Archivio mensile:luglio 2013

Gita “sociale” al rifugio Bignami

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Non sembrava più possibile, ma ce l’abbiamo fatta! Da più di un anno si cerca di organizzare una gita in montagna tra colleghi, ma qualcosa l’ha sempre impedito. Doveva essere la val di Mello, poi la Val Malenco… niente.
Un mese fa decidiamo la data e decidiamo di andare “da Igor”, spassoso e misterioso personaggio, un alpinista dell’Est europeo (non sappiamo bene di dove) che da un paio di anni gestisce il rifugio Bignami in Val Malenco e il ristorante-albergo Fior di Roccia a Campo Franscia.
La gita capita a fagiolo nel fine settimana più caldo dell’anno…. si parte dopo campale giornata in negozio, e dopo un rapido panino “dalla Genny”, che gentilmente tiene aperto il baretto per aspettarci, con i panini già pronti. Io e Anna partiamo per Lecco, tante risate e musica a palla, al Bione troviamo Simone che ci carica sulla sua macchina. Ci raggiungono Filippo con Sara e Marco con Peppo a campo Franscia, dove salutiamo Igor che ci offre un genepy. Ultimo tratto in macchina e si parte alla luce delle frontali. Fa caldo anche qui, a 2000 metri! Io e Sara camminiamo in canottiera. Una stupenda mezzaluna sbuca dai monti, e a sorpresa dopo un’ora scarsa anche le luci del rifugio sbucano dagli alberi. Quasi l’una di notte. Ci aspetta una ragazza che conosco, leho sicuramente venduto delle scarpette e l’ho incontrata in palestra diverse volte. Ci tiene compagnia e ci offre una birra artigianale.
Poi via in camera, a nanna!
Sveglia con comodo, colazione come si deve. Simone e Anna ci lasciano per andare a scalare, noi altri 5 ad orario quasi vergognoso partiamo per un giro a piedi. Non abbiamo una meta particolare, io vorrei andare a vedere il grande seracco, prendiamo il sentiero, ci rendiamo conto che non è verosimile andadre sotto una forza della natura del genere, quindi andiamo verso un ameno laghetto, passando per un prato di fiori gialli e per una morena. Ambiente fantastico, gita relax, chiacchere e passo tranquillo. Tante fotografie. Una sosta al laghetto dove mangiamo i panini fatti preparare al rifugio. Poi io parto con Filippo e Sara per la forcella. Finita la morena perdiamo la traccia e ce la inventiamo, costeggiando una parete friabile e un paio di nevai. Quando vediamo gente che scende capiamo che dovevamo stare molto più bassi e salire da ultimo. Va bè, siamo alpinisti e ce la caveremo! Gente che ci incontra con l’aria del tutto merendera ci sconsiglia di proseguire poco attrezzati come siamo: siamo tutti e 3 in pantaloni corti, io e Filippo con scarpe da ginnastica, solo Sara ha i bastoncini e gli scarponi perchè soffre a una caviglia. Ci chiedono dove andiamo e Filippo risponde che non lo sappiamo e che non ci interessa, e veniamo un po’ diffidati dal continuare. Ridiamo tutti e 3, oggi facciamo i merenderos ma ovviamente in montagna ci sappiamo stare, Filippo più di tutti. In effetti sopra la neve è tanta e molle, non vale la pena di proseguire, quindi arriviamo poco sotto la forcella e ci fermiamo. Lasciamo scendere un gruppetto che è meglio avere sotto che sopra, e ci avviamo verso il rifugio.
“raccogliamo” Marco e Peppo, birretta insieme e scendiamo per il giro più lungo, sull’altro lato del lago. Bellissime cascate, stradina in piano. Assicuriamo Marco che ora non si sale più, lui è perplesso e anche io vedo che a un certo punto o si nuota nel lago o si sale. Ops….. si… no be dai…. beh… bello… si si…. si tira il fiato e si riparte. Coincidenza pura… passando costeggiando il lago troviamo Simone e Anna che si sono appena calati dalla via! Raccogliamo anche loro e arriviamo tutti insieme all’auto. Tutti belli rossi e contenti. Anna non è rossa perchè a ogni sosta si sarà messa la protezione 🙂 e non si può non prenderla in giro!

Cena finale, sento Danilo che è in zona con il camper, la moglie e i 2 cani: si uniscono alla nostra tavola per pizzoccheri e sciatt, una bella cenetta leggera. E poi coda, coda coda…. Apro la porta di casa alle 2:45.
Beh, un week end sicuramente diverso dal solito, con persone con le quali per lavoro si passa così tanto tempo insieme, che si diventa anche un po’ famiglia.

Grignetta: Sigaro via Colombo, Primo Magnaghi via Panzeri

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A volte aspettare fa bene. Queste due vie le volevo salire da un paio di anni, ma una volta fa troppo freddo, una volta non trovo un compagno di cordata interessato, un’altra volta vado per farle ma poi scalo con Gerry sulle sue vie….
E oggi finalmente è la giornata giusta, con il compagno giusto: il mio amico Gigi. Con cui ho sempre passato belle giornate in parete, con cui ora scalo poco perchè non abitiamo più vicini, ma ci sentiamo abbastanza spesso.
Ecco fatto…

Lui non scala da un po’ di tempo per una epicondilite, io sono stanchissima come sempre a luglio, che è un periodo lavorativo abbastanza infernale. In Grignetta si va e si torna comodamente, nonostante la quota abbastanza bassa non si patisce mai il caldo.
Sul raccordo Cermenati-Porta incontriamo Marco Anghileri che ci ricorda che nel pomeriggio è dato temporale e io mi ricordo che storicamente l’abbinata Sigaro-Magnaghi meridionale mi ha portato 2 grandinate che rimarranno a memoria imperitura, ma a Gigi non dico niente. Arriviamo all’attacco, una cordata è già sul secondo tiro di Gasomania e una sulla normale del Sigaro, a parte loro non c’è in giro nessuno per le pareti. Molti salgono il canalone Porta e la Cermenati è come al solito trafficata.
Con calma ci prepariamo e parto io. Cincischio un po’ sulla spaccata del primo tiro e poi ne esco. Dopo la spaccata inizio a sentire belle sensazioni, la “mia” roccia della Grignetta, la calma di una giornata stranamente deserta in questo gruppo.
Gigi ironizza sul secondo tiro cercando la fila di chiodi promessa dalla relazione, io so benissimo che non ne ha bisogno, ma mentalmente forse è un po’ scarico, come è normale dopo un periodo lungo senza arrampicare. Poi si diverte e me lo comunica, la roccia gli piace, la scalata pure.
Vado io. parto bene e mi areno al secondo chiodo, dopo aver capito che o ho sbagliato mano o la presa è girata al contrario, e dopo aver cercato di prendere un rovescio che mi si rompe in mano. Resting. Riparto e mi posiziono con la mano giusta, è comunque molto duro per me, non so spallare… vado avanti ma al resinato successivo mi tocca fermarmi ancora per mano sbagliata. uffa. riprovo, mi metto melgio e passo. Continuo poi bene fino in cima saltando la sosta intermedia come dice la relazione. Dopo il tettino è una goduria di maniglie e roccia perfetta, ruvida e piacevole sotto le mani.
Attrezzo la sosta su fittone e croce di vetta. La mia quarta volta qui sopra dopo Gasomania, Rizieri e Normale. Per completare il tutto ora resta la Cassin. La guardo bene, scendendo molto piano in doppia, non so se ci andrò mai, il secondo tiro dev’essere terribile e umido, il terzo no. Forse.

Torno con i piedi per terra. Beviamo e ripartiamo.
Il più comodo concatenamento delle Grigne: si scende con la famosa calata nel vuoto, e si riparte immedatamente dal punto di calata senza dover nemmeno ripassare le corde, tanto cadono bene direttamente dalla croce.
Tocca al Gigi, nel frattempo la cordata che era su Gasomania ha attaccato come noi la Panzeri, ma sono alla base del terzo tiro, nessun problema quindi (a parte il tizio che non riesce a passare dal passo chiave del terzo tiro, fessura e tetto).
Ho sempre guardato questa via con grande rispetto quando salivo il Sigaro: da lì si vede questo pilastro austero, verticale e strapiombante, ho sempre guardato con ammirazione le cordate che vedevo impegnate sulla via. Eccomi qua, tocca a me il tiro chiave. Tutto molto verticale con qualche variante in leggero strapiombo. Sono preparata in materia…. ho fiducia nella roccia della Grigna che conosco bene, spero sempre di trovarvi buone prese. Stavolta mi frega e proprio all’ultimo chiodo del tiro dopo il resinato mi tocca fermarmi per colpa di un perfido svaso che (ancora una volta) prendo con la mano che non vabene, perchè è orientato dall’altra parte. Gigi mi chiede ironicamente se voglio fare come quelli veri, calarmi e riprovare. Si si certo, perchè io sono di quelli veri!!! va là, va…. arrivo in sosta e lo recupero, poi parte lui sul bello e fisicissimo tiro successivo con fessura e tetto. Niente a vista nemmeno per lui e mi ricorda che allora lo devo fare io in libera. Ci riesco per orgoglio anche se mentre recupera la corda mentre salgo il tetto quasi mi fa cadere gli occhiali!!!!

scampato pericolo…
Ultimo tiro divertente, di quelli che ti fanno respirare e ti mettono in pace con l’intero mondo. Presa qua, maniglia là, piedi alti, su…. cercare la linea giusta e vedere che anche se è tanto tempo che non si scala su una via i passi vengono da soli, la linea si crea da sola e scalo solo con l’istinto. Non proteggo niente oltre il pochissimo che c’è già, non mi serve e non voglio spezzare il ritmo. E non voglio appesantire ulteriormente le corde!
Lasciamo perdere l’ultimo facile tiro per la vetta, così possiamo calarci alla base con due doppie lunghe. Fatta la prima il nodo si incastra quasi subito. Proviamo a spostare la corda e lui è sempre maledettamente incastrato. Più volte. Stiamo per fare pari o dispari per chi deve risalire il tiro di 50 metri e sistemare la corda, ma facciamo un ultimo tentativo, che per fortuna è quello buono.
Calata nel vuoto, ritorno alla base, sete.

Belle vie, ottima roccia…

Con poca convinzione propongo un giro su Gasomania, mi piacerebbe rifarla facendo stavolta i tiri dispari. Gigi non ha molta voglia, io sento le palpebre un po’ pesanti. La guardiamo, capisco che la fessura fa paura ma si può passare in altro modo. Alla fine non la saliamo, con un po’ di dispiacere ma considerando che forse fatto il primo tiro ci verrebbe voglia di scendere.
Ci trasciniamo sulla Cermenati, si chiacchera, io ho imparato a non guardare troppo il parcheggio perchè sembra sempre lontanissimo. Invece il bosco arriva velocemente, il fresco di quel sottobosco pieno di aghi di pino. Resinelli affollatissimi ma ci ritagliamo un angolo per la birretta rituale, prima di tuffarci nel caldo della pianura, e delle rispettive code per il rientro a casa.

La scalatrice del Pomeriggio

Planetmountain.com

Ringrazio Ivan Guerini per avermi invitata a scrivere questo articolo e Vinicio per averlo pubblicato.
La mia prima pubblicazione “vera” di montagna, che mi ha dato l’occasione di riflettere più a fondo sulla mia arrampicata e sul mondo che frequento da qualche anno.
Non un racconto, ma una raccolta di pensieri, non il solito stile di blog scritto “a caldo”, una cosa nuova per me.

Falesia di Onore

Sentivo parlare da tanto tempo di questa falesia nell’ambiente della palestra, come posto allenante, non bello ma con tiri assolutamente da fare. Una sera in palestra Chiara mi chiede se voglio andare con lei, che sta provando Occhio Pinocchio, un 7a, e le dico di sì volentieri, nel frattempo mi organizzo anche con una ragazza che scrive su Planetmountain, Vertigo, che è tornata da poco a Milano e non ha soci per scalare. La invito con me, come un tempo io ero stata accolta più o meno allo stesso modo a Rovato: il forum è un bel modo per trovare compagni quando si è stranieri da qualche parte, anche a casa propria.
Siamo io Chiara, Vertigo, Tebaldi. All’ultimo dà conferma anche il Clod, che non vedo da diverso tempo. Sono quindi pronta a prendermi della fokozzona, visto che sono meno allenata di quando di tanto in tanto si scalava insieme.
Ci si trova e c’è anche un suo amico, Granze. Per giri di forum e vita reale Vertigo e Granze si conoscono. Il mondo arrampicatorio è sempre piccolo…
Orario da falesisti: dormo fino alle 8:10!!!! che bello ogni tanto, ne avevo bisogno.

Tra traffico, sosta colazione e difficile reperimento del sentiero (urge telefonata a guida alpina che ci spieghi bene la traccia da prendere), parto per il primo tiro intorno a mezzogiorno.
La falesia, di conglomerato, è composta di un settore a sinistra da leggermente a molto strapiombante. A destra una grotta con un vero e proprio soffitto orizzontale e uscite in placca strapiombante. Lo trovo repulsivo mentre al tebaldi si illuminano gli occhi. Rinvii fissi pendolano come pipistrelli da questo soffitto dalla roccia polverosa. Una impalcatura da muratore è posta a sinistra della grotta, serve perchè stanno chiodando un nuovo tiro, e questo è il modo più comodo per farlo.

Io e Vertigo veniamo istruite sui tiri da Chiara e Clod che sono già stati qui, e timidamente approcciamo il tiro più facile (5a!) vista la roccia così diversa da quella conosciuta. Io non ho nessuna velleità visto il periodo un po’ così.
Invece la roccia è bruttina a vedersi, ma molto divertente da scalare, a parte alcuni buchi pieni di melmetta fastidiosa. Un paio di 6a-6a+, mi vengono a vista e mi sento meglio rispetto alle ultime uscite. Proviamo un 6b+ dove però alcuni buchi sono melmosi e bisogna saltarli e quindi allungarsi di più. Mi ci vogliono 3 giri per chiuderlo. Ma lo chiudo!
Chiara intanto dopo un volo con corda in mano riesce a chiudere Occhio Pinocchio e leva via tutti i rinvii. Clod, Tebaldi e Granze intanto scalano su tiri che non vado nemmeno a vedere… non sono attratta dal soffitto.
Non so cosa fare, un 6c bagnato , un 6c+ dall’aria impossibile. Clod mi invita a provare Occhio Pinocchio. Lo guardo come a dire: ma lo sai con chi stai parlando?? io??? si dai provalo, vedrai che ti provi i passi e arrivi su. si però la Chiara ha tolto i rinvii…. ma dai… vabbè ok. Il motivatore ufficiale serve per questo. Vertigo mi assicura e Clod mi segue. Con uno così alla base che ti spiega come fare è impossibile dire “non me la sento torno giù”. Ci penso un po’ di volte prima di riuscire a mettere un rinvio da una tacca bruttina. Un bel runout finale, tacche non male ma melmose, e arrivo disperatamente in catena.
Sono contenta, non sono abituata a provare questi tiri… i movimenti li ho fatti tutti senza barare.
Lo riprovo dopo aver riposato bene, anche se ho le braccia davvero stanche e non ho continuità. Rinvio l’ultimo, ora è più facile ma mi si aprono le mani! Ultima presa, dai poi c’è l’albero da abbracciare. Le mani non tengono più! Sento che se le muovo non terranno la presa dopo. Da sotto fanno il tifo.
Oh…. mi mollo eh! dai dai vola!!! si però prima ci piazzo una negativa e scendo qualche cm, almeno a vedere lo spit che sta mezzo metro sotto i piedi. Controllo tutto… ahhhhhh!!!!!! (urlo alla Ondra). Sono salva e penzolante nel vuoto.
Tocca alla Chiara un altro giro, lo chiude ancora, brava!!

Si torna e ci si ferma in pizzeria, il Clod oltre ad avere la mappa di tutti i tiri dal 7a in su in Lombardia ha anche la mappa di tutti i posti post falesia e non delude mai. Ci sediamo fuori in un posto molto ameno, vista sulla valle, ultimo sole, ottima pizza. Coda serale non del tutto evitata…

Sono contenta anche della conoscenza fatta con Vertigo. Come Nic dice di me che sono una guerriera, io dico di lei che è davvero tosta. Sorriso solare, passato difficile, ma sempre pronta al sorriso e alla battuta.
Alla prossima!

Orrido di Foresto

Conoscevo questo posto da tanti anni per la fama della ferrata, che però non ho mai fatto.
Il week end comincia male: in giro non si parla che di saldi, la gente aspetta quelli per fare le spese, ed ecco, tutti in giro a far compere! La giornata in negozio è massacrante, fortunatamente non ho programmi impegnativi per la domenica, perchè non sarei in grado di rispettarli.
DOmenica danno brutto, chi può è via per 2 giorni, altri non fanno niente… e c’è chi aspetta la domenica per vedere un quadrato di cielo senza palazzi intorno e di avere un po’ di roccia davanti al naso.
Siamo in mezzo accordo con Nicola… e tra preparazione della cena e passaggio aspirapolvere (sabato sera!) ci mettiamo d’accordo. Con molti ostacoli da parte del sito delle ferrovie che migliorando la grafica hanno peggiorato il servizio riesco persino a trovare un treno per Torino la mattina presto.
Infilo il necessaire nello zaino finisco le mestieranze e ciao mondo, oggi è finita.

Prendo il motorino e vado in Centrale, che ora è un grosso centro commerciale da cui partono anche i treni. Mi spiace per i poveri commessi che sono già al lavoro alle 7:50. Mi sento quasi fortunata…

torino Porta Susa. Nicola, finalmente rivedo Eloisa che sta ricominciando a scalare, e Simone che già avevo incontrato a Finale. Mi portano all’Orrido di Foresto, di cui a parte la ferrata non so niente. E’ bello scoprire le cose poco a poco…. La val di Susa è un altro di quei posti dove un climber dovrebbe andare. Noi del centro-est spesso dimentichiamo che tanta storia dell’arrampicata sportiva è stata fatta qui, quando ancora non si sapeva dove finiva l’alpinismo e dove cominciava il free climbing, quando si sognava il Capitan ma ci si “accontentava” del Sergent, quando si diceva qualcosa di nuovo al mondo del verticale. Venivano anche qui, l’ho letto in Rock Story che ho letto e poi regalato a Danilo che ci teneva.

Ecco, questa è Foresto: una gola ventosa e fresca, dove oggi si sta benissimo a dispetto sia del caldo che c’è fuori che del maltempo previsto (che poi ci ha risparmiati).
Escursionisti che passano guardano quelli che “si arrampicano fino là”.
Io so che passerò la giornata che voglio passare: tra amici. In un momento in cui io e l’arrampicata purtroppo non andiamo troppo d’accordo, o meglio, io sento di scalare molto bene, meglio di pochi mesi fa, ma la testa ha fatto click, soffro di tremende e ingiustificate paure. E’ bello essere tra amici che non giudicano, che ti capiscono e ti lasciano fare quel che ti senti fin dove ti senti, è bello sapere che c’è Nic che può fare da “scopa” ed Eloisa con cui riusciamo a chiaccherare un po’, condividendo un po’ le stesse paure: lei, che era davvero forte, dopo la nascita di Rebecca ha quasi smesso di scalare, sta ricominciando, ed è normale che per lei sia così. Simone ci crede nella scalata, ha ancora poca esperienza ed è già bravissimo considerato il breve apprendistato, so che ora scala tranquillo sul 6c. Ci raggiunge anche Ugo, Vigorone sul forum, che già conoscevo da un incontro finalese di anni fa.

Incontro con un tiro “Galante”. Scelgo io l’ultimo tiro da provare nella giornata, dato 6b. La scelta è tra due, ma quello a destra mi attira per il nome (Danilo Galante è una firma!) e per i chiodi: se li hanno lasciati significa che il tiro ha un grande valore storico. E’ così. Tiro meraviglioso, proprio una bella scoperta. Peccato sia troppo duro, non 6b, oppure 6b molto unto, non so. Nè io nè Simone passiamo da primi, Nic ovviamente passa a vista ed Eloisa passa da seconda appendendosi.
Grande rispetto per i ragazzi di 40 anni fa.

Sono contenta di essermi trovata al cospetto della storia: niente regali, anzi. Ma trovo sempre affascinante scalare dove altre generazioni si sono confrontate, dove i tiri non sono semplici linee di spit ma hanno linee e movimenti da raccontare, da suggerire.

Mi riaccompagnano in stazione, ricerca disperata di un genere di conforto da portarmi in treno, niente, Susa è un “non luogo dello spirito”, una stazione fantasma: nuovissima e fighissima, con unico bar raggiungibile dopo un saliscendi di due passerelle mobili. Compro un panino gommoso e semivuoto per la cifra di un furto legalizzato, saluto tutti e corro al binario un po’ trafelata.
Niente foto…. non ho pensato di portare la fotocamera ed è un peccato, il posto meritava qualche scatto. Ma tanto si torna! (rigorosamente in estate!!)