Archivio mensile:agosto 2010

Polimagò

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E’ stata per me LA salita dell’anno, la più emozionante, la più bella, o meglio: quella che davvero mi è entrata nel cuore. Per giorni l’ho rivissuta dentro di me, tornavano tante immagini alla mente nei momenti di vita “normale”.
Dopo la prima visita in occasione di Kundaluna, della Valle mi sono davvero innamorata… ero contenta della giornata, per le vie, ma non ero contenta di me.

Martedi arriva un mp da Luigi del tipo: ti ho preso il friend 0.5 che ti mancava…. direi che sarebbe da provare qui. Allegata trovo la relazione di Polimagò, il cui traverso avevo fotografato il 3 luglio con l’idea di una cartolina, un cinema, una cosa da guardare e ammirare così.
Sono combattuta, ma neanche troppo. Come sempre in questa stagione di sorprese. Del resto con Luna ho un conto da chiudere e non solo per quel tiro su cui ho faticato troppo e cui voglio rendere giustizia per la bellezza…ma voglio tornare a rifare il traverso, l’uscita, voglio in effetti salire la Porta del Cielo che tanto ho visto in giro….
Le vie su granito salite quest’estate hanno danno i loro frutti: sul primo tiro non sono più un salame informe, ma anche se con un piccolo aiutino (abbiamo sempre 4 cordate che aspettano di salire…) stavolta scalo e non affondo nelle staffe, anzi nemmeno tiro fuori una fettuccia. Secondo tiro (primo Poli) duro duro…. fisico da matti, strano, poi dopo il ristabilimento, ritrovo il mio amato granito, e iniziano le danze. Luigi fa quello tranquillo, è sempre così. Ma anche lui ha il suo conto da chiudere qui, il giorno prima mi aveva detto di essere preoccupato, che poi una volta in valle il Nuovo Mattino ecc ecc tutto sarebbe andato bene. Io lo vedo alla grande!

LA PORTA DEL CIELO
Tocca a me la porta del cielo, era già detto e la decisione non si tocca.
Queste decisioni prese ancora “a terra” mi danno la forza di non permettermi titubanze. Salgo strisciando nel camino, vedo un chiodo ma è fuori portata… forse chi è più alto sale più esterno rispetto a quel che faccio io ora. Quindi salgo i miei 10-15 m a incastro senza proteggere, ma tranquilla, solo affaticata, e rido di gioia quando finalmente abbraccio la lama sommitale della porta, passo un cordino, e proseguo verso destra, fisicamente distrutta ma moralmente davvero “al cielo” e arrivo in sosta.

TETTINO E FESSURA
Arriva il tiro duro… Slow concentrato sul suo “fantasma” che lo aspetta. ( Quando la sera vedrò la guida che dice che quel tiro è 6a invito lo Slow a regalare la guida a qualcuno (di antipatico)…
Proseguo sul magnifico tiro di fessura, seguendo un tetto, ci sono un paio di chiodi e metto qualche friend, tiro tipicamente mellico, arrivo in sosta entusiasta e…… alla sosta c’è uno spit. Alzo gli occhi e ce ne sono altri 2. Attimo di raccoglimento, consultorio, delibera, vorrei che non lo rinviasse, del resto è lì… cos’altro fare.. ma la via prosegue senz’altro a destra, che poi è quel che faremo. Poi scopriremo che sono stati messi dal Soccorso Alpino per un recupero.

IL TRAVERSO. Niente da dire se non entusiasmante, emozionante, da vivere!!! ero preparata a questo tiro, forse per questo non l’ho subito, anzi sono arrivata divertita, entusiasta…. ci pensavo da martedi, non vedevo l’ora di arrivarci!

LUNA
Poi gli ultimi tiri sono miei, voglio tornare dove ho faticato solo un paio di mesi fa. Ora salgo tranquilla… poi il traverso e le ultime placche…. dove ho il mio momento mellico…. a 8 metri da un chiodo mi accorgo che dovevo stare più a sx……!!!!!!!!!!!!!! lemme lemme rientro un po’, e x fortuna tutto ok….., ma che paura!
All’uscita della via le placche che lentamente si dissolvono nel prato che di venta bosco, e dal mondo allucinato del granito si entra in un mondo fatato di verde, dove sostare e tornare lentamente alla realtà.

IL CERCHIO
Siamo in cima. vorrei rilassarmi, star lì, godermi tutte le sensazioni provate. Invece Luigi felicissimo mi gira intorno e mi dice Ma ci pensi che abbiamo salito Polimagò! Ha chiuso con i suoi fantasmi del passato, e anche io sono felice, stavolta davvero ho vissuto in pieno la via, certo non i tiri duri, ma quello che era nelle mie possibilità.

UNA NOTA
La valle è davvero unica, percorrerla al mattino quando è ancora in ombra e silenziosa, e solo le pareti ricevono la luce del sole, è molto intima. Al ritorno invece ti accoglie solare, calda, ti da il ben tornato dopo aver viaggiato su vie come questa, dalle placche allucinanti e fessure da proteggere, dopo che hai dimenticato che laggiù c’è un mondo quotidiano che hai lasciato e dove devi tornare.

Val Miller: Orion e Andromeda

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Ultima uscita di queste ferie arrampicatorie davvero fruttuose! Mi accordo con Selvadec per partire il venerdi sera alla volta del Pont del Guat, in fretta di ritorno dalla falesia preparo lo zaino e dimentico la fotocamera (meno male solo quella!). La mattina partiamo di buon’ora e raggiungiamo il rifugio Gnutti, dove parliamo un po’ con Daniele9979 che ci consiglia qualche via sportiva. Scegliamo così Orion e Andromeda, a 20 minuti dal rifugio su una bella struttura di placche appoggiate, e ben protette: visto che è la prima volta in cordata insieme, meglio andare tranquilli. Dopo la prima via, decido di tentare un paio di tiri duri di Andromeda, seguendo due forti cordate bresciane e dopo averle viste azzerare…. io staffo e passo, ma che fatica!!! Arrampicata di placca, non forse eccezionale (molto tranquilla), ma ambiente davvero bello!

Medale, via Cassin

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Ho una settimana di ferie ancora da spendere dopo Kalymnos, e cerco di metterla a frutto. Torno a casa dopo una giornatina in falesia, apro on-ice e leggo che Fouringers ha in programma la Cassin per il giorno successivo, sono in 3 e sarebbero contenti se un quarto si aggregasse. Senza pensarci molto, rinvio i miei lavori di giardinaggio al giorno successivo, metto via la roba da falesia e preparo il necessario per l’indomani, per questa via che mi aspetta da anni, il must per gli arrampicatori lombardi, tanto se ne parla, chi bene e chi male. Insomma: è la Cassin al Medale e punto.
Certo, sarebbe meglio percorrerla in altri mesi per via della vegetazione, ma l’occasione è adesso e non fa nemmeno troppo caldo.

Ci troviamo a Laorca in 4, decidiamo le cordate: io con Cesare (Cmauri) e Davide (Fourfingers) con Sergio, decidiamo quanti zaini portare….. vabbè qualcuno ama soffrire e arrampicare sempre con lo zaino… e ci avviamo rapidi all’attacco.
Dato che la guida rimane in macchina e abbiamo solo lo schizzo…. in breve e con un suggerimento raggiungiamo l’attacco. GIà nessuno di noi è esperto medalaro, si dovrà recuperare (è che tutte le altre vie sulla parete sono dure!!).
Parto io parti tu, quale cordata per prima… lancio della monetina e io e Cesare ci troviamo in testa. Parte Cesare che unisce i primi 2 tiri facili, così a me toccano i 2 diedri unti di V e V+. Ah la cavalleria……

Del resto tocca scegliere: dove è facile, la via va cercata in mezzo alla vegetazione, dove i passi sono più obbligati (sul V), sono anche molto unti e di conseguenza molta attenzione!
Fortunatamente non tocca a me il tiro chiave, sono ben contenta di farlo da seconda. Devo fare qualche acrobazia perchè tra la corda che tira e l’unto ho un bel da fare per salire.

Per farla breve.
Chiunque non ha mai percorso la Cassin chiede (noi compresi): ma è davvero unta? quanto? Se è bella non lo chiede nessuno perchè la preoccupazione è solo l’unto.
Non è bella in senso moderno del termine. E’ unta da specchiarsi nelle prese (non tutte…. solo nei passi più duri/Obbligati) . Sul facile invece sarà la vegetazione a complicarvi un po’ le cose.
Qualcuno dice che l’unto non infastidisce l’arrampicata… beh, non è vero.
Però è una via che sono stata contenta di salire per il valore storico, perchè sentivo che mi mancava la Cassin al Medale, che non è importante se è bella o se è brutta perchè non è con l’intento di aprire una bella via che è stata aperta. Una vera classica, una classica a 2 passi dalla città, su una parete imponente, per quanto vicina alla civiltà.
Diciamo che ho arrampicato sempre con il sapore della lotta in bocca, nonostante i fittoni presenti. Peraltro non ascellari quindi di certo non danno molto di sportivo alla via.

Grazie ai compagni di lotta, è stata una bella giornata!!

Pinnacolo di Maslana: New Age

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Rientrata da Kalymnos, è ora di tornare alle vecchie abitudini, e si inizia a pensare con Luigi a una via da qualche parte. Pare che il ragazzo abbia voglia di granito e la cosa mi spaventa un po’, dopo 2 settimane di ciapa e tira. Il freddo e il tempo incerto degli ultimi giorni mi assiste così riesco a dribblare l’invito per l’Albigna proponendo Maslana (un po’ meno spalmo e più tecnica).
Tra classico e sportivo scegliamo sportivo, anche perchè i camini delle classiche sono bagnati. Decidiamo per New Age, che si rivelerà un’ottima scelta.
Tra l’altro a Luigi avevo già parlato di Maslana, dove ho già salito Il Risveglio: l’avevo incuriosito, ed eccoci qua.
la via inizia con 2 tiri in placca appoggiata (5b)
terzo tiro di 6a+,
quindi i 2 tiri duri 6b+ e 6c (passo assurdo in uscita, occorre la prolunga per le braccia)
sesto tiro breve (5c/6a)
settimo tiro del tettino 5c
ottavo tiro traverso e placca lavorata 5c e ultimo breve tiro di 5a per la vetta. 6 doppie lungo la via.

Niente da dire se non che questo tipo di arrampicata lo trovo entusiasmante e molto congeniale per me: un granito dove “si ha sempre qualcosa in mano”, nonostante l’arrampicata rimanga poco fisica e molto tecnica. ù
Le doppie sono molto lineari e veloci, in un’ora si arriva alla base e in 40 minuti si torna alla macchina.
Ottimo rientro dalle vacanze!