Diedro Maestri, Piccolo Dain, parete del Limarò

20160901_145058-COLLAGEDa dove comincio? da tre giorni fa o da febbraio 2015?
Tre giorni fa apprendo di avere tutto giovedi libera come recupero lavorativo, vedo Sandro e gli dico: ti faccio due proposte, Diedro Maestri o falesia che vuoi tu. Dopo la KCF mi è venuta una gran voglia di salire un’altra classica.

Febbraio 2015, sono con Chiara in mezzo al Diedro Manolo dopo 3 anni di sola falesia, mi vede in difficoltà psicologica e volentieri si tira tutta la via. Quando mi complimento con lei mi dice “beh, dai, dopo il Diedro Maestri era il minimo”. Diedro Maestri… vado a vedere. Se non sbaglio potrebbe essere la seconda via aperta in valle del Sarca (1957), dopo la Canna d’Organo di Detassis nel 1938. Scopro ora, andando a vedere sul libro di Gogna “Dolomiti e Calcari del Nord Est”, che la prima via fu aperta nel 33 sul Casale (1400 m). Gogna non parla del Maestri ma va direttamente al 1966 con la Messner a Cima alle Coste, ora frequentemente ripetuta nella parte bassa per raccordarsi in alto con il Diedro Martini Tranquillini Protoni.
Gogna non accenna al Diedro Maestri, molto strano.

Bando alle ciance. Sandro vota per il Diedro Maestri, che ha già salito nel 2009, ma accetta di buon grado di ripeterla.
Domenica, KCF. Poi riposo. Mercoledi io nuoto, Sandro bicicletta.
Sveglia impietosa, 5,45, dopo una bellissima serata in Wurer con Dario, Paride, Claudio.
In auto mi tocca il ripassino o gioco a premi su soste semimobili fisse e mobili.

Coincidenze, una cosa da paura.
1.
Guido in Gardesana tra le gallerie con i nomi epici e mi mi ricordo di un discorso di Matteo in negozio qualche giorno fa e chiedo a Sandro che divinità sono le Erinni. Sono le Furie, dice. In quel preciso momento, passiamo sotto la galleria dedicata alle Furie.

2.
Lasciamo il parcheggio, attendiamo che un furgone passi per attraversare la strada. Il furgone è delle “Imprese edili Maestri”.

Ci guardiamo ed evitiamo qualsiasi possibile altro commento di tipo destinale su questa giornata che ancora deve cominciare.
Avvicinamento da funamboli, fiume rapido sotto i piedi, vegetazione da Borneo, pareti in ombra… che ambiente particolare! Ci facciamo largo tra rovi e ortiche e arriviamo all’attacco, Sandro parte e cincischia, ci mette parecchio e mi chiedo perchè. Fino a che non tocca a me…
Sera prima al Wurer, con Paride, Dario e Claudio Inselvini. Claudio mi dice “bella via ma vedrai, la roccia non è proprio la stessa della KCF”.
Infatti. Ansimo e sbuffo sulla prima fessura, parto per L2, II grado da relazione, ma mi trovo a desiderare di mettere un friend perchè non mi sento poi così sicura. Metto un qualcosa sulla paretina, un po’ perplessa da questo secondo grado che assomiglia ad un quinto… poi seguo le tracce nel bosco e arrivo in sosta.
Terzo tiro, Edera nel boschetto e poi diedro. Finalmente si scala su della roccia vera!!
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Tocca a me iniziare sulla parte centrale, il diedro con la placca liscia. Duro, ma grazie ai chiodi vicini (cordini vetusti) passo in libera, trovo una sosta scomoda e mi fermo ingannata dal cordino nuovo, mentre avrei dovuto proseguire verso la successiva sosta altrettanto scomoda. Così spezziamo il tiro in due, a Sandro la placca nera, a me il tiro fin sotto il tetto, con un bel runout verso la sosta. (eventualmente raddoppiare il BD #1)
Tocca a me la bellissima fessura Gicaomelli, su roccia molto buona, inizialmente facile (V+) , più impegnativo il muretto finale.
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Roccia molto bella. Mi metto comoda sul terrazzino, recupero Sandro con i piedi nel vuoto, seduta comodamente a riposare, in attesa che arrivi lui con lo zainetto contenente acqua e cibo.
Segue il tiro chiave: Strapiombo faticoso, Sandro da primo passa in artif (chiodi vecchi, meglio non volarci sopra). Io da seconda passo in libera (6c?) non difficile ma tremendamente faticoso, stile classico.

Alla base del camino ad imbuto mi innervosisco, mi trovo insalamata dopo aver faticato a rinviare il chiodo più alto e non capire come mettermi per salire. Mi impressiona e mi mette ansia…. cedo la mano a Sandro, tanto non sono quasi nemmeno partita….20160901_145103

Anche da seconda non faccio meno fatica, non devo volare altrimenti pendolo, stavolta metto i piedi sui chiodi e passo così. Amen. Un po’ mi scoccia perchè fino a qui avevo fatto tutto quanto pulito, ma pazienza.

Sulla carta questo è l’ultimo tiro duro, in realtà non trovo molta differenza tra il VI dei tiri sotto e il V+ di queste lunghezze, solo un po’ più discontinue. Arrivo in cima proprio stanca, ma così contenta e soddisfatta. Anche l’ultima fessura, con il bordo così svasato, non è facile, e quando il grado si abbassa, la roccia diventa insidiosa, terrosa, meglio proteggere su una fessura e poi un paio di alberi.

Quando mi raggiunge Sandro, tempo di cambiare le scarpe, rifare le corde e ci incamminiamo senza fermarci per buttarci a capofitto verso la fontana al parcheggio. Un’altalena fa capolino allegra nel piccolo parco giochi, ma credo che ora non avrei la forza di muovere le gambe per alzarmi.

Tra domenica e oggi abbiamo scalato 1000 metri di parete, VI continuo. Siamo cotti, felici e… affamati! Pregusto una pizza gigante a cena.

Però, come scriveva Sandro anni fa, ai tempi del suo primo giro su questa via, “la prossima volta, giuro, vado in falesia”. Dopo due vie così, si apprezza decisamente il fatto che al giorno d’oggi si possa anche scalare “pascolando” ad una comoda base in falesia.
Sono i tempi degli arrampicatori del pomeriggio.

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