Archivio mensile:agosto 2015

Pizzocolo, parete NE – via Facile a dirsi

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Notizia della settimana su Facebook… Ivan Maghella e Marco Gnaccarini hanno terminato la via nuova sulla NE del Pizzocolo cui sapevo che stavano lavorando. Si trova appena a destra della 40° CAI Bozzolo già percorsa da Vyger Ralf e me a inizio giugno.

Il week end si prospetta meraviglioso, in un allenamento pomeridiano a Mazzano sentiamo parlare di Marmolada… ma ora tocca pensare a gite monogiornata, non posso neanche fare tardi questa domenica. E allora… una su una via nuova, magari chissà, prima ripetizione della nuova via di Ivan e Marco.

Sappiamo che la via è attrezzata a fix, catene alle soste. Nel dubbio su “quanti” spit ci portiamo anche i friend, sull’altra via ci erano serviti. Sappiamo la sequenza dei tiri, e che secondo la solita procedura di cordata stavolta mi toccano quelli più duri…

Ci mettiamo in marcia sul faticoso avvicinamento alle 8 in punto, entrando con perfetto tempismo nella valle delle Camerate che solo mezz’ora dopo chiuderà alle auto per la gara di bici-corsa che parte da Archesane. Sentiero faticoso nel bosco, lo ricordavo molto, molto rustico, ma i nostri amici apritori quest’estate con i loro numerosi passaggi e un bel lavoro di pulizia l’hanno reso molto più agevole. Comunque si suda parecchio: una bella salita qui è consigliata a chi vuole smaltire i liquidi in eccesso…
Ore 9:15 Vyger attacca il primo lungo tiro, con il sole che arriva di taglio e si prepara ad andare dietro la parete.

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Tocca a me la placca che sul disegno è data come stupenda, 6b+. Parto concentrata, il tiro è piuttosto continuo, molla solo verso la fine. 30 metri di roccia bellissima, arrampicata tecnica con un passaggio piuttosto faticoso per superare un piccolo strapiombo. I tiri che piacciono a me.
Tolgo le scarpe in sosta e mi rilasso, sono all’ombra e arriva una leggera brezza dal lago alla mia sinistra, che luccica ed è cosparso di barchette a vela.

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Sequenza di 3 tiri di 6a/6a+. Il secondo, quello che tocca a me, traversa lungamente a destra, attenzione all’erba presente e alla roccia, non tutto è buono da tirare. Poi si torna verso sinistra, ma l’ultimo chiodo rinviato crea davvero troppo attrito e sosto su un albero a 3-4 metri dalla sosta. Da qui si può comunque partire, rinviare allungando molto la sosta e proseguire.

CIMG2398Indugio un po’ prima di partire per il tiro chiave. 6c+. Speravo che fosse un’altra bella placca come il secondo tiro, invece il chiave è una fessura strapiombante. Guardandola da sotto mi dico che vado a provarla, ma so già che molto probabilmente la sbaglierò. Indugio un po’ facendo finta di guardarmi intorno, poi oh… parto per il viaggio di 40 metri che mi aspetta sopra la testa. Prima parte del tiro un po’ fisica ma agevole, mi viene in mente una cosa e scalando dico a Vyger, ricordati che poi ti racconto quella cosa lì. Segue passaggio sprotetto con erba sotto i piedi e roccia non bella… concentrazione. Non è difficile ma non bisogna sbagliare, sarebbe un discreto voletto. Quando arrivo sotto la fessura scendo a togliere le corde da un rinvio che fa troppo attrito. Scendo scalando, faccio la purista, risalgo, cerco il modo di passare, ma non capisco come procedere, torno giù, riprovo. Niet. Finita la resistenza. Proprio difficile da impostare. Azzerando metto un friend, mi ci tengo per rinviare il fix e provo la sequenza, stessa cosa per il fix sopra, meno difficile, ma mi sento sbilanciata e per come sono messa ho paura di volare a testa in giù sulla corda. Finita la fessura su ottime prese, segue altra sequenza difficile poco sotto la sosta. Uff… bel viaggetto.
Vyger passa in libera subito, eh… bastava mettersi in Dulfer e tirare, tric trac e via. Certo, come fare 32 trazioni di seguito, chi non le fa?
Penultimo tiro. Questo “simpatico” 6a+ presenta un boulder che troviamo molto duro. Un singolo obbligato per superare una pancia liscia. Vyger traffica un po’ e poi passa, io se spingo con le spalle sento una lussazione incipiente, se spacco con le gambe in bocca non riesco a spingere… uffa, sono troppo piccola. Tirata di rinvio, se no, famo notte. tanto ormai la libera è andata.
Ultimo tiro sulla carta 6b+, sicuramente più facile del secondo tiro, anche più breve.
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Quando Vyger arriva vuole fare merenda e guardarsi in giro, ci spostiamo sul terrazzino sopra, effettivamente vale la pena fermarsi un attimo, è un bel posto. Da una parte abbiamo la vista sulla cima del Pizzocolo, dall’altra il lago con le barchette, “quelli là che si divertono tranquilli”.

A noi aspettano le doppie (un po’ laboriose nella parte centrale per evitare incastri di corda, seguire bene lo schema). Poi la discesa, che mano a mano diventa più agevole. Siamo di quelli che si stringono la mano alla macchina, non in cima.
Pronti per buttarci sulla gardesana, che nonostante sia pieno pomeriggio è sempre comunque necessariamente trafficata e lenta. Ma non erano tutti sulle barchette in mezzo al lago???

Minivacanza arcense

Pronti via… 3 giorni da passare in giro, sono pochi ma ci sono, e viste le previsioni meteo instabili, decidiamo di andare in valle del Sarca, l’amata valle, ed eventualmente fare una puntata in alto un giorno.
Programma: una via al giorno, per recuperare un po’ il tempo perduto. poi i giorni diventano 4, inaspettatamente… e saranno 4 vie, tutte in valle, due al caldo e due al fresco.

Coste dell’Anglone – dall’Antistoria alla Storia
Giornata soleggiata, calda ma non troppo, si scala tutto sommato bene e a mezzogiorno arriva il venticello dal lago.
Via aperta da Grill in compagnia dell’illustre Alessandro Gogna nel 2009, inizio della “seconda era Grill”. Via carina in stile Anglone, che si snoda tra placche e traversi sotto tetti colorati. Niente di particolare da aggiungere. Non siamo riusciti ad uscire in libera dal tetto… pazienza.

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Caratteristica uscita passando attraverso un buco, con il quale VYGER lotta per un bel po’, ma resta sempre con le gambe penzoloni senza riuscire ad infilare un ginocchio per spingersi dentro del tutto. Opta quindi per l’uscita “moderna”, data A1. Passiamo entrambi in libera, sarà circa 6c (forse 6c+), traverso strapiombante con prese un po’ distanti ma buone.

Giretto ad Arco, puntatina al caffè Trentino, puntatina a salutare i miei amici Laura e Paolo al Redpoint, che ci invitano a cena per la sera successiva, e ci consigliano dove piantare la tenda.
Andiamo dove ci hanno indicato e ci troviamo in quello che in quel momento mi viene da descrivere come il “migliore dei mondi possibili”.
Dopo 10 minuti mi trovo a nuotare nel lago per recuperare una bottiglia di acqua che messa in fresca, è andata a farsi un giretto lontano dalla riva… va be… una bella rinfrescata e 4 bracciate male non fanno.
IMG_2892La mattina dopo, l’alba nel migliore dei mondi possibili.

Oggi sarà giornata piena: via piuttosto recente ma semi sconosciuta alla
Spalla sud del Croz dei Pini (Casale): Calende Greche.
Ho questa relazione da qualche mese, è ora di andare… oggi giornata un po’ bigia e decisamente fresca. Via lunga sui 420 metri, sostenuta la prima parte, poi molla un po’ nei tiri centrali (roccia spesso da controllare), e termina con due stupende lunghezze in placca. Ostici davvero i primi 4 tiri, con gradi forse un po’ stretti, poi si normalizza. Ben protetta a spit, da integrare magari qua e là. Considerata la discesa decisamente… ehm… rustica giù per la rampa, ne esce una giornata di discreto impegno.

CIMG2358il tetto del terzo tiro

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stupenda placca sostenuta, quarto tiro

Poi termino le batterie della fotocamera, niente foto purtroppo.
Bella cena tra amici, poi a nanna, belli cotti.

Ci svegliano i pescatori prima che suoni la sveglia, usciti dalla tenda ci accoglie un cielo plumbeo, le previsioni dicono che sarà nuvoloso tutto il giorno… per il Diedro Martini però siamo un po’ stanchi, magari una cosa da mezza giornata…. andiamo a terminare un mio tentativo dello scorso inverno a San Paolo, la via “Il Perfezionista”, che avevo sottovalutato e non ero affatto in forma, come non lo erano i miei compagni di cordata.
Solito metodo ormai consolidato: parte Vyger, e poi a chi tocca tocca.
Via decisamente consigliabile. Noi abbiamo patito un caldo atroce perchè poco dopo che abbiamo attaccato le nuvole sono scomparse all’improvviso, e si è piazzato un sole impietoso sopra le nostre teste, che si è velato solo poco sotto l’ultimo tiro. Una bastardata, non ce la meritavamo!! Via protetta con i soliti cordoni, su cui è necessario integrare. Purtroppo niente foto, ho dimenticato la fotocamera in macchina e tirare fuori l’iphone non era il caso…
Comunque si distingue in una prima parte su placca nera e in una più fisica lungo tetti colorati… uscita su roccia da controllare.
Usciamo completamente disidratati, la Lanterna sembra un miraggio lontano, riusciamo a prendere coscienza e autocoscienza solo dopo aver bevuto “alla goccia” un litro di acqua.

Last day… uggioso con previsione di pioggia dalle 12. Niente Diedro Martini- uffa. Scegliamo una via breve, a questo punto rientreremo prima ed eviteremo le code (seeeeeee)
Vada per La scuola pitagorica e Hans Dulfer. alla parete del Limarò. I nomi delle vie di Grill sono sempre deliziosi. Mi sto ancora chiedendo cosa c’entri Pitagora con questa via…. Dulfer si, e tocca a me.
Nel preparare un cordone da lascio (vista l’età della via andiamo muniti di coltello e cordoni per qualche sostituzione), ci passano davanti due cordate, li guardiamo malissimo da dietro, e con la forza dello spirito li spingiamo ad attaccare la via di fianco, lasciandoci la nostra completamente libera.

Nel complesso una vietta carina da mezza giornata…
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A me tocca il tiro di Hans Dulfer, davvero molto bello.

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A Vyger tocca quello che forse è il tiro di Pitagora, una bellissima placca grigia di precisione e movimento.

Ed ecco…. fine dei 4 giorni. In Gardesana piove ed è pieno di auto tedesche di vacanzieri, le lente gallerie, le chiacchere varie.
Tra il serio e il faceto ci troviamo a parlare di che cos’è l’alpinismo, e stavolta senza troppi fronzoli filosofici, ecco una risposta che ci viene, che puoi condirla quanto vuoi, ma è di una estrema semplicità e complessità insieme:
“che cos’è” l’alpinismo: vai su di là, torna giù di qua. Riposa. Risali su da un’altra parte, scendi ancora giù.
Tutto un gran salire per poi scendere, e quando sei giù guardi su quello che hai fatto e quello che vorresti fare, e vorresti essere là a salire, quando sali vorresti già essere su, quando sei su vorresti già di nuovo essere giù e invece hai ancora lo scazzo della discesa.

… e siamo in vacanza… racconto dissacrante del primo giorno di ferie

Dedico questo articoletto ai miei colleghi… al clima scanzonato che si è creato al lavoro e che ha generato questo “mood”, questo modo di esprimersi. Come spesso succede, i racconti non li scrivo a casa, ma tornando in macchina mentre guido, mentre chiacchero del più o del meno o dei massimi sistemi, e niente, le parole prendono forma, poi devo solo mettermi comoda e trascriverli.
Il racconto è in dialetto, come vuole questo mood degli ultimi giorni, solo che nella mia famiglia interregionale (come i vecchi treni Milano-Venezia) il dialetto non si è mai parlato e questo scritto sarà certamente pieno di errori. Ma so che chi deve capire capirà, per gli altri c’è sotto la traduzione.

Questo vuole essere una trascrizione divertente della dissacrazione che sto vivendo verso l’arrampicata: ha iniziato ad importarmi sempre meno di avere progetti, di lavorarli, di chiuderli, di fare allenamento specifico. Eppure una bella sorpresa come un 7a flash può arrivare ugualmente e allora ne sono contenta, e la prendo come un regalo.

La storiella inizia nell’ultima ora di lavoro, prima della chiusura (3 giorni per i miei colleghi e una settimana di ferie per me). Atmosfera da “basta…. vacanzaaaaa!”

Sara so la cassa, te so tot da l’armadieto, va a ber na bira coi coleghi. Ciapa so la machina, va a casa, senti Sandro, “organisomes”, na fadiga: cata fora la falesia, el pioerà el pioerà mia…
Fa la docia, maia, prepara la roba. Dormi. No, fa calt, dorme mia.
La matina: maia, laa so i piatc, te so, va en falesia, camina, na fadiga, chel senter del casso l’è en pè isè; ria là, desfa el saino, taca so a rampegà per scaldase e intanto fa do ciacole co la sent, e po, via, taca el tir dur che ta olet proar da ‘n’ano ma ta ghet semper miseria.
Pota, el ta la seret subet, isè a sorpresa. E alura che fet, ta scalet amò en po.
E po, el piof el piof mia, amò en tir, va be, desmonta so tot, ciapa so la roba, fa so el saino, torna so, va a ber la bira per festegiar la prestasiu ma gh’è en trafic enculat, na fadiga boia a parchegià.
Ria a cà, fa la docia, scrii sul blog…. mamooooo, che cojoni!!!

Ecco una traduzione….
Chiudi la cassa, prendi tutto dall’armadietto, vai a bere una birra con i colleghi. Prendi la macchina, va a casa e intanto senti Sandro per organizzarci, una fatica: trova la falesia, che poi, pioverà o no….
Fai una doccia, cena, prepara la roba. Va a letto, no, fa caldo e non dormi. La mattina fai colazione, lava i piatti, prendi su, vai in falesia, per quel sentiero ripidissimo e odioso (breve per fortuna), arriva là, disfa lo zaino, inizia a scalare per riscaldarti e fai due chiacchere con i conoscenti che incontri lì.
E poi via, è ora di provare il tiro duro che vuoi provare da un anno ma quando sei andata lì un paio di altre volte è sempre prevalsa la pigrizia. E a sorpresa lo chiudi subito…. E allora cosa fai, scali ancora un po’ e poi non si capisce se pioverà o no, ancora un tiro, va bene dai, poi smonta tutto, rimetti via il materiale, torna giù, vai a bere una birra per festeggiare la prestazione ma c’è un traffico pazzesco sul lago, che fatica trovare parcheggio.
Poi arriva a casa, fa la doccia, scrivi sul blog…. mamma mia…..