Archivio mensile:marzo 2014

Caionvico e i conti in sospeso

Ho iniziato a scalare circa 6 anni fa quando abitavo a Rovato e Caionvico è stato il mio punto di riferimento: lì ho fatto il mio primo 5c da prima, Carla OnSight. Credo che sia stato così per tantissimi scalatori bresciani. Così come Mister Manetta il primo 6a, così come quattro parole con il gruppetto di pensionati che di quel posto conosce anche i singoli sassi per terra. Caionvico è il must dell’arrampicatore medio-principiante bresciano, che nasconde però piccole insidie anche per quello evoluto.

Oggi non ero in assetto “da progetto”. davanti a una pizza tra amiche, ieri sera al telefono con Lorenzo decido al volo di boicottare la giornata con tutto il gruppone alla Rota e di unirmi a lui per una rimpatriata a Caio. Cara e vecchia Caio… la Cri decide anche lei che non è in assetto da project e viene con me.

Arrivare in falesia e mettere l’imbrago dopo un quarto d’ora perchè nel frattempo incontri diverse persone da salutare… poi fai un giro sotto la parete e fai mente locale, quanto tempo passato qui! Quella partenza difficile, quello strapiombo finale di Aperitivo che sembrava così duro, la placconata sulla destra dove non avevi mai coraggio di scalare. Oggi ho in mente vari tiri. Vipera, un 6b bello robusto: mai chiuso. Oggi è il mio secondo tiro. Mi ricordo che mi avevano spiegato come passare e via…
La Lamona. 6b+ arcigno, non mi piace ma decido di provarlo. Sandro lo scala e mi lascia i rinvii. La Cri lo chiude al secondo giro. Io lo provo ma mi arrendo: non mi piace, quella tacca è troppo dolorosa….
Torno su Technicolor, sulla sinistra. Un tiro che mi aveva attratta e ingannata 3 anni fa, ma al terzo spit ero scesa, non capivo niente di quella placca chiarissima a tacche inesistenti. Equilibrio, piedi, decisione. Lo chiudo subito e ne sono contenta, come se avessi portato a casa chissà che tiro. Un 6c considerato duro, niente di sconvolgente, ma sono quelle piccole soddisfazioni, come togliersi dei sassolini dalle scarpe.

Altro conto: Canyonvic. Bel tiro, una volta era un 6b di riferimento, ora è dato 6b+. In ogni caso bello e non banale, con spostamenti su una canna, atletico e tutto da scoprire. Altro conto chiuso.
poi provo di fianco Rockstar, bello e complesso, 6c. Da capire, resta per la prossima volta, oggi abbiamo finito le forze!

Meritava questa giornata, tante chiacchere con Lorenzo, rivedere i vecchi posti e apprezzare l’ambiente così tranquillo, salutare conoscenti. In ricordo dei vecchi tempi e delle origini.

E…state a Erna!

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il titolo di questo post mi è venuto in mente a fine giornata, guardandomi i polpastrelli viola e sentendo la pelle dei piedi pungere dopo aver tolto le scarpette. 16 marzo. ufficialmente è ancora inverno…
Penso a quando dopo cena scriverò sul blog e penso a un titolo adeguato alla giornata estiva passata in falesia a Erna. Mi viene in mente il classico e logoro slogan che riempie migliaia di volantini di luoghi che turistici che propongono il loro migliore programma per intrattenere gli ospiti che vagano con il gelato in mano sui lungolaghi o tra vicoli storici. Immancabilmente la fantasia degli autori cade (o s-cade) nel poco originale e ormai usurato gioco di parole e…..state.
La gente dovrebbe trovarlo carino. Invece lo trova scontato peggio dei 3×2.

E’ da metà settimana che se penso alla mia domenica arrampicatoria mi vedo a Erna, non so perchè. Poi penso che ci sono stata esattamente un anno fa, in questa falesia immancabile del lecchese. Tutto il solito gruppo andrà a Predore, io sento Stefano, un vecchio amico da poco ritrovato per caso a Pero, e mi organizzo per andare a tirare le piccole tacche grigie di Erna.
All’ultimo mi chiama la Cri e mi dice che verrà anche lei, che lascerà il Gerry sugli strapiombi di Predore e verrà con noi.
Ritrovo alle Pigne (ananas, carciofi, fate voi). Colazione alla lussiosa pasticceria che ormai è il bar di livello degli scalatori che vengono risalendo dalla SS36, con le cameriere vestite bene che non credo capiscano cosa facciano questi clienti colorati e un po’ straccioni a quest’ora della domenica.

Arrivati a Erna iniziamo i saluti. Io e la Cri conosciamo insieme almeno metà della Milano che arrampica, considerati i rispettivi lavori.
Erna è meravigliosa, la falesia è a 20 metri dalla ferrata, ma eccetto i primi tiri non la si sente mai.
Si scala all’ombra fino alle 12 circa, riesco a fare il primo tentativo su O sudor del Murador quasi all’ombra, ma si capisce che è un palo e non riesco a finire di montare i rinvii, ha un passo assurdo senza una presa da cui rinviare. La cri riuscirà con molta più maestria passando da uno spit del tiro a fianco.
Si scala, si chiacchera con i conoscenti incontrati, è una giornata piacevolissima, a parte questo caldo con un sole che sembra una dannazione sulla pelle. Non siamo abituati, sentire luglio sulla testa quando ancora è marzo ti porta a perdere ogni riferimento spazio temporale, fa davvero strano.

L’anno scorso, esattamente 52 settimane fa, ero venuta qui con la lista dei 6b da provare. Avevo provato e avevo sbalgiato il celeberrimo Apprendista Stregone. Oggi lo scalo ancora. Lo chiudo, con margine ma con attenzione, non è un tiro da prendere sotto gamba e se mi dicessero che è 6b+ direi che ci sta tutto! Bellissima Erna con la sua muragliona grigia enigmatica, così difficile da scalare a vista, ma se con lucidità ci si posiziona bene sui piedi, anche le tacche per le mani diventano visibili.

Mi piazzo sotto Danza Verticale, celebre 8a. Se mai n giorno (non credo) dovessi essere capace di salire un 8a, vorrei che fosse un tiro così. Verticale, prese piccole, una linea che sembra insalibile da sotto, una placca grigia e uniforme, che cela un rebus di punti deboli cui aggrapparsi per strisciare centimetro dopo centimetro e approdare in catena a 20 metri da terra.
Ma Erna ti abbassa le orecchie, che qui diventano lunghe e ciondolanti come quelle dei Setter più belli: e ti ricordi che i ragazzi con i fouseaux colorati degli anni 80 la sapevano lunga e ci avrebbero fatto mangiare la polvere, che questi gradi sono sempre più duri di quel che ti aspetteresti, che ogni tiro nasconde la sua insidia e che qui non si viene a raccogliere gloria ma lezioni di umiltà e compiti a casa. Difficili da svolgere, perchè non basta tirare tacche al trave o lanciare al pan gullich. Servono i piedi, l’equilibrio e la maestria….

Torniamo giù, una birretta con gli altri al bar della funivia, fotografie ad un Resegone infuocato e una Grignetta ormai primaverile. Il profumo di fiori lungo il sentiero dice che è ormai primavera.

Sengio & Rosso a più non posso , raduno Planetmountain

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Sul forum si parla, ci si scambiano informazioni e opinioni, ci si insulta (scherzosamente, a volte meno) così senza problemi, ci si prende in giro, insomma ci si conosce e a volte la lontananza fa si che una certa confidenza si crei forse più facilmente che parlandosi di fronte. L’atmosfera del forum è un po’ come quella del fumoso e vecchio bar sport, tavoli di legno un po’ appiccicosi, posaceneri pieni, bigliardo dove ogni tanto si tira un po’, gente che parla disordinatamente ma ognuno riesce in qualche modo a dire la sua. Così lo immagino, se il forum fosse reale. Un po’ come il bar albergo Platano insomma, ecco il bar Platano è una stanza del forum riportata nella realtà.

Bene, decidiamo di rinnovare il rito del raduno, ogni tanto ci vuole, tanta gente ho conosciuto grazie al forum, alcuni poi se ne sono andati e li sento ancora, altri non si vedono più, altri ancora sono entrati nell’ultimo anno nella comunità e già sono amici virtuali. Lancio la proposta di incontro che viene accolta in massa, proprio dalle persone con cui avrei avuto piacere di incontrarmi. Subito è lite sul posto e in poco tempo se ne viene a capo. Sengio Rosso, storica falesia anni 80 che io già conosco, comoda o relativamente non troppo scomoda per i più, abbiamo il local che è Menestrello che organizza cena e pernottamento. I più creativi (o chi ha più tempo da passare al pc) decidono nome e locandina: 1-2 marzo 2014: Sengio & Rosso a più non posso.
Il programma è già avviato dal nome…
poi arrivano le previsioni meteo. Scoraggianti. Ma lo spirito del raduno avrà la meglio, ora dopo ora verrà fuori che la voglia di stare insieme davanti a un pezzo di roccia da scalare se ne sbatte altamente di quello che succede qualche migliaio di metri sopra le nostre teste.

Chiudiamo il negozio venerdi sera, macchina pronta e via, parto per Desenzano. Cena rifocillaggio dai genitori a Desenzano, si chiacchera fino a tardi. Sveglia-caffè-autocatapultaggio fuori di casa-ritrovo ad Affi. Non piove ma è plumbeo e triste. Mi rassegno al King Rock…. ma poi salta fuori l’idea di andare a Ceredo, falesia che voglio visitare da tantissimo tempo. Buttiamo l’idea, e in breve decidiamo. Siamo io, Roccia, Q, Menestrello, Giubi, ncianca, Simontaac, Frasauro, Vecchio. via che si va. Ottimizzazione delle auto e si parte. Incastro la mia roba nella macchina del Menestrello, carica di bottiglie di vino che stasera porterà al ristorante. Parcheggiamo, troviamo un local che si unisce a noi e in breve siamo raggiunti da Cristi, autore della guida sul Monte Baldo che sarà presentata stasera.

Ceredo, strapiombo allo stato puro. Anche dove sembra verticale, in realtà strapiomba. dal poco al tantissimo. fa freddo quanto basta per avere una bollita alle mani a tiro, parlo per me che da questo punto di vista sono “delicatina”. Inizio a scalare con Nicola, poi ci si scambiano le cordate, ci si sposta, poi Nicola con Menestrello provano un 7b+ strapiombantissimo mentre tutti noi beviamo vino e mangiamo pane e formaggio e salame. Menestrello mi invita a provare un 6c+ molto strapiombante e divertentissimo (ma demolitore) per cui voglio tornare a Ceredo. Poi provo un 6c a vista e lo sbaglio di un passo, lo riprovo ma mi prende la bollita e cado. Ci si scalda con il vinello, poi Cristi va via perchè deve preparare la serata. Quando fa troppo freddo e il tempo stringe veniamo via anche noi, ritrovo al Platano per la presentazione con aperitivo e la cena.
Al Platano arrivano tutti gli altri: Giorgiolx, Piedenero, Adriano e Virgi (Virgi è di Fuorivia, ricordo i suoi post quando io avevo appena appena iniziato a scalare e per la prima volta entravo in un forum). Poi arriva il Drugo che mi rapisce e mi porta a bere una birretta così non sento niente della presentazione. In breve anche gli altri si uniscono al capannello dei “cattivi” davanti al bancone e arriva il Coniglio con l’amico Matteo, Piè e la moglie.

Poi si cena, tris di gnocchi, polenta e arenga, dolce e tanto vino del Menestrello. Poi andiamo a casa sua a dormire. Il castello del Menestrello, un posto incantato tra gli uliveti, una vecchia casa risistemata, con la cantina. Io e Roccia dormiamo in sala prove tra i cartoni delle uova alle pareti e le chitarre.

La domenica ci si sveglia, nessuno si accorge di quanto poco ha dormito, gli sguardi sono fissi sulle colline verdi e il cielo grigio, pioviggina. Abbiamo appuntamento con Fondei alle 9 al Platano, mentre Tacchino e Uli hanno dato buca.
Lunga colazione con mille ragionamenti sul meteo, terrà non terrà, andiamo al King o proviamo ad andare al Sengio. Vince quest’ultima, “Sengio E Rosso a più non posso” doveva essere, e sia! Mollo la corda in macchina e prendo due bottiglie di vino, un’altra la prende Roccia. Qualcuno invece prende l’ombrello…. Quando arriviamo in falesia ha smesso di piovere e la maggior parte dei tiri sono già asciutti, mai vista una cosa del genere!!! In giornata il meteo migliora, spunta anche il sole. Meno bollite alle mani oggi, la roccia è meno fredda, la scalata molto meno scenografica, ma più tecnica, i ritmi sono più lenti e i movimenti più bilanciati. I tiri sono lunghi, quasi snervanti per chi ha passato troppo tempo dentro le palestre ultimamente. Quando ci si comincia a stancare si aprono le bottiglie, solo Coniglio rimane a scalare perchè deve fare un tot di tiri. Io tento l’exploit su un 7a, Zenzero, lo tento a vista ma lo sbaglio e scendo a metà. Lo ritento e sbaglio al penultimo rinvio….. !!!! acc!!!

Si finisce tutti al Platano di nuovo, una birretta, quattro chiacchere, abbracci e saluti, l’arrivederci a tutti che sai che non sarà solo un modo di dire, perchè almeno alcune persone si rivedranno di certo in altre occasioni, magari si organizzerà altro o semplicemente capiterà di trovarsi in zona e si manderà un mp per vedere di trovarsi con chi è di casa.

Non è possibile riportare qui lo spirito di un raduno, che è fatto di tante cose, tante situazioni, risate, nuove conoscenze, un micro clima che si crea e che ti rimane dentro per diversi giorni, mischiandosi poi a un po’ di nostalgia quando si torna a casa e si torna alla solita vita e alle solite persone.
Un grazie davvero di cuore a tutti quanti

al Platano e al barista che mi ha trattato con tanta simpatia “signorina tutto bene?”
al Menestrello, allegro e ospitale
a Giorgio, quello che conosco da più tempo
al Drugo, che è sempre leggenda
Q, simpatico professore, matto Qb
Vecchio l’accademico che brontola ma alla fine si diverte sempre più di tutti
a ncianca sempre gran motivatore
a Simontaac che ho trovato davvero bene
a Roccia, unica altra donna con me fedelissima al raduno
a Virgy che ho visto solo a cena e a colazione, la prima donna che lessi sul forum anni fa
a Adriano, con cui ho scambiato poche parole, speriamo in altre occasioni
a Piè e moglie, che la prossima volta abbiano più fede!
a F(i)ondei, che è venuto in giornata
a Giubi, che dovrebbe osare di più perchè è bravo
al Coniglio, il “tarantolato”, un giorno lo sfiderò a chi fa più tiri!
a Matteo, amico del Coniglio, per la gentilezza e la giacca che mi ha prestato