Archivio mensile:maggio 2015

Val Daone – via Gigi Venturi

Finalmente è ora di lasciare la quota 0, fa caldo, settimana scorsa su Nataraj abbiamo sofferto un po’ il sole forte e la disidratazione. Tornando nel traffico ci si era detti: basta Arco…

In Val Daone ho fatto solo due vie, mi ero sempre riproposta di tornarci ma non avevo più avuto occasione. Mi spiace per VYGER, gli toccherà ripetere qualcosa di già fatto. La scelta cade sulla Gigi Venturi alla parete del V tornante, via ben protetta, gradi contenuti, per tornare a scalare sull’aderenza, da cui manco da un tempo immemore.

Giornata spettacolare, senza una nuvola, temperature ideali. Amo la primavera, con i suoi verdi brillanti, l’esplosione della vita e dei colori in media montagna, e la val Daone, poco frequentata e poco o nulla abitata, è uno scenario stupendo, merita davvero una visita anche solo per una passeggiata. Eppure in giro non c’è nessuno, non so bene perchè ma questo posto non ha fatto il boom degli scalatori, forse perchè le vie facili sono poche… fatto sta che è così e non avremo da sgomitare con nessuno, non sentiremo altri molla/blocca/vieni/recupera vociare per la valle, ma solo il rumore dell’acqua sotto di noi. Meglio, mi piace la solitudine in parete.

La parete si presenta molto sporca, è evidente che quest’anno non è ancora passato nessuno. E nessun altro ci passerà nemmeno oggi.
I primi tre tiri sono quelli della via Vittorio Malizia, che portano al bosco sospeso. In realtà qui parte anche Moon River, da cui partiamo perchè l’attacco della Malizia è sepolto da qualche parte. Comunque da una parte o dall’altra, sono placche che si somigliano.
Si scala in alternato e parte VYGER. bene, ho un tiro a disposizione per capire come si scala solo di piedi e senza mani. Mi viene da arcuare i funghetti, che qui sono solo delle piccole escrescenze grigie di pochissimo spessore. Vado… tiro di 50 metri, sempre facile, sempre placca. Vedo uno spit a sinistra, ma vengo avvertita che è dell’altra via… ma dritto non c’è niente. boh… vado un po’, poi capisco che dovevo rinviare quello ma ormai sono sopra e più a destra, punto a quello successivo. eh. tengo i nervi saldi… guardo un attimo giù (mai farlo!!!) e vedo la sosta lontana lontana, VYGER piccolo piccolo e uno spit rinviato pochi metri sopra di lui e poi tanti metri di corda che corrono liberi fino al mio imbrago. Se volo mi trasformo in una biglia, gli passo “in parte” e arrivo a metà del tiro di sotto. Meglio non volare dai, che potrei “sbregare” le braghe… tenere la concentrazione ancora qualche metro in aderenza che poi è fatta.

terzo tiro: perso nella vegetazione… VYGER segue la linea più logica tra le placche appoggiate, mettendo qualche friend e qualche cordino intorno agli alberi.
Bosco, si supera il bosco, si arriva alla base della parete.
Molto meglio che sotto, continuiamo il nostro alternato, riparte il socio. Sono tutti tiri belli e interessanti, placche si alternano a fessurine, un paio di passaggi fisici su tetto. Peccato non averli fatti in libera, ma soprattutto nel primo, la fessura è così sporca e piena di detrito che al momento buono di usarla per uscire, non sta in mano.

va be. Bellissimo il tiro lungo di 6b, il penultimo, atletico sotto e di spalmo sopra. Ultimo tiro in comune con la Malizia, un singolo duro. Via che ci caliamo subito, fino al bosco. Poi scendiamo per la cengia evitando le ultime doppie. Cengia sporca da prestare un po’ di attenzione, poi canale, evidentemente interessato in parte da una frana. Quindi via, fuori dal canale per una bella passeggiata tra arbusti, ortiche, rami fitti. Insomma…. scendere da Mandrea è un po’ più rilassante.
Terminata la passeggiata di salute che consigliavo vivamente a chiunque voglia portare la morosa a fare un giro su una bella vietta per placche, finalmente relax. Noi donne abbiamo un picco di calo di forma al mese, purtroppo, e oggi ho tenuto botta, ma soffrendo un po’ verso la fine. Quindi mi accascio sul sedile del passeggero e mi godo la discesa lungo la valle nel tardo pomeriggio con queste belle luci, e man mano riprendo vita.
Bella “pedalata”, di discreto sviluppo, come avevo letto nelle relazioni, buona per prendere confidenza con questo tipo di arrampicata, o riprendere, nel mio caso.