Archivio mensile:agosto 2012

Presolana, via Bramani Ratti

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Quando avevo appena iniziato ad arrampicare mi portarono a fare la via del Fratelli Longo in Presolana, la trovai dura… poi si parlava delle altre vie sulla parete sud, e mi parlavano della più classica, la Bramani Ratti, come di una via dura, amici che erano tornati indietro perchè la variante Scandella, con passi di VI, li aveva respinti. Tante volte ho pensato di andare a ripetere la Bramani, ma poi ho sempre ripensato a quei racconti e mi ero diretta altrove.

Capita che Claudia (Iaia) mi contatta perchè si è trasferita a Bergamo e in queste settimane è libera per scalare, io sono ancora in ferie, e decidiamo finalmente di scalare insieme, dopo tanto tempo che ci conosciamo e a tratti siamo in contatto. Sono io a proporle la Presolana, in Grignetta entrambe abbiamo fatto tanto e io ci sono appena stata 3 volte, ai Campelli non mi va, altrove fa caldo… ed ecco: anche lei non ha mai salito la Bramani!

Il viaggio da Dalmine a Castione ci consente di farci una bella chiaccherata, dato che non ci vediamo da oltre un anno. Con gli uomini si parla di vie e di progetti, di gradi… con una ragazza ci si aggiorna sui mobili della casa, sulle faccende sentimentali, insomma per parlare di scalata ci sarà tempo quando saremo in parete. Ogni tanto ci vuole. Ci incamminiamo, quando la parete si vede e sembra vicina manca ancora il tratto più faticoso, il solito ripido ghiaione. Il puntino arancione del bivacco Città di Clusone è lì antipatico e sempre troppo minuscolo per illuderti che manchi poco… mano a mano anche lui si fa più grande, è finalmente ora di prendere a destra le ripidissime tracce che ci porteranno alla base, ancora in ombra.

Ci prepariamo senza troppa fretta, Claudia mi comunica che mi toccheranno i tiri dispari perchè contengono il tiro chiave. Va bene. La parete va al sole mentre mi allaccio le scarpette…. che bel tempismo, per un fatto visivo e “ambientale” mi piace arrampicare con il sole, mi da allegria e grinta. Mentre parto mi accorgo vergognosamente che è tanto tempo che non salgo una via classica a chiodi, non sono più abituata a cercare la linea logica. Nel primo tiro perdo un pochino di tempo a capire dove andare, poi finalmente mi risveglio e non succederà più di fermarmi a cercare. I primi tiri si susseguono rapidissimi, siamo molto allegre, la via è bellissima anche nei tiri facili, e la giornata è da spettacolo…. molto raro il sole così limpido in Presolana, spesso avvolta dalla nebbia.

Quinto tiro, il primo quinto grado della via. Meraviglioso… dpo una decina di metri in placca vado a destra a prendere il lamone rosso di 20 metri, uno dei tiri più caratteristici della via. Molto estetico, molto divertente, con uscita aerea.
Il tiro dopo è la fessura strapiombante, che dalla sosta non si vede. Ho ricordi tetri di fessure strapiombanti in dolomiti… anche Claudia, e mi cheide se voglio andare avanti io. Arrivo alla fessura, dai non è così orribile.

Ci siamo. La temutissima variante Scandella. Per curiosità diamo un’occhiata alla via originale, decisamente marciotta. Il pilastro della Scandella è favoloso….
Parto con i primi metri in placca a buchi, non protetta e non proteggibile. Poi inizia una bella sequenza che sale verso destra, salgo tranquilla e divertita, roccia magnifica, butto la mano dietro una fessura, guardo e…. aaaaahhh!!!!! un ragno!! mi scoccia ma chiedo a Claudia se mi blocca un attimo, che lo scaccio via… ho paura dei ragni! prendo un rinvio e inizia la lotta, lui se ne va, ma sospetto che si sia spostato nel buco che mi servirà dopo… Claudia ride e mi prende in giro.
Mi do un contegno, cerco di non pensare al ragno nella mia presa e vado avanti, miracolosamente non mi viene morsicata via la mano e arrivo salva e integra in sosta.

Ora tocca a Claudia, dovrebbe essere l’ultimo tiro ma per l’attrito delle corde lo spezzeremo in due. Ora tocca a me ridere… parte e dopo qualche metro si incastra in un caminetto perchè sembrava più facile dentro che fuori. Io guardo divertita la scena dalla mia sosta scomoda, con lei che lotta per raggiungere la sommità del pilastrino che la sta incastrando alla parete. Sbuffando vince il pilastrino e fila via veloce. L’ultimo tiro è un po’ un enigma dalla relazione che abbiamo, parto cercando un po’ una linea logica, dentro un caminetto a forte rischio di incastro, in breve traverso a sinistra e arrivo in sosta, al termine della via.

Saltando una doppia, ne facciamo solo 4 e in breve siamo già alla base della parete, ricomponiamo tutto e ci incamminiamo. Ora è il laghetto alla malga Cassinelli che sembra sempre piccolo, non lo guardo per un po’, e finalmente lo trovo grande… il fatto è che mi stufo a camminare!! Finalmente raggiungiamo anche la macchina e mentre ci cambiamo sentiamo una voce famigliare e allegra…. nooooo!!! Michele!!! L’amico Michele era il personaggio che abbiamo visto verso le 15 aggirarsi alla base, noi che temevamo un ladro di zaini… no, era lui che stava attaccando la Longo per raggiungere poi la vetta della Presolana Centrale e scendere. Un razzo.
Una birretta insieme per concludere la bella giornata sulla nostra Regina.

Grignetta, Cinquantenario: via Fantasma della Libertà

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Era da circa due anni che desideravo questa via, e alla fine la giornata è stata del tutto improvvisata, non mi sarei mai aspettata che Gigi, sempre restio a venire nel lecchese, me la proponesse ieri quando ci siamo visti in falesia. Le previsioni danno brutto dalle 14, quindi non mettiamo in conto alcun concatenamento, Andrea decide di venire con noi all’attacco e poi parte a piedi per il Cecilia, per andare in cima, ci ritroveremo alla macchina.

Faticoso sentiero dei Morti, arrivati all’attacco ci cambiamo e ci copriamo bene, il posto è noto per essere freddo. Il Cinquantenario è emerso un poco dalle nubi, la giornata invoglia davvero poco… e invece sarà sempre meglio, noi sempre più divertiti!
Decido di partire io per non raffreddarmi in sosta. A fatica supero lo strapiombino iniziale, scalo male e non capisco niente… resting, sento gli avambracci che fanno male. Non posso partire così a freddo su un tiro così tecnico, scendo. Accidenti, così mi toccherà il tiro chiave!
Vabbè parte Gigi, fatica tanto anche lui, alla fine passa il malefico secondo spit, poi prosegue, altro pensierino sotto un tettino da aggirare a sinistra, e sosta. Da seconda mi muovo meglio, scalo tutto di filato. Bon, parto per il secondo tiro, più facile (5c), divertente, roccia eccellente come sotto.

Il terzo tiro ha un’aria minacciosa, compatta, colorata. Parte Gigi, sereno, poi un po’ meno sereno a metà tiro, prova e riprova, ma quanta ne ha per rimanere su 2 cose minuscole per le dita senza doversi appendere??? dopo 5 minuti si appende. Guarda, riprova, riguarda, passa. Bene, iniziavo ad avere freddo. Tocca a me, e da seconda mi posso permettere degli azzardi da equilibrista circense tenendo tacchette con le unghie, che da prima non mi sarei fidata. Arrivo al punto critico, Gigi mi guarda, cerco di capire in fretta come mettere i piedi e tenere un improbabile incrocio di mani, non mi voglio appendere!! E’ questione di principio. Lo stupido orgoglio del climber, però funziona.
Tutta contenta arrivo in sosta, meno contenta mi ricordo che adesso c’è il 6c e tocca a me.

Primo fittone alto. C’è un invitante speroncino sulla destra, ma troppo a destra. Dannato apritore…. quando lo rivedo glielo dico! Provo qualche volta e trovo un compromesso decente per non dover tenere un unico buco con mezzo polpastrello… uf… finalmente rinvio. La vita è salva. La reputazione del climber anche visto che non mi sono appesa (anche perchè non avendo rinviato non potevo appendermi).
Posso proseguire il breve e intenso viaggio verso la salvezza, non so perchè (anzi lo so, la memoria subcosciente di un voletto recente si fa avanti) ho paura. Tanta paura che armeggio con prese improbabili senza vedere una bella e comoda fessura davanti al naso. Mi scuso per il tempo perso, rido per la paura che fa solo danni, raccolgo i cocci dell’orgoglio del climber e proseguo traversando a sinistra, ora un po’ più facile. La relazione dice passi delicati… 4 passi e sono salva, con il sedere appeso sopra uno strapiombo, escursionisti che fotografano una delle vie più estetiche della Grignetta.

A Gigi tocca il tiro secondo me più bello e piacevole della via. 45 metri di roccia super, dove arrampichiamo entrambi con somma calma per godere ancora un po’ di questa roccia stratosferica, cercando le prese migliori, l’arrampicata più estetica.
Quando arrivo in cima e con un rinvio suoniamo la campanella arrivano un paio di applausi dal rosalba… mi giro dall’altra parte e mi abbasso per non farmi vedere, che vergogna! non ci avevo pensato….
Con 2 doppie arriviamo sul sentiero, rifacciamo armi e bagagli e ci avviamo sul sentiero delle Foppe… in 3 stanno salendo lo Spigolo Mir al Pertusio, ora la giornata si è aperta. Se non ci fosse Andrea che ci attende chiederei a Gigi una piccola deviazione per chiudere un antico conto con il Pertusio e una via fatta in una giornata sbagliata… un’altra volta dai.
Alle 14 siamo tutti e 3 con le gambe sotto il tavolo del forno e un bel pezzo di pizza davanti, per me è stato importante oggi, una via che ricorderò, su cui tornerò volentieri anche in futuro.

Magnaghi Tour: Sigaro (normale) TMM (Vitali Longoni) TMS (Lecco)

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Un bel giro in Grigna con Andrea per colmare qualche lacuna e per tornare su una bella via che avevo voglia da un po’ di tempo di ripetere.
Si parte con la Normale al Sigaro, attaccandola per il primo tiro della Albertini dopo aver salito il canalone Porta (anche in ombra… ma che caldo!!). La bella roccia del Sigaro è anche sulla Normale, caratteristica spaccata, poi bella arrampicata sempre molto verticale ed esposta fino in vetta.
La lunga e celebre doppia dal Sigaro ci deposita a pochi metri dall’attacco della Vitali: ho voglia di confrontarmi con quanto fatto due anni fa… eccomi accontentata! Avevo salito faticosamente il primo tiro, ora mi sembra meno duro, le prese meno svase, bello e divertente come lo ricordavo il traverso ascendente fino alla sosta.
Secondo tiro, l’avevo fatto da seconda, ora tocca ancora a me. Faticoso strapiombino, poi in fessura fino in sosta, anche se vengo attratta dall’ultimo spit luccicante della Panzeri, e sosto sulla sosta della Panzeri. Va Andrea alla sosta sopra, quella corretta della Vitali. Poi si prosegue allegramente verso la vetta dove la scritta arancione Oransoda fa venire sete…. ci abbassiamo all’anellone di calata, percorriamo il mitico e untissimo Traversino (in arrampicata IV+, grado dell’unto molto simile a U….Cassinalmedale). In breve siamo in vetta al Torrione Centrale, scendiamo alla forcella e Andrea parte sulla Lecco.
Bellissima via piuttosto facile ma con roccia straordinaria… ancora ruvida nonostante le innumerevoli ripetizioni settimanali! Una classicissima della Grignetta che incredibilmente mi mancava. In questa bella giornata calda, ma accarezzati da una piacevole brezza ci gustiamo il panorama dal terzo torrione, scendiamo verso la cresta Sinigaglia, andiamo a prendere l’odiosa cresta Cermenati (ma quanto la odio!!!), con un bel sollievo quando si entra nel bellissimo bosco sottostante. Tanta gente ai Resinelli, ma pochissima in giro a scalare: a parte una cordata su Albertini + Lecco, siamo soli in parete, molto raro da queste parti.

Grignetta – Torre Costanza – Via del Littorio

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Dopo tanto tempo ho voglia di tornare a scalare in Grignetta, anche se le previsioni non sono proprio incoraggianti (come troppe volte in questa estate) decidiamo di andare ugualmente. Andiamo a conoscere un nuovo torrione, andiamo ad incontrare lei, la Signora delle torri, la “bella e impudica”, la Torre Costanza, famosa per la temuta via Cassin e per la temutissima e pochissimo ripetuta via Bonatti.
Il nostro programma prevede la via del Littorio (aperta da Cassin con Mario “Boga” e l’amica Mary Varale), poi la dimenticata via Boga, sulla parete Nord.

La Signora è bella, altezzosa e severa, se ne sta là, isolata e difficilmente raggiungibile: decidere di andare a trovarla implica un bell’avvicinamento per un canalone selvaggio dal nome poco rassicurante, il Canalone del Diavolo. Insomma, vuole essese un po’ corteggiata e non disturbata da perditempo e merenderos.
Lasciato il sentiero delle Foppe ci avviamo in un sentierino che ci porta nel canalone, qualche passo in arrampicata, qualche passo che rendiamo più difficile perchè non è evidente dove aggirare l’ostacolo. Pensiamo che la discesa non sarà una comoda passeggiata. Davanti a noi, staccati di una decina di minuti, ci sono tre persone, non possono che essere dirette dove andiamo noi. Siamo comunque veloci e in poco meno di un’ora e mezza siamo insieme ai tre personaggi a prepararci. Loro saliranno “L’altra faccia della Grigna”, di fianco alla via del Littorio e più difficile, una via moderna di Vitali. Un rapido sguardo all’interlocutore più chiaccherone e non ci vuole molto a riconoscerlo: è Pietro Buzzoni, autore con Pesci delle guide Lario Rock! Qualche parola e ciascuno parete sul proprio itinerario.
Decidiamo di non unire i primi due tiri, sono facili e temiamo attriti inutili delle corde. In breve siamo alla base del bel terzo tiro, un camino formato da una lama staccata, una piccola porta del cielo. Tocca ad Andrea, non lo vedo ma vedo Pietro che lo guarda dalla sosta, gli dà un consiglio. Quando tocca a me mi accorgo che effettivamente le due pareti del camino sono belle lisciate dall’acqua e il resinato non è così vicino. uhm…. sono quasi contenta di averlo fatto da seconda! Comodamente mi siedo sul bordo superiore della lama, bevo e guardo il tiro dopo. eh. beh i chiodi ci sono. Una fessura lievemente strapiombante, VII+. Tento la libera, arrivo quasi in cima, è fisico ma le prese ci sono, gli appoggi bisogna un po’ fare finta che siano buoni ma si sale. Poi cerco la presa, cerco l’appoggio ma perdo un po’ di tempo, la mano nella fessura chiede pietà. Mi devo appendere. uf. Niente libera. Riprovo, è proprio duro, mi tocca tirare un chiodo. Accidenti… “solo” 6b+ ma che lavorata! Gran bel tiro con roccia bellissima, comunque. Complimenti agli apritori e alla ragazza che era con loro!

Unisco il tiro successivo di V+ con l’ultimo facile, bellissimo il V+ poi la roccia torna ad essere niente di che, e facilmente ma tirando la corda come un mulo arrivo in sosta. E pensare che ho messo solo un friend oltre al poco o nulla che c’era sul tiro! 3 minuti dopo arriva anche il capocordata dell’altra faccia della Grigna, lamentando la qualità non eccelsa della roccia sul suo tiro.
Da ovest e dalla cima arrivano nuvoloni e si alza il vento. Scendiamo dal torrione, guardiamo bene la Boga e poi guardiamo il cielo…. con la discesa che ci aspetta non abbiamo voglia di rischiarla sotto l’acqua.

Pietro ci mostra la discesa alternativa che faranno loro per evitare un tratto di canalone. Partono prima di noi e spariscono tra le guglie e i prati verticali. Cerchiamo un po’, perdiamo il tempo che quasi ci sarebbe bastato per la Boga e torniamo sui nostri passi, ci rassegnamo a scendere il Diavolo come l’abbiamo salito. Il diavolo è diabolico… la discesa sembra non finire mai! Abbiamo caldo ed è tornato il sole quando entriamo nel bosco delle Foppe. Butto lì un “andiamo a fare la Renata al Pertusio?” (vecchio conto da chiudere). Andrea mi dice svogliatamente di no e mi guarda come se stessi scherzando. Ok… allora andiamo a berci una birretta e a rilassarci un po’ alla solita terrazza del forno, è bello anche così. Nello scendere ho guardato il camino del Costanza… da un lato non viene voglia di salirlo, è scuro e repulsivo. Dall’altro è tremendamente affascinante…..