Archivio mensile:settembre 2011

Val Daone – Per chi mi hai preso?

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Da un paio di anni conoscevo questa nuova via aperta da Angelo Davorio &C, poi come tante volte capita, hai in mente una cosa ma mille altre se ne fanno….
Questo week end senza idee, il sabato al mattino al lavoro impedisce di fare altro che non andare in falesia, la domenica a ovest pare bruttino… un sms di Gigi mi dice che lui e altri 2 amici andranno in Val Daone, propongo questa o un’altra via ad Andrea, e ci decidiamo.
I nostri amici andranno su un itinerario nuovo di Filippi, ci salutiamo al nostro parcheggio e loro proseguono.

La via è completamente attrezzata a spit, un amico mi aveva detto “mah, magari portati 2 friendini piccoli”, ma sinceramente essendo placca hanno solo aggiunto un po’ di zavorra all’imbrago. Il sentiero è breve, ma avevo sentito parlare di lunghi andirivieni in cerca della traccia giusta. Invece è stato segnalato da bollini e puntini gialli, e un po’ di frequentazione della parete ha battuto un po’ la traccia nel bel boschetto di aghifoglie.

Sulla parete ci sono altre vie: Un tempo furono guerrieri (credo la più recente), Cavalcando l’orso, la più facile, e Le fiabe di Danerba.
Partenza su un diedrino sporco di muschio (5c), dopo un grattacapo e attenzione al muschio si passa, poi più facile. Seguono due tiri divertenti in placca a funghetti (5a), un tiro di collegamento nel bosco e poi due bellissimi tiri sul 6a: il primo dei due parte bruttino e sporco, poi bella placca. Il secondo è divertentissimo, vale la via: una placca verticale a funghi, che sembra un muro da palestra!!! Ogni passaggio è il divertimento di trovare la posizione giusta per meglio arrivare alla presa dopo.
Poi diventa più facile e con la spittatura lunga tiro dritto senza accorgermi che poco più a destra c’era la sosta. Rancando come un mulo per l’attrito delle corde arrivo all’albero che segna il termine della via, inanellato di due bei cordini e anello di calata.
Discesa in doppia, solo parzialmente in via. Un piccolo ravanamento nel bosco per cercare la penultima doppia, che non si fa alla sosta di partenza del quinto tiro altrimenti è impossibile gettare le corde: passato il boschetto, la doppia si trova dove ricomincia la pendenza.

Mentre scendiamo penso che potremmo anche salire “un tempo furono guerrieri”, ma Andrea mi dice che non si sente affatto bene, il raffreddore si è trasformato in qualcosa di più…. scendiamo quindi, un panino al bar della valle, dove il gestore, come il migliore dei rifugisti, si informa su che via abbiamo percorso e ci dà il libro da firmare.
Molto bella la val Daone, una valle trentina frequentata molto dai bresciani, bucolica, pacifica e tranquilla. Peccato che le vie appetibili siano poche…..

Valle del Sarca, Due Laghi: via del Gran Diedro

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Le previsioni per questo week end non sono granchè, si salva sabato ma non vale la pena fare troppa strada… insomma, anche se è presto, decidiamo di inaugurare la stagione arcense e di andare quindi a scalare in valle del Sarca.
Mi viene in mente la parete 2 Laghi, sopra Santa Massenza, che espsota a Nord Est dovrebbe essere meno calda delle altre.
Scegliamo la via del Gran Diedro, sembra carina e piuttosto continua (primi quattro tiri tutti sul V+ VI-, nessun tiro di raccordo marcio, bella linea).

Sosta colazione al bar delle Placche, poi proseguiamo lungo la valle, arrivando nel minuscolo abitato di Santa Massenza, dove non c’è in giro anima viva: niente scalatori, niente bikers, niente negozi… solo la centrale dell’Enel con il grande parcheggio sopra il lago. Silenzio, sole pallido, un’atmosfera da avamposto. E’ la prima volta da mesi che scaliamo senza nessuno intorno… bizzarro!
Saliamo il sentierino e prima di sbattere in casa d’altri una traccia porta sotto la parete. Una provvida e ordinata scritta azzurra sulla roccia ci indica che siamo all’attacco giusto. Grill non delude mai.

Noto con piacere che il VI- del primo tiro non è un fessurone giallo strapiombante e minaccioso come da manuale dolomitico, ma un diedrino appoggiato con fessura (ci sarà pure la fregatura però…). Ci leghiamo e parto, e subito la fessura diventa svasa, le placche che la formano perfettamente lisce.
Il tiro successivo è il primo del gran diedro, che prosegue continuo per altri 3. Entusiasmante questa successione di tiri in diedro, soprattutto il terzo, tiro chiave, e il quarto, poco più facile ma completamente o quasi da proteggere. Il diedro è appoggiato, parete di sinistra articolata con buone prese, quella di destra forma una specie di rampa molto liscia, ottima per i piedi. Arrampicata tecnica e non faticosa, dove ci sono i chiodi si rinviano, dove non ci sono ci si protegge molto bene.
Dopo i primi 5 tiri la via piega a destra su una placca, poi un pilastrino divertente. Qui si incrocia con la vicina via Due Spigoli, sempre opera di Grill.
Subito non capiamo bene dove andare, la placca a destra sembra sporchissima. Andrea prende quindi il pilastrino un po’ strapiombante a sinistra, solo dopo si accorge di essere sull’altra via, (di cui comunque ho lo schizzo in tasca), e prosegue, dopo che gli ricordo che non troverà difficoltà oltre il limite delle possibilità umane, che sono convinta che sopravviverà.
Ultimo tiro tocca a me, sempre sul V+ prima su placca (un paio di clessidre con cordone), poi ancora diedro da proteggere nella fessura. Altro tiro molto bello, per cui sono contenta di essere uscita su questa via, solo che dove il diedro muore non capisco bene dove andare: sempre dritto ci si inoltra nella vegetazione, salire il muro del diedro mi sembra duro e marcio, e se fosse di lì quanto meno un chiodo me l’aspetterei…. così a logica…

Scelgo una via di mezzo e inizio a ravanare tra alberi, arbusti e foglie, ultimi metri di roccia e arrivo in cima.
Mentre recupero Andrea vedo un ometto a un metro da me…. ma continuo a non capire dove fosse l’uscita, boh. Peccato, un’uscita così rovina un po’ la bella via.

Come al solito le (poche) parole dell’apritore nello spiegare la discesa sono un po’ da interpretare, ad ogni modo in meno di un’ora facendo un ampio giro della montagna lungo il sentiero Scal siamo di nuovo alla macchina, stavolta però sfilando imbragati per il paesino. Comunque non disturbiamo nessuno e la cosa non ha neanche l’aria di entrata trionfale, visto che non c’è anima viva in giro.
Panino alle placche, giretto ad Arco a curiosare da Vertical e Red Point, dove Andrea non era mai stato, ed ecco, la tipica giornata di scalata in valle del Sarca è finita. Ci siamo divertiti, abbiamo riso, nessuna tensione da lotta con l’alpe, una via piacevole, tempo per fare un giretto. Però vedo che passando in auto Andrea guardava con un po’ troppa insistenza il monte Brento…..

Torre Stabeler – Diedro Fehrmann


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Dopo la notte al Re Alberto, ci svegliamo con tutta calma (beh neanche tanto, alle 7 sono tutti in movimento e ci alziamo anche noi). Colazione e sguardo alle relazioni. Io vorrei salire lo spigolo Piaz alla Delago, via tranquilla ma bellissima, credo la più famosa e ripetuta delle torri. Infatti è piena di gente.
Allora ne scegliamo un’altra, altra classica e altra bella (forse meno romantica, più “gnucca”): la Fehrmann alla torre Stabeler. Lasciamo un po’ di roba inutile al rifugio e ci avviamo, litighiamo sulla porzione di zoccolo da seguire, Andrea sempre testardo, lo costringo a fare una sosta quando sono convinta che ci troviamo 10 metri sopra l’attacco. Oh. (piccole discussioni di famiglia…).
Visto che le donne hanno sempre ragione, eccomi dopo 5 minuti alla prima sosta 🙂
Sale lui, poi io sul primo vero tiro in diedro. Qualche bel passo, tiro facile. Siamo alla base del tiro più impegnativo, sulla carta IV+, lo guardo e mi sembra non banale. Chiedo ad Andrea il permesso di andare, me lo concede, tutto sommato contento. Parte in fessura strapiombante. IV+.
Continua verticale su prese non proprio generose, vabbè qui l’apritore o i ripetitori sono stati generosi e trovo 3 chiodi. Poi parete, fessura e altra parete che chiude il diedro, niente protezioni. Deglutisco e mi convinco che non ho molte alternative. Con calma, delicatezza e più tecnica che forza si sale, metto un bel dado nella fessura tra le due pareti e arrivo su. IV+. mah.
Andrea fatica, e vedo che fatica anche il tedesco dietro di noi….
Viste le cose non salgo la variante Vinatzer che ha un’aria minacciosa, ma Andrea fa l’aggiro originale e sosta poco sopra. Ultimo tiro, toccherebbe ancora a lui ma mi dice no no, va… vai. Vado, chiodo nuovo sulla parete che evita il primo tratto del diedro su ottima roccia. Poi si entra nel fondo del diedro camino, e si sbuca in cima.
Mi trovo faccia a faccia con un tizio che mi saluta… è Vecchiobonfo (di cui non so il nome vero), che è qui con Giorgio Climbalone e stanno salendo dalla normale.

Insomma ma quanta gente ho incontrato in questo week end??

Ci troviamo insieme in vetta, stretta di mano e qualche chiacchera, fa davvero freddo oggi, e scendiamo subito per le doppie. Rapidamente arriviamo al rifugio, rifacciamo gli zaini e scendiamo al Vajolet, sul sentiero scopro di non riuscire a camminare in modo decente, sono stanca forse, ho l’equilibrio e la precisione di una nonna… insomma finalmente guadagnamo un panino e una birra, intanto arrivano nuovamente Ceciuzz e compagni dalla Punta Emma. Salutiamo amici e pareti, scendiamo senza dilungarci vista la strada che ci aspetta.
Un saluto alla parete est del Catinaccio, oggi scura di nubi….

Catinaccio – Diretta Steger


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E’ domenica, siamo a casa perchè piove e pensiamo al prossimo week end, come festeggiare il nostro anniversario con una bella via. Propongo la zona del Catinaccio, che amo molto ma dove non ho mai arrampicato. Capitiamo sulla relazione della Diretta Steger, cima del Catinaccio, 600 metri di via di media difficoltà. No no, dico, troppo lunga! Andrea mi guarda dice ok, e cerchiamo altro, tipo Punta Emma…. Nei giorni seguenti ci ripenso, mentre guido andando al lavoro (la mia ora di riflessioni, pensieri, progetti) rivedo il suo sguardo un po’ deluso, come un bambino cui dici andiamo a Gardaland ma non ti faccio andare sulle montagne russe. Allora riprendo le relazioni, torno a casa e dico “mah… perchè no?”

Venerdi sera ci troviamo a Desenzano, direzione Pera di Fassa. Si dorme bene nella già collaudata Pensione Peugeot e la mattina prendiamo la navetta per Gardeccia insieme a Ceciuzz e compagni, incontrati al parcheggio e diretti alla stessa meta. Veramente quasi tutta la navetta si dirige là… che scocciatura.
Sotto la parete penso ai 700 metri sopra di noi, con tiri non banali…. inquietante, ma tutto sommato sono anche abbastanza tranquilla.
I primi tiri scorrono troppo lenti, troppe cordate in giro. Al terzo tiro Ceciuzz e compagni si calano e andranno su una via di Giordani che termina al catino. Noi proseguiamo, le cordate si distribuiscono e scaliamo tranquilli per tutto il resto della via. Una linea stupenda, che segue un sistema di fessure e diedri dalla base a pochimetri dalla cima, dritta e logica. Con lo schizzo di Bernard non ci sono problemi a distriarsi tra le numerose varianti, che non seguiamo.
Da racconti di amici temevo di perdermi dopo la possibile uscita al catino di sinistra, invece imbocchiamo subito la via giusta.
Mi sorprende sempre la bellezza di ogni tiro, niente raccordi o marci, i tiri si susseguono belli, scalabili, passaggi atletici e tecnici, stupendo!
In un tiro superiore mi trovo sopra un camino a doverne prendere un altro. Qui sbaglio e invece che quello di sinistra dall’aria tetra (non mi sembrava il IV della relazione!) ne prendo uno a destra, che sale tra verticale e strapiombante, senza chiodi. Ormai ci sono e punto alla cengia in alto, metto un paio di friend, poi trovo un chiodo nuovo non rinviabile per la progressione (evidente segno di calata). Decido di andare in cengia, trovo un chiodo vecchio (quindi qualche “vecio” da qui ci è passato) arrivo in cengia e sulla destra mi accorgo di essere vicina all’uscita Piaz. Scendendo quindi di qualche metro sulla cengia ci ricongiungiamo nuovamente con la retta via, a 6 tiri dalla vetta.
Qualche tiro facile, che Andrea collega. Poi toccano a me i 2 tiri finali: l’unica placca della via (V) e l’ultimo camino, umida uscita di V.
Entro nel camino ampio e trovo del muschio! Salgo spaccando su grossi massi e cercando le prese meno arrotondate, arrivo a un vecchio cuneo, lo rinvio per “memoria storica”, ma lo rinforzo con un bel friend. Guardo su. Sopra di me, a 5 metri, oltre il camino si apre il cielo blu. Sono semplicemente felice e incredula… salgo di corsa gli ultimi metri verticali, verso il cielo.
Non c’è sosta, la attrezzo su spuntone e recupero Andrea, intanto guardo verso la cima, non lontana (un centinaio di metri di facili roccette), mi guardo in giro, la pace della sera intorno a me, il sole rossastro sopra un tappeto di nuvole. Arriva Andrea, rapidi andiamo in cima, a pochi metri dalla croce non so perchè mi spunta una lacrima, non avrei mai pensato di arrivare fin qui fino a pochi mesi fa…. avevo abbandonato l’idea di scalare in dolomiti senza qualcuno più forte di me cui affidarmi.
Penso a mia mamma che prima di partire mi ha detto “salutami il Catinaccio”, lei che avrebbe voluto scalare ma non ne ha avuto mai la possibilità.
Ci abbracciamo, foto di vetta, è il nostro anniversario e siamo qui in cima…
Dobbiamo scendere subito, Andrea conosce la normale di discesa, lungo la cresta nord troviamo la prima calata e in 3 doppie siamo giù. Si è fatto buio, con le frontali e il ricordo di Andrea senza problemi arriviamo al Re Alberto, dove abbiamo prenotato per dormire. A un centinaio di metri dal rifugio, lo vediamo nel buio, le luci arancioni delle finestre, la luna piena illumina le torri del Vajolet che sembrano formare una cattedrale di pietra. Ci fermiamo perchè questa immagine non la possiamo fotografare ma solo tenere dentro di noi.
Poi di corsa giù, abbiamo fame!!
Al rifugio incontriamo nuovamente David (quello del sito di Aria di Montagna, già incontrato al Gianetti!) 4 chiacchere, e a nanna felici e stanchi.
La mattina seguente, finalmente scaleremo alle torri del Vajolet!

(pochissime foto questo week end… ne ho fatte moltissime non vedendo nulla e convinta che si fosse rotto il monitor… invece ahimè, si è rotto l’obiettivo. E Andrea non ama fotografare in via. Peccato….)