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Avancorpo Cornetto di Salarno – Ciciolina for president

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Proposta di Lorenzo: andare ad arrampicare in val Salarno, gruppo dell’Adamello. Ci vorrei andare da tempo ma mi passa sempre la voglia per via delle almeno 3 ore di avvicinamento (4 per le vie più lunghe e più belle). Ma ho voglia di camminare, di vedere montagne, da troppo tempo i miei avvicinamenti non superano la mezz’ora e scalo sempre in valle. Ho nostalgia della montagna.
Quindi ritiro la mia proposta in Grignetta, dopo il lavoro mi fiondo a casa, preparo 4 cose e vado a Rovato. Lorenzo mi fa compagnia per cenare, poi vado a dormire, tanto tempo che non dormo qui, nella mia casa in mezzo ai campi.
Sveglia alle 4:25, prima delle 5 sono già a casa del Gigi, si parte in questa notte calda, incontrando gente che torna a casa dalla serata del sabato.
Risaliamo la val Camonica, prendiamo la stradina per Fabrezza, passando per questi piccoli paesini che sanno di tanto lavoro e poco tempo per gli ornamenti floreali che si vedono in altre vallate più turistiche. Siamo gente poco avvezza agli orpelli, noi bresciani. Alle 6:40 una vecchina in vestaglietta a fiori sta aprendo il suo negozio di alimentari, di quei negozi con i serramenti in alluminio e le tendine fatte di serpentoni di stoffa sulla porta. Anni sessanta. Dentro ci saranno tavoli in formica verdina…

Arriviamo a Fabrezza, lasciamo l’auto e prepariamo gli zaini.
Il mio poco allenamento mi farà faticare…. i miei amici mi lasciano più leggera e portano loro le corde. Questo mi costerà parecche prese in giro al rientro!!!
Il primo sole arriva di sbieco, dietro di noi la Concarena già illuminata, di calcare chiaro. Davanti a noi tanta strada in leggera salita, si chiacchera, si ascolta il silenzio interrotto dai nostri passi. Sono contenta di questa bella escursione. In circa 2 ore (40 minuti risparmiati sui tempi ufficiali) siamo al rifugio Prudenzini. Qui avevo dormito anni fa in occasione della salita all’Adamello, la mia prima cima raggiunta per ghiacciaio.
Il rifugio è deserto, chi va in cima è già uscito da ore, gli escursionisti devono ancora arrivare, gli arrampicatori…. siamo solo noi. Il bel granito adamellico è troppo (o per fortuna) snobbato dai più, forse per gli avvicinamenti, forse perchè meno blasonato del Masino, non so.

Un’altra ora di marcia ci porta alla base di queste placche dove saliremo questa via dal nome curioso. Una via aperta 25 anni fa e recentemente sistemata in maniera plasir. L’ambiente è stratosferico: sopra di noi i Corni di Salarno, si intravede il Pian di Neve e il grande seracco sulla sinistra. La giornata è perfetta.
Alla base troviamo una variante di 6b che evita un noioso canalone. Con aria innocente chiedo se posso partire io: Lorenzo non ama l’aderenza, Gigi è sempre in giro anche di venerdi…. accontentata! Gigi mi ricorda che è 6b obbligato. Metto il casco. E’ scomodo oggi. Guardo su, guardo i soci e decido che per questa via se ne può fare a meno, un piccolo atto ribelle.
Ok parto. Tutto bene, arrivo in sosta, recupero gli amici, arrivano e mi fanno i complimenti. Beh vado anche sul tiro dopo. Inizio in placca ostica davvero, poi un bel tratto con fessurine per le mani che danno un minimo di equilibrio. Poi guardo su e vedo una cosa orribile: 3-4 metri di placca lavata dal ghiacciaio (stile Motorhead) ma troppo vicina ai 90 gradi di pendenza per pensare di scalarla….
La relazione che abbiamo non dice molto sulle difficoltà tiro per tiro, ma ci metto poco a capire che questo è il passo con il grado proposto 7b, solitamente passato in A1. Ecco… piede in una fettuccia da 60 cm, altro piede in una fettuccia da 60 cm passata doppia per dimezzarla, hop! dentro il rinvio, tiraggio di quest’ultimo e arrivo a una zona meno ripida, dove almeno è possibile appoggiare le mani. Poi via ancora in libera.

Provo anche il terzo tiro, dove c’è l’altro passaggio ostico (6c+/A1). Stavolta il bel giochetto non mi riesce, temo davvero di ribaltarmi. Il Gigi freme, ok, scendo a metà tiro e lascio a lui il piacere di vedere come funziona. Sarà A1 anche per lui. Poi il tiro si fa divertente, una bella lama che sembra disegnata per un friend giallo, un bel traverso e si arriva in sosta.
Prosegue Gigi, è ingordo perchè i tiri più impegnativi li ho fatti io, allora trova la scusa per “rubare” un tiro a Lorenzo, che si vedrà al termine della via quando sperava che ce ne fosse ancora uno. Bellissimi questi tiri terminali su placche a funghetti, davvero divertenti.
Il sole continua a splendere, è davvero una giornata meravigliosa.

Scendiamo in doppia, facciamo due conti e decidiamo che è inutile fare due tiri di un’altra via… Lorenzo tira fuori una formaggella profumata e ce la dividiamo. E’ ora di scendere, la strada è ancora tanta. Saluto il pian di Neve, saluto la val Salarno, ancora un’ora e mezza (di più perchè c’è coda) e saluto anche gli amici, in tempo per l’inizio della partita salgo in auto verso casa.