Archivio mensile:ottobre 2013

Riflessioni su un anno diverso

IMG_0014Nella vita si cambia. Restiamo le stesse persone di sempre ma si cresce, si fa esperienze, la vita ci scorre addosso e non possiamo sempre scegliere del tutto quello che vogliamo fare. Scegliamo entro il raggio di azione che ci è consentito.
Negli ultimi due anni la mia vita è cambiata parecchio, a partire dal fatto che il mio week end si è ridotto a una sola giornata, e nel tempo mi sono resa conto che non mi è più possibile dedicarmi come vorrei all’alpinismo su roccia.
Che significa tante cose: avere tempo, a volte (soprattutto in estate, la migliore stagione per tutto) avere 2 giorni per potersi spostare o salire di quota. Avere un compagno fisso: le vie più impegnative non si improvvisano con chi si trova, ma si sognano, si organizzano e si realizzano con un vero compagno di cordata.
Insomma, tanti aspetti che ora mi mancano, ma che non voglio considerare una perdita.
Ho trovato un bel gruppo in palestra.
Ho conosciuto tante persone che come me hanno solo la domenica libera.
Ho voglia più di compagnia che di isolamento in parete.
Ho voglia di difficoltà, di mettermi alla prova, di superare barriere diverse… è quasi un bisogno, so bene da cosa nasce, è sicuramente molto complesso, ma la maturità mi ha portato alla consapevolezza e all’accettazione di questi fattori.

Il mio 2013 arrampicatorio è stato segnato dalla scoperta dell’arrampicata sportiva.
Che non è l’andare in falesia quando fa troppo incerto per una via, o perchè non si ha voglia di una parete. Ma per la scelta di dedicare energie e tempo a salire 20-30 metri di roccia, superando difficoltà sempre maggiori.
IL mio background, la mia formazione alipnistica sono molto lontani da tutto questo, ma ho trovato terreno fertile in palestra. Ho detto, perchè no? Prendiamo il meglio di quello che le difficoltà della vita mi pongono davanti…
E mi si è aperto un mondo. Ho scoperto un approccio tutto nuovo all’arrampicata, troppo spesso bollato come “fissazione”, o come pigrizia per le vie, come se l’arrampicata sportiva fosse una figlia illegittima dell’alpinismo.
Quando un amico molto forte qualche mese fa mi disse: io non faccio vie perchè ci metto già tutta la testa per chiudere i miei tiri, allora non capii. Era l’inizio. la lunga stagione invernale-primaverile di quest’anno è stata un disastro meteorologico, anche volendo, le domeniche di brutto tempo sono state così tante che dare una continuità all’attività alpinistica su roccia non era possibile… e il tempo l’ho messo a frutto così: in pratica sono “andata a scuola”, le lunghe domeniche al Rockspot hanno cementato un bel gruppetto, tutti arrampicatori sporitvi, tranne me, che vengo spesso presa in giro o considerata come una nuova leva, che forse chissò….
Da parte mia ho scoperto prima di tutto che c’è sempre da imparare, basta aprire occhi e orecchie senza fossilizzarsi sul proprio passato. Poi ho scoperto che è divertente, si, l adifficoltà è divertente! Frustrante quando non si riesce, galvanizzante quando la si supera. Ho scoperto che occorrono non solo forza e resistenza, ma anche occhio, precisione, fiducia nei propri mezzi e negli appigli sempre più piccoli che ci vengono offerti. Come dice il mio amico Nicola, prima o poi la zanka arriva sempre! come vedo fare dal Clod, è tutta questione di equilibrio. Come fa e traccia Mirko, “nel dubbio lancia”. E questa per me è la cosa più difficle.

Insomma ho guardato i più forti, analizzato la loro scalata, scelto quella che mi piace di più e cerco piano piano di farla mia.
Quest’anno lo considero un viaggio: viaggio in un mondo per me nuovo… molto diverso da quello che ho sempre vissuto in montagna, ma altrettanto affascinante e complesso per motivi diversi.
La conclusione è sempre la stessa: arrampicare è meraviglioso, divertente, stimolante. Arrampicare fa bene dentro e fuori. Fa bene farlo fuori e se non si può lo si fa dentro.

Predore, settore vecchio – una sorpresa!

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Quarto week end di brutto tempo consecutivo…. se i primi due mi sono arresa a scalare in palestra, ora sono motivata a cercare il modo di andare fuori, non posso sopportare l’idea che sia già inverno, i mesi freddi devono ancora arrivare, e un modo per passare una giornata ad arrampicare all’aperto ci deve essere!
La scorsa domenica ho convinto qualche irriducibile come me a tornare a Villa d’Almè, dove abbiamo scalato tutto il giorno sotto gli strapiombi, mentre a 5 metri da noi diluviava. Eravamo tutti contenti.

La settimana di brutto tempo mette tristezza. Tutti o quasi vanno a Finale e mi organizzo per andarci anche io. Sabato le previsioni sembrano migliorare e nella mia ormai consueta tappa in palestra mentre torno dal lavoro per sentire i programmi, mi metto d’accordo con Chiara e Jerry: domani Cividate. Noi tre più Claudio. che però gufa da un sms: se domani danno coperto io vado in palestra. w la positività.
La mattina è coperto. Alè. Jerry molla il colpo pure lui. Restiamo io e Chiara, ci sentiamo, siamo indecise. Cividate è fuori discussione, mi spiace molto non tornare in questo posto a me caro, ma ne tiro fuori un altro: andiamo a Predore! Detto fatto. Cecco ceh è già là con il corso ci dice che vale la pena tentare. Tentiamo.
Da Finale mi arrivano messaggi che là si scala in maglietta, noi siamo sotto un cielo plumbeo ma asciutto. Troviamo Cecco con i corsisti al settore vecchio, decidiamo di fermarci lì e fare qualche tiro, poi vediamo se spostarci al settore alto. Un corso di speleologia è alle prese con una lezione sulle manovre, anzi no: mezzo corso è impegnato con questo, l’altra metà a preparare salamelle appena sotto di noi, spianata di bottiglie e di carne, nuvole di fumo…. soprassediamo.

Iniziamo a scalare, un tiro scorbutico in fessura ci mette alla prova. Unto e scorbutico.
Poi Rossana, la classicona del settore vecchio. Scendendo dal primo tiro abbiamo piazzato i rinvii su un tiro che sembra molto bello, L’attimo fuggente, 7a. L’attimo fuggente è forse il mio film preferito, questo tiro in placca verticale molto tecnico mi è simpatico.
Lo guardiamo dal basso e capiamo che dal secondo al terzo rinvio sarà difficile capire da che parte andare e sarà una bella lotta con la forza di gravità. Va Chiara. Niente segni di magnesite, si deve districare in questo rebus di buchetti incomprensibili… vola tra il secondo e terzo rinvio. Riprende subito giusta, continua, studia e si ferma in uscita su una presa buona, non so come faccia a tenersi per così tanto tempo, io avrei già detto “blocca” almeno 2 volte!!! Invece continua fino in cima. Peccato per il volo, sarà al prossimo giro. Tocca a me, Cecco si stacca dai corsisti ed entrambi mi invitano a crederci, ma io non ci credo per niente.
In previsione di starci un bel po’ di tempo calzo le scarpette più comode che ho portato, le mie fide Vapor, comprate per le vie. Parto e vado. Forse ha ragione il Frigio quando mi dice che sui tiri duri cambio marcia: sento buone sensazioni, equilibrio, il fisico mobile e sciolto…. passo il punto dove Chiara era volata, certo i segni di magnesite sui buchi aiutano un po’. Sento Cecco che mi dice “dai continua a scalare!”. Continuo. Buco per le dita, sistemo, piede alto, lo carico. Concentrata su quello che sto facendo anzichè stare a fare i calcoli di quello che potrebbe succedere se volassi, calcoli che mi hanno sempre frenata parecchio.
Questa via è stupenda… basta stare su. I piedi. Amo le mie Vapor, grandine ma adatte davvero a tutto. Arrivo quasi alla fine, la via si impenna e le prese sono grosse, ma untissime. Ultima rinviata, prima riposo, penso, posiziono bene i piedi. Rinvio, da qui ancora 2 metri alla catena, su prese ottime, molto facile. Da sotto sento “brava”, ma mente faccio un passo in tranquillità scivola un piede…. la mano tiene saldamente la presa, orgoglio salvo! Ed è finita.
A sorpresa, inaspettato e nemmeno tanto deisiderato è arrivato. 7a flash. terzo 7a di quest’anno (uno lavorato, uno a vista e questo, flash) che a livello sportivo ha superato di gran lunga le mie aspettative (mi sarei accontentata di chiudere un 6c in giornata).
E chi se l’aspettava….

Poi tocca a Chiara, ora più decisa, e lo chiude anche lei. Ma per lei non è affatto una novità, è la mia socia forte, quella che guardo sempre perchè sembra non aver mai paura di nulla. Giovane e brava. Determinatissima, ambiziosa come una giovane sportiva è giusto che sia, ma non è da tutti. Sono contenta di aver passato questa giornata con lei, spero che ce ne saranno altre.

Madonna della Rota, nuovi giardini

Ero stata una settimana fa alla Madonna della Rota, non ci tornavo da oltre due anni. Avevo passato una bella giornata con ottime soddisfazioni (Ho una ragnatela nel posto sbagliato, 6c+, al secondo giro), e mi ero data un progettino, avevo deciso che prima di “smettere di esistere” durante il periodo natalizio, sarei tornata per Nuovi Giardini, 7a.

E’ la prima volta che ho davvero un progetto mio. mi si presenta l’occasione quando prendo 2 giorni di ferie, e casualmente entra in negozio Frigio, conosciuto in palestra, ormai mio affezionato cliente e amico. Gliela butto lì e accetta subito. Gli spiego del progetto e lui è felice di accompagnarmi. wow….

Come al solito non mi faccio alcuna aspettativa: non vado “per chiudere il tiro” ma per vedere com’è, non lo conosco, mi è solo stato raccomandato. Mi piacerebbe chiuderlo in giornata, perchè poi chissà quando ricapito da queste parti… ma poi chissà se sono all’altezza…

Giornata da periodo dei Morti con un mese di anticipo. Nebbia, nuvole, umido come se piovesse. Bar chiuso. Questo un climber serio non lo può sopportare…. arriviamo fino a Zone e alle 10:00 siamo gli unici clienti a chiedere un caffè e brioche: gli altri sono già al Campari. Livello. Le brioche sono finite e ci arriva in cambio una fettona di crostata con burro al 70%. ottima. Livello anche qui.
Arriviamo alla Rota e non c’è nessuno, Frigio se ne meraviglia, lui è abituato che a Lecco in qualsiasi falesia si vada in qualsiasi giorno c’è gente. Qui no. i Bresciani evidentemente lavorano di più, azzarda lui; no, è che oggi c’è un tempo di merda, concludo io.

Riscaldo su Girolimoni, 6a “robusto”.
Altro riscaldo su A la moda del muntagnì, un bellissimo tiro, 6b. Mi ricordo che “ai tempi” lo scalavo a fatica e solo da seconda. Riesco comunque a sbagliare l’uscita…. mi do insufficiente in lettura della roccia.
Ora di provare il tiro. Non so neanche bene quale sia… una scritta sbiadita alla base lo indica. Parto per mettere i rinvii. Il mio metodo di provare è andare sempre a vista fin dove riesco, poi mi fermo e studio.
Partenza scivolosa, che il tempo di oggi di certo non rende più simpatica. Però passo! Sezione più facile per arrivare alla cengia, divertente. Riposo e guardo, guardo e riposo, si possono anche staccare le mani. Magnesite sulle mani, riposo ancora, guardo bene almeno le prese chiave e cerco di capire la dinamica… poi chissà, una volta che ci arrivi sono sempre diverse da come le vedi sotto. Della parte finale capisco niente, è ancora troppo lontana. Vedremo una volta là, sempre che ci arrivi.

Riparto e cambio marcia. Non ho mai scalato così concentrata, mi posiziono, correggo le posizioni sbagliate cercando sempre il massimo equilibrio: alla Rota i piedi sono fondamentali, perchè le tacche non sono sempre così nette. La magnesite sulle prese aiuta a vedere da sotto dove devi andare. Frigio comincia a incitare… dai dai che sei fuori! (penso, ma fuori dove, qui è sempre più difficile!!!). Ma quando senti il tifo da sotto senti una forza che cresce….

Guardo poco più su: manca solo uno spit e la catena! Sono incredula, penso il meno possibile all’eventualità di riuscire, se no mi emoziono. Sangue freddo, mani salde. Sono a rischio volo e non me ne curo. Un movimento di destra dinamico… presa! ultimo rinvio. Mi si aprono le mani e sto sbagliando i piedi. Riesco a correggerli, la presa è buona e riesco a “sghisare” un braccio dopo l’altro, il sangue scorre caldo, lo sento arrivare alle estremità. via, 2 movimenti e mi esce un urlo di fatica…. ottima presa a sinistra della catena, rinvio incredula. Ho scalato in modo animalesco e cattivo gli ultimi metri, e ci sono riuscita! Frigio mi tiene così, attaccata alla catena fino a che mi rendo conto che ho chiuso il mio secondo 7a della carriera, e a vista.

Mi godo questo momento di felicità, mi stringe la mano ed è felice anche lui. Come sono felice io quando assicuro i miei compagni e chiudono i tiri.
Sono svuotata… è solo mezzogiorno e da un certo punto di vista la giornata mi sembra conclusa qui, ho datto davvero tutto. E ho capito tante cose in questi 20 minuti: ho capito cosa può fare la concentrazione, la testa libera, la determinazione, che qui mi sono stati indispensabili tanto quanto l’allenamento tecnico e fisico.

Non so se capiterà ancora, almeno a breve, un momento di grazia come questo. Sono cose che non arrivano facilmente, ma almeno ora so cosa cercare!