Archivio mensile:maggio 2017

Calma, costanza, tenacia (Bossoni Half Marathon)

Quando vengo a sapere che il 28 maggio sarò a casa da sola perchè Sandro è impegnato con i ragazzi della spedizione Arrampicande, inizio a pensare che potrei tentare la mia prima mezza maratona, la Bossoni Half Marathon di Orzinuovi. Certo, a fine maggio farà caldo, ma la prendo come un test, anche perchè non ho il tempo di prepararla come si deve, mancano solo 3 settimane.

Parto con le mille raccomandazioni di Barbara, e anche Gabriele ci mette le sue: parti piano, se ce la fai allunga alla fine, gli spugnaggi, i ristori, bevi, bagnati. Registro tutto. Su questa distanza a me ignota non voglio sbagliare, vedo la possibilità di un ritiro troppo concreta.

Parto da sola, gli altri sono a gareggiare al Monte Zovo, una bella e dura gara di trail. Ritiro il pettorale, consegno la borsa e inizio a corricchiare in souplesse , mentre la maggioranza è in cerca di un po’ di ombra. Non c’è la frenesia che ho visto alle 10km. Vado a bagnarmi la testa, la mia massa di capelli così servirà a tenermi un po’ al fresco.

Sotto il solleone che già ti fa venire voglia di scappare mi metto diligentemente alla linea di partenza, senza la ressa e gli spingi-spingi finali che ormai ho capito far parte dello spirito 10km. Individuo LEI. Fisico da maratoneta, una decina di anni più di me, seria e composta. L’essenza di una vita passata a correre. Lei ha vinto tanto, lo so senza nemmeno rivolgerle la parola.

1. Calma. Bam. lo sparo. Partiamo. Nella folla, LEI parte forte, io mi faccio un po’ trascinare, poi mi ricompongo, comunque la vedo sempre, un po’ davanti a me. Corre come i kenyani. Corro con altri, Maglietta Arancio 5 passi davanti a me per 5 km, mi da il ritmo. Sto tenendo i 4.20 (a parte la partenza un po’ sotto i 4…). Tutto sommato sono contenta della mia “partenza intelligente”. Mi viene in mente la partenza intelligente di cui parlano al telegiornale e mi distraggo con pensieri che mi fanno sorridere, così per un po’ non penso alla corsa.

Ristoro dei 5k, prendo un bicchierino bevo un sorso e il resto me lo verso addosso, i più furbi invece hanno una bottiglietta. Dopo me la faccio dare anch’io. Maglietta Arancio rallenta. Allora seguo Canotta Rossa. Sempre 5 passi davanti a me. Media dei 4.22. Salitella antipatica al settimo km e poi arrivano le sospirate spugne. Mentre corro mi cospargo di acqua. Bella questa cosa che ogni 2-3 km succede qualcosa, aiuta non solo fisicamente, ma anche psicologicamente a dividere il percorso in piccole sezioni….

2. Costanza. Decido di tenere questa media, vado il più possibile intorno ai 4.20-25, respiro cadenzato con il passo, monotono come lo è un po’ questo percorso. Cerco di pensare a qualcosa di diverso dalla corsa, e penso a Sandro che è chissà dove in val Daone, non sapeva nemmeno lui che via avrebbe salito. Così non posso nemmeno tenere il conto di quanti tiri gli mancheranno, non so proprio dove sia. Canotta Rossa è una certezza, anche lui corre regolare. Mi supera uno che si mette tra me e Canotta, proprio appiccicato. Continua a sputacchiare e mi devo spostare per evitare i suoi sputi. Maleducato, che schifo. Per fortuna dura poco, lo supero. Non si fa così, eh. Ad un certo punto LEI però diventa più vicina. No, dai tu dovevi….. niente, resta dietro di me. Mi riprenderà, sono certa.

Altro ristoro, chiedo una bottiglietta e la ragazzina mi dice si, aspetta un attimo eh. capisco che non sa dove prenderla a un metro da lei, niente, le dico ciao e prendo 2 bicchieri. Metà gara, ok ora entro nella comfort zone: mancano 10 km, so cosa sono, mi impongo di pensare che non sono molti perchè li faccio almeno 3 volte a settimana, devo solo dimenticare che ne ho già corsi 11. Al prossimo spugnaggio chiedo due spugne con gli occhi da “la prego sia gentile”.

E al prossimo ristoro anche io mi guadagno la mia bottiglietta, la tengo come una staffetta in mano così nel giro di un km riesco a sorseggiare un po’ e bagnarmi ripetutamente. Ho i brividi alla testa quando mi verso l’acqua. In giro da qualche parte supero Canotta Rossa. All’arrivo gli dirò che l’ho usato, e mi risponderà che anche lui mi ha usata.

3. Tenacia. Mancano 7 km e le illusioni che mi ero fatta all’undicesimo iniziano a vacillare. I 14 già corsi si sentono, altro che comfort zone. Da ora in poi devo stringere i denti per tenere il ritmo.

Ad una curva a gomito sento uno in bici incitare Loretta. Eccola! Era lei allora ad essere partita con LEI… sono in due. Si avvicinano…. Si avvicina anche il traguardo, ma dopo il 17° è tutto durissimo. Tengo il ritmo ma con lo sforzo di accelerare. Il caldo si fa sentire impietoso. La strategia della costanza mi sta ripagando. Al diciannovesimo vorrei mollare tutto. A nulla mi serve pensare che è come in Gavardina all’altezza del carroponte di Mazzano (2km esatti da casa, e di solito allungo). Ho finito i pensieri. Cerco di aggrapparmi a qualche ricordo, qualche persona, ho paura di perdere lucidità, mi ci aggrappo. Supero le due donne non perchè io aumenti ma perchè loro, forse sopraffatte dal caldo, calano lievemente. Un’altra è davanti di qualche decina di metri, ma se cerco di aumentare il passo stramazzo.

800 metri…. un segnalatore del percorso mi dice che sono terza. Ah????? L’ultimo bagliore di grinta lo uso per tenere ancora il passo, aumentando lievemente. Arriva una ragazza in bici, mi dice 350 metri, mi incita… guardo dietro, una donna a poco da me, ma anche lei non aumenta più il passo, quel che è fatto è fatto. 30 metri al traguardo, vicino ma non è ancora lì. Dai… sento chiamare il mio nome dallo speaker che dice: ecco la terza… Eva Grisoni, Atletica Rezzato. Il pubblico fa il tifo. Vado incontro alla linea… non ho la forza di nulla nemmeno di togliere il chip dai lacci delle scarpe, non mi riesco a piegare. Mi chiamano per la foto del podio, dicono brave, ci fanno mettere in posa e siamo stremate.

Acqua subito, sotto il tendone dell’arrivo. Chiacchere con gli altri arrivati più o meno insieme, poi vado in palestra per il ristoro e la doccia.

Sola. Chiamo Barbara. Le racconto, lei aspettava. Vorrei chiamare Sandro ma è da qualche parte in parete. Spero che vada tutto bene. Premiazioni, emozione.

Attimi di felicità, di soddisfazione per aver raggiunto qualcosa di inutile ma che ci fa stare bene. In fondo non è nulla, non saremo mai campioni di nulla (parlo per me), e se anche lo fossimo? Non siamo per questo persone migliori, siamo solo bravi a correre, o a scalare. Il mondo non migliora perché siamo bravi sportivi, e forse nemmeno la nostra vita quotidiana. Sono solo momenti effimeri, fuggevoli, di egoistica gioia che però fanno parte in modo importante della vita: mi stupisco di come siamo legati all’inutile, ognuno nel suo modo. Ma forse sono ancora poco lucida per una riflessione su questo.

10mila della Pieve, Gussago

Pensavo di scalare, oggi. Dopo la scorsa settimana in Friuli passata con amici a visitare ogni giorno una falesia diversa, mi era tornata voglia di dedicarmi all’arrampicata, poi Sandro si deve allenare….

Giovedi sera girano messaggi whatsapp per la 10km di Gussago, di cui non sapevo assolutamente nulla. Capisco ancora poco di calendari Fidal, tornei, trofei e i sito con i calendari delle manifestazioni sono tanti. Barbara, la vera guru del gruppo master del G.S. Rezzato mi comunica che, per non saper nè leggere nè scrivere, mi ha preiscritta, e che se no mi va o non posso andare, posso farne tranquillamente a meno.

Quand’è così…. scalerò un’altra volta. Oltretutto nel primo pomeriggio Sandro deve intervenire alla Festa dei Popoli e non saremmo comunque andati lontano.

Improvviso un allenamento di ripetute la mattina successiva, mi fiondo in pista appena finisce di piovere, giusto per ricordarmi come si fa un 1000 veloce. Riscaldamento, 4xmille con recupero in corsa, defaticamento, doccia, lavoro.

RItrovo stamattina al GM Bar alle 8:00, così salutiamo le runner che vanno a bere il caffè del dopo allenamento e andiamo verso Gussago. Io, Lucrezia, Melania con Gian. Là troveremo Daniele.

Lucrezia ed io andiamo al campo sportivo sbagliato.

Mettiamo il navigatore e troviamo quello giusto. Ci leviamo di torno una tipa insistente che cerca di venderci integratori e andiamo a ritirare il pettorale.

Mi sento un po’ oppressa oggi. Mi sembra di vedere intorno a me solo gente fortissima. Le squadre più blasonate e i loro atleti bellissimi luccicanti e sorridenti. Cerco di mandare via quella ragazzina insicura che guarda gli altri da sotto in su, e ritrovare l’atleta che voglio essere. Sono con la mia amica Lucrezia, ho la mia canotta azzurra della squadra, la mia squadra.
Ci posizioniamo dietro la linea pressati come sardine.

Allo sparo si parte indiavolati, io sono nel mucchio di quelli forti, come al solito mi lascio trascinare come un animale ignorante e dopo i primi 500 metri il Polar  segna che sto andando a 3,20. Noooo! sto sbagliando, ma l’animale ignorante non riesce a rallentare perchè non sopporta che altra gente intorno vada più veloce. Stupida…. rallento, poi arriva la salita e poi curve, poi discesa, che casino di percorso. Mi assesto su una velocità di 4′ al km, quanto sarei brava se riuscissi a tenerla fino alla fine, ma poi arriva un tratto in piano al sole, o forse una lievissima salita, sono molto affaticata.

Mi superano un paio di donne, poi altre 2. Non mi arrabbio con loro ma con me che oggi sto proprio sbagliando tutto. Le due donne si mettono davanti a me al mio passo e corro un po’ con loro, poi sotto il sole cocente perdo un po’ di velocità e non le vedo più. Se poi sapessi almeno dove sono i cambi di pendenza….

km 6. Ho caldo, ho sete, c’è un ristoro ma come al solito lo ignoro, vedo uno che beve ma so che se lo faccio perdo il passo e sicuramente l’acqua mi farebbe male. In ogni caso, sto male. Lo stomaco sembra una bolla di sapone che lievita dentro di me.

Rallento ancora un pochino, non molto ma il tanto che basta per riprendere un po’ di fiato e ironia della sorte dopo poche centinaia di metri, quando torno a spingere, ecco di nuovo la dannata ultima salita. Km8. Sono stufa di combattere, non mi sto divertendo neanche un po’.

Basta, non gareggerò più. Se fossi in falesia con Sandro a questo punto pianterei il capriccio del “non scalo più” per aspettare un abbraccio e farmi passare il broncio. Invece sono qui da sola al caldo e attorno a me è pieno di gente sudata e indiavolata che corre sento intorno a me respiri affannati come il mio, un paio di ritirati camminano e un po’ li invidio e un po’ penso a Barbara che mi ha iscritta, alle mie compagne di squadra che anche loro stanno soffrendo come me da qualche parte sul percorso (magari però sono state più furbe di me in partenza).

Allora stringere i denti, come quando in parete su una via poco protetta non ne hai più ma sai che se cadi ti fai male seriamente… tiro fuori quella grinta, quella che se molli sei morto, per cui non si molla ma si va avanti. Ultimo km, ultimi 800, inizia ad esserci un po’ di pubblico, 400 metri, poi il gonfiabile dell’arrivo… ancora 100 metri, vedo la bionda davanti a me ma più di così non posso correre, vai cara, te la sei meritata una posizione più della mia.

E’ finita.

Sono finita.

Butto il chip nella cassa e vado al ristoro a bere.

Non sono contenta, sono solo contenta che sia finita, poi il mio tempo non lo so perchè ho dimenticato di stoppare il polar, l’ho fermato dopo che ho tolto il chip. Fa niente, erano tutte davanti a me, tanto.

Mi riprendo, vado ad aspettare Lucrezia verso l’arrivo, la trovo grondante anche lei, ci abbracciamo e cerchiamo Melania. Mangiamo, beviamo, e andiamo a vedere i tabelloni.

Impossibile, devo aver letto male, è scritto piccolo…. ma cosa ci fa quell’1 così vicino al mio nome… 1a SF40. tempo: 41′ 48”. Ci abbracciamo, mi abbracciano, sono contenta, ricontrollo che non si sa mai.

A questo punto urge una doccia, poi le premiazioni, e Lucrezia resta con me.

Il prato verde, il sole, la prima giornata estiva, i sorrisi…. tutto lentamente riprende forma insieme al mio affaticamento che mano a mano scema via.

Il premio più bello è il calore umano di chi mi sostiene: Sandro, la mamma che oggi è la sua festa, le mie compagne di squadra.

Grazie.