Archivio mensile:dicembre 2012

Stella Alpina – un racconto basato su una storia vera

Dedicato a chi ha condiviso con me la sua tragedia, una persona speciale.

E’ tutto pronto. La casa e il furgone. Una casa in periferia di Milano, un appartamentino al piano terra con un fazzoletto di giardino e un grande balcone sul retro, dove Luca e Sara potranno ospitare gli amici nelle sere d’estate, nella loro nuova casa che li accoglierà dopo il matrimonio e il viaggio di nozze. La casa è spartana, arredata in modo essenziale e non grande, Luca e Sara sono due persone semplici, non hanno molti soldi da parte, e soprattutto non hanno né tempo né interesse per potersi permettere una casa lussuosa: il venerdi, dopo il lavoro, prendono il furgone e partono…. partono per le loro amate montagne, sono due scalatori innamorati, oltre che l’uno dell’altra, della roccia, delle grandi pareti.
Luca il prossimo anno diventerà guida alpina, un sogno che insegue da quand’era ragazzo, insieme al suo inseparabile amico Giuseppe. Sara… beh l’ha conosciuta in montagna, nella fiabesca Val di Mello, dove chi ha scalato con il cuore, oltre che con le mani e i piedi, ha sempre una sua fiaba da raccontare. Un posto dove è bello innamorarsi.
Sara segue Luca nelle sue scalate meno impegnative, quelle dove anche lei può divertirsi in sicurezza. Per le imprese importanti invece Luca ha in Giuseppe il suo compagno di fiducia. Ma Luca e Sara sono una cordata più che affiatata: condividono tanti sogni nella vita, oltre a quello di scalare insieme. Li vedi legarsi alla base delle pareti con gli occhi che sorridono, occhi di chi ha una vita davanti, occhi di chi sogna, ma anche occhi di chi un sogno lo sta vivendo.

Venerdi sera, Luca ha preparato tutto il necessario nel furgone blu, un vecchio Wolkswagen Bully, di quelli che usavano gli hippy solo pochi anni prima, con le tendine alle finestre, attrezzato per poterci dormire comodamente e riporre tutto il materiale per la scalata. Sarà il loro ultimo fine settimana in dolomiti, poi i preparativi per il matrimonio, che sarà un mese dopo, li terranno lontani dalle loro pareti. E poi partiranno per la Yosemite Valley, un mese nel campeggio chiamato Camp Four per poter scalare e divertirsi, conoscere altri scalatori di tutto il mondo, tutti convergenti qui, tutti con le loro storie da raccontare. Loro racconteranno delle loro estati tra dolomiti e val Masino, della loro casa che li aspetta al rientro, dei loro sogni.

Luca e Sara partono, lui con i suoi capelli rossi scarmigliati e gli occhi azzurri di quelli che non si capisce mai cosa pensa, lei, ragazza minuta, con una lunga coda castana, occhi vivaci, un libro aperto. Arrivano in serata, una birretta in un bar piccolo e semplice, poi dormiranno nel furgone in parcheggio. Intanto sfogliano la guida della zona: per domani Luca propone una bella via, uno spigolo non difficile, ma sempre esposto, di quelle vie che ti rimangono nel cuore per la bellezza dell’ambiente, dove le difficoltà dell’arrampicata sono contenute e ci si diverte, si dialoga con la roccia e si arriva in cima soddisfatti, ci si guarda intorno pensando che la vita dovrebbe essere fatta solo di questo: scalare con la persona amata, potersi permettere di girovagare alla ricerca di nuove pareti da salire…. Sara ascolta attenta e divertita: si fida di Luca, non l’ha mai delusa. Ascolta i suoi racconti, le sue strane idee, ride e lo chiama “il profeta”.

Gli zaini sono pronti, l’acqua bolle nel fornelletto da campeggio e aspetta solo di essere vagamente insaporita dal caffè solubile. Luca e Sara si caricano dello zaino e delle corde, torneranno in serata al furgone, dove li attende una cena a base di zuppe, tonno e birra messa in fresca in un angolino nascosto nel torrente lì vicino. E’ così bello tornare la sera, con il tramonto alle spalle, il viso cotto dal sole e il sorriso della soddisfazione, una stanchezza piena di vita vissuta in un ambiente fantastico. Spesso si sale una parete già assaporando quel rientro, in cui si dialoga sulla giornata trascorsa, si fanno progetti per il futuro.

Partono, imboccano il sentiero alle prime luci dell’alba, un sentiero solitamente battuto da tanti escursionisti, ma a quest’ora ancora deserto. Lasciato il sentiero, una debole traccia sale verso la parete che sta già prendendo il primo sole. Una giornata meravigliosa! La traccia sale dal bosco, e dove questo dirada, prima di arrivare alla roccia attraversa un prato pieno di fiori. Mentre Luca sale di corsa, verso la parete, Sara si sofferma a guardare questo incanto della natura, e non resiste a cogliere una stella alpina, la sistema sul casco, nell’elastico che serve per fissare la lampada frontale. Luca ride, e la invita a muoversi, che la via è lunga e il tempo passa. Si abbracciano felici, percorrono gli ultimi metri faticosi e trovano il punto esatto dell’attacco della via, un chiodo è ben visibile qualche metro sopra la loro testa.

Ormai legarsi è un rito, tolte le corde dalle spalle si filano, ci si imbraga e si appende il materiale negli anelli, ci si cambiano le scarpe, Sara prende il freno per assicurare Luca, che la guarda sorridendo, un bacio, e parte. Inizia una stupenda giornata: Luca arriva in sosta, recupera Sara che sale svelta e sicura, divertita. In sosta Sara dà a Luca il materiale che lui ha usato per proteggere, lo assicura nel freno, lui si sgancia dalla sosta, le dà un bacio e riparte. Veloci, leggeri, ad accarezzare quella roccia che senza gli scalatori sarebbe inutile, eppure c’è gente che si diverte a salire per pareti impervie, e dall’impegno trae piacere, non paura. Si guardano intorno, altre cime li circondano: in un attimo di sosta Luca mostra a Sara le cime che ha già salito e le indica le linee delle vie che ha seguito. Ora è Sara a dirgli di muoversi, che non si perda troppo in ricordi e vada avanti! Ridono ancora…

Sono stati bravi e veloci, ora è mezzogiorno e sono sull’ultima parte della salita, che dovrebbe esser più semplice. Le piccole nuvolette estive che hanno visto fino ad ora iniziano a nascondere il sole. Ancora un tiro di corda e il cielo è di un grigio omogeneo che promette un tipico temporale estivo. Se sono veloci possono arrivare in cima e iniziare a scendere, prenderanno la pioggia sul sentiero, come è già successo tante volte, anzi, proprio la prima volta era finita così, con una corsa sotto la pioggia e tante risate. Mancano tre tiri di corda, un centinaio di metri alla vetta. Inizia a gocciolare, quelle gocce che sono grandi come cucchiaiate di acqua. Luca sale più veloce che può, il cielo sempre più scuro inizia a preoccuparlo, un temporale in parete non è mai una bella cosa: gli scalatori sono carichi di materiale metallico, è pericoloso.
Ancora due tiri di corda. Dai Sara che ce la facciamo… la relazione dice che al termine del prossimo tiro c’è una nicchia, ci ripariamo lì, aspettiamo che smetta e dopo potremo salire in vetta. Poi il ritorno è facile, in un paio di ore siamo giù. Sotto l’acqua battente Sara prende ancora una volta il freno, inserisce le corde, e Luca inizia a salire, più veloce che può. Arriva alla sosta nella nicchia, al riparo dall’acqua. Intanto nel cielo sempre più nero si aprono squarci di luce, arriva qualche tuono. Gli escursionisti che fino ad ora hanno visto sui sentieri sottostanti sono spariti, sono soli sulla montagna. Rapidamente il cielo si fa nero. Luca urla a Sara “molla tutto” che significa che è assicurato alla sosta e può iniziare a recuperare le corde. Quando avrà finito, la metterà in sicura nel freno e lei partirà. 10 minuti e saranno entrambi sotto la nicchia, quella piccola grotta che sarà loro rifugio fino a che il tempo non cambierà. Nel frattempo ripone tutta l’attrezzatura metallica attaccata ad un chiodo che pianta in parete, per evitare di divenire lui stesso un parafulmine.
Sara ha mollato tutto. Il cielo si squarcia ancora, un rumoroso tuono rimbomba da una valle all’altra. Luca recupera le corde, urla a Sara che può salire. Aspetta un po’… ma le corde non vengono. Forse con le mani fredde e bagnate fatica a togliere il materiale in sosta. Aspetta ancora, le corde sono tese, ma Sara non sale. Luca inizia ad avere paura, cosa mai può essere successo? Attende, poi cerca di urlarle qualcosa nella pioggia, nessuna risposta.

Non può far altro che calarsi sulle corde, e scendere da lei, capire che problema c’è. Scende veloce, vede il suo caschetto arancione, immobile. La chiama, non risponde. Arriva da lei in sosta, la trova inerme, evidentemente colpita da un fulmine. La mano sinistra ancora tiene in mano le corde, la destra aperta, gli occhi scuri spalancati senza più espressione. Di fianco, la stella alpina è caduta tra due sassi. La bocca di Luca si spalanca in un urlo muto. Lacrime si mescolano alla pioggia. La vita di Sara è stata spezzata, un fulmine ha strappato Sara dalle sue braccia, dalle sue corde. Una cosa senza senso, un fulmine, non ci sono pensieri o parole che possano esprimere nulla, solo vuoto e disperazione. La vita non ha più senso senza la sua Sara. Quella vita che avrebbe dovuto iniziare insieme, quel passato insieme e quei progetti, quella ragazzina che amava più di se stesso, tutto finito. Lui stesso non sarebbe più stato se stesso, senza di lei. La guarda, le accarezza il viso, ma lei non può più rispondere.

Luca ora dovrebbe risalire le corde, aspettare nella nicchia che il temporale smetta, salire in vetta e scendere, chiamare i soccorsi perchè portino Sara a valle. Questo dovrebbe fare, ma non lo può fare. Sgancia Sara dalla sosta, trova un sasso più comodo dove stenderla, dove stendersi accanto a lei e aspettare, ora che il temporale sta finendo, dannato temporale. Non va via Luca, ma passerà l’ultima notte con Sara, lassù, a 50 metri dalla vetta, ora niente ha più senso se non quest’ultima veglia per la sua amata. Non ha la forza per mettersi in salvo senza di lei.
Il temporale passa, la sera all’orizzonte è rossa. Luca veglia, piange, prega preghiere che non ha mai detto, abbracciato a lei.

La mattina dopo, riesce a sporgersi dalla parete, quel tanto che basta perchè un escursionista di passaggio sul sentiero possa udire le sue grida, e con un binocolo, avvistarlo. Così succede. I primi escursionisti della mattina sono i più svegli, in genere. Un uomo sente delle urla, guarda in su, e con il binocolo individua Luca. Non servono tante spiegazioni e comunicazioni perchè l’uomo capisca che un altro uomo è in pericolo: corre verso il rifugio più vicino, chiama il soccorso alpino, e in breve arriva un elicottero. Prima portano via Luca, poi Sara. Non è possibile portarli via insieme, per quanto la disperazione di Luca sia una tale pena per i soccorritori, non è proprio possibile.

Luca non è mai diventato guida alpina. Ha ripreso a scalare, con Giuseppe soprattutto, ma non è mai più stata la stessa cosa. Ma una cosa non ha mai smesso di fare: ogni anno sale quella via insieme a Giuseppe, ogni anno coglie una stella alpina nel prato, se la sistema sul casco, e la posa su quell’ultima sosta dove Sara l’ha assicurato.