Archivio mensile:aprile 2013

Falesia Maddalena (BS)

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Le prime volte in cui sono stata in “Madda” risalgono ai primordi della mia arrampicata: ancora non sapevo quasi nulla, scalavo pochissimo. Ricordo il parcheggio del Grillo coperto di neve ghiacciata, ma, appena scesi 10 minuti di ripido sentiero le placche di calcare grigio erano assolate e calde, si scalava anche in maglietta. Ricordo che il mitico Canale 5 (6a) mi sembrava un sogno, io ero contenta di salire da prima le facili Snaffuz ecc ecc, molto facili.
Poi in Madda non sono più andata, a parte una capatina pomeridiana circa tre anni fa. Credo di aver salito uno dei miei primi 6b a vista.
Torno a Milano per lavoro. Dopo più di un anno di Rockspot vengo a conoscere le persone più costanti nell’allenamento. Guardacaso un paio di loro sono più o meno locals in tutte le falesie più conosciute del bresciano, abbiamo amici comuni. Questo piccolo dettaglio, sicuramente insignificante nella mia vita, mi fa sentire un pochino a casa.

Giovedi 25 aprile 2013.CIMG1917
Potrei unirmi a diverse persone per scalare: una via ad Arco, una a Finale, falesia a Finale….
“il gruppone” del Rockspot va in Maddalena. Cristina mi ha spesso raccontato di tanti pomeriggi estivi al quarto settore, quello duro, che ho visto solo di sbieco tre anni fa.
Un po’ la pigrizia (andare ad Arco per una via di 16 tiri + 1h di avvicinamento, in giornata da qui è troppo), un po’ la compagnia, un po’ la voglia di tornare qui (sono in fondo una romanticona!) beh accetto l’invito del Gerri e della Cri, e quel dito puntato del Clod a fine serata dopo allenamento “ci sei vero?”.

Coda infinita.
Meno male all’ultimo mi sono accordata per il “convoglio” più mattiniero e parto con il Tebaus, Chiara e Cecco. Gli altri vogliono dormire un po’ di più. Percorriamo l’A4 che forse con i rollerblade si sarebbe fatto più in fretta. A mezzogiorno transitiamo davanti alla mitica pasticceria prima di Piazza Arnaldo e urge sosta rifornimento cibo per tutti e 4. (5, c’à anche la Suzzi, il cane di Chiara)
Il torpedone raggiunge il Grillo ormai in piena festa prandiale, cerchiamo di ignorare il profumo della griglia, prendiamo gli zaini e andiamo a scalare. CI distribuiamo lungo la falesia, là ci sono anche Mirco e Samu (con cui scalerò diversi tiri), a breve raggiunti dagli altri.

Con gioia ritrovo la roccia dopo come sempre troppo tempo quest’anno. Finalmente si scala per davvero! Finalmente è importante usare i piedi, trovare l’equilibrio, muoversi. Oh.
Sono quasi sorpresa di saper ancora distinguere appigli e appoggi anche se non sono colorati come in palestra. Si scala, si chiacchera, faccio qualche foto. I grottoni offrono spettacolari tiri atletici, di fianco tiri non meno duri, con partenze strapiombanti e poi tanta tecnica (credo, io un 8b non lo so come si sale, l’ho solo visto provare). Un magnifico pilastro a destra offre tiri per me al limite, che provo (uno per pochissimo non lo chiudo, mannaggia, le braccia troppo stanche per l’ultimo movimento in catena!!!!). Un settorino a sinistra con tiri sul 6a-6b+ anch’essi belli. Insomma abbiamo tutti da lavorare.
Le 20 arrivano in fretta, rimane solo Gerri in parete, si sente solo la voce del Clod che gli spiega i passi di quel tiro che lui non ha mai provato. Poi i rumori della ferramenta, mi manca un rinvio, ce l’ho io, ci sono dei taralli da finire, tintinnio di metallo, ma tu il panino lo prendi con il formaggio alla piastra o con la salamella? …. tutti in fila sul sentiero saliscendi, mi fermo inutilmente a cercare di vedere casa, solitamente si vede ma oggi c’è foschia, vedo solo la cima innevata del Baldo. E’ quasi buio quando arriviamo al Grillo e scambiamo un’ospite per l’oste (che figura!).
Riusciamo anche a vedere l’eclissi di luna parziale mentre scendiamo i tornanti.

Boulder dei Pitoti

2013-04-14 11.23.51

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Esperienza nuova questa domenica, un raduno boulder, dopo aver sempre mancato il Melloblocco.
Non ho mai scalato su blocchi, l’ho fatto un paio di inverni in palestra, ora non più, e in ogni caso mai provato su roccia. Sono curiosa ma so anche che non è la mia attività… però perchè non provare?
Il raduno è in val Camonica, ci saranno tutte le vecchie conoscenze del periodo rovatese, diverse persone partono da Milano e accetto l’invito.

Sento il Clod sabato sera che mi comunica l’incontro: Cinisello ore 9. 9!???? ah già… io sono una (ex) alipnista, devo fare “reset”, non ci si deve più svegliare alle 5. Bene, quindi posso andare a mangiare una pizza improvvisata con i colleghi, intanto Filippo mi consiglia di stare attenta, mi spiega come si para, mi spiega che non ci si accorge di stancarsi ma bisogna riposare…. i colleghi amici servono anche a questo!

Ascoltando vecchie canzoni dei Modena City Ramblers passiamo sotto la Concarena in questa mattina assolata in cui è esplosa la primavera, o forse un anticipo di estate: le stagioni non ci sono più veramente. Il paesaggio della media val Camonica è stupendo, a me sembra di tornare un po’ a casa, oggi so che mi sentirò a casa anche se sarà tutto diverso dal solito. All’iscrizione trovo subito la combriccola rovatese: Gigi con famiglia, Maura e Pietro, arriva anche Laura con cui ci scambiamo un abbraccio affettuoso. Iniziamo a sparpagliarci tra i blocchi, i miei soci di palestra scelgono in masso all’ombra e arcigno, io subito più sotto un bel masso placcoso e al sole dove provare i primi passi insieme a Maura.
Dalla “mia” vetta vedo bene il gruppo di quelli che si tengono, e il Clod che chiude il suo blocco duro, e torno alle mie prove. Un altro paio di massi lì vicino, poi mi sposto con la Tonoli’s family, scaliamo ancora e trovo altri conoscenti. Sono tutti allegri, clima di festa, una sorta di pic nic un po’ più articolato. Provo un bel traverso, un altro blocco strapiombante dove, neanche a dirlo, non riesco a lanciare, ma mi lancio sul materasso, parata a dovere. Viene verso di noi un tizio con i capelli rossi e una videocamera, è il cameraman ufficiale. Mi saluta “ciao Eva!” panico. Chi è!? poi ci penso e ci ripenso…. ah ecco l’ho visto in negozio! chiaccheriamo un po’, è alla ricerca di gente da filmare per un servizio per la tv locale. Gli indico le persone da cui andare.
Andando verso i miei compagni incontro Ale e il Tebaus, vedo Papik, insomma mezzo Rockspot è qui oggi! Ale e Tebaus mi “raccolgono” e andiamo a cercare qualcosa di fattibile mentre gli altri sono a caccia di 7B. Si scala ancora un po’, poi ci si ritrova tutti alla foresteria del parco, una birretta mentre ci sono le estrazioni dei premi.
Finalmente compare anche Ondra, che è stato tutto il giorno in un’altra area. Si confonde tra tutti i climbers, viene a sedersi sul suo crash vicino a noi, e si gode pacifico la festa, sorride tranquillo.
Con i nostri premi a sorteggio risaliamo il bosco, cotti dal sole e ognuno più o meno ammaccato. Sosta in una pizzeria che solo qui ci potrebbe essere.

Una giornata bella, diversa, particolare.

walzer strapiombante

Una piuma. Il peso sembra svanire dal suo corpo appena appoggia le mani sulle prime prese, i piedi sui primi appoggi.
Equilibrio e movimento, eleganza, silenzio. Non uno sbuffo di fatica. Le mani quasi accarezzano le prese prima di stringerle, i piedi appoggiano precisi come non ho mai visto: quando la scarpa si appoggia non si muove più fino a che non la stacca per il passo successivo, non una sbavatura nel movimento. La mano arriva piano sulla presa, piano piano le dita stringono quel piccolo pezzo di resina, fino a fissare definitivamente la posizione. Spostamento del peso, grandi bilanciamenti, movimenti ampi perfettamente padroneggiati e controllati. Agilità, danza. Una coreografia su terreno strapiombante.
Come un gatto, la precisione, la dinamicità, l’equilibrio sempre perfetto, messo a punto in tanti anni di esperienza. Nel suo lancio non c’è sforzo, ma sembra allungarsi senza soccombere alla legge della gravità cui sottosta tutto il mondo. Ma in quel momento lui è fuori dal mondo. E’ bello vedere come tutto il corpo insieme lavora in perfetta sincronia per andare a prendere quella presa lontana, lo sforzo non è nelle braccia o nelle gambe, ma nel corpo in tutto il suo insieme. Non ci sono stacchi decisi, non c’è affanno o fretta, solo misura e ritmo.

Un giorno, su un tiro.
Arriva all’ultimo movimento, da cui poi moschettonare la catena. Una piccola esitazione, è solo una frazione di secondo, si concentra, lancia a quella che so essere una buona presa. Il lancio non è perfetto stavolta, tocca la presa ma non la tiene. Io butto le gambe in avanti, punto i piedi alla parete e so bene cosa mi aspetta, chiudo gli occhi un istante e riaprendoli mi trovo un metro e mezzo sopra terra, lui penzola un paio di metri sopra di me. Lo calo, mi sorride di sbieco, ormai entrambi conosciamo la dinamica della mia sicura attentissima, ma leggera. Diverse persone ci guardano, un po’ colpite. Noi ci sleghiamo in silenzio, sfilo la corda e mi preparo a partire. Non gli dico che mentre faceva quel passo, avevo percepito l’incertezza ed ero già pronta a tenerlo.

Ho visto tanta gente, anche molto forte, scalare. Ognuno ha il suo stile inconfondibile. Certe persone le potrei riconoscere da lontano anche senza vederne il volto, semplicemente guardandole salire.
Non mi era mai venuta voglia di spendere parole per uno stile d’arrampicata, non mi era mai nemmeno venuto in mente che potesse valerne la pena. Eppure mi sono resa conto che da qualche anno la mia ricerca è questa, e non solo salire di grado e chiudere i tiri: salire bene, fare una cosa bella, perchè se è bella è anche funzionale, in arrampicata è così, una salita bella è una salita “economica” per le proprie forze. (so di avere tantissima strada ancora da fare, tutta in salita). Mi piace guardare gli altri scalatori, e dai miei compagni di cordata ho sempre imparato qualche cosa: forse perchè io sono un’autodidatta, quel poco che so fare per lo più viene dall’osservazione, e poi dalla trasformazione, dall’ascolto di quel che sento mentre salgo. In fondo si ricercano, nella vita, le buone sensazioni: ecco, qui è lo stesso.