Archivio mensile:novembre 2010

Resegone, creste Nord

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Il meteo concede una giornata di tempo buono in una settimana di pioggia: impensabile arrampicare perchè tutte le pareti sono bagnate, penso ad un’escurisone a piedi, ho voglia di muovere le gambe!
Decido per le creste Nord del Resegone partendo da Versasio, e alle 11 di sera, quando sto ormai per spegnere il pc, mi accordo con Luca (Arteriolupin) che ha una giornata libera e ha voglia dopo mesi di inattività di fare un giretto.
Nel pomeriggio le webcam mostravano i monti puliti fino oltre 2000 metri, quindi preparo solo le scarpe da avvicinamento.
Arrivando a Lecco la mattina… sorpresa! Davanti a me vedo una Grignetta imbiancata fin sotto i Magnaghi. Acc!! Mentre salgo a Versasio scendono anche 2 gocce di pioggia. Altro che giornata buona!!! Ma sopra la Grigna si vede il cielo che inizia ad aprirsi, mai dsperare!

Bevendo il caffè Luca mi dice che preferisce salire a Erna con la funivia, è da 3 mesi che non riesce a prendersi una giornata per camminare e 1300 m di dislivello ora sarebbero troppi.
Saliamo quindi con la prima funivia alle 8:30, ci mettiamo in cammino e in una mezz’ora tranquilla siamo al Pass del Giuff, dove, poco sopra, inizia il sentiero di cresta. Il cielo si apre e ci regala stupendi panorami, davanti a noi il Monte Due Mani, poi un Grignone bello innevato, e dietro i monti Lariani.
Attorno ai 1500 metri inizia la prima neve, sono solo pochi cm che hanno spruzato il Resegone, ma tanto bastano per regalarci un ambiente fatato, in giro non c’è anima viva…. anzi… 3 camosci di cui uno proprio all’uscita della ferrata!
La salita è davvero piacevole, tante chiacchere con un amico che non vedevo da prima dell’estate, ci sono tanti argomenti di cui parlare, tante cose da raccontare. Fotografando e chiaccherando continiuamo il saliscendi, e alle 11:30 siamo in vetta. Corro al disco presso la croce dove sono indicate le cime visibili dal Resegone, ma niente. Nemmeno stavolta posso utilizzarlo perchè le nubi ormai hanno avvolto tutte le cime attorno, pare che solo qui splenda il sole.
E’ già una fortuna non essere avvolti nelle solite nebbie che accompagnano da sempre i miei arrivi in vetta a Punta Cermenati.
Dopo una breve pausa, scendiamo per un sentiero che non ho mai percorso, la val Caldera: molto selvaggia la prima parte sotto torrioni dall’aspetto dolomitico, purtroppo avvolti nelle nebbie e un po’ tristi. Poi un saliscendi nel bosco e arriviamo di nuovo al Pass del Giuff, e da qui rientriamo ai Piani d’Erna.

Instabilità Emotive (Castel Presina)

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Bello avere amici che possono liberarsi qualche venerdi per andare a scalare! Così per una volta si riesce a scansare la sfiga meteorologica che da un mese e mezzo si abbatte sul nord italia, visto che l’ultima tendenza è quella del sole in settimana e brutto nei week end.

Insomma Carlo (Rampegon) si prende questo benedetto giorno di ferie per scalare una via insieme a me, evento che non si verifica dal 5 giugno. Ecco spiegati i disastri meteorologici dei giorni successivi. In ogni caso ci incontriamo ad Affi, entrambi da est e da ovest abbiamo fatto il viaggio con la compagnia delle nebbie, ma quando sgomma e si ferma con la sua auto rossa (non è una ferrari….. ) dietro la mia i cieli si aprono e si vedono speranzose occhiate di sole.

Si va verso Caprino Veronese (sosta con la brioche più buona del mondo anche perchè era calda!!!) e poi a Spiazzi. Parcheggiamo l’auto lungo la strada nel posto più improbabile quanto a presenza di pareti rocciose. Ma la relazione dice di parcheggiare lì e scendere (sì…. scendere!) per bosco e poi per prato. Così facciamo, non dico niente ma la presenza di una parete sembra sempre più improbabile. Finchè, dopo un quarto d’ora di cammino, la vista si apre su questa bella parete rossa illuminata dal sole del mattino. Percorriamo la cengia alla base della parete, e in una decina di minuti siamo all’attacco.

Parto io perchè voglio lasciare a Carlo il tiro di 6b (e mentre lui perde tempo io studio i tiri e afferro il capo sopra della corda per legarmi).
Il primo spit è l’unico scomodo in tutta la via, e prevede il superamento di uno strapiombo. Fatta la selezione all’ingresso, la chiodatura è in stile falesistico. Bellissimo diedro. PUrtroppo la relazione aveva ragione: alcune prese sono scavate o migliorate, non dico nulla perchè in ogni caso si tratta di una bella scalata e una bella giornata, ma è vero che l’amaro in bocca resta e ci si chiede perchè.

Ma siamo qui e godiamoci questa salita.
A Carlo tocca un traverso decisamente ostico, continuo e fisico. Poi vado io, poi lui, poi io.
Arrivo su una scomoda sosta dopo un tiro entusiasmante che termina con breve e aereo traverso. In realtà la sosta giusta è 5 metri più a destra, questa serve solo per eventuali calate. Carlo si offre di fare il “tiro” tra le 2 soste. Rigirando la frittata… mi tocca il tiro di 6b. Confesso di esserne contenta: fino ad ora è andato tutto molto bene, ci stiamo divertendo, mi sento in ottima forma e ho voglia di provare. Tanto è chiodata meglio della falesia “di casa” dove ho scalato solo ieri….

Vado, salgo, tutto bene, anche se non riesco a salire a vista, ma circa a metà urlo vigliaccamente “blocca”. Ci penso un attimo, trovo la presa beffardamente nascosta, la tengo e vado. Ho detto vado…. molla sta corda!! 🙂 Carlo mi raggiunge, insieme a un ventiello freddo che ci sta facendo capire di svegliarci ad uscire dalla via.
In effetti manca ancora solo l’ultimo tiro facile, che poi finisce nel boschetto di questa sorta di altopiano.

La “cima” è un bel locus amenus: solettino caldo, colori autunnali, silenzio (quello che troppo spesso manca nei week end in parete di queste stagioni). Dopo una sosta contemplativa di questo furto all’economia italiana che è il suo giorno di ferie, attraversiamo i boschetto, passiamo sotto la falesia della Sgrenza che andiamo a vedere per curiosità (troppo dura!) e in breve siamo alla strada asfaltata che ci conduce all’auto.
E’ un’abitudine che non mi piace, ma qui non si può far diversamente: passiamo sotto le case imbragati e pieni di oggetti tintinnanti attaccati all’imbrago… mi piace esser più discreta solitamente.

Cerchiamo un posto dove far merenda che sia in un bel posto, ma ormai le nuvole ci dicono che la bella giornata di sole è finita. Del resto nel raggio di 13 km non abbiamo trovato un solo bar aperto, per cui ci fermiamo come tutti i civili al bar in piazza a Caprino. I piccoli svantaggi delle infrasettimanali. Il grande vantaggio: una giornata di sole e silenzio in cui arrampicare fuori da ogni stress.

Ferrata Alpini al Medale, una mattina solitaria

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E’ quasi mezzanotte quando decido così, all’istante.
Da oggi sono disoccupata e ho la testa piena di pensieri, preoccupazioni, ansie… ma mi sento anche libera. Avevo deciso di riposare domattina, di prendermi del tempo. Ma poi, tempo per fare che? Sono mesi che il sabato mattina tra le 6 e le 7 esco di casa, e stasera chiaccherando in chat con un amico mi rendo conto che quello è il mio mondo, che non mi devo far prendere dalla pigrizia.

La ferrata degli Alpini al Medale era stato il mio “regalo di compleanno” nel 2006, andavo in montagna a camminare solo da pochi mesi, ma già mi approcciavo a qualche ferrata impegnativa, mi sentivo “a posto sulla roccia”. E i miei amici avevano deciso di “regalarmi” questa gita, dietro mie insistenze. Aneddoti di gente portata giù in elicottero, una ragazza che è arrivata in cima piangendo stremata…. Invece mi ero proprio divertita, su questo bel percorso logico, ben attrezzato, discretamente lungo e per la prima parte anche impegnativo.

Poche settimane fa uno scambio di messaggi con il Crodaiolo, serial climber della Grignetta e del Medale, mi fa capire quanto anche ripetere itinerari già percorsi abbia una sua soddisfazione, che sta nel ricordo che la nuova ripetizione porta con sé. Ripenso più volte a quel messaggio, e mi rendoconto che ha ragione, che anche a me succede di passare per luoghi già passati e vederli ripopolarsi della compagnia che era stata con me.
Insomma, alle 23:45 mi metto a preparare lo zaino per andare a ripetere la ferrata, per ritornare stavolta da sola ai miei inizi, per tornare in una parete affollata di ricordi e di persone, sapendo che nel pieno relax di una ferrata, e soprattutto sapendo che da sola avrò modo di recuperare molto di queste cose.
Anche la strada per Lecco è piena di ricordi: ricordi di tante aspettative. Con il buio delle 4:30 prima di Kundaluna, ad esempio. Ma anche moltisismi altri, anche brutti, ma quelli li scaccio via, non servono.
Non vedo l’ora di arrivare…. Ho voglia di partire, agganciarmi e cominciare la salita. Parcheggio a Laorca, passo sotto il campanile e mi viene da sorridere, poi a rapido passo proseguo, supero un po’ di persone e in mezz’oretta arrivo alla targa di attacco. Mangio qualcosa, con calma, mi volto per andare a far pipì e mi arrivano giusto lì 2 cordate dirette alla Miriam. Con nonchalance le lascio passare e faccio quel che devo fare.
Alle 9, come da tabella, parto. Non mi lego subito, come non mi ero legata per arrivare all’attacco della Miriam. Poi mi ricordo che ho promesso a Luigi “prudenza”…. E tiro fuori un moschettone del set. 2 no, sono troppo scomodi e rallentano notevolmente. Mi diverto ad arrampicare, come fossi in cordata: non mi è mai piaciuto tirare i cavi e usare tanto gli infissi, mi piace cercare il passaggio, mi prendo i miei tempi, non ho nessuno dietro e nessuno davanti, anzi davanti ho tanto tempo, tutto quel che mi serve per arrivare in cima, starci una buona mezz’ora e scendere con comodo.

Arriva il sole in parete e immediatamente il caldo. Sono contenta di togliermi la maglia e salire in maniche corte, sono quelle piccole soddisfazioni che capitano in parete ogni tanto. Guardo la città avvolta nelle nuvole basse, ma già qui siamo fuori. Inizio a fotografare, finalmente mi trovo tra i colori che aspettavo, ma che a causa del meteo quest’anno non ho mai fotografato. Sono proprio contenta di aver vinto la pigrizia di ieri ed essere qui. Qui mi sento al mio posto, su questa parete che tanto mi ha dato e tanto mi ha bastonato, il Medale con le sue fessure verticali e i piedi che una volta tengono e una volta no…Non ricordavo molti dei passaggi, a parte quello dello stendibiancheria, un traverso che non mi è dato capire se e come si può passare in libera, senza appendersi al cavo. Forse con le scarpette si potrebbero sfruttare certe rugosità, ma non le ho e non ci provo nemmeno. Proseguo, con un ritmo calmo, mi fermo quando ho voglia per fare qualche foto, e arrivo al terrazzo dove termina la via Miriam, mentre il campanile suona le 10.
Mi concedo 10 minuti di sosta non perché ne abbia bisogno, ma per fermarmi proprio qui.
Marzo 2010, raduno Multimedale…. Allora avevo fatto la via Miriam con Daniele, ero felice, la via era una delle più impegnative che avessi salito fino ad allora, anche se corta. Poi ci eravamo fermati, ed eravamo arrivati in cima per l’ultimo tratto di ferrata. Fermandoci avevamo visto Luigi e Fasin impegnati sulla Brianzi, che ora guardo e fotografo. Ci eravamo salutati, scambiati una foto, poi ognuno per la sua strada era salito.
Ora riparto, da qui in poi non mi lego più, ho voglia di sentire tutto l’impegno e la concentrazione del non dover fare un passo sbagliato, sapendo che le difficoltà sono inferiori rispetto a quelle già percorse. Non sono una da free solo, ma sento anche l’esigenza ogni tanto di questo impegno, che non sia solo salire sportivamente e fisicamente, ma anche con la testa. Devi controllare di più gli appigli, non lasci nemmeno un passo al caso. Fin dove me la sento, questo mi piace.
In una ventina di minuti sono in vetta, al crocione. Il sole non c’è più, la vetta è stranamente tutta mia, del resto è presto, chi arrampica sulle vie non è ancora arrivato, e la gente in ferrata l’avevo tutta dietro, staccata di un bel po’. La prima volta qui faceva caldo, eravamo tutti e 5 stanchi e contenti, ci scambiavamo impressioni sulla nostra impresa e io ero proprio felice di come fosse andata sulla terribile “ferrata del medale”.
Salgo oltre la croce e vado a sedermi alla piazzola dell’elicottero. Improvvisamente la vetta si popola di gente, di risate, di scherzi, di presentazioni…. Lo rivedo quel giorno…

Torno al crocione, mangio qualcosa e vengo raggiunta da un signore anziano da solo e poi da due ragazzi delle mie parti. Presentazioni, 4 parole, e quando arriva una truppa di 6-7 persone scendiamo, scendo con i 2 ragazzi, mi maledico perché bado sempre alla salitae mai alla discesa, giro sempre con gente superlocal e semplicemente in discesa mi accodo. Ora mi tocca far la parte di quella che sa… beh improvviso e va tutto bene, pare che senza volerlo abbia preso il sentiero giusto (sono tutti giusti ma uno fa un giro lunghissimo). Li saluto alle scale che portano a Rancio e io proseguo per Laorca, dove arrivo puntuale, 12:20. Giuto l’ora della pausa pranzo!