Archivio mensile:novembre 2013

Terra di Mezzo, fine dei lavori

E’ arrivata. L’ultima domenica libera fino al Natale… l’aspettavo al varco, aspettavo questo momento che inesorabilmente sarebbe arrivato, insieme al primo vero freddo.
Ed eccoci qui.
Solite telefonate, preparativi, aspettative, infine si decide di andare alla Terra di Mezzo io Chiara, Cecco e Marcello. Sabato giornata spettacolare di sole tiepido, domenica dovrebbe essere quasi uguale. Ma c’è il quasi a darci fastidio e a mettersi tra noi e il sole. Morale della favola: oggi fa freddo ed è tutto grigio, e la falesia è piena di poveri disperati in cerca di roccia tiepida: bresciani, milanesi e parmensi, sparsi un po’ su tutte le stupende linee di questa falesia (di cui non dico nulla, perchè nulla è in rete).
Dico solo che è una falesia stupenda: posizione panoramica con vista lago laterale. Esposizione a sud, 38 metri di fascia rocciosa verticale su roccia perfetta, arancio con alcune fasce nere, una 30ina di tiri di cui alcuni divisi in 2 da una catena intermedia, prima che cambi consistentemente la difficoltà. Posto incantevole, davvero. Ci sono già stata in una brutta gionrata (non cos’ fredda) e avevo scalato un 6c e un 7a a vista, provato un 7b che oggi avrei voluto portarmi a casa da impacchettare sotto l’albero di Natale….

Io e Chiar però facciamo finta di essere motivate, in realtà il freddo e il grigio ci tolgono energia e forza, la mente è troppo occupata a pensare al male alle mani e ai piedi procurato dal freddo pungente per lasciar libero il corpo di muoversi.
Si scalicchia, si porta su la corda, si portano su le gambe in qualche modo, ma non di più. Oggi va così. Cecco invece sembra non subire questo clima da tundra, agile e leggero come al solito si porta a casa un bel tiro. Io e Chiara sorseggiamo tè e guardiamo ammirate le ragazze parmensi, ci lasciano di stucco per l’agilità e la determinazione.

Per me oggi finisce un anno importante. Apparentemente inutile, interiormente indimenticabile. Sono successe tante piccolissime cose, tanto piccole che all’esterno potrebbe parere un anno buttato, proprio come un anno vissuto in una terra di mezzo, in un’isola che non c’è. Invece niente nella vita succede per caso, o, meno poeticamente, tutto fa brodo. Ora, come diciamo sempre io e Anna, noi “smettiamo di esistere”. Ci saranno ancora momenti di vera vita, ma fino a Natale sarà tutto più duro, più difficile e faticoso. Quel che viene viene, per quel che ci potremo permettere di viverlo.

Un piccolo bilancio dell’anno a livello di scalata. Oggi sono demoralizzata, ho arrampicato male, bloccata da paura e freddo, come un sacco inutile appeso ad una corda. Come se pesassi 100 kili. E come mi ha detto Cecco: cancella questa giornata dal punto di vista sportivo. Rimane un anno di grande crescita, dentro e fuori.
Faremo altri viaggi nella Terra di Mezzo, e farò pace con questo luogo così magico e pacifico, che merita di essere visto con tempo migliore e di essere scalato con il sorriso.

Finale, Bric Scimarco

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Prima discesa autunno-invernale a Scimarco, dopo la trasferta con Carlo a inizio maggio.
Condizioni: tempo brutto da noi, cosa si fa cosa non si fa…. dovremmo essere una bella carovana, ma tra una vittima di un virus stagionale e altri che decidono per altri posti, siamo io Chiara e Cecco, diretti a Scimarco, una falesia per me nuova.
Io sono in condizioni pietose da una settimana di allenamento e di troppo poco sonno, Chiara anche lei stanca dall’allenamento (stesso mio, la famigerata “tabella del Clod”). Venerdi dovevamo fare 9 tiri e al sesto, iniziando a cadere sui 6b, abbiamo ceduto alla tentazione di una birra al pub…

Però Finale è Finale e non si può non parlare di quando si attraversano le gallerie del Turchino e si inizia a vedere il mare, si passa il casello, ci si ferma alla Scaletta e immancabilmente si trova qualcuno da salutare…. ci si avvia verso la falesia e il contrasto del verde scuro della vegetazione con la roccia chiara-arancione ti scalda l’anima, questa sensazione di tranquillità e di vita serena pervade, non c’è niente da fare. Finale è questo. Tornare ogni qualche mese in un posto lontano dove però ormai, visto che ci vieni da anni, è una tappa fissa, Finale una specie di rituale per noi padani in cerca di sole tiepido e in fuga dal nostro grigio umido.

Bric Scimarco. Cecco ama come me e Chiara l’arrampicata tecnica verticale, sono certa che Scimarco mi piacerà. Oggi si scala a vista: quel che viene viene, altrimenti si passa ad altro. Lui ha chiuso recentemente un suo progetto, noi ci siamo date da fare, e oggi è ora di fare metri su tiri mai visti, in una falesia così bella che sarebbe un peccato incapponirsi su 30 metri quando ci sono così tante linee una più bella dell’altra!

Ci scaldiamo su un 6a. Poi via con i bellissimi e lunghissimi tiri:
Dita da cane, 6c
Cengia allegra, 7a
Festa del lavoro, 7a
Oltre Mitica, 6c+ (38 metri!)

Di questi chiudo solo Dita da Cane. Sulla storica e bellissima Cengia allegra mi tocca un resting perchè non vedo un buco…. peccato, un altro giro e l’avrei chiuso, ma oggi appunto si gioca a vista. Brava Chiara che passa!
Festa del lavoro è un calvario per entrambe, è più faticoso per noi piccole. La famigerata tabella del Clod echeggia per tutta la valle, probabilmente l’ira si sente anche dal Pianarella, dove ci rispondono voci come “molla tutto, recupera, parti”.Tipiche voci da climber su vie di più tiri. Bellissimo PIanarella arancione visto da qui. Mano a mano che passano le ore i colori si tingono di rosso e vorrei avere la fotocamera in sosta quando guardo il mare calmo, i 3 frati e tutta la vallata con i colori di un bel tardo pomeriggio invernale.
Nicola, che oggi è a scalare qui vicino allo Specchio, mi ha raccomandato di salire Oltre MItica: il tiro più lungo della falesia (unione di mitica e di 20 metri sopra). totale fanno 6c+ anche se la sezione impegnativa è il robustissimo 6c del primo tiro. Infatti è resting. Non ho più le mani che stringono le prese e solo con l’equilibrio dei piedi non mi fido a fare il passo per poi rinviare. Con esperta manovra rinvio lo “slungo” e poi faccio il passo, non difficile ma delicato e di decisione. poi su, fino in cima, un lungo viaggio tra buchi, lame, gocce per i piedi, traverso verso destra… bellissimo.

Nel frattempo oggi abbiamo fatto conoscenza con simpatici e piuttosto noti personaggi lecchesi, abbiamo chiaccherato e ci siamo scambiati opinioni sui tiri. La Suzzy, il cane di Chiara, è stata con noi tenerona e coccolosissima, a prendersi i complimenti di tutti gli arrampicatori. Noi abbiamo riso, ci siamo arrabbiate per non aver chiuso i tiri, Cecco ha chiuso vecchissimi conti in sospeso che ora passeggia con il suo solito aplomb e il suo sorriso sotto i baffi.
E la tabella del Clod ci aspetta per un’altra settimana, perchè (frase del giorno): l’allenamento è come un investimento, bisogna crederci. E un giorno la ghisa diventerà oro.

E Finale ci aspetta ancora, l’inverno deve ancora iniziare.