo tipo di arrampicata.

Lungo la via, di solito affollatissima, incontriamo una coppia di simpatici ragazzi, con cui si scambia qualche parola. Vedo la ragazza che si toglie la maglietta e resta in reggiseno, di quelli proprio intimi. Visto che fa un caldo infernale e io ho sotto la maglietta un top sportivo, decido di imitare la ragazza e prendere un po’ di sole, e Luigi fa altrettanto.

Con un facile tiro arrivo alla fine della via vera e propria, dove i ragazzi si calano mentre noi proseguiamo.
Una bellissima variante piuttosto fisica ci evita un paio di noiosi tiri della normale, un tiro davvero entusiasmante! Arrivo in sosta da Luigi, ed estraggo la relazione per capire ora da che parte andare per cresta.
Un colpo d’aria però fa cadere il foglio nello strettissimo intaglio ai nostri piedi…. sbuff, pant, azz…. mi tocca, visto che sono l’elemento della cordata di minori dimensioni, calarmi infilandomi nel camino, e a stento recupero il foglio. Strisciando però mi si rompe la cerniera del contenitore della fotocamera…. e addio barretta!!!! Mi restano solo 3 caramelle che la ragazza mi ha regalato come dolcetto visto che per noi la giornata sarebbe stata ancora lunga.

Proseguiamo verso la fiamma su un brutto terreno ma una volta arrivati alla base la fatica è ripagata: è davvero come nelle fotografie, stupenda e panoramica, è solo lì da scalare!! Ed è stranamente tutta per noi. Via il casco e via le scarpe dall’imbrago, per questo ultimo entusiasmante tiro. Tra fame e sete non me la sento però di andare da prima, mi sarebbe piaciuto (è poi 5c) ma mi sento indebolita.
Va avanti quindi Luigi, che si mette in posa per la caratteristica foto, in piedi sull’esilissima vetta. Poi salgo io, faticando per la debolezza, ma entusiasta per la bellissima scalata. Arrivo in vetta e non ci penso nemmeno a mettermi in piedi, mi accontento di accovacciarmi in qualche modo, poi ci caliamo in una doppia e torniamo alla base.

La discesa si rivela pietosa per il mio stato. Mi accorgo solo ora che ho anche dimenticato di rimettere la maglietta, e la scottatura che sta arrivando ha contribuito a disidratarmi. Scendendo chiedo a Luigi se posso fare il bagno nel lago della diga…. non riesco a pensare ad altro che all’acqua fresca. Troviamo una chiazza di neve (che non si sa come sia resistita!!) ci tiriamo addosso una palla e poi ne bevo un po’…. che sollievo!!! Una volta alla base Luigi estrae dal suo zaino una scatola piena di frutta fresca…. una vera manna!!!

Sosta per una birra in compagnia di conoscenti bergamaschi incontrati al mattino, e stavolta la grandinata la prendiamo mentre siamo in macchina…. stiamo migliorando con il timing! 🙂

Canalino Albertini (Grignetta relax)

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Io e Giacco siamo d’accordo con amici di passare la giornata a scalare in Grignetta, dopo la lunghissima giornata di ieri. Del resto il tempo è così bello che non c’è motivo per starsene a casa! E allora mettiamo insieme le poche forze rimaste, e uniamo i due indipendenti appuntamenti.
Io sono d’accordo con Francesca, Giacco con Dario. Ritrovo al Coccinella vergognosamente tardi, ci dirigiamo ai Resinelli ma ci fermiamo per una seconda colazione e ci mettiamo in moto con tutta calma attorno alle 9:30….
Questa sarà una giornata in stile scampagnata da godere dall’inizio alla fine, sazi ancora delle emozioni di ieri, mentalmente svuotati, fisicamente cotti, ma straordinariamente felici.
Scegliamo una via facile ma davvero bella, una delle più lunge sul Primo Magnaghi, il Canalino Albertini. E’ l’ultima delle facili che mi resta da salire qui. In sostanza una giornata divertente, senza tensioni e senza fretta.

Peccato per la musica revival (vabbè Deep Purple in primis) proveniente dal rifugio Porta dove era in corso chissà che festa. Ma anche questa ci riporta a ieri, quando sulla macchina di Luigi, insieme ai racconti vintage si ascoltava musica vintage.

Saliamo l’Albertini con la giusta calma, soprattutto Dario che è un po’ fuori allenamento. Io vengo fornita da Francesca di doping (una tavoletta che sembra magnesite cementata che è un misto di zuccheri e sali), e mi rimetto in sesto. Arriviamo in vetta al Torrione, dove nessuon degli altri tre ha la più pallida idea di come si faccia a scendere. Li prendo in giro perchè io sono l’unica forestiera del gruppo e conosco il gruppo più di loro!
Ci caliamo, e scendiamo nel sole del pomeriggio lungo la cresta Sinigaglia, bella, lunga ma rilassante. Tra chiacchere e risate ci si perde via, e arriviamo al Forno con una luce dorata di quelle che ti verrebbe voglia di non andare più via.

Invece il week end, questo incredibile week end, è purtroppo agli sgoccioli.

Un sogno realizzato: Kundaluna

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Ho visto la Val di Mello solo l’anno scorso, scendendo dal sentiero Roma in un affollato giorno di agosto… ma tanto ho letto e tanto ho visto che non potevo non desiderare di venire ad arrampicare qui, e soprattutto, come la maggior parte degli arrampicatori, il sogno era Luna Nascente, un obiettivo lontano, ancora dai tempi del corso roccia.

Poi qualche settimana fa se ne inizia a parlare con Luigi, durante la nostra prima via insieme ai Magnaghi. Luigi conosce bene la valle ma non la frequenta da anni (tanti) e desidera tornare a ripetere queste vie e per la prima volta concatenarle (Luna e Kundalini).
Giacco è un friulano “immigrato” a Lecco, amico comune, che dopo varie vengo-nonvengo, vengo e trovo un socio, si unisce e facciamo cordata a 3. Ha già salito Luna 3 anni fa.

Solo che il programma è più ambizioso rispetto a quel che mi ero permessa di sognare da tanto tempo…. sarà una costante di quest’estate avere in mente una cosa e finire poi a farne una più grande.
Passo la settimana prima a leggere, guardare pensare, sarò in grado, no boh forse ma come ne uscirò ecc ecc. La notte prima quasi non ci dormo, pensando a quei 18 tiri per quasi 800 metri di arrampicata. Su un terreno a me ignoto. Inizio a pensare che il mio nuovo compagno di cordata non sia del tutto registrato, o che abbia una inspiegabile e immotivata fiducia nei miei mezzi.

Il giorno prima i compagni lasciano scegliere a me, che sono geograficamenet svantaggiata, l’orario di ritrovo. Propongo le 5:30. Si lamentano che è troppo presto…. Arrivo a casa di Luigi e li trovo belli svegli, e con i suoi racconti d’antan risalenti al periodo gueriniano della valle arriviamo alle 6:45 x la colazione, stacchiamo il biglietto del parcheggio e si da il via al mercatino dei materiali. Tra una risata e l’altra, il Nuovo Mattino entra dentro di noi, lo spirito della valle ci pervade e si attacca.

Per me è una vera folgorazione: praticamente non ho mai arrampicato su granito, l’unica esperienza di arrampicata in aderenza sono 3-4 vie a Rogno e la Faustinelli al Corno di Lagoscuro… ma arrivo al tiro della serpe sfuggente che inizio a prenderci la mano e mi diverto un sacco.

Si sale, si fotografa… io decido per il momento di andare tranquillamente da seconda, l’arrampicata in fessura è per me nuova e devo “resettare” i movimenti dell’arrampicata.
Finiamo Kundalini, mezz’ora di pausa nel boschetto, bevuta, foto e andiamo all’attacco di Luna dopo aver fatto acqua al torrente.

Varie acrobazie sul primo tiro di Luna, per me il primo staffaggio e dopo aver invocato il rosario arrivo in sosta.. seguita da Giacco che sapientemente mette una seconda fettuccia. Poi si prosegue, sempre più bello, finalmente padroneggio i movimenti da fare in fessura e salgo senza più fatica, che bello che bello che bello!!!

I piedi cominciano a soffrire sul serio, le soste di Luna sono quasi tutte scomode, e in 3 tocca trovare equilibri precari, stando in sosta per lo più a piedi nudi.

Passato l’occhio di falco, mi vengono porte le corde per la famosa fessura successiva, vista tante volte in foto e finalmente me la trovo davanti. Lo considero un bel regalo da parte dei miei compagni. Fatto questo tiro, riprende il comando Luigi (pioviggina per 5 minuti e fortunatamente smette subito), e io e Giacco dietro a gara a chi arriva prima all’uscita.

Ore 17:55 un grande abbraccio in vetta (beh loro si danno la mano), 10 minuti ognuno con i suoi pensieri e si scende, sentendo lontani i tuoni sulla Valle dell’Oro.
Discesa per me funestata dai crampi alle gambe, ma alle 19:30 siamo giù, dopo aver attraversato il torrente perchè Qualcuno non ha voluto fare la deviazione….. bel bagnetto gelido e a 100 m dall’auto inizia a diluviare. Ma siamo divertiti, contenti, stanchissimi ma felici di aver condiviso questa magnifica salita.

Un grande enorme grazie ai miei compagni, una giornata che ricorderò sempre come incredibile!