Archivio mensile:febbraio 2015

Mandrea – Ego trip

ego trip
Da un paio di anni su Planetmountain Chiara ha aperto il topic delle infrasettimanali arcensi, la mia amica di Arco che è spesso libera in settimana ha messo in piedi un bel movimento di gente che si ritrova per lo più il giovedi per scalare in valle del Sarca.
Quando mi viene chiesto che giorno libero vorrei al lavoro… ovviamente scelgo il giovedi! E finalmente le previsioni sono buone ed ecco fatto, sono pronta per la mia prima infrasettimanale arcense con Chiara!

Si aggiunge anche Paolo con Daniele, mi prelevano a Rovato e si parte. Scegliamo di mettere un po’ di metri sotto le scarpette ma senza patemi, Ego Trip può andare bene, visto che Daniele non è avvezzo con le protezioni tradizionali. Io ho salito questa via 4-5 anni fa e non mi ricordo quasi niente, se non che mi era piaciuta. Amo Mandrea, parete assolata, verticale e che richiede una scalata molto tecnica.

Chiara dimentica la corda intera nell’altra macchina e io ho dimenticato il sacchetto della magnesite a casa…. bene! saliamo con le mie mezze e improvviso un pressochè inutilizzable sacchetto della magnesite utilizzando una sportina di nylon che metto nella retina della giacca. Un pasticcio.
10 tiri che scorrono piacevoli, ben chiodata con passi obbligati di spalmo che soffro come sempre, il ben noto spalmo sarchico! Cordata femminile al comando, ci seguono Paolo e Daniele, con i soliti brontolamenti di Paolo, che ci fa sempre divertire. Venticello un po’ più che fresco nelle soste centrali, ma dopo la giornata epica di due settimane fa con piedi nella neve in ombra, questa frescura è più che sopportabile! In perfetto tempismo arriviamo in cima con gli ultimi raggi che il sole ci regala prima di girare dietro la parete.

La discesa scorre piacevole, la discesa di Mandrea è una bella passeggiata di un’ora scarsa, che passa tra pettegolezzi da vecchie casalinghe e discorsi più alpinistici tra me e Paolo.
Giretto di shopping, panino e via.
La perfetta giornata arcense.
Da ripetere.

via esclusivamente per tutti

pertutti
Previsioni per il week end dei giorni della Merla, tipici per il periodo, totalmente concordi con il detto popolare. Bello e freddo. Freddo. La domenica chi può va su ghiaccio o neve… io ho come al solito voglia di roccia. Che faccio? Scrivo a Sandro. E’ ormai venerdi sera, avrà sicuramente accordi con altre persone, se mi bidona anche lui cercherò un piano b, c, z.
Mi invita ad unirmi a lui e Paolo per una vietta ad Arco. Ottimo. Sabato vado al lavoro un po’ più di buon umore, ho voglia di tornare ad Arco. Al telefono mi snocciola qualche nome di via possibile, ma sono in mezzo al sabato pomeriggio, purtroppo non posso proprio concedermi il tempo che vorrei per chiaccherare di vie da fare.
Stamattina il termometro non vuole salire. Secondo me si è rotto. Arrivo all’appuntamento con un bel -2. Va be, è presto…. passiamo a prendere Paolo, arriviamo ad Arco, facciamo colazione e decidiamo la via.
1.Deve essere una via semplice così magari Paolo si ingaggia anche da primo ad Arco
2.Deve avere almeno un tirello sopra il 6a così quella rompipalle della Eva è contenta
3.Deve essere possibilmente una via che Sandro non abbia già fatto (e questo obiettivamente non è facile)

A tavolino decidiamo che la via “Esclusivamente per tutti” fa al caso nostro, soddisfa i 3 criteri. Due filosofi teoretici sono stati in grado di porre una questione e risolverla. Il fatto merita una menzione particolare. Forse perchè nessuno dei due esercita la professione di filosofo.

Parcheggio del campo sportivo di Dro. -1. Ma scusa, Arco l’hanno fatta apposta perchè la gente ci andasse a scalare in inverno! Con tutto quello che abbiamo pagato, roba da non credere.
Ci prepariamo in fretta e dopo 10 minuti siamo al sole e fa caldo. Oh là. Passiamo sotto a diverse vie, mi vengono in mente aneddoti assortiti perchè due le ho salite nel mio anno di esordio verticale. Bene, attraversiamo un pratino innevato e siamo all’attacco. Ovviamente il nostro è l’unico all’ombra.
Abbiamo stabilito che parte l’uomo di punta della cordata. Io parto da seconda con le Mojito ai piedi, faccio la baldanzosa, le scarpette le tengo per il secondo tiro… brava furba. Cerco di scivolare con moderazione perchè il capo cordata non si accorga che sotto di lui una specie di salame sta cercando di lottare con l’aderenza di questa roccia super compatta e gelida.
Va be, avanti così (ma con le scarpette e senza più perdere aderenza) arriviamo a metà via, qualche passaggio carino con diversi tratti collegamento. Questa simpatica parete ha la prerogativa di avere tutte le cengie in ombra. E dove c’è ombra, sistematicamente c’è neve.
Passato il secondo nevaio Sandro mi illustra che abbiamo appena effettuato la Traversata Hinterstoisser e ora non si può tornare indietro. Ora c’è il ferro da stiro. In effetti è una bella placchetta. Il nostro piccolo Eiger.
Prendo il comando della cordata per gli ultimi 4 tiri. Arrivo al traverso su “sentiero roccioso”. Tiro di misto… mani sulla roccia e piedi nella neve, con le scarpette è una goduria, arrivo congelata e con orrore scopro che il tiro chiave, un bel diedro verticale, è in ombra. Sosta con i piedi su bel terrazzino. Innevato. Venticello gelido da nord. Prendiamola sul ridere… Parto nell’ilarità generale, poi mi concentro per quei minuti che servono, evito di mettere le mani per tirare la fessura che ha l’aria di voler crollare da un momento all’altro, e poi ci devo mettere su i piedi. Non crolla… meno male. Altra sosta in ombra, da cui recupero i compagni belli infreddoliti. Riparto e sosto scegliendo con cura un albero bello al sole, fine della via. Sosta di rifocillamento su un bel masso al sole, qui si sta benissimo. Con calma ci rimettiamo in moto alla ricerca di impronte di dinosauri sulle placche inclinate lì vicino, troviamo le impronte sotto le nostre ombre che si allungano su questa enorme e singolare lastra di roccia, immagine alla De Chirico nei suoi quadri più famosi.

dinosauri
Scendiamo rapidi per il sentiero degli scaloni, giretto di rito per una Arco semi deserta e si torna verso casa.

Via poco consigliabile, in sostanza, troppi tiri di collegamento, in un insieme che, tolti questi, sarebbe anche carino. Ma visto tutto quanto, andata bene così.