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Cascata di Val Boazzo


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Sono appena guarita da una leggera, ma debilitante e lunga influenza, sono 3 settimane che non riesco ad andare da nessuna parte, in pratica: portatemi ovunque, ma fatemi lasciare questa città e fare qualche cosa all’aria aperta!!!
Stiamo cercando una gita “no scazzo”, cioè che sia divertente ma non troppo lunga, non troppo fredda, insomma sono pur sempre sull’orlo della convalescenza. Guardiamo un po’ le condizioni per qualche canale in Grignetta, oppure andiamo con Giulio e sue amiche a fare una facile scialp a Cheneil?
Ecco che su On-Ice vedo il report di Lupin e Zio Punzo sulla cascata di Val Boazzo. Non faccio in tempo a dire: ah però…. potrebbe essere un’idea che ad Andrea vengono gli occhi “ghiaccio ghiaccio ghiaccio”, mi dice scegli tu, ma la sua scelta l’avrebbe già fatta… In effetti era da un po’ che volevamo fare una cascata insieme perchè dall’anno scorso su Patrì (la mia prima vera) mi era venuta voglia di imparare a mettere le viti e andare da prima.

La cascata non si forma spesso, è a bassa quota: quando si forma è presa d’assalto da tanti principianti perchè è adatta proprio a noi.
Ho il solito terrore del freddo e guardo con antipatia il termometro dell’auto che tra Milano e Lecco scende di 7 gradi, arrivati al parcheggio sulla strada tra Ballabio e Morterone sono -9. Scendiamo il sentiero con corde fisse (meno male che ci sono!) e raggiungiamo il punto di imbrago. Inizio a odiare tutta l’attrezzatura, non sono abituata e non ho la giusta sequenzialità nel fare le cose: togli i guanti per mettere i ramponi, sfila le picche per poter prendere i ramponi, rimetti via la sacca dei suddetti, uffa che lavorata, per ogni operazione ne devo fare altre 3… solito senso di impaccio per una abituata più alla roccia in stile light che a montagna vera.
Beh comunque siamo finalmente pronti, nel frattempo i 2 davanti si sono levati di torno, ma quando, salito Andrea, tocca a me, dietro c’è una decina di persone e mi vergogno, è un anno che non pianto una picca e ho sempre avuto difficoltà!! Mi do un contegno e salgo.

Arrivo da Andrea, guardo il risalto successivo e decido che se ero con lui per farmi portare andavamo da un’altra parte, ma siamo qui ed è ora che mi metta in gioco anche io. Mi da 3 viti, mi sento l’imbrago vuoto… poi sorride e mi dice “vai pure”. Io: ehm… guarda che io non ho mai messo una vite, te lo ricordi? Ah già…. segue lezione di 15 secondi su come si fa e dove si fa. Parto fingendo sicurezza per quella cosa che non è difficile finchè la guardi facendo sicura al primo, poi parti e ormai sei lì, poi vado su (in qualche maniera) ma mi accorgo che il fatto di non avere la corda davanti non mi da nessun problema, mi sembra assolutamente normale. Tutto sommato ramponi e picca mi danno anche fiducia. Metto la mia prima vite…. toh, guarda che ci sta!

Proseguiamo tra i risalti e i tratti di collegamento, ne arriva uno più impegnativo (si fa per dire, la cascata è 2+) ma visto che siamo in alternato decido di andare. Arriva della gente mentre sto avvitando, mi giro un attimo e uno commenta con stupore che davanti c’è una donna….. intanto Andrea mi da sempre consigli, non mi sento lasciata sola.
Arriviamo all’ultimo risalto, il più bello, io sono ormai distrutta, è davvero stancante tra il freddo (in realtà ho sudato tutto il tempo) e la novità di questi movimenti mai fatti, faticosi anche per la poca preparazione tecnica. Insomma meno male non tocca a me, se no conoscendomi non mi sarei tirata indietro.
Parte Andrea, lo invito caldamente e poi con decisione a spostare il piede sx da un pulpito pericolante da cui sta mettendo una vite, bon, finalmente toglie li piede (e poi ce lo metterò anche io perchè era inevitabile), arriva su.
Fine della cascata, allegramente facciamo su le corde e stancamente risaliamo verso il sentiero. Quando vedo un cartello “Piani d’Erna” mi sento disorientata…. prendiamo una traccia che scende decisa, nient’affatto sicuri di essere nel posto giusto: il sentiero scende tantissimo, io non mi ricordavo di essere salita così tanto con la cascata, tanto più che l’avvicinamento era in discesa. Insomma un giro lunghissimo, fantastico su un’improbabile risalita a piedi dal centro di Ballabio alla macchina, finalmente raggiungiamo delle case e la stradina che risale puntando chiaramente alla strada sospesa dove abbiamo parcheggiato. Sembra che siamo salvi anche stavolta… infatti è solo un lungo giro (con inevitabile risalita) e finalmente arriviamo.

Bella esperienza, ci siamo divertiti e abbiamo passato una piacevole giornata. Grazie alla pazienza di Andrea che tanto lo sa e apprezza che io a farmi portare su non ci sto!