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Ferrata Alpini al Medale, una mattina solitaria

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E’ quasi mezzanotte quando decido così, all’istante.
Da oggi sono disoccupata e ho la testa piena di pensieri, preoccupazioni, ansie… ma mi sento anche libera. Avevo deciso di riposare domattina, di prendermi del tempo. Ma poi, tempo per fare che? Sono mesi che il sabato mattina tra le 6 e le 7 esco di casa, e stasera chiaccherando in chat con un amico mi rendo conto che quello è il mio mondo, che non mi devo far prendere dalla pigrizia.

La ferrata degli Alpini al Medale era stato il mio “regalo di compleanno” nel 2006, andavo in montagna a camminare solo da pochi mesi, ma già mi approcciavo a qualche ferrata impegnativa, mi sentivo “a posto sulla roccia”. E i miei amici avevano deciso di “regalarmi” questa gita, dietro mie insistenze. Aneddoti di gente portata giù in elicottero, una ragazza che è arrivata in cima piangendo stremata…. Invece mi ero proprio divertita, su questo bel percorso logico, ben attrezzato, discretamente lungo e per la prima parte anche impegnativo.

Poche settimane fa uno scambio di messaggi con il Crodaiolo, serial climber della Grignetta e del Medale, mi fa capire quanto anche ripetere itinerari già percorsi abbia una sua soddisfazione, che sta nel ricordo che la nuova ripetizione porta con sé. Ripenso più volte a quel messaggio, e mi rendoconto che ha ragione, che anche a me succede di passare per luoghi già passati e vederli ripopolarsi della compagnia che era stata con me.
Insomma, alle 23:45 mi metto a preparare lo zaino per andare a ripetere la ferrata, per ritornare stavolta da sola ai miei inizi, per tornare in una parete affollata di ricordi e di persone, sapendo che nel pieno relax di una ferrata, e soprattutto sapendo che da sola avrò modo di recuperare molto di queste cose.
Anche la strada per Lecco è piena di ricordi: ricordi di tante aspettative. Con il buio delle 4:30 prima di Kundaluna, ad esempio. Ma anche moltisismi altri, anche brutti, ma quelli li scaccio via, non servono.
Non vedo l’ora di arrivare…. Ho voglia di partire, agganciarmi e cominciare la salita. Parcheggio a Laorca, passo sotto il campanile e mi viene da sorridere, poi a rapido passo proseguo, supero un po’ di persone e in mezz’oretta arrivo alla targa di attacco. Mangio qualcosa, con calma, mi volto per andare a far pipì e mi arrivano giusto lì 2 cordate dirette alla Miriam. Con nonchalance le lascio passare e faccio quel che devo fare.
Alle 9, come da tabella, parto. Non mi lego subito, come non mi ero legata per arrivare all’attacco della Miriam. Poi mi ricordo che ho promesso a Luigi “prudenza”…. E tiro fuori un moschettone del set. 2 no, sono troppo scomodi e rallentano notevolmente. Mi diverto ad arrampicare, come fossi in cordata: non mi è mai piaciuto tirare i cavi e usare tanto gli infissi, mi piace cercare il passaggio, mi prendo i miei tempi, non ho nessuno dietro e nessuno davanti, anzi davanti ho tanto tempo, tutto quel che mi serve per arrivare in cima, starci una buona mezz’ora e scendere con comodo.

Arriva il sole in parete e immediatamente il caldo. Sono contenta di togliermi la maglia e salire in maniche corte, sono quelle piccole soddisfazioni che capitano in parete ogni tanto. Guardo la città avvolta nelle nuvole basse, ma già qui siamo fuori. Inizio a fotografare, finalmente mi trovo tra i colori che aspettavo, ma che a causa del meteo quest’anno non ho mai fotografato. Sono proprio contenta di aver vinto la pigrizia di ieri ed essere qui. Qui mi sento al mio posto, su questa parete che tanto mi ha dato e tanto mi ha bastonato, il Medale con le sue fessure verticali e i piedi che una volta tengono e una volta no…Non ricordavo molti dei passaggi, a parte quello dello stendibiancheria, un traverso che non mi è dato capire se e come si può passare in libera, senza appendersi al cavo. Forse con le scarpette si potrebbero sfruttare certe rugosità, ma non le ho e non ci provo nemmeno. Proseguo, con un ritmo calmo, mi fermo quando ho voglia per fare qualche foto, e arrivo al terrazzo dove termina la via Miriam, mentre il campanile suona le 10.
Mi concedo 10 minuti di sosta non perché ne abbia bisogno, ma per fermarmi proprio qui.
Marzo 2010, raduno Multimedale…. Allora avevo fatto la via Miriam con Daniele, ero felice, la via era una delle più impegnative che avessi salito fino ad allora, anche se corta. Poi ci eravamo fermati, ed eravamo arrivati in cima per l’ultimo tratto di ferrata. Fermandoci avevamo visto Luigi e Fasin impegnati sulla Brianzi, che ora guardo e fotografo. Ci eravamo salutati, scambiati una foto, poi ognuno per la sua strada era salito.
Ora riparto, da qui in poi non mi lego più, ho voglia di sentire tutto l’impegno e la concentrazione del non dover fare un passo sbagliato, sapendo che le difficoltà sono inferiori rispetto a quelle già percorse. Non sono una da free solo, ma sento anche l’esigenza ogni tanto di questo impegno, che non sia solo salire sportivamente e fisicamente, ma anche con la testa. Devi controllare di più gli appigli, non lasci nemmeno un passo al caso. Fin dove me la sento, questo mi piace.
In una ventina di minuti sono in vetta, al crocione. Il sole non c’è più, la vetta è stranamente tutta mia, del resto è presto, chi arrampica sulle vie non è ancora arrivato, e la gente in ferrata l’avevo tutta dietro, staccata di un bel po’. La prima volta qui faceva caldo, eravamo tutti e 5 stanchi e contenti, ci scambiavamo impressioni sulla nostra impresa e io ero proprio felice di come fosse andata sulla terribile “ferrata del medale”.
Salgo oltre la croce e vado a sedermi alla piazzola dell’elicottero. Improvvisamente la vetta si popola di gente, di risate, di scherzi, di presentazioni…. Lo rivedo quel giorno…

Torno al crocione, mangio qualcosa e vengo raggiunta da un signore anziano da solo e poi da due ragazzi delle mie parti. Presentazioni, 4 parole, e quando arriva una truppa di 6-7 persone scendiamo, scendo con i 2 ragazzi, mi maledico perché bado sempre alla salitae mai alla discesa, giro sempre con gente superlocal e semplicemente in discesa mi accodo. Ora mi tocca far la parte di quella che sa… beh improvviso e va tutto bene, pare che senza volerlo abbia preso il sentiero giusto (sono tutti giusti ma uno fa un giro lunghissimo). Li saluto alle scale che portano a Rancio e io proseguo per Laorca, dove arrivo puntuale, 12:20. Giuto l’ora della pausa pranzo!