Archivio mensile:luglio 2012

Vallone di Bourcet – Sperone dei Corvi


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Meteo che non si capisce, le previsioni danno temporali in Lombardia e in generale in montagna. Come al solito ultimamente… decidiamo di andare a colpo sicuro al Vallone di Bourcet a vedere un po’ questo posto nuovo al riparo dal maltempo previsto. Usciti di casa ci rendiamo conto che sarà una giornata meravigliosa, altro che temporali!!
Scegliamo una delle vie più lunghe del vallone, sono 300 metri che dai commenti letti in giro tempo fa saranno piuttosto faticosi: lo Sperone dei Corvi passa per essere una bellissima via, piuttosto atletica, una delle più meritevoli.
A pochi metri dalla stradina sterrata che sale lungo il vallone, sull’ultima struttura, ecco l’attacco della nostra via, fortunatamente il primo tiro e la sosta a terra sono all’ombra! L’arrampicata è sempre varia e divertente, con passi in placca (mai aderenza spietata), lame e fessure. La spittatura è ottima, a parte nei tratti facili dove volendo si integra benissimo con friend (in tutta la via usato 2 volte lo 0.75). Qualità e varietà imbarazzante delle solite protezioni alla Michelin: spit, fix, strani anelli, qualche chiodo, piastrine artigianali…. il tutto dipinto di blu, un vezzo tipico di questo eccentrico apritore.

Già ho constatato in precedenza quanto il Michelin sia forte in strapiombo e meno in placca: attenzione alle sua gradazioni sugli strapiombi! Mediamente ci trovo un mezzo grado in più, e questa via non smentisce l’impressione che mi ero fatta.

Notevole il sesto tiro: tiro per lo più in placca con lame verticali, quindi qualche passaggio in doulfer, qualche incastro, davvero molto molto estetico.
I dolori arrivano all’ottavo famigerato tiro: quello del tetto. Fin qui ho scalato bene, tutto a vista senza problemi….faccio finta di provarci anche qui. La relazione dice passo di 6b+ sotto il tetto, che è 6a. Col cavolo!! Dal tetto pende un lungo cordone con nodi, che indica benissimo cosa bisogna fare una volta lì (tirarlo). Il problema è arrivarci…. 2 buchi lontanissimi e piccoli per le mani, per i piedi solo una placca verticale lisciata dall’acqua. Tocca andare di mestiere classico…. rinviato lo spit con cordone poi si ricomincia ad arrampicare davvero, bellissima traversata (occhio alle zuccate contro il tetto!) molto fisica, espostissima e divertente, poi più facile in sosta.
Andrea combatte una dura lotta contro il tetto, che già lo aveva minacciato prima che partissi io.

Ultimi due tiri decisamente verticali (anche strapiombanti dai) per essere dei 5b, comunque molto belli entrambi, con diedri e caratteristiche uscite da tettini.

In vetta un po’ accaldati (meno male qualche nuvoletta e qualche sosta all’ombra!), assetati, rifacciamo su in fretta la corda e ci avviamo per il sentiero di discesa, attrezzato con catena nei tratti più pericolosi. Non è una comoda passeggiata, comunque in 45 minuti siamo di nuovo giù sulla stradina.
Posto dove tornare sicuramente, le possibilità di arrampicata sono varie per difficoltà e lunghezza, ci sarà da sbizzarrirsi!

2 giorni al Gianetti

Fvh fvh
Dente della vecchia

Arrivano 2 giorni di ferie da collegare alla domenica, finalmente c’è tempo di realizzare qualcosa che mi piacerebbe fare da tanto, lo Spigolo Vinci. Purtroppo le cose non andranno come dovevano, le temperature si abbassano tantissimo e unite a un gelido vento da nord ci faranno rinunciare ancora prima dell’attacco.
Saliamo al rifugio la domenica mattina sotto un cielo coperto e sopra un sentiero in molti punti allagato, la settimana è stata piovosa e c’è acqua ovunque. Il sentiero per il Gianetti è interminabile, vario e bello, lo zaino sulle spalle si fa sentire, ma sono contenta che nonostante negli ultimi mesi abbia camminato pochissimo riesco a salire senza troppa fatica. In 3 ore circa arriviamo al rifugio, salutiamo Mimmo e ci facciamo preparare due bei panini.

Dopo pranzo pensiamo un po’ a cosa fare… guardo il Dente della Vecchia e non ho nessuna voglia di fare ancora quei 300 metri di dislivello per arrivare alla base. Un ragazzo ci consiglia di andare alla Torre del Leone, modesta struttura rocciosa sotto la verticale dello Spigolo Vinci, all’altezza del rifugio. C’è una sola via su questa parete, Fvh Fvh, guardiamo la relazione sulla guida e decidiamo di andare. La relazione dice di portare solo rinvii, la via è spittata, max 6a. Parte Andrea sul primo tiro, su bel granito lavorato. Lo raggiungo e parto per il secondo tiro, il chiave. Mi impegna mentalmente non poco! Un passo in placca decisamente ostico, poi salgo ancora, poi una fessura che sarebbe proteggibile, e lo spit parecchio sopra. Guardo quello sotto…. mamma mia quanto è sotto!! Ho paura… vorrei un friend, ci starebbe benissimo un giallo, e non ce l’ho. Provo un po’ di volte, poi cerco di tornare giù, e mentre cerco verso il basso mi accorgo che se mi sposto poco a sinistra e abbandono la fessura poi ci arrivo. Tento il passo, al limite volo… tanto anche scendendo le possibilità di volare sono alte. Concentrazione massima, finalmente arrivo allo spit. Poi si fa un po’ più facile e finalmente raggiungo la sosta. Ci ho messo tanto…. arriva anche Andrea, poi riparto. Da qui i tiri sono più facili, ma la spittatura non regala nulla. Certo, siamo sopra la val di Mello, cosa mi aspettavo?? I tiri in alto sono molto belli, arriviamo in cima, e con 4 comode doppie giungiamo alla base, velocemente torniamo al rifugio ed è già ora di cena! I ragazzi di stamattina mi chiedono come è andata, gli dico del secondo tiro e si mettono a ridere, ricordando diversi voli a testa in giù di loro amici. beh, allora tutto sommato è andata bene!!

La mattina guardiamo fuori dal rifugio. Non c’è una nuvola, ma la bandiera è tesissima verso sud, non occorre uscire per capire che tira un forte vento da nord, usciamo per testare la temperatura, è freddissimo! Tutto il rifugio consulta relazioni, molti programmi della giornata andranno rivisti in funzione del meteo di oggi. Anche noi pensiamo di cambiare meta, poi il vento sembra calare, Mimmo ci incoraggia un po’, ci dice che sarà bellissimo avere lo spigolo tutto per noi. Partiamo, salendo il vento gelido aumenta di nuovo, attraversiamo diversi torrentelli in buona parte ghiacciati. La roccia sotto le mani e sotto i guanti è gelida, mi chiedo come potrò mai mettere le scarpette e togliere i guanti per quei primi 100 metri all’ombra. Il freddo mi assale e aumenta la preoccupazione, il corpo mi dice “portami via da qui”, la mia capacità di reazione diminuisce.
Andrea… non ce la posso fare!!
Andrea non ci mette niente a capire come mi sento, anche lui è infreddolito. Tocca rinunciare. Intanto vedo che alcune cordate che dovevano salire la Molteni al Badile attraversano il nevaio per dirigersi sulla Sertori, più facile e breve. Forse anche noi avremmo dovuto andare lì, ma poi saremmo state troppe cordate sulla via.
Al rifugio sulla panca con le spalle al muro si sta bene, qui è già arrivato il sole e siamo al riparo dall’aria. Decidiamo di andare con calma al Dente della Vecchia e salire la via Fiorelli, aperta dal padre di Mimmo, una bella via classica. Anche qui tira vento, ma la temperatura è accettabile, si riesce a scalare. Parte Andrea sul primo lunghissimo tiro, mi dice che la roccia è davvero strepitosa e in breve, quando tocca a me, constato la stessa cosa. Peccato che la via sia breve! Salgo io i tiri successivi, si scala soprattutto in bei diedri, pochissimi spit e tanta possibilità di proteggere, c’è l’imbarazzo della scelta! I friend entrano anche solo a guardarli, la roccia è fantastica.
Un ultimo tiro in placca ci porta in cima, vista strepitosa su Badile e Cengalo (adesso al sole). In sosta provo le belle sensazioni di essere in un posto bellissimo a fare una cosa che mi piace, la rinuncia allo Spigolo costa meno se il ripiego è comunque di classe.

Poi inizia la lunga discesa… prima al rifugio, poi, sistemati gli zaini, si riparte verso valle. Quasi 1400 metri di dislivello ancora da fare, circa 2 ore di buon passo e saremo giù. Ci fermiamo a metà percorso, guardiamo indietro: è davvero una cartolina, siamo stati 2 giorni in mezzo a una cartolina.

Avancorpo Cornetto di Salarno – Ciciolina for president

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Proposta di Lorenzo: andare ad arrampicare in val Salarno, gruppo dell’Adamello. Ci vorrei andare da tempo ma mi passa sempre la voglia per via delle almeno 3 ore di avvicinamento (4 per le vie più lunghe e più belle). Ma ho voglia di camminare, di vedere montagne, da troppo tempo i miei avvicinamenti non superano la mezz’ora e scalo sempre in valle. Ho nostalgia della montagna.
Quindi ritiro la mia proposta in Grignetta, dopo il lavoro mi fiondo a casa, preparo 4 cose e vado a Rovato. Lorenzo mi fa compagnia per cenare, poi vado a dormire, tanto tempo che non dormo qui, nella mia casa in mezzo ai campi.
Sveglia alle 4:25, prima delle 5 sono già a casa del Gigi, si parte in questa notte calda, incontrando gente che torna a casa dalla serata del sabato.
Risaliamo la val Camonica, prendiamo la stradina per Fabrezza, passando per questi piccoli paesini che sanno di tanto lavoro e poco tempo per gli ornamenti floreali che si vedono in altre vallate più turistiche. Siamo gente poco avvezza agli orpelli, noi bresciani. Alle 6:40 una vecchina in vestaglietta a fiori sta aprendo il suo negozio di alimentari, di quei negozi con i serramenti in alluminio e le tendine fatte di serpentoni di stoffa sulla porta. Anni sessanta. Dentro ci saranno tavoli in formica verdina…

Arriviamo a Fabrezza, lasciamo l’auto e prepariamo gli zaini.
Il mio poco allenamento mi farà faticare…. i miei amici mi lasciano più leggera e portano loro le corde. Questo mi costerà parecche prese in giro al rientro!!!
Il primo sole arriva di sbieco, dietro di noi la Concarena già illuminata, di calcare chiaro. Davanti a noi tanta strada in leggera salita, si chiacchera, si ascolta il silenzio interrotto dai nostri passi. Sono contenta di questa bella escursione. In circa 2 ore (40 minuti risparmiati sui tempi ufficiali) siamo al rifugio Prudenzini. Qui avevo dormito anni fa in occasione della salita all’Adamello, la mia prima cima raggiunta per ghiacciaio.
Il rifugio è deserto, chi va in cima è già uscito da ore, gli escursionisti devono ancora arrivare, gli arrampicatori…. siamo solo noi. Il bel granito adamellico è troppo (o per fortuna) snobbato dai più, forse per gli avvicinamenti, forse perchè meno blasonato del Masino, non so.

Un’altra ora di marcia ci porta alla base di queste placche dove saliremo questa via dal nome curioso. Una via aperta 25 anni fa e recentemente sistemata in maniera plasir. L’ambiente è stratosferico: sopra di noi i Corni di Salarno, si intravede il Pian di Neve e il grande seracco sulla sinistra. La giornata è perfetta.
Alla base troviamo una variante di 6b che evita un noioso canalone. Con aria innocente chiedo se posso partire io: Lorenzo non ama l’aderenza, Gigi è sempre in giro anche di venerdi…. accontentata! Gigi mi ricorda che è 6b obbligato. Metto il casco. E’ scomodo oggi. Guardo su, guardo i soci e decido che per questa via se ne può fare a meno, un piccolo atto ribelle.
Ok parto. Tutto bene, arrivo in sosta, recupero gli amici, arrivano e mi fanno i complimenti. Beh vado anche sul tiro dopo. Inizio in placca ostica davvero, poi un bel tratto con fessurine per le mani che danno un minimo di equilibrio. Poi guardo su e vedo una cosa orribile: 3-4 metri di placca lavata dal ghiacciaio (stile Motorhead) ma troppo vicina ai 90 gradi di pendenza per pensare di scalarla….
La relazione che abbiamo non dice molto sulle difficoltà tiro per tiro, ma ci metto poco a capire che questo è il passo con il grado proposto 7b, solitamente passato in A1. Ecco… piede in una fettuccia da 60 cm, altro piede in una fettuccia da 60 cm passata doppia per dimezzarla, hop! dentro il rinvio, tiraggio di quest’ultimo e arrivo a una zona meno ripida, dove almeno è possibile appoggiare le mani. Poi via ancora in libera.

Provo anche il terzo tiro, dove c’è l’altro passaggio ostico (6c+/A1). Stavolta il bel giochetto non mi riesce, temo davvero di ribaltarmi. Il Gigi freme, ok, scendo a metà tiro e lascio a lui il piacere di vedere come funziona. Sarà A1 anche per lui. Poi il tiro si fa divertente, una bella lama che sembra disegnata per un friend giallo, un bel traverso e si arriva in sosta.
Prosegue Gigi, è ingordo perchè i tiri più impegnativi li ho fatti io, allora trova la scusa per “rubare” un tiro a Lorenzo, che si vedrà al termine della via quando sperava che ce ne fosse ancora uno. Bellissimi questi tiri terminali su placche a funghetti, davvero divertenti.
Il sole continua a splendere, è davvero una giornata meravigliosa.

Scendiamo in doppia, facciamo due conti e decidiamo che è inutile fare due tiri di un’altra via… Lorenzo tira fuori una formaggella profumata e ce la dividiamo. E’ ora di scendere, la strada è ancora tanta. Saluto il pian di Neve, saluto la val Salarno, ancora un’ora e mezza (di più perchè c’è coda) e saluto anche gli amici, in tempo per l’inizio della partita salgo in auto verso casa.