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Valle dell’Orco, torre di Aimonin

foto 4

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Lo sapevo.
Sapevo che mi sarei stufata presto di arrampicare in falesia, aspettavo solo che succedesse. Avevo deciso di dedicare qualche mese all’allenamento, falesia e palestra, poi di falesia ne ho fatta poca per il tempo nefasto dell’ultimo semestre (è 6 mesi che piove!!!!), e ora basta.
Carlo è in Valle dell’Orco con suoi amici, io gli devo restituire un friend, è da mesi che con Nic ci si rincorre per scalare insieme. Quindi vado con Nic in valle dell’Orco! Nel corso dei giorni si aggiungono altre persone, altri amici, tutti hanno voglia di scalare in questo bel fine settimana. Purtroppo per chi come me il week end è fatto di un solo giorno salta la cena in gran compagnia sabato sera a Ceresole Reale, ci incontreremo solo per poco tempo (ma va a buon fine la restituzione del friend!)

2 parole su Nic.
Torinese, rientrato da un annetto dopo 10 anni in Inghilterra, a Londra, dove ha arrampicato tanto: tantissimo in palestra, ma anche tanto in falesia. Lassù falesia significa “trad”: significa che vai in falesia con dadi e friend, provi i tiri, voli sul tuo materiale. MI piace la sua calma, la sua ironia molto british.
Saliamo la via del Diedro. Lui deve farsi un po’ di esperienza su vie di più tiri, io devo iniziare il cosiddetto “programma di deronchiamento” su vie da proteggere e sul granito in generale. Sono 5 tiri di grado ascendente, perfetto. Inizio io, quarto grado. Vengo da un infortunio e ho paura di avere paura. In sostanza sui primi metri ho paura e vado a cacciarmi in un posto che mi crea un casino di attriti e non riesco ad arrivare in sosta. Guardo Nic, sorrido e con nonchalance e dimostrando comunque dignità ed esperienza appronto in breve una sosta su due friend e uno spuntone. Guardo orgogliosa la mia sosta da perfetto manuale e mi sento un’imbecille mentre recupero Nic che sale volteggiando in 2 minuti.

Secondo round. Va lui che giustamente salta la sosta canonica che era a pochi metri da me, e fa il tiro. Programma di deronchiamento anche per lui, che si trova alle prese con un attrito pazzesco causa uno speroncino che non doveva aggirare. Vince anche lui una bella sosta su friend, coadiuvato però da un alberello. Salgo io, da seconda e penso che non ce la farò mai più ad arrampicare da prima su vie assolutamente non protette e così atletiche. Solo V+, ma io ero abituata (se così si può dire) ad altre rocce, calcare, dolomia e granito della Val di Mello, non così verticale. Mani in fessura e piedi in bocca, arrivo da Nicola, proseguo il resto del tiro fino alla sosta canonica. Una dozzina di metri di fessura verticale per capire che invece ce la posso ancora fare.
Tiro successivo, VI in fessura. Vado. Ho bisogno di andare a trovarmi, o a ritrovarmi, su un terreno di questo tipo. Tiro lungo, una fessura a volte larga a volte stretta, ma facilmente proteggibile dove voglio. Dove posso vado lungo, ritrovo la voglia di aria sotto i piedi almeno dove mi sento sicura. Quasi a fine tiro i polpacci esplodono…. un passo per arrivare a una cengetta ma ho un piccolo blackout. Che faccio? un passo solo! ma non ce la faccio… guardo la fessura, la misuro, ok friend giallo, lo prendo e con decisione lo ficco dentro, rinvio le 2 corde, Blocca Nic, riposo un attimo!
La paura a volte fa fare le cose bene e veloci. Mi riprendo e finisco il tiro.

Ultimo tiro per Nic, placca, diedro atletico, placca facile ma improteggibile per diversi metri.
Ci caliamo.
Partiamo su Notte a Tahiti, sulla quale i nostri amici sono ancora impegnati, credo sul penultimo tiro.
Parto su un bel tiro molto vario e non banale, poi Nic affronta uno strapiombino su un tiro che sulla carta è (erroneamente) dato 6a+, ma quella placca finale è qualcosa di terribile. Poi scopriremo che è rigradata 6b+. ah ecco.
La complicazione: arrivo in sosta e non guardo bene, Nic sa già dove andare e prende una placca sulla destra, spittata. Durissima. Prova, fa un voletto, riprova, azzera, cazzo ma quanto è duro questo 6c!??? non passa e si cala. Nel frattempo capiamo che quella è una variante non segnata sulla guida, il nostro tiro è a sx. I nostri amici si stanno calando e mentre io provo il tiro mi dicono di lasciar perdere, sono troppo bassa per arrivare anche in artif a rinviare…. ci provo ed è effettivamente così. Va Nicola che passa in artificiale, io da seconda riesco bene in libera fino quasi alla fine, ho i piedi a pezzi.
Ci dicono anche di evitare l’ultimo tiro, è un rognoso e pericoloso traverso su cui loro hanno perso un sacco di tempo. Vabbè, a questo punto ci caliamo, non ha senso proseguire con loro che ci aspettano giù per fare poi solo ancora un tiro.

Ora fa caldo, è estate piena. Per poco non aggredisco 3 arrampicatori che mi fregano il posto alla fontana, ho una sete da non credere, non ci avevo badato fino ad ora!

Non vedo l’ora di tornare il Valle dell’Orco, di vedere il Sergent e il Caporal, di scalare il Nautilus e guardare le altre vie….