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Arco, Coste dell’Anglone: Cuore d’oro

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Dopo Concordia, al bar della Lanterna sfogliamo guida e stampe varie di relazioni per decidere cosa fare il giorno dopo: sicuramente qualcosa che sia fisicamente meno impegnativo, magari qualcosa di più alpinistico tipo una via delle Fontane. Chiaccherando con David è lui che ci da un consiglio, dicendoci di andare a fare Cuore d’Oro, aperta nel 2009 da Grill e soci. E’ la via più a sinistra delle Coste dell’Anglone, nella zona dove corre Archangelo, e ci lascia una fotocopia scritta per i puffi. Vista da giù ci sembra bella e decidiamo di andare a vedere.

Ci incasiniamo un po’ nell’avvicinamento che si fa prendendo il sentiero degli Scaloni, lo percorriamo un po’ su e giù e finalmente capiamo che l’attacco deve trovarsi al di sopra del primo tratto attrezzato…. ok finalmente persa una buona mezz’ora ci siamo.

Sullo schizzo si legge: primo tiro, rampa difficile e si intuisce un V+. Un cordone penzola 5 metri sopra di noi. Parto. Effettivamente è difficile dal cordone in poi e non c’è più nulla. Il friend giusto è ovviamente appeso dalla parte sbagliata dell’imbrago e fatico a prenderlo…. solito intorpidimento da primo tiro, vabbè metto il friend, di nuovo fatica, 5 metri più avanti metto un dado, e poi arrivo in sosta dove trovo un bel moschettone a ghiera nuovo. Evidentemente non sono l’unica ad essere stata scoraggiata da questo tiro non banale e non attrezzato. Grill ha deciso di mettere un bel biglietto di ingresso per questa via e la cosa mi preoccupa un po’.

Segue rampa facile, davvero facile ma paesaggisticamente bella, va Andrea, così come sul tiro successivo IV+. Siamo entrati nel cuore d’oro, che dalla base abbiamo visto distintamente, fantastica roccia gialla che forma una sorta di esagono, che traverseremo 2 volte con spettacolari traversi sotto i tetti.
Primo tiro: traverso a sinistra VI-. Compaiono finalmente le protezioni, da ora in poi non è più necessario integrare. Bello e aereo, divertente. Poi il traverso continua più facile e salgo lungo il cuore con una bella placca, primo passaggio di VI, tutto bene. Questi 2 tiri mi fanno capire che andrà tutto bene…. e ci troviamo davanti al tiro chiave: il traverso di VI continuo con passaggio di VII- per uscire da un tettino. La relazione dice che lo spit sopra non è visibile e inizio a fantasticare di un enorme tetto dove non capirò dove passare, quando cercherò di farlo troverò uno spit lontano e capirò di aver sbagliato….
Con questa immagine disperata parto sul traverso e ridendo dico ad Andrea che sua sorella forse ha ragione quando ci dice che potremmo divertirci anche andando al cinema… si siamo strani noi arrampicatori: ci divertiamo sfidando la gravità, il senso naturale di paura, e se questo non c’è, se la salita è troppo tranquilla, giudichiamo la scalata poco divertente. Ci rido su mentre mi avvio nel mio traverso (meno chiodato di quello sotto ma basta decisione e la mia autoironia me ne fornisce a sufficienza). Mi diverto a cercare gli equilibri, a me i traversi piacciono e questo è bellissimo, sotto un grande tetto. Esco da sotto il tetto, la traversata continua in parete e grande illuminazione: lo spit alto sopra il tetto da superare non si vede, ma si vede quello sotto!!! Quindi sono salva!! Metto via l’immagine catastrofica di prima, rinvio lo spit, cerco la maniglia sopra. Primo tentativo fallito, secondo tentativo ok. Passo di ristabilimento e poi ancora in diagonale a destra verso la comoda e ombreggiata sosta.
Tocca ad Andrea, se la cava bene sul traverso, non lo vedo ma me ne accorgo da come lo recupero. Poi vedo spuntare una manina indecisa sopra il tettino che cerca la maniglia. Ci prova un po’ di volte, poi arriva anche lui.
Il tiro dopo esce dal cuore e da un sistema di tetti con bei passaggi, poi inizia la parte noiosa della via, sono 3 tiri insulsi su roccia discreta nel bosco, il VI- mi sembra anche un po’ eccessivo. Vabbè superiamo anche questi, un tiro di raccordo facile cui Andrea unisce il breve tiro successivo, e visto che se la sta cavando davvero bene gli propongo anche di fare il successivo, placca e tettino di V. Va via sicuro e spedito su questo muretto, e poi tocca a me per i tiri finali sul pilastro.

Parto per un bellissimo diedro arancione, poco chiodato perchè proteggibile, ma decido che voglio provare l’aria sotto i piedi, ho voglia di prendere sicurezza e di sganciarmi dal bisogno dello spit. La roccia è abrasiva, piccoli brufoletti dolorosi sotto le dita, ma tiene che è una favola. Continuo a salire, poi mi trovo in un punto dove si stringe, e mi sembra un po’ più duro del VI della relazione…. mi volto e cerco… ah ecco a sinistra c’è la sosta! Con un ultimo tiro su placca a buchi e fessure mi accorgo di essere in cima, mi manca un tiro all’appello…. boh.
Poi a casa ci ripenso, ah si: quando Andrea ha fatto il sentierino ha unito un breve tiro…. solo che la relazione dei puffi era poco leggibile e si era sorpreso di aver trovato un muretto duro.

Tiro più o tiro meno, siamo davvero soddisfatti e contenti! La via ci è piaciuta, sicuramente è la più lunga che abbiamo fatto insieme, io ho superato certe paure e Andrea ha iniziato ad andare da primo anche su tiri non banali.
Non c’è tempo da perdere ora però… giù per gli Scaloni, panino rapido e a casa, visto che oggi a Pasquetta ci sarà il grande rientro!!!