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Vallone di Bourcet – Sperone dei Corvi


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Meteo che non si capisce, le previsioni danno temporali in Lombardia e in generale in montagna. Come al solito ultimamente… decidiamo di andare a colpo sicuro al Vallone di Bourcet a vedere un po’ questo posto nuovo al riparo dal maltempo previsto. Usciti di casa ci rendiamo conto che sarà una giornata meravigliosa, altro che temporali!!
Scegliamo una delle vie più lunghe del vallone, sono 300 metri che dai commenti letti in giro tempo fa saranno piuttosto faticosi: lo Sperone dei Corvi passa per essere una bellissima via, piuttosto atletica, una delle più meritevoli.
A pochi metri dalla stradina sterrata che sale lungo il vallone, sull’ultima struttura, ecco l’attacco della nostra via, fortunatamente il primo tiro e la sosta a terra sono all’ombra! L’arrampicata è sempre varia e divertente, con passi in placca (mai aderenza spietata), lame e fessure. La spittatura è ottima, a parte nei tratti facili dove volendo si integra benissimo con friend (in tutta la via usato 2 volte lo 0.75). Qualità e varietà imbarazzante delle solite protezioni alla Michelin: spit, fix, strani anelli, qualche chiodo, piastrine artigianali…. il tutto dipinto di blu, un vezzo tipico di questo eccentrico apritore.

Già ho constatato in precedenza quanto il Michelin sia forte in strapiombo e meno in placca: attenzione alle sua gradazioni sugli strapiombi! Mediamente ci trovo un mezzo grado in più, e questa via non smentisce l’impressione che mi ero fatta.

Notevole il sesto tiro: tiro per lo più in placca con lame verticali, quindi qualche passaggio in doulfer, qualche incastro, davvero molto molto estetico.
I dolori arrivano all’ottavo famigerato tiro: quello del tetto. Fin qui ho scalato bene, tutto a vista senza problemi….faccio finta di provarci anche qui. La relazione dice passo di 6b+ sotto il tetto, che è 6a. Col cavolo!! Dal tetto pende un lungo cordone con nodi, che indica benissimo cosa bisogna fare una volta lì (tirarlo). Il problema è arrivarci…. 2 buchi lontanissimi e piccoli per le mani, per i piedi solo una placca verticale lisciata dall’acqua. Tocca andare di mestiere classico…. rinviato lo spit con cordone poi si ricomincia ad arrampicare davvero, bellissima traversata (occhio alle zuccate contro il tetto!) molto fisica, espostissima e divertente, poi più facile in sosta.
Andrea combatte una dura lotta contro il tetto, che già lo aveva minacciato prima che partissi io.

Ultimi due tiri decisamente verticali (anche strapiombanti dai) per essere dei 5b, comunque molto belli entrambi, con diedri e caratteristiche uscite da tettini.

In vetta un po’ accaldati (meno male qualche nuvoletta e qualche sosta all’ombra!), assetati, rifacciamo su in fretta la corda e ci avviamo per il sentiero di discesa, attrezzato con catena nei tratti più pericolosi. Non è una comoda passeggiata, comunque in 45 minuti siamo di nuovo giù sulla stradina.
Posto dove tornare sicuramente, le possibilità di arrampicata sono varie per difficoltà e lunghezza, ci sarà da sbizzarrirsi!