Archivio mensile:maggio 2011

Traversata Alta delle Grigne

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Sabato dall’ufficio non riesco a non sbirciare qualche webcam sapendo che gli amici sono in giro… vedo i Resinelli nelle nuvole, poi guardo le previsioni che non si sa mai…. a ovest danno bello!!! Non bellissimo, ma una camminata si può fare sicuramente.
Chiamo Andrea immediatamente: “traversata alta?”

Domenica alle 6 partiamo in auto sotto il diluvio, ma con una timida speranza che le previsioni siano veritiere. Quante volte avrei voluto fare la traversata alta delle Grigne, poi sempre rimandata per fare altre cose, spesso arrampicatorie.
Ai Resinelli è nuvoloso ma molto limpido, la nostra è l’unica auto nel parcheggio, oltre a quella della rifugista del Rosalba che sconsolata si avvia verso il rifugio con un enorme sacco di pane, che forse oggi sarà di troppo. Alle 8:25 iniziamo a salire, prendiamo la Cermenati, il sentiero più breve e diretto per la cima. E’ l’unico sentiero che non ho mai percorso in salita!! L’ho sempre abbandonata al traverso per i Magnaghi, oppure l’ho presa uscendo dal Cecilia poco sotto la cima. Sosta all’altezza dei Magnaghi, è bello disegnare con la mente le linee già salite e cercare di capire dove passano quelle che si vorrebbero salire.

Alle 9:40 siamo in cima, dove soffia un’aria fredda ma si vede verso ovest che il tempo promette bene. C’è una strana atmosfera oggi, silenzio assoluto, colori vivi ma freddi, la Grignetta ha un’aria molto seriosa. Andrea mi prende in giro per il mio stile leggero… facendo lo zaino in 3 minuti ho messo dentro solo un pile, la giacca a vento, 1 litro di acqua e la fascia per i capelli. Niente guanti, niente berretto…..
Senza indugiare scendiamo lungo le catene che portano al canalino Federazione. Le catene sono gelide, soffio sulle mani per scaldarle. Nel canalino c’è neve residua e la palina indicatrice è stata incrinata dalle intemperie invernali. Scendiamo con attenzione sulla neve, poi seguiamo l’evidente traccia per il buco di Grigna, ancora pochi metri e siamo nel punto più basso della traversata. Scesi questi 400 metri, ne risaliremo altri 600 per arrivare in cima al Grignone. La Grignetta è austera dietro di noi, il Grignone ci aspetta pacifico dietro i 3 scudi. L’ambiente è magnifico, le Orobie sono funestate dal maltempo, il Monte Rosa è splendente sotto il sole che c’è a Ovest, il lago inizia ad essere illuminato dal cielo blu. Camminiamo guardandoci intorno, sono contenta di essere qui. Il Rosalba è in una posizione fantastica, da sotto domina i torrioni occidentali della Grignetta e si intuisce bene il percorso della cresta Segantini.

Il Brioschi sta in una posizione per cui lo vedi da lontano e sembra vicino…. in realtà la strada da fare è ancora parecchia. Ci arriviamo puntuali per l’ora di pranzo.
Dentro ci sono poche persone, che parlano di invernali alla parete Fasana e altre salite impegnative, mentre guardano un dvd del Melloblocco. L’alpinista contemporaneo può essere un week end magari ad aprire una via chissàdove con una manciata di chiodi e il week end successivo in jeans e berretto al Mello.

Iniziamo la discesa e il cielo si apre, la discesa dal Grignone è una piacevolissima camminata in un vallone verde smeraldo, costellato di fiori dove l’unica musica è il fischio di tante marmotte ben nascoste. Ci godiamo il paesaggio: veniamo da rocce buie sotto le nubi, ora siamo sotto il sole e il cielo terso su un prato verde. Raggiunto il Pialeral non resta che iniziare la traversata bassa. Vedo la costa della Grignetta che dobbiamo raggiungere, distante qualche km da dove siamo ora. Come mi era stato detto un pomeriggio al 2184: la Traversata bassa…. se ti metti a testa china e non ci pensi passa via veloce. In effetti la cosa psicologicamente pesante è risalire questi 400 m su sentierino facile dopo tutto il giro già fatto. Ma passa via bene, è piacevole nel bosco fresco.
Arriviamo nei pressi dell’attacco della cresta Sinigaglia,ora si cammina in piano su prati verdi, sole, la Grignetta alla nostra destra. Non riesco a descrivere quanto mi emozioni questa vista, forse la sorpresa di questo sole amplia la percezione del piacere del paesaggio.
L’estate scorsa ero passata di qui un tardo pomeriggio di rientro dall’arrampicata, non avevo con me la fotocamera e mi era dispiaciuto. Ora la luce è diversa, è presto (sono circa le 15:30), è pieno di fiori gialli, non posso non fermarmi a cercare di fotografare le angolature migliori.
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Difficilmente mi capita di uscire di casa per fare una camminata in montagna. Credo non più di 2-3 volte l’anno. Forse questa rarità fa sì che ogni volta sia particolare…. cammino e ho tempo di pensare a quello che voglio, non ho pensieri sulla via da percorrere. Mi sono goduta appieno questa traversata che mi ha fatto conoscere qualcosa in più delle montagne dove sono “cresciuta” (alpinisticamente). Oggi sono stata in più momenti stata pervasa da tutto quello che la Grignetta mi rappresenta, per me è come tornare a trovare una vecchia zia, un’amica che mi conosce bene.
Qui ho fatto le mie prime esperienze di arrampicata, timida e titubante. Qui in diversi anni ho incontrato persone, alcune le frequento ancora, altre no, qui vengo e sono certa che qualcuno che conosco incontrerò (succede immancabilmente), qui ho stretto amicizie importanti, ho pianto su una spalla amica, ho riso di gioia, ho fatto tardi in vetta per scendere con il tramonto o sono corsa a rotta di collo ai Resi sotto la grandine.
Quanti brindisi dopo una bella giornata, perchè dopo una bella giornata hai voglia di pensare ad altre ancora più belle.

Grignetta d’autore: Cassin e Boga


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Una bella giornata di sole in Grignetta, non ci avremmo mai scommesso: eravamo certi che la solita nuvola fredda ci avrebbe avvolti in tarda mattinata… invece ci siamo goduti questo bel concatenamento con un bel sole. Un concatenamento che già una volta mi era andato male per mancanza di tempo, ma ci tenevo a completarlo, e sono le vie giuste per scalare in alternato con Andrea.
Giornata di grande affollamento oggi in Grignetta, corsi roccia ovunque… arrivati al Caminetto Pagani manca solo la macchinetta dei numeri come dal macellaio. Arriva il nostro turno e passiamo anche noi le due scalette e l’umida strettoia. Superiamo il Fungo dove già si vedono cordate agli attacchi, e arrivati al nostro canale iniziamo a salire sulle rocce instabili e friabili che conosco. Un avvicinamento lungo e scomodo quello che porta alla via Cassin al Torrione Palma, dovrebbe bastare a fare da deterrente, visto che per quanto riguarda la difficoltà della via non è certo tra quelle “per pochi”.
Invece arriva subito una cordata di lecchesi che conoscono ogni metro quadrato della Grigna (e li ringrazio per averci mostrato la via più sicura per arrivare alla base del torrione). Partono prima loro, e mentre noi ci prepariamo arrivano altre 2 cordate. Alla faccia della via non tanto frequentata…. ma pare che abbiamo fatto tutti lo stesso pensiero.
Mentre Andrea sale arrivano 6 persone convinte di essere alla base dello Spigolo Vallepiana, un brianzolo gli dice:no… meglio che tornate indietro, qui andate a trovare lungo!”.
Non ci daremo fastidio lungo la via: i lecchesi sono rapidi e dalla quarta sosta non ci incontreremo più. Quelli dietro sono invece lenti.
Pare Andrea sul primo tiro, a lui i dispari e a me i pari. La via prosegue bene, più bella di come la ricordavo, sarà anche che non si affaccia neanche una nuvola in cielo, oggi scalare è proprio bello. Vedo Andrea sicuro, e così arriviamo in vetta. Stavolta seguo la variante Tenderini che un anno e mezzo fa non avevo fatto, andando nel canale-camino originale, facile ma friabile.
Sulla vicina Piramide Casati si vedono 2-3 cordate di qualche corso, istruttori che spiegano e urlano comandi. Il nostro è stato invece un salire tranquillo e silenzioso, in un angolo piuttosto appartato della Grignetta.

Scendiamo con una doppia e ravanando un po’ arriviamo sul Cecilia. Oggi non sono in forma per niente, ho bisogno di riposare perchè mi gira la testa, il matrimonio di ieri mi ha un po’ alterato lo stomaco forse (delicatina….). Comunque, mi riprendo e arriviamo al colle Valsecchi: beh andiamo a vedere quello che in vetta ci hanno detto “ahhhh la Boga al Clerici, il V+ più duro del mondo!” Andrea ha già fatto la via e ridendo conferma. Troviamo l’attacco e vedo che tra i 2 lontani resinati ci sono dei chiodi, significa che in libera non è proprio V+… In effetti questi primi 10 metri hanno un sapore old style dolomitico, dopo la fessura si allarga e si arriva facilmente in sosta.
Poi chiedo ad Andrea se posso fare anche il secondo tiro, mi piace quella placca sopra la mia testa. Bel tiro davvero, con un traverso molto aereo. Sale lui il lungo camino del terzo tiro, seguono poi due tiri (orrendi) facili. Sul mio mi incazzo perchè mi si incastra la corda, ma forse ho preso una linea troppo tortuosa…
Arriviamo in cima, in giro c’è poca gente ormai: qualcuno sulla Segantini, qualche sporadico escursionista. Scendiamo e in breve siamo di nuovo al Colle Valsecchi, un po’ di stanchezza inizia a farsi sentire, oltre che la fame. Finalmente ritrovo la Grigna come piace a me, i caldi colori del tardo pomeriggio, il silenzio, i torrioni ora pacifici che si sono disfatti di tutti quegli animali rumorosi e colorati che ogni fine settimana vanno a disturbarli.

Scendiamo rapidi per la Direttissima, ora è la fame che fa andare le gambe… miracolosamente al Forno (che oggi immagino straripasse di gente) troviamo ancora della pizza… non ci speravo proprio! Anche il piazzale del forno è per noi, lo condividiamo solo con una coppia di escursionisti e con il flemmatico cane pastore dei proprietari, che gironzola ad elemosinare cibo.

Arco – Pian della Paia, Spigolo

vai al fotoalbumVisto il tempo instabile un po’ ovunque, io non oso proporre…. ma è Andrea che propone di tornare ad Arco e non me lo faccio ripetere due volte. C’è una via che ho in mente da un annetto, mai fatta perchè ai tempi la giudicavo troppo dura e in seguito sono mancate le occasioni. Riguardo la relazione e ci penso un bel po’, i gradi sulla carta sono gli stessi della scorsa settimana ma l’impegno complessivo è diverso, non siamo a San Paolo… e so che è una via di Grill non proprio in stile Grill.
Un caro amico lagunare quando lo chiamo per chiedergli una cosa ha l’aria perplessa. Mi dice poco convinto vai, ma guarda che è un bel salto di qualità rispetto a quello che hai già fatto. Grazie per l’incoraggiamento eh. Ma poi con un sms in tarda serata mi dice vai tranquilla, ma stai attenta. Vado a letto più tranquilla adesso.

Ad ogni modo ci consultiamo io e Andrea, guardiamo un paio di relazioni e decidiamo di andare. La via attacca di fianco a Genoma, quando ci passo sotto la guardo, e mi metto a ridere. Vecchi ricordi di antiche sofferenze…. che non hanno a che fare con l’arrampicata.
Parto sulla rampa facile e poi il famoso diedro arancione, V+, cerco di non pensare alle parole dell’amico di ieri sera, metto il mio friend giallo e vado, verso il golfaro che si trova oltre la metà del diedro. Andrea salendo si lamenta un po’ che le prese interne sono lisce, gli dico di alzare i piedi e così passa fuori.

Il secondo tiro, quello del diedro e dello strapiombo delle foto che ho visto. Bellissimo verticale e a strapiombi ben manigliati, mi diverto. Poi vado verso destra, rinvio un cordone in un grosso tronco reciso e tento lo strapiombo. E’ davvero duro, praticamente un boulder sospeso, solo che sotto non ho un crash pad ma un cordone cotto neanche troppo vicino. Sono pensierosa…Ci provo, poi capisco come va passato, riposo un po’ in piedi sul tronco, alzo bene i piedi su una roba minuscola, ma basta a fare un bel passo di ristabilimento. fiuuu. segue poi traverso delicato a destra con passo in discesa. Ultima avventura: si incastra la corda mentre traverso con passi decisamente delicati, mi tocca tornare indietro, allungare la protezione e rifare il traverso.

Poi arriva il tiro che temevo ma che scopro essere nulla di che: 20 m, 1 spit 1 chiodo, la guida dice attenzione perchè non è integrabile. Il fatto che fosse l’unica nota sulla guida mi preoccupava, invece il chiodo è dove serve, il golfaro pure, e in breve si è fuori.

Sono contenta che il tiro dopo sia facile, poi bellissimo il tiro successivo con partenza facile, per poi entrare con passo atletico e molto estetico nel diedro. Contenta di passare questi passi duri in libera…. effettivamente ho fatto bene a lasciare la via per quest’anno, l’anno scorso magari sarei passata (qui, sul secondo tiro no!) ma tirando i cordoni. Bravo anche Andrea, mi sta sorprendendo davvero…… non ha mai fatto vie impegnative, ma non fa una piega.

Senza intoppi arriviamo al decimo e penultimo tiro, la temutissima placca di cui ho visto tante foto e sentito un po’ di tutto: la relazione del Grill dice solo V+/A0, …. dietro quell’A0 c’è un passo di VII che se non si è alti 1,75 non si riesce ad azzerare perchè il chiodo ti guarda beffardo da 20 cm sopra di te. Salendo mi rendo conto che il tiro è un po’ tutto così. Ma abbiamo messo a punto un piano di collaborazione famigliare in caso di disperazione: le letture dei vecchi classici della storia dell’alpinismo possono sempre tornare utili! Diciamo che salendo questa placca ho provato un’esperienza mistica…. silenzio. calma. concentrazione. ricerca di decisione per spingere sul piede…. ripensamenti perchè so di aver le scarpette da risuolare…. arrivo a metà tiro, alla pianta, e lì so che sono i passi più duri. Ecco là il chiodo sopra, ma devo usare una fessurina svasa per la mano. L’altro chiodo è sotto il piede. Riesco al volo a mettere un piccolo friend, ora però non c’è più posto per la mano… cazzo. mi fido dell'”amico”, lo prendo per mano e mi porta in salvo. Un altro paio di passi così (dove però gli amici sono purtroppo inutili) arrivo al terrazzino e mi volto contenta verso Andrea. Anche per stavolta si torna a casa….

Ormai siamo fuori, tiro facile e poi ci sleghiamo per salire un ultimo centinaio di metri di roccette nel bosco. Un’altra via che finisce nel nulla, ma ne valeva davvero la pena: una via molto varia che offre diedri, strapiombi, placche, brevi traversi e un caminetto finale: la summa della progressione su roccia…. nuvoloni temporaleschi non ci lasciano neanche il tempo di fare una specie di picnic sul prato nel bosco, niente. Cominciamo a districarci nel dedalo di sentieri a senso e arriviamo in direzione Monte Casale a prendere la forestale e in un’oretta, sotto il sole che è tornato, siamo giù, passando per uno strano campo da golf dove raccolgo una pallina da portarmi a casa come souvenir.