Archivio mensile:marzo 2012

Via Tommy, Monte Charvatton

vai al fotoalbumHo voglia di percorrere questa via che mi incuriosisce e mi attira per la sua lunghezza… la propongo ad Andrea, che viste le difficoltà modeste accetta. Ho anche voglia di scalare una via con lui.
Settimana piuttosto devastante, sono davvero molto stanca, ma di ottimo umore. L’umore peggiora quando vedo che le previsioni non sono state realistiche, ci doveva essere il sole e invece è velato e fresco, e io oggi ho inaugurato i jeans leggeri pensando di avere addirittura caldo!! sgrunt.
Lasciamo l’auto al minuscolo parcheggio, partiamo, sentiero ben segnalato, solo un piccolo ravano sotto la parete per capire da che parte attacca la via. All’attacco troviamo una bellissima scarpetta a collo alto molto vintage, forse qualcuno l’ha dimenticata, che peccato.

Parto, primo tiro facile, serve per riprendere il contatto con lo gneiss. Secondo tiro decisamente meno facile, anzi sulla carta il più duro della via, con passi decisamente delicati, che da plasticara che sono diventati devo pensarci un po’.
Poi ecco il famoso strapiombo.
Filippo, il mio collega alpinista, mi aveva avvertita: dato 6c, di fatto non scalabile (detto da uno che il 6c se lo mangia anche su blocchi). Propongo con il miglior sorriso ad Andrea di andare lui, visto che è alto e arriva meglio agli spit. No.. dice che non sa cosa c’è dopo e non si fida. Parto io per il lavoro sporco… lo strapiombo è davvero liscio, ravano un po’ con le fettucce e salgo, anche il traverso è chiodatissimo, per cui non ci sono problemi. Arrivo in sosta un po’ distrutta, è stata una bella faticaccia!!
Seguono 3 bei tiri carini sul 5c 6a, piuttosto discontinui ma su roccia molto divertente. Poi altri tre tiri più facili, ci alterniamo io e Andrea. Siamo sul nono tiro quando comincia a piovigginare, nel frattempo si è levato un vento teso e decisamente freddo.
Un occhio all’orologio, uno al cielo…. vabbè decidiamo di scendere anche per non doverci fare tutte le doppie sotto l’acqua. In realtà mentre scendiamo smette di piovere e si affaccia un pallidissimo sole, ma ormai è andata.

Ci rinfranchiamo con un’abbondante merenda all’osteria di Hone dove ci raggiungono due amici che hanno scalato al Paretone, poi rientro a casa. A me l’indomani aspetta una bella mattinata al femminile a Galbiate, calda e soleggiata, dove avrò belle sensazioni su gradi che non avrei neanche pensato di poter salire!

Arco – Parete di Mandrea: Molla tutto


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Questa settimana il tempo è brutto, Andrea è impegnato con il CAI e io ho un nuovo dolore alla spalla forse causato dalla fisioterapia…. sono veramente demoralizzata!! Poi magicamente (vabbè merito degli antinfiammatori)il dolore nel sabato diminuisce, provo qualche movimento al lavoro…. e mando un sms al Gigi: domani ad Arco sembra decente, che si fa??
Risposta. mi hai preceduto, volevo proporti Molla tutto.
Detto fatto. Ci troviamo e siamo in 5, il fortissimo Walter con un amico e io con Gigi e Lorenzo.
Purtroppo non succede che dopo la galleria di Limone il paesaggio si apra sereno, ma rimane grigio. Ci dirigiamo sotto la parete, come previsto da relazione abbiamo qualche difficoltà ad individuare l’attacco, al secondo giro lo troviamo. Parte Walter, io scruto il tiro e decido di partire. MAI partire quando vedi il Walter indugiare, vuol dire che è duro sul serio! Infatti arrivo al passo chiave e confermo l’ipotesi che si sia sbriciolato un appoggio. Non riesco neanche staffando a rinviare, non mi fido… vabbè farà Lorenzo, che poi tutto contento tirerà tutta la via fino al penultimo tiro.

Si mette a piovigginare, siamo protetti dagli strapiombi sotto di noi, scelta azzeccata e giusto timing. L’unica scocciatura è che il tiro chiave è bagnato e l’aderenza rende ancora più duro quel 6c che non sarebbe in ogni caso una passeggiata. Vabbè… io e Lorenzo rendiamo onore al lavoro dei chiodatori!! (azzieriamo).

Tiro in traverso, una risata dietro l’altra: parte Lorenzo, se lo fa tutto in un fiato da un rinvio all’altro, arriva in fondo e ci urla: se… l’è faticoso neh, ma isè el la fa apò me nono! La frase ci fa ridere per tutto il tempo che impieghiamo io e Gigi a fare il traverso. Quando smettiamo di ridere di quella frase i miei soci ridono dei miei brontolamenti e della fatica che faccio a togliere i rinvii dovendoci pure stare attaccata. Decisamente odio l’artificiale.

TIro successivo: deciso sapore alpinistico…. leggi: roccia così così, si sgretola, è piena di terra (bagnata) e di vegetazione (che va negli occhi).

Segue un diedro stupendo e i soci si incazzano perchè solo a me viene spontanea l’uscita, che loro sbagliano e si incartano. Insomma…. mi riscatto dalla figuraccia sul traverso!

Altro tiro un po’ insulso. Seguono due bei tiri sui gialli, si tratta di superare una serie di tettini, in un tiro che mi viene molto congeniale vista ormai (sigh!!) l’abitudine all’arrampicata fisica in palestra. Tira Gigi che fino ad ora è stato dietro, collega i due tiri in uno unico di una quarantina di metri (finiamo tutti con gli avambracci di piombo!).
In cima ci troviamo tutti e 5, ora si affaccia un timido sole
Discesa lunga e bucolica, ripassiamo sotto la parete, guardo il Pilastro Gabrielli e la via delle Fontane come possibili prossimi giri, e riguardiamo la nostra via appena salita.

Nel complesso giornata tirata fuori più che bene, la via merita, in altre condizioni potrebbe essere anche più divertente.

Arco – Coste dell’Anglone, via Essusiai

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E’ da 4 mesi esatti che causa lavoro, inverno e impedimenti di varia natura non riesco a scalare una via, ne ho una gran voglia e al tempo stesso temo il confronto con quella EvaK che solo fino a pochi mesi fa scorrazzava da una parete all’altra senza più timori!
Ho una gran nostalgia della valle del Sarca, dei colori della valle, degli uliveti, del lago che sbuca solo per un angolo da dietro i Colodri, di quella luce calda e di quelle belle pareti che offrono una via per ogni gusto, grado, esigenza.
Per l’occasione non posso che chiamare il Gigi, che è ben felice di accompagnarmi nella mia ripresa. Lavorare fino a quasi le 20 il sabato sera, e doversi alzare alle 5 della domenica mattina richiede un grande sforzo di volontà…. salgo in macchina e sull’A4 mi sembra di tornare a casa. Ritrovo a Rovato, si aggiunge anche il nostro amico Lorenzo che è rimasto “a piedi” causa bidone. Bene, il terzetto è al completo! La via…. ah beh non l’abbiamo ancora decisa, abbiamo qualche idea ma i miei amici lasciano a me la scelta. E io non so che fare… sportiva, alpinistica, boh!! Mi prendono in giro. Alla fine propongo Essusiai, visto che Gigi l’ha già fatta ma non se la ricorda più. Coste dell’Anglone, 350 metri di via, non mi sembra troppo dura, ma del giusto impegno.

Parto sull’unico tiro di IV della via, aderenza su roccia sporca, tanto per avere un sano risveglio. Lorenzo non la pianta per tutto il giorno di fare filmini con la fotocamera. Io sono un po’ legata, del resto me l’aspettavo. Sono gli incoraggiamenti di Gigi che mi ricordano che so scalare, anche meglio di un anno fa, devo solo convincermene!
Sembra che mi sia dimenticata come si mettono i friend, fatto sta che un po’ di occhio l’ho perso, e quello giusto è sempre nascosto dove non si trova.

Dopo i primi 3 tiri lascio il comando a Gigi, la roccia grigia della parte bassa lascia il posto ai bei gialli sotto i tetti, e la via si fa decisamente estetica. Dopo 2 tiri e un raccordo riprendo io, non resisto alla vista di quella bella fessura che mi ricorda quelle salite in dolomiti…. Parto, bella serena, non sono più serena quando in assenza di protezioni visibili ho qualche dubbio sulla linea, Gigi suggerisce, Lorenzo ride. Vabbè lotta con l’alpe per mettere un friend 0.3 in un buchetto, traverso stupendo in placca (esposto e sprotetto), è bello finalmente dominare il coniglio che si affaccia, incrociare i piedi su bellissime gocce e uscire in sosta dopo un bellissimo tiro.
Tiro successivo, ora ho finalmente dominato il coniglio, parto, sono più sciolta, le protezioni sono piuttosto lontane, ma dove servono. Ostico passaggio su pilastrino strapiombante e svaso, resto aggrappata a una maniglia con i piedi penzoloni… ci penso, e salgo.
Lascio a Gigi i 2 tiri con i passaggi di A1, che risolve in libera visto che è alto quasi come Grill, io e Lorenzo saliamo un po’ meno allegramente. Ormai inizia ad essere ora di sbrigarsi, evitiamo altri passaggi di corda e sarà Gigi a finire la via, con un penultimo tiro in fessura e placca grigia, e un ultimo tiro più o meno di rito.

In cima la bella luce pomeridiana ci scalda, sono felice di questa bellissima giornata, ringrazio i miei amici, con cui non scalavo da tempo a parte domenica scorsa in falesia. Lungo il rientro a Rovato e poi per me fino a Milano, ma ne è valsa la pena. Direi non male come prima via della stagione (a casa quando guardo il sito del Grill vedo i gradi reali… forse se l’avessi saputo prima ne avrei scelta un’altra!!), la testa è stata quel che è stata all’inizio… ma è cominciata un’altra stagione!