Archivio mensile:aprile 2012

Mandrea – Via delle Fontane

vai al fotoalbum
In accordo con Fabius, conosciuto in palestra, decidiamo di legarci insieme per la prima volta, mi propone la classica via delle Fontane a Mandrea. Con noi anche Alessandro ed Elisa, che faranno la via dietro di noi.
Bellissima giornata di sole, si rannuvola solo nel pomeriggio, e a dispetto dei nostri timori, la via è completamente asciutta, nonostante le abbondanti piogge del giorno prima. Incontriamo un sacco di gente, la maggior parte diretti a Mandrea, oggi sono tutti qui!
La via è bella e divertente, mi riporta quel bel sapore classico dolomitico che mi mancava, anche se siamo solo in Valle del Sarca.
Dopo una partenza marciotta, un secondo tiro su un muro verticale in A0, con tratti anche in libera. Poi un tiro in una stupenda fessura con chiodi a pressione, qui sono da seconda e posso anche tentare la libera (riuscita a parte l’ultimo passo). Tre tiri in camino meravigliosi, in ambiente davvero suggestivo. L’ultimo tiro in camino tocca a me, mi ingaggia un bel po’, poi ricordo come si arrampica in camino e ne vengo fuori senza problemi…
Ultimi tiri non degni di nota, divertente qualche passo dell’ultimo in placca.
Una via vivamente consigliata per riprendere su questo genere di scalata. La prima via aperta a Mandrea, nel 1975.

Cava Borgone, aderenza spietata!

Il meteo oggi è bello solo ad ovest, o a Finale… avrei voglia di entrambi, sia di granito che di buchetti! Amici vanno a Finale ma per orari diversi non ci riusciamo ad accordare, così dopo cena sfoglio la guida del Piemonte Occidentale che ho comprato prima di andare alla Rocca Sbarua… è Andrea a proporre questa piccola ma storica falesia in bassa Val di Susa, non dovrebbe essere troppo affollata, i gradi ci sono sia per lui che per me.
Arriviamo a Borgone, sembra un avamposto dimenticato, colazione in un bar dove alle 9 un gruppo di vecchietti beve il bianchino… in pochi minuti saliamo la strettissima strada che porta alla cava e in ben 2 minuti scarsi attraversiamo la pietraia e siamo alla base. Una cortina di alberi divide la stradina dalla falesia, dietro e a sinistra montagne innevate, davanti a noi una incredibile struttura rocciosa degna di posti ben più blasonati, placche, diedri e tetti ci sovrastano. Bello!!!

Iniziamo con un tiro facile a tastare questo gneiss granitoide compattissimo, capisco subito che oggi le braccia le potevo anche lasciare a casa! Un altro tiro che supera un tettino e un diedro, sembra di essere su qualche bella via in Valle… ok ora ci siamo, entrambi siamo entrati in sintonia con la roccia. Oggi scalo bene, con la testa assolutamente libera, sento solo il piacere di trovare il passaggio giusto, l’equilibrio migliore per salire, solo belle sensazioni. Provo un 6b+ ma mi risulta impossibile capire il passo chiave, 2-3 metri di placca assolutamente liscia, provo ovunque ma i piedi non ci stanno e le mani non hanno nulla su cui appoggiarsi… resto un po’ lì, e siccome voglio vedere come è sopra, passo “con un po’ di mestiere”. Non pretendo di fare questo grado a vista su un tipo di roccia dove non scalo mai, per oggi sono già contenta.
Scaliamo fino a che i piedi non dicono basta, dall’ultimo tiro scendo a piedi nudi, non ce la faccio più! Una risata e qualche scambio di battute con dei ragazzi che scalano e faticano su un tiro bellissimo, mi propongono diprovarlo, ma ho i piedi troppo cotti!
Per pigrizia non ho tirato neanche fuori la fotocamera, peccato perchè ne sarebbe valsa la pena. Metto solo il link ad una foto trovata su internet
la falesia di Borgone

Pasqua alla Rocca Sbarua

vai al fotoalbum
Uno dei primi articoli che ho letto sullo Scarpone tanti anni fa era la storia divisa in due puntate della Rocca Sbarua: posta sulle colline pinerolesi, ha visto passare i protagonisti dell’arrampicata piemontese dagli anni 30 in poi. Il bel racconto mi ha fatto venir voglia di andare, ma non ne ho mai avuto l’occasione.
Visto che sfuma l’ipotesi di Pasqua ad Arco (causa meteo), e che rinunciamo all’invito di Giulio in Valle dell’Orco (troppo freddo), all’ultimo mi viene l’idea di andare alla rocca!
Recupero la guida in negozio, prenotiamo al nuovissimo Rifugio Mellano e si parte. Il posto è davvero ameno, il rifugio è un’accogliente e grande casa in legno che faceva parte del villaggio olimpico di Torino 2006, portata qui e riutilizzata al posto del vecchio rifugio ora smantellato. La nuova Casa Canada è gestita da simpaticissimi ragazzi un po’ rasta, con cui ci scambiamo tante idee, e ci danno tanti consigli sulle vie più belle dove scalare, poi ci chiedono come è andata.

Domenica decidiamo di iniziare con la classica della Rocca: la Gervasutti Ronco, famosa per un diedro fessurato, allora salito con un solo chiodo. Oggi la via è spittata, non ascellare, comunque integrare è superfluo. La roccia è un magnifico gneiss granitoide (più granito che gneiss), il diedro mi riporta alle ormai lontane esperienze melliche…. mentre esito nel mettermi in posizione Dulfer per superare questi faticosi 10 metri, me lo dico da sola: sveglia! hai salito Polimagò, hai salito Luna…. muoviti! mi obbedisco e mi do una mossa, salgo quel diedro da manuale, che è quasi il termine di questa bella via. Una bella sorpresa la rocca, davvero non immaginavo una roccia così bella, la pensavo più simile al Paretone di Arnad in piccolo…

Scesi dalla via, che aveva proposto Andrea, propongo io: Bon Ton allo Sperone Rivero. In pochi minuti siamo alla base. Una via più moderna, con diversi tiri in placca, difficoltà un poco più sostenute, ma più consone all’arrampicatore moderno. Una via mai monotona, in cui le placche lasciano anche spazio a muri verticali, fessure, traversi, davvero divertente. La particolarità della via è una sosta su un albero (rinsecchito) che se ne sta da solo in mezzo alla parete completamente priva di vegetazione… davvero unico! Mentre arrivo all’albero vedo che nel suo povero tronco è stato, tanti anni fa, piantato un chiodo. Mi spiace rinviare il chiodo sul povero albero, preferisco utilizzare un meno aggressivo cordino su un ramo. Sosto seduta sull’albero, recupero Andrea e parto per un tiro decisamente più impegnativo dei precedenti, su granito giallo-rosso, molto liscio. Dopo un altro breve tiro siamo in cima, e tra le fessure scorgiamo il rifugio al sole, mentre noi siamo davvero al freddo sotto una nuvola e sbatacchiati dal vento. Ormai è ora di scendere e andare a cena, dividiamo il tavolo con 3 piemontesi con cui si passa la serata a chiaccherare, si mangia divinamente (meno male perchè l’ultima cosa mangiata era una brioche all’autogrill la mattina!), poi a nanna in un comodissimo letto matrimoniale a castello, tutto in legno.

La mattina dopo mentre sono fuori dal rifugio ad aspettare la colazione e coccolare il cane dei ragazzi, uno di loro passa dietro e mi informa che ci sono 3 gradi. Osti.
Vorrei scalare la Barbi al Torrione Grigio, meglio ancora la Motti Grassi, insomma, roba storica e impegnativa…. ma fa un freddo cane. Decidiamo quindi di partire e scaldarci sul facile: Sperone Rivero. Via classica dal IV al V+, poi vedremo cosa fare. In realtà dopo i primi 2 tiri non si capisce dove andare per l’intrico di vie che si attraversano, seguo il bello e ovviamente mi trovo sul duro. Tiri impegnativi, ma uno più bello dell’altro, verticali e atletici in diedri fessurati, bellissimo. Di certo però non è V+.
Discussione famigliare alla base del penultimo tiro, ormai è chiaro che siamo fuori via ma Andrea insiste che se vado sulla placca a destra ritrovo la via giusta. Io dico di no, che se seguo la placca arrivo alla via di ieri… insomma decido di seguire una fessura strapiombante bellissima, mi tocca scalare in libera col sorriso anche se un resting lo farei volentieri (sono proprio al limite). Dopo questa una placca facile, poi si impenna, di nuovo sapore mellico e spittatura lunga.
L’ultimo tiro si presenta su uno sperone esile ed espostissimo, la sosta è in cima a una sorta di prua di granito. CI arrivo ma non riesco a sostare lì: troppo vento gelido…. trovo uno spit subito dietro, più riparato, e contravvengo alla regola delle soste su due ancoraggi, non ce la faccio proprio!
Senza fiatare decidiamo entrambi che per oggi va bene così, scendendo passiamo davanti al torrione Grigio, vedo la Motti Grassi e vedo la Barbi, sembrano bellissime, ma non è cosa. In breve siamo al rifugio dove è arrivata un sacco di gente a mangiare, i ragazzi grigliano salsicce e costine, famiglie, arrampicatori, ciclisti, è pieno di gente che mangia e ci uniamo volentieri alla festa.
Poi a casa, almeno quest’anno evitiamo la coda di rientro.
Poi sentiamo Giulio…. a lui in Valle dell’Orco si è congelata la bottiglietta di acqua nella tenda!!

Multimedale 2012: Sogni Proibiti + Bonatti

vai al fotoalbum

E’ arrivato anche quest’anno l’appuntamento con il raduno Multimedale, ormai alla terza edizione, organizzato per incontrarsi tra forumisti di Planet Mountain. Qui ho conosciuto le persone del forum 2 anni fa, sono affezionata a questo evento. Andrea mi lascia andare da sola, lui farà altro con i suoi amici.
Ci sono tante persone che ho voglia di rivedere, altre di conoscere, con alcuni si è già parlato di scalare insieme. Carlo tenta di convincermi per la Milano68 ma per vari motivi non ho voglia di una via di quel genere, ho voglia di scalare in libera su qualche cosa di divertente. Insomma, ci si trova tutti al Coyote, e un po’ all’ultimo io e CMauri decidiamo di scalare insieme e salire Sogni proibiti + Brianzi, in compagnia di Davide Fourfingers e un giovane loro amico Fabio.
Rocciaforever, mia corrispondente di Arco, con i suoi due compagni salirà Myriam + Bonatti. Ci avviamo tutti insieme a Rancio, ci dividiamo al bivio, ci si lega e fa già un caldo tremendo. Cesare prova ad appiopparmi il suo zaino ma io gli faccio vedere che ho tutta la mia roba necessaria con me, lo prendo un po’ in giro. Sale lui i primi tiri facili della via degli Istruttori, poi con la scusa di voler srotolare un po’ le mie corde nuove mi propongo per andare in esplorazione sulla cengia erbosa che porta all’attacco di Sogni. Non è proprio il mio genere questa sorta di ricerca alpinistica…. finisco a fare un bagno tra rovi, arbusti, forse la ruta…. mi stufo. Parto sul primo tiro di Sogni, e come al solito il Medale mi mette a dura prova sui primi tiri, è sempre così e ormai ci ho fatto l’abitudine. Mi riprendo verso la fine del tiro, superato con un po’ di paura, scocciata perchè seguendo la logica della scalata mi sono trovata in un paio di punti lontano dalla protezione, odiosa e beffarda, che luccicava lontano in placca.
Beh ormai siamo in ballo… a Cesare il secondo tiro, il più duro con un traverso in placca. Lui è un bravo placchista, io invece sono diventata una plasticara da strapiombi, benissimo farlo da seconda! Un altro tiro divertente, l’ultimo tiro strapiombante tocca a Cesare che soffre, mentre qui io mi diverto un sacco. I nostri compagni sono rimasti un po’ indietro, Davide si è dato alla speleologia e ultimamente ha scalato poco. Vado alla ricerca del trio arcense che ormai dovrebbe essere fuori dalla Myriam, non li vedo e mi siedo vicino alla ferrata al sole cocente. I soci non arrivano…. sto lì da sola in mezzo al caldo, ho sete e ho poca acqua, ma che fine hanno fatto?? Finalmente arriva Cesare, i soci dietro erano stanchi e li ha aspettati.
Rapida decisione: niente Brianzi, siamo tutti un po’ cotti meglio cercare una soluzione più rapida. Davide e Fabio ci guardano e timidamente dicono “noi andiamo per la ferrata”… io e Cesare ci stavamo già contendendo il tiro del traverso della Bonatti: no dai, saliamo tutti per la Bonatti, cambiamo le cordate così entrambi possono salire da secondi con noi!
Prima Cesare con Davide, nel frattempo abbiamo quasi raggiunto gli arcensi e ci salutiamo. Parto io per il traverso, lo ricordavo bello ed è ancora così, tra fessure, gocce, tacche. Un piccolo sorso di acqua prima del tiro del diedro, io avevo consigliato di unirlo al successivo, ma gli arcensi hanno preferito dividerlo vista la fisicità di alcuni passi, così facciamo anche noi. Stavolta la stanchezza e la sete mi fanno soffrire il passo cihave (tiraggio rinvio), segue l’altro bel tiro su diedro fessura, poi uno facile e divertente….

Arriviamo in cima, facciamo su le corde. Nel frattempo gli altri se ne vanno alla croce, e ben presto li incontriamo scendere (Cesare e Davide) verso di noi con una lattina in mano.
Prima alla capocordata… ne bevo un sorsetto sotto gli occhi imploranti di Fabio, mi accorgo che è una schifezza alcolica (coca e whisky? boh!) e la passo a Fabio, che se la finisca lui! Poi mi mollano lì tutti quanti e scendono dal sentiero, io vado in cima a trovare il gruppo, non è Multimedale senza cima! Incontro Carlo e Biaso, ci abbracciamo forte, Marco Anghileri, Crodaiolo, che mi saluta e mi chiede degli altri… gli rispondo ridendo “eh mi hanno lasciata a salire da sola tutta la Bonatti!”, forse ragiono poco dalla sete e dal caldo, ho le braccia bruciate dal sole. Ce la raccontiamo un po’ su, ci litighiamo un arancio che salta fuori dallo zaino del Piero26, poi scendiamo, l’appuntamento è al Coyote per una birra bella fredda.

Il resto è raduno…. arriva anche Giacco con la sorella Laura, arrivano tutti. Si sale ai Resi, la solita bella cena allegra, si fanno ipotesi fantascientifiche sulla via per l’indomani, qualcuno tenta di coinvolgermi per una improbabile Cassin al Costanza, ma no, è una via di cui devo coccolarmi l’idea prima, non si può salire così la Cassin su due piedi, mi sembrerebbe di mancare di rispetto. Finalmente ho l’occasione di conoscere il Gerry, scambiamo qualche impressione, o meglio lui parla e io annuisco… Chiacchero con Giacco e sua sorella, ci si racconta gli ultimi mesi.

Dormo nel camper degli arcensi, che gentilissimi mi hanno offerto ospitalità! La mattina dopo la Grignetta è bellissima, sono contenta che ai miei nuovi amici piaccia questa zona, che sia piaciuto il Medale e che piaccia qui. Chiara ha un ginocchio non del tutto a posto, dice che non scalerà. Io voglio passare un po’ di tempo con lei, le propongo qualche tiro in falesia, ma sono senza guida e non ho molte idee. Le propongo la Discoteca, avvicinamento 0 e la conosco già. Lasciamo perdere Vaccarese o Piani d’Erna che non conosco, poi i suoi soci vogliono scendere presto. Li lasciamo andare sul Sigaro, noi scaliamo qualche tiro, ci ritroviamo per una piadina, io aspetto Carlo e Biaso che scenderanno dal freddo dalla Gandini al Cinquantenario. Saluti affettuosi, arrivederci, a presto.