Archivio mensile:febbraio 2011

Corma di Machaby – via Tike Saab

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E’ un week end davvero particolare e importante questo…. ma qui si parla di montagna e di vie! Veniamo quindi al racconto di questa via ad Arnad, Corma di Machaby, una via dal nome quasi impronunciabile, Tike Saab.
Io e Andrea siamo un po’ indecisi: Diretta al Banano, Topo Bianco o Tike Saab? Lui non è un rocciatore ma un ghiacciatore, caiano (:D ), e amante dell’alta montagna, che ogni tanto viene trascinato dal suo socio Giulio e ora anche da me su qualche parete rocciosa verticale. Implicito che il tiraggio della via tocchi a me e che per quanto pippa mi senta, non posso certo proporgli cose impegnative.
Ma alla fine azzardiamo: Tike Saab, 10 tiri, circa 300 metri, spit, lui conosce la parete, possibilità eventuale se trova la via troppo dura di spostarci pochi metri a destra sulla più facile Bucce d’arancia.

Ci presentiamo alla base della parete con un 45 minuti di anticipo, la bella non è ancora pronta per l’appuntamento ed è ancora sotto le coperte della parete davanti. Andiamo a berci un tè, cincischiamo un po’, quindi con somma calma ci imbraghiamo e addobbiamo gli imbraghi di roba tintinnante. Nel frattempo arrivano un altro paio di cordate, dirette una sulla via alla nostra destra (bucce d’arancia) e una su una via a sinistra.
Arriviamo all’attacco, disfo la corda e cerco di non curarmi della parete di scuro gneiss che cerca di intimorirmi. Mentre sto per mettere il piede destro sul primo appoggio, guardo e cerco…. solo ora realizzo che è dal 2 ottobre che non metto piede su granito gneiss o tutto quanto richieda arrampcata di aderenza. Realizzo che il primo spit è 5-6 metri sopra di me. Realizzo che è la prima volta che mi lego con mio marito….. che fino ad ora ho sempre arrampicato con gente pari o più forte e che si andava in alternato o mi sceglievo i miei tiri mentre oggi sono tutti cavoli miei e me li sono pure scelti.
La cosa non mi intimorisce, anzi, mi aiuta a concentrarmi, lo guardo, ci sorridiamo, ci abbracciamo e parto.

Mi sento sulle uova.
Mi dico apri gli occhi, guarda bene, mi riabituo metro dopo metro a cercare gli appoggi per i piedi, che qui sono ben diversi che in Grigna o in valle del Sarca, sono meno visibili. Ma ci sono, l’aderenza c’è, basta fidarsi. Salgo, salgo, salgo….. già non ho guardato quanto era lungo il tiro…. è bello lungo. Arrivo in sosta finalmente, recupero la corda e, beh non ce n’è tanta da recuperare, non più di 10 metri su 60. Andrea sale circospetto, all’attacco mi ha detto che è da ottobre che non mette scarpette. Sale bene, con il suo ritmo, prova i passi, deve sentire la fiducia, ma sale bene.

Riparto. Prossimo tiro 5c. Mi autoconvinco che il primo tiro mi abbia riportato alla realtà dell’aderenza spietata, quindi posso sopportare anche il grado in più. Questa via sembra fatta apposta a riprendere la scalata su questo tipo di roccia: 5b, poi 5c, poi 6a, quando sei bello caldo. Vado, passo, bel tiro. Inizio a notare che lo spit è sempre sopra il passo duro, ti guarda beffardo e stronzo, mentre quello 3 metri sotto i tuoi piedi se ne sta tranquillo con il suo rinvio al collo…. mentre cerchi l’appiglio, implori lo spit di stare lì ad aspettarti e non spostarsi 1 metro più sopra… poi passi il passo duro, ti tranquillizzi, e quando arriva il facile trovi anche lo spit. Strano concetto di chiodatura qui ad Arnad.
Come direbbe qualcuno: chiodatura “che lascia arrampicare”. Io direi “che ti obbliga”, ma il concetto è lo stesso solo che io sono un coniglio.
Dimenticavo: qualche spit è anche un po’ allentato, per cui quando lo si rinvia, la piastrina compie quelle deliziose mezze rotazioni che ti invogliano a passare via veloce senza troppo stare a guardare.
Vabbè. Terzo tiro 6a, inizio strapiombante (ma abbastanza facile), dopo aderenza spietata per 20 metri fino alla sosta. Vietato respirare troppo forte, le vibrazioni potrebbero produrre un impercettibile movimento e far scivolare il piede.
Arriva anche Andrea, come me contento di aver passato lo strapiombo, e come me meno contento quando vede che il duro è dopo. La via prosegue, un tiro facile di 5a con finale sentierino di raccordo, un bellissimo tiro di 5b che riserva una piacevole sorpresa (diedrino svaso e scivolosissimo), poi 5c di placca e poi il tiro che secondo me è il chiave, 6a continuo. Passetto di strapiombo e poi placca micidiale. Arrivo quasi alla fine del tiro (dato dalla relazione 30 m ma sono circa 40) noto una sosta a chiodi. 8 m sopra più a dx sosta a spit. L’istinto antico mi dice che ho già fatto abbastanza, mi fermo ai chiodi. Sopra i chiodi però non c’è niente, bisogna comunque arrivare alla sosta spittata. E chi ci arriva…. dai su via la pigrizia, e vai: se non lo fai adesso lo fai comunque dopo, cosa cambia. Mi sposto sulla destra e faccio la piacevole scoperta del fatto che manca la piastrina sull’ultimo spit in traverso. Merd putain. O vai o vai. Decido di andare. E’ pure stronzo sto traverso. Arrivo in sosta e ho voglia di rilassarmi…. Alla sosta di Bucce d’arancia pochi metri sopra a destra c’è un tizio. Mi guarda. Lo guardo. Mi guarda come se venissi da Marte. Penso: non vengo da Marte, non sei sull’unica via di Machaby, sallo. boh. Mi dedico al recupero di Andrea, ceh su questo tiro smadonna un po’. Effettivamente non era banale.

Ma siamo quasi alla fine, la luce si fa più dorata, è ormai pomeriggio. Manca un tiro di 5c, poi uno di 5a e poi l’ultimo facile, concatenabile con il penultimo. Si è alzato un bel vento, quello che Andrea conosce bene per essere già stato qui altre 2 volte, io sto bene nel mio giacchino verde fastidio, ma ho voglia di uscire, per cui cerco di sbrigarmi. Unisco gli ultimi 2 tiri, arrivo al pelo tanto da non avere corda per fare il barcaiolo di sosta, per cui mi lego con una catena di tre rinvii. Sono felice, la via è finita, Andrea arriva e sotto di lui la valle è in ombra, lo fotografo su queste placche digradanti mentre sale veloce verso di me.

La vetta è carina e comoda, un boschetto, roccette qua e là e un bel praticello. Ma come sempre dopo una via si ha voglia di appoggiare i piedi per terra e possibilmente il sedere su una bella panca con un meritato panino e una birra per brindare.

Arrampicata in val di Ledro

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Venerdi sono tornata dalla Francia, dove ho passato 5 settimane come ragazza alla pari… ho voglia di roccia tiepida dopo tutto il freddo che ho preso là!
Prima di partire mi organizzo con Carlo, che insieme al suo socio abituale Maurizio vogliono andare ad arrampicare in val di Ledro su vie tranquille e ben spittate, per ben cominciare la stagione rocciosa. A me va benissimo, da un mese arrampico solo in sala boulder e non ho voglia di ingaggio.

Combriccola allegra, vie tranquille e posto poco frequentato, anche perchè le vie non sono ancora famose (solo da pochi mesi sono sul sito di Grill): quel che ci vuole per riprendere!!

Dopo ben 5 minuti di cammino arriviamo alla base della parete per salire Sole del Sud: fuggi fuggi generale, gran cavalleria da parte di tutti e i due capi delle corde arrivano a Carlo, che si offre volontario per tirare questa prima via di 4 tiri. Purtroppo non splende il sole come era promesso dai bollettini meteo e fa un po’ freschino, ma il primo tiro ci riscalda. Mi sento un po’ legnosa, non distinguo bene le prese gialle dalle verdi e dalle rosse….. mannaggia sta palestra!!! Ma tiro dopo tiro vado meglio, nonostante l’ultimo tiro presenti un passo di difficile lettura, che io e Carlo passiamo vergognosamente in A0 (del resto la relazione recita 6b/A0…. quindi è lecito!!).

Arrivati in cima, senza che la mente elabori il concetto, mi offro per tirare la seconda via: quando l’istinto ti dice ok, sei a posto, vai…. va ascoltato! Così inizio a salire su Babilonia, altri 4 tiri di placche tecniche a rigole, molto divertente, è proprio la mia arrampicata e finalmente provo la piacevole sensazione di salire libera, felice, godendo di ogni singolo passaggio. Sono felice quassù, contenta di queste 2 viette che non saranno niente di speciale, ma che tutto l’insieme di cose fa in modo che il ritorno alla roccia sia divertente, mi ricorda quanto mi piace salire un tiro mettendo un piede dopo l’altro e una mano dopo l’altra, un tiro dopo l’altro.

Arriviamo in cima e i 2 veneziani propongono di andare alla parete sovrastante dove si trovano alcuni monotiri. Io non sono ancora sazia delle sensazioni provate e accetto…. credo di non aver mai rifiutato di arrampicare! Poi capisco che l’hanno fatto per me, non si sa se per farmi un favore o per cercare un tiro faticoso per stancarmi e dire basta ok, è l’ora della birra! Un paio di tiri belli e divertenti, impegnative le partenze e i primi metri, poi più facili. Comunque sul 6a/6a+.

Ringrazio i 2 soci per questa bella giornata serena, con loro ci si diverte sempre. Alla prossima!