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Ponte a Nord Est: Rocca Pendice e Lumignano

Posted in Senza categoria on maggio 1st, 2012 by evak

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Per questo ponte il tempo pare pessimo dalle nostre parti e a Ovest, e capita così raramente di avere più di un giorno consecutivo ormai che non abbiamo proprio voglia di stare a casa! Con un po’ di organizzazione dell’ultimo minuto viene una bella tre giorni!
Purtroppo ricacciati da Arco, la giornata finisce con un giro di negozi e un po’ di shopping :)
Lunedi si va a Rocca Pendice, una falesia storica che da tempo volevo visitare, e questa è l’occasione. In falesia troviamo Giubi e la sua ragazza, passiamo la giornata insieme, loro ci indicano i tiri più belli da scalare. Voglio salire Papa Doc, un 6b, ma un ragazzo mi invita a provare Punto Rosso, 6b+, dice che è più bello. Provo, arrivo a un punto dove non so cosa fare, il ragazzo e il suo socio mi guardano e sghignazzano, poi mi dicono che c’è il trucco e che è un tiro famoso e che loro ci hanno passato i pomeriggi per capirlo…. da 10 metri sopra non posso che mettermi a ridere, passo e salgo. Ahhhh questi locals!!! Lasciate le Numerate quando arriva il sole ci trasferiamo alla parete est, più imponente e verticale: qui voglio salire la Diretta Comici, si rivela un tiro bellissimo con un passaggio in placca sotto un tetto che all’epoca deve aver richiesto un bel lavoro di staffe (non che ora sia semplice!!). Pensando alle generazioni che hanno scalato qui mi vengono in mente i racconti di Messner che ho letto sul suo “Settimo Grado”. Mi piace sempre scalare in posti di valore storico…

La sera ci troviamo con Giubi, la sua ragazza e Carlo a Padova per la festa dell’Europa: Prato della Valle è pieno di stand gastronomici e bancarelle varie da tutti i Paesi d’Europa, noi scegliamo di rimpinzarci ad uno stand polacco con wurstel e varie amenità, bella serata in compagnia!

La mattina dopo saranno Carlo, Biaso e il loro amico Franco a farci da guide a Lumignano, prima al naso del Bicio e poi alla Piramide. Caldo pazzesco, bei tiri su roccia che taglia le dita come a Finale. Mitico Franco che mi dice che ho l’onore di scalare con un uomo quasi centenario (beh ne ha 75… e scala ancora fortissimo!) Quando i piedi scoppiano e le dita fanno troppo male decidiamo che è ora della birretta, poi i saluti e torniamo nella nostra piovosa porzione di pianura padana….

Mandrea – Via delle Fontane

Posted in Senza categoria on aprile 25th, 2012 by evak

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In accordo con Fabius, conosciuto in palestra, decidiamo di legarci insieme per la prima volta, mi propone la classica via delle Fontane a Mandrea. Con noi anche Alessandro ed Elisa, che faranno la via dietro di noi.
Bellissima giornata di sole, si rannuvola solo nel pomeriggio, e a dispetto dei nostri timori, la via è completamente asciutta, nonostante le abbondanti piogge del giorno prima. Incontriamo un sacco di gente, la maggior parte diretti a Mandrea, oggi sono tutti qui!
La via è bella e divertente, mi riporta quel bel sapore classico dolomitico che mi mancava, anche se siamo solo in Valle del Sarca.
Dopo una partenza marciotta, un secondo tiro su un muro verticale in A0, con tratti anche in libera. Poi un tiro in una stupenda fessura con chiodi a pressione, qui sono da seconda e posso anche tentare la libera (riuscita a parte l’ultimo passo). Tre tiri in camino meravigliosi, in ambiente davvero suggestivo. L’ultimo tiro in camino tocca a me, mi ingaggia un bel po’, poi ricordo come si arrampica in camino e ne vengo fuori senza problemi…
Ultimi tiri non degni di nota, divertente qualche passo dell’ultimo in placca.
Una via vivamente consigliata per riprendere su questo genere di scalata. La prima via aperta a Mandrea, nel 1975.

Cava Borgone, aderenza spietata!

Posted in Senza categoria on aprile 22nd, 2012 by evak

Il meteo oggi è bello solo ad ovest, o a Finale… avrei voglia di entrambi, sia di granito che di buchetti! Amici vanno a Finale ma per orari diversi non ci riusciamo ad accordare, così dopo cena sfoglio la guida del Piemonte Occidentale che ho comprato prima di andare alla Rocca Sbarua… è Andrea a proporre questa piccola ma storica falesia in bassa Val di Susa, non dovrebbe essere troppo affollata, i gradi ci sono sia per lui che per me.
Arriviamo a Borgone, sembra un avamposto dimenticato, colazione in un bar dove alle 9 un gruppo di vecchietti beve il bianchino… in pochi minuti saliamo la strettissima strada che porta alla cava e in ben 2 minuti scarsi attraversiamo la pietraia e siamo alla base. Una cortina di alberi divide la stradina dalla falesia, dietro e a sinistra montagne innevate, davanti a noi una incredibile struttura rocciosa degna di posti ben più blasonati, placche, diedri e tetti ci sovrastano. Bello!!!

Iniziamo con un tiro facile a tastare questo gneiss granitoide compattissimo, capisco subito che oggi le braccia le potevo anche lasciare a casa! Un altro tiro che supera un tettino e un diedro, sembra di essere su qualche bella via in Valle… ok ora ci siamo, entrambi siamo entrati in sintonia con la roccia. Oggi scalo bene, con la testa assolutamente libera, sento solo il piacere di trovare il passaggio giusto, l’equilibrio migliore per salire, solo belle sensazioni. Provo un 6b+ ma mi risulta impossibile capire il passo chiave, 2-3 metri di placca assolutamente liscia, provo ovunque ma i piedi non ci stanno e le mani non hanno nulla su cui appoggiarsi… resto un po’ lì, e siccome voglio vedere come è sopra, passo “con un po’ di mestiere”. Non pretendo di fare questo grado a vista su un tipo di roccia dove non scalo mai, per oggi sono già contenta.
Scaliamo fino a che i piedi non dicono basta, dall’ultimo tiro scendo a piedi nudi, non ce la faccio più! Una risata e qualche scambio di battute con dei ragazzi che scalano e faticano su un tiro bellissimo, mi propongono diprovarlo, ma ho i piedi troppo cotti!
Per pigrizia non ho tirato neanche fuori la fotocamera, peccato perchè ne sarebbe valsa la pena. Metto solo il link ad una foto trovata su internet
la falesia di Borgone

Pasqua alla Rocca Sbarua

Posted in Senza categoria on aprile 11th, 2012 by evak

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Uno dei primi articoli che ho letto sullo Scarpone tanti anni fa era la storia divisa in due puntate della Rocca Sbarua: posta sulle colline pinerolesi, ha visto passare i protagonisti dell’arrampicata piemontese dagli anni 30 in poi. Il bel racconto mi ha fatto venir voglia di andare, ma non ne ho mai avuto l’occasione.
Visto che sfuma l’ipotesi di Pasqua ad Arco (causa meteo), e che rinunciamo all’invito di Giulio in Valle dell’Orco (troppo freddo), all’ultimo mi viene l’idea di andare alla rocca!
Recupero la guida in negozio, prenotiamo al nuovissimo Rifugio Mellano e si parte. Il posto è davvero ameno, il rifugio è un’accogliente e grande casa in legno che faceva parte del villaggio olimpico di Torino 2006, portata qui e riutilizzata al posto del vecchio rifugio ora smantellato. La nuova Casa Canada è gestita da simpaticissimi ragazzi un po’ rasta, con cui ci scambiamo tante idee, e ci danno tanti consigli sulle vie più belle dove scalare, poi ci chiedono come è andata.

Domenica decidiamo di iniziare con la classica della Rocca: la Gervasutti Ronco, famosa per un diedro fessurato, allora salito con un solo chiodo. Oggi la via è spittata, non ascellare, comunque integrare è superfluo. La roccia è un magnifico gneiss granitoide (più granito che gneiss), il diedro mi riporta alle ormai lontane esperienze melliche…. mentre esito nel mettermi in posizione Dulfer per superare questi faticosi 10 metri, me lo dico da sola: sveglia! hai salito Polimagò, hai salito Luna…. muoviti! mi obbedisco e mi do una mossa, salgo quel diedro da manuale, che è quasi il termine di questa bella via. Una bella sorpresa la rocca, davvero non immaginavo una roccia così bella, la pensavo più simile al Paretone di Arnad in piccolo…

Scesi dalla via, che aveva proposto Andrea, propongo io: Bon Ton allo Sperone Rivero. In pochi minuti siamo alla base. Una via più moderna, con diversi tiri in placca, difficoltà un poco più sostenute, ma più consone all’arrampicatore moderno. Una via mai monotona, in cui le placche lasciano anche spazio a muri verticali, fessure, traversi, davvero divertente. La particolarità della via è una sosta su un albero (rinsecchito) che se ne sta da solo in mezzo alla parete completamente priva di vegetazione… davvero unico! Mentre arrivo all’albero vedo che nel suo povero tronco è stato, tanti anni fa, piantato un chiodo. Mi spiace rinviare il chiodo sul povero albero, preferisco utilizzare un meno aggressivo cordino su un ramo. Sosto seduta sull’albero, recupero Andrea e parto per un tiro decisamente più impegnativo dei precedenti, su granito giallo-rosso, molto liscio. Dopo un altro breve tiro siamo in cima, e tra le fessure scorgiamo il rifugio al sole, mentre noi siamo davvero al freddo sotto una nuvola e sbatacchiati dal vento. Ormai è ora di scendere e andare a cena, dividiamo il tavolo con 3 piemontesi con cui si passa la serata a chiaccherare, si mangia divinamente (meno male perchè l’ultima cosa mangiata era una brioche all’autogrill la mattina!), poi a nanna in un comodissimo letto matrimoniale a castello, tutto in legno.

La mattina dopo mentre sono fuori dal rifugio ad aspettare la colazione e coccolare il cane dei ragazzi, uno di loro passa dietro e mi informa che ci sono 3 gradi. Osti.
Vorrei scalare la Barbi al Torrione Grigio, meglio ancora la Motti Grassi, insomma, roba storica e impegnativa…. ma fa un freddo cane. Decidiamo quindi di partire e scaldarci sul facile: Sperone Rivero. Via classica dal IV al V+, poi vedremo cosa fare. In realtà dopo i primi 2 tiri non si capisce dove andare per l’intrico di vie che si attraversano, seguo il bello e ovviamente mi trovo sul duro. Tiri impegnativi, ma uno più bello dell’altro, verticali e atletici in diedri fessurati, bellissimo. Di certo però non è V+.
Discussione famigliare alla base del penultimo tiro, ormai è chiaro che siamo fuori via ma Andrea insiste che se vado sulla placca a destra ritrovo la via giusta. Io dico di no, che se seguo la placca arrivo alla via di ieri… insomma decido di seguire una fessura strapiombante bellissima, mi tocca scalare in libera col sorriso anche se un resting lo farei volentieri (sono proprio al limite). Dopo questa una placca facile, poi si impenna, di nuovo sapore mellico e spittatura lunga.
L’ultimo tiro si presenta su uno sperone esile ed espostissimo, la sosta è in cima a una sorta di prua di granito. CI arrivo ma non riesco a sostare lì: troppo vento gelido…. trovo uno spit subito dietro, più riparato, e contravvengo alla regola delle soste su due ancoraggi, non ce la faccio proprio!
Senza fiatare decidiamo entrambi che per oggi va bene così, scendendo passiamo davanti al torrione Grigio, vedo la Motti Grassi e vedo la Barbi, sembrano bellissime, ma non è cosa. In breve siamo al rifugio dove è arrivata un sacco di gente a mangiare, i ragazzi grigliano salsicce e costine, famiglie, arrampicatori, ciclisti, è pieno di gente che mangia e ci uniamo volentieri alla festa.
Poi a casa, almeno quest’anno evitiamo la coda di rientro.
Poi sentiamo Giulio…. a lui in Valle dell’Orco si è congelata la bottiglietta di acqua nella tenda!!

Multimedale 2012: Sogni Proibiti + Bonatti

Posted in Senza categoria on aprile 1st, 2012 by evak

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E’ arrivato anche quest’anno l’appuntamento con il raduno Multimedale, ormai alla terza edizione, organizzato per incontrarsi tra forumisti di Planet Mountain. Qui ho conosciuto le persone del forum 2 anni fa, sono affezionata a questo evento. Andrea mi lascia andare da sola, lui farà altro con i suoi amici.
Ci sono tante persone che ho voglia di rivedere, altre di conoscere, con alcuni si è già parlato di scalare insieme. Carlo tenta di convincermi per la Milano68 ma per vari motivi non ho voglia di una via di quel genere, ho voglia di scalare in libera su qualche cosa di divertente. Insomma, ci si trova tutti al Coyote, e un po’ all’ultimo io e CMauri decidiamo di scalare insieme e salire Sogni proibiti + Brianzi, in compagnia di Davide Fourfingers e un giovane loro amico Fabio.
Rocciaforever, mia corrispondente di Arco, con i suoi due compagni salirà Myriam + Bonatti. Ci avviamo tutti insieme a Rancio, ci dividiamo al bivio, ci si lega e fa già un caldo tremendo. Cesare prova ad appiopparmi il suo zaino ma io gli faccio vedere che ho tutta la mia roba necessaria con me, lo prendo un po’ in giro. Sale lui i primi tiri facili della via degli Istruttori, poi con la scusa di voler srotolare un po’ le mie corde nuove mi propongo per andare in esplorazione sulla cengia erbosa che porta all’attacco di Sogni. Non è proprio il mio genere questa sorta di ricerca alpinistica…. finisco a fare un bagno tra rovi, arbusti, forse la ruta…. mi stufo. Parto sul primo tiro di Sogni, e come al solito il Medale mi mette a dura prova sui primi tiri, è sempre così e ormai ci ho fatto l’abitudine. Mi riprendo verso la fine del tiro, superato con un po’ di paura, scocciata perchè seguendo la logica della scalata mi sono trovata in un paio di punti lontano dalla protezione, odiosa e beffarda, che luccicava lontano in placca.
Beh ormai siamo in ballo… a Cesare il secondo tiro, il più duro con un traverso in placca. Lui è un bravo placchista, io invece sono diventata una plasticara da strapiombi, benissimo farlo da seconda! Un altro tiro divertente, l’ultimo tiro strapiombante tocca a Cesare che soffre, mentre qui io mi diverto un sacco. I nostri compagni sono rimasti un po’ indietro, Davide si è dato alla speleologia e ultimamente ha scalato poco. Vado alla ricerca del trio arcense che ormai dovrebbe essere fuori dalla Myriam, non li vedo e mi siedo vicino alla ferrata al sole cocente. I soci non arrivano…. sto lì da sola in mezzo al caldo, ho sete e ho poca acqua, ma che fine hanno fatto?? Finalmente arriva Cesare, i soci dietro erano stanchi e li ha aspettati.
Rapida decisione: niente Brianzi, siamo tutti un po’ cotti meglio cercare una soluzione più rapida. Davide e Fabio ci guardano e timidamente dicono “noi andiamo per la ferrata”… io e Cesare ci stavamo già contendendo il tiro del traverso della Bonatti: no dai, saliamo tutti per la Bonatti, cambiamo le cordate così entrambi possono salire da secondi con noi!
Prima Cesare con Davide, nel frattempo abbiamo quasi raggiunto gli arcensi e ci salutiamo. Parto io per il traverso, lo ricordavo bello ed è ancora così, tra fessure, gocce, tacche. Un piccolo sorso di acqua prima del tiro del diedro, io avevo consigliato di unirlo al successivo, ma gli arcensi hanno preferito dividerlo vista la fisicità di alcuni passi, così facciamo anche noi. Stavolta la stanchezza e la sete mi fanno soffrire il passo cihave (tiraggio rinvio), segue l’altro bel tiro su diedro fessura, poi uno facile e divertente….

Arriviamo in cima, facciamo su le corde. Nel frattempo gli altri se ne vanno alla croce, e ben presto li incontriamo scendere (Cesare e Davide) verso di noi con una lattina in mano.
Prima alla capocordata… ne bevo un sorsetto sotto gli occhi imploranti di Fabio, mi accorgo che è una schifezza alcolica (coca e whisky? boh!) e la passo a Fabio, che se la finisca lui! Poi mi mollano lì tutti quanti e scendono dal sentiero, io vado in cima a trovare il gruppo, non è Multimedale senza cima! Incontro Carlo e Biaso, ci abbracciamo forte, Marco Anghileri, Crodaiolo, che mi saluta e mi chiede degli altri… gli rispondo ridendo “eh mi hanno lasciata a salire da sola tutta la Bonatti!”, forse ragiono poco dalla sete e dal caldo, ho le braccia bruciate dal sole. Ce la raccontiamo un po’ su, ci litighiamo un arancio che salta fuori dallo zaino del Piero26, poi scendiamo, l’appuntamento è al Coyote per una birra bella fredda.

Il resto è raduno…. arriva anche Giacco con la sorella Laura, arrivano tutti. Si sale ai Resi, la solita bella cena allegra, si fanno ipotesi fantascientifiche sulla via per l’indomani, qualcuno tenta di coinvolgermi per una improbabile Cassin al Costanza, ma no, è una via di cui devo coccolarmi l’idea prima, non si può salire così la Cassin su due piedi, mi sembrerebbe di mancare di rispetto. Finalmente ho l’occasione di conoscere il Gerry, scambiamo qualche impressione, o meglio lui parla e io annuisco… Chiacchero con Giacco e sua sorella, ci si racconta gli ultimi mesi.

Dormo nel camper degli arcensi, che gentilissimi mi hanno offerto ospitalità! La mattina dopo la Grignetta è bellissima, sono contenta che ai miei nuovi amici piaccia questa zona, che sia piaciuto il Medale e che piaccia qui. Chiara ha un ginocchio non del tutto a posto, dice che non scalerà. Io voglio passare un po’ di tempo con lei, le propongo qualche tiro in falesia, ma sono senza guida e non ho molte idee. Le propongo la Discoteca, avvicinamento 0 e la conosco già. Lasciamo perdere Vaccarese o Piani d’Erna che non conosco, poi i suoi soci vogliono scendere presto. Li lasciamo andare sul Sigaro, noi scaliamo qualche tiro, ci ritroviamo per una piadina, io aspetto Carlo e Biaso che scenderanno dal freddo dalla Gandini al Cinquantenario. Saluti affettuosi, arrivederci, a presto.

Via Tommy, Monte Charvatton

Posted in Senza categoria on marzo 25th, 2012 by evak

vai al fotoalbumHo voglia di percorrere questa via che mi incuriosisce e mi attira per la sua lunghezza… la propongo ad Andrea, che viste le difficoltà modeste accetta. Ho anche voglia di scalare una via con lui.
Settimana piuttosto devastante, sono davvero molto stanca, ma di ottimo umore. L’umore peggiora quando vedo che le previsioni non sono state realistiche, ci doveva essere il sole e invece è velato e fresco, e io oggi ho inaugurato i jeans leggeri pensando di avere addirittura caldo!! sgrunt.
Lasciamo l’auto al minuscolo parcheggio, partiamo, sentiero ben segnalato, solo un piccolo ravano sotto la parete per capire da che parte attacca la via. All’attacco troviamo una bellissima scarpetta a collo alto molto vintage, forse qualcuno l’ha dimenticata, che peccato.

Parto, primo tiro facile, serve per riprendere il contatto con lo gneiss. Secondo tiro decisamente meno facile, anzi sulla carta il più duro della via, con passi decisamente delicati, che da plasticara che sono diventati devo pensarci un po’.
Poi ecco il famoso strapiombo.
Filippo, il mio collega alpinista, mi aveva avvertita: dato 6c, di fatto non scalabile (detto da uno che il 6c se lo mangia anche su blocchi). Propongo con il miglior sorriso ad Andrea di andare lui, visto che è alto e arriva meglio agli spit. No.. dice che non sa cosa c’è dopo e non si fida. Parto io per il lavoro sporco… lo strapiombo è davvero liscio, ravano un po’ con le fettucce e salgo, anche il traverso è chiodatissimo, per cui non ci sono problemi. Arrivo in sosta un po’ distrutta, è stata una bella faticaccia!!
Seguono 3 bei tiri carini sul 5c 6a, piuttosto discontinui ma su roccia molto divertente. Poi altri tre tiri più facili, ci alterniamo io e Andrea. Siamo sul nono tiro quando comincia a piovigginare, nel frattempo si è levato un vento teso e decisamente freddo.
Un occhio all’orologio, uno al cielo…. vabbè decidiamo di scendere anche per non doverci fare tutte le doppie sotto l’acqua. In realtà mentre scendiamo smette di piovere e si affaccia un pallidissimo sole, ma ormai è andata.

Ci rinfranchiamo con un’abbondante merenda all’osteria di Hone dove ci raggiungono due amici che hanno scalato al Paretone, poi rientro a casa. A me l’indomani aspetta una bella mattinata al femminile a Galbiate, calda e soleggiata, dove avrò belle sensazioni su gradi che non avrei neanche pensato di poter salire!

Arco – Parete di Mandrea: Molla tutto

Posted in Senza categoria on marzo 18th, 2012 by evak


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Questa settimana il tempo è brutto, Andrea è impegnato con il CAI e io ho un nuovo dolore alla spalla forse causato dalla fisioterapia…. sono veramente demoralizzata!! Poi magicamente (vabbè merito degli antinfiammatori)il dolore nel sabato diminuisce, provo qualche movimento al lavoro…. e mando un sms al Gigi: domani ad Arco sembra decente, che si fa??
Risposta. mi hai preceduto, volevo proporti Molla tutto.
Detto fatto. Ci troviamo e siamo in 5, il fortissimo Walter con un amico e io con Gigi e Lorenzo.
Purtroppo non succede che dopo la galleria di Limone il paesaggio si apra sereno, ma rimane grigio. Ci dirigiamo sotto la parete, come previsto da relazione abbiamo qualche difficoltà ad individuare l’attacco, al secondo giro lo troviamo. Parte Walter, io scruto il tiro e decido di partire. MAI partire quando vedi il Walter indugiare, vuol dire che è duro sul serio! Infatti arrivo al passo chiave e confermo l’ipotesi che si sia sbriciolato un appoggio. Non riesco neanche staffando a rinviare, non mi fido… vabbè farà Lorenzo, che poi tutto contento tirerà tutta la via fino al penultimo tiro.

Si mette a piovigginare, siamo protetti dagli strapiombi sotto di noi, scelta azzeccata e giusto timing. L’unica scocciatura è che il tiro chiave è bagnato e l’aderenza rende ancora più duro quel 6c che non sarebbe in ogni caso una passeggiata. Vabbè… io e Lorenzo rendiamo onore al lavoro dei chiodatori!! (azzieriamo).

Tiro in traverso, una risata dietro l’altra: parte Lorenzo, se lo fa tutto in un fiato da un rinvio all’altro, arriva in fondo e ci urla: se… l’è faticoso neh, ma isè el la fa apò me nono! La frase ci fa ridere per tutto il tempo che impieghiamo io e Gigi a fare il traverso. Quando smettiamo di ridere di quella frase i miei soci ridono dei miei brontolamenti e della fatica che faccio a togliere i rinvii dovendoci pure stare attaccata. Decisamente odio l’artificiale.

TIro successivo: deciso sapore alpinistico…. leggi: roccia così così, si sgretola, è piena di terra (bagnata) e di vegetazione (che va negli occhi).

Segue un diedro stupendo e i soci si incazzano perchè solo a me viene spontanea l’uscita, che loro sbagliano e si incartano. Insomma…. mi riscatto dalla figuraccia sul traverso!

Altro tiro un po’ insulso. Seguono due bei tiri sui gialli, si tratta di superare una serie di tettini, in un tiro che mi viene molto congeniale vista ormai (sigh!!) l’abitudine all’arrampicata fisica in palestra. Tira Gigi che fino ad ora è stato dietro, collega i due tiri in uno unico di una quarantina di metri (finiamo tutti con gli avambracci di piombo!).
In cima ci troviamo tutti e 5, ora si affaccia un timido sole
Discesa lunga e bucolica, ripassiamo sotto la parete, guardo il Pilastro Gabrielli e la via delle Fontane come possibili prossimi giri, e riguardiamo la nostra via appena salita.

Nel complesso giornata tirata fuori più che bene, la via merita, in altre condizioni potrebbe essere anche più divertente.

Arco – Coste dell’Anglone, via Essusiai

Posted in Senza categoria on marzo 11th, 2012 by evak

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E’ da 4 mesi esatti che causa lavoro, inverno e impedimenti di varia natura non riesco a scalare una via, ne ho una gran voglia e al tempo stesso temo il confronto con quella EvaK che solo fino a pochi mesi fa scorrazzava da una parete all’altra senza più timori!
Ho una gran nostalgia della valle del Sarca, dei colori della valle, degli uliveti, del lago che sbuca solo per un angolo da dietro i Colodri, di quella luce calda e di quelle belle pareti che offrono una via per ogni gusto, grado, esigenza.
Per l’occasione non posso che chiamare il Gigi, che è ben felice di accompagnarmi nella mia ripresa. Lavorare fino a quasi le 20 il sabato sera, e doversi alzare alle 5 della domenica mattina richiede un grande sforzo di volontà…. salgo in macchina e sull’A4 mi sembra di tornare a casa. Ritrovo a Rovato, si aggiunge anche il nostro amico Lorenzo che è rimasto “a piedi” causa bidone. Bene, il terzetto è al completo! La via…. ah beh non l’abbiamo ancora decisa, abbiamo qualche idea ma i miei amici lasciano a me la scelta. E io non so che fare… sportiva, alpinistica, boh!! Mi prendono in giro. Alla fine propongo Essusiai, visto che Gigi l’ha già fatta ma non se la ricorda più. Coste dell’Anglone, 350 metri di via, non mi sembra troppo dura, ma del giusto impegno.

Parto sull’unico tiro di IV della via, aderenza su roccia sporca, tanto per avere un sano risveglio. Lorenzo non la pianta per tutto il giorno di fare filmini con la fotocamera. Io sono un po’ legata, del resto me l’aspettavo. Sono gli incoraggiamenti di Gigi che mi ricordano che so scalare, anche meglio di un anno fa, devo solo convincermene!
Sembra che mi sia dimenticata come si mettono i friend, fatto sta che un po’ di occhio l’ho perso, e quello giusto è sempre nascosto dove non si trova.

Dopo i primi 3 tiri lascio il comando a Gigi, la roccia grigia della parte bassa lascia il posto ai bei gialli sotto i tetti, e la via si fa decisamente estetica. Dopo 2 tiri e un raccordo riprendo io, non resisto alla vista di quella bella fessura che mi ricorda quelle salite in dolomiti…. Parto, bella serena, non sono più serena quando in assenza di protezioni visibili ho qualche dubbio sulla linea, Gigi suggerisce, Lorenzo ride. Vabbè lotta con l’alpe per mettere un friend 0.3 in un buchetto, traverso stupendo in placca (esposto e sprotetto), è bello finalmente dominare il coniglio che si affaccia, incrociare i piedi su bellissime gocce e uscire in sosta dopo un bellissimo tiro.
Tiro successivo, ora ho finalmente dominato il coniglio, parto, sono più sciolta, le protezioni sono piuttosto lontane, ma dove servono. Ostico passaggio su pilastrino strapiombante e svaso, resto aggrappata a una maniglia con i piedi penzoloni… ci penso, e salgo.
Lascio a Gigi i 2 tiri con i passaggi di A1, che risolve in libera visto che è alto quasi come Grill, io e Lorenzo saliamo un po’ meno allegramente. Ormai inizia ad essere ora di sbrigarsi, evitiamo altri passaggi di corda e sarà Gigi a finire la via, con un penultimo tiro in fessura e placca grigia, e un ultimo tiro più o meno di rito.

In cima la bella luce pomeridiana ci scalda, sono felice di questa bellissima giornata, ringrazio i miei amici, con cui non scalavo da tempo a parte domenica scorsa in falesia. Lungo il rientro a Rovato e poi per me fino a Milano, ma ne è valsa la pena. Direi non male come prima via della stagione (a casa quando guardo il sito del Grill vedo i gradi reali… forse se l’avessi saputo prima ne avrei scelta un’altra!!), la testa è stata quel che è stata all’inizio… ma è cominciata un’altra stagione!

Lillaz – Cascata Pattinaggio Artistico

Posted in Senza categoria on febbraio 19th, 2012 by evak

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Da tempo ho voglia di una via di roccia, speravo che il tempo domenica fosse bello per andare ad Arco con Gigi a scalare con la bella valle bucolica sotto i piedi e il lago che si vede di sbieco…. avevo quest’immagine in testa, ma il meteo non è così clemente e dopo un sabato primaverile la domenica è prevista brutta.
Con Andrea si decide allora per andare ancora su ghiaccio, lui sabato ha salito la Condotta Forzata, è piuttosto stanco ma ormai è entrato nel tunnel dei cascatisti… :)

Sabato mi compro finalmente un buon paio di fighissimi guanti da cascata, sono stanca, ma mi devo abituare a questi ritmi, se voglio continuare la mia amata attività è così, del resto è solo l’impatto iniziale del fare lo zaino e poi alzarsi, ma poi le giornate in montagna regalano sempre emozioni che valgono tutto lo sforzo! E sarà così anche questa volta.
Ci troviamo alle 5 con altri 6 amici, ci divideremo poi a Cogne: in 3 andranno nella valle di Cogne, mentre noi con Giulio e GioFinger saliremo Pattinaggio Artistico, una bella cascata, 5 tiri di divertimento e per me la più impegnativa delle poche che ho salito.

Canniamo tutti l’attacco seguendo altre cordate… non è molto evidente il bivio da prendere per trovare la sosta da cui calarsi o disarrampicare. Scegliamo di disarrampicare, 2 cordate ci si mettono in mezzo e le lasciamo passare… perdiamo un sacco di tempo!! Odio Andrea che non mi lascia scendere per prima, mi prendono in giro, devo tirar fuori la “donna alpina” che è dentro di me, scendere e traversare. Gio mi ricorda il mio racconto del traverso di Polimagò… si certo ma non avevo mica i ramponi! vabbè disarrampico con i ramponi su roccia, mi sento inganfita (come si dice dalle mie parti), arrivo da Andrea.
Parte…. da qui un po’ il senso di impaccio svanisce, inizio a divertirmi. Bollita pazzesca alle mani sul primo tiro, a causa della lunga attesa: poi non ci daremo più fastidio con le altre cordate (a parte il ghiaccio che buttano inevitabilmente giù viste le condizioni).

Rispetto all’ultima volta sento che la confidenza con le picche è aumentata, anche se questo ghiaccio spaccoso è davvero faticoso. Il secondo tiro è il più verticale, Andrea lo supera benissimo, e il mio orgoglio mi impone di non appendermi mai, ma vedo che poi lo supero senza troppi problemi, solo un po’ di lentezza su un primo traversino.

Mi avvio sul facile terzo tiro, che poi sarà facile per gli altri, io che non sono ancora abituata devo pensare ogni lancio e ogni scalciata di ramponi, anche mettere le viti non mi è ancora così rapido, ci vuole un po’ di pratica per fare tutto con una mano!!

Ultimi due tiri davvero belli e divertenti, questa cascata è stata davvero tutta così: ambiente molto fiabesco, bei tiri del giusto impegno, ottima compagnia.
In cima Andrea è un po’ disrtutto, forse la fame, sicuramente i 400 metri della Condotta scalata il giorno prima, ma poi già alla macchina lamenta che la stagione volge al termine…
Io ancora non so se entrerò in questo tunnel: è certo che la progressione su ghiaccio mi piace moltissimo, come mi piace scalare tutto quanto, mi piace l’ambiente, ho visto che stratificando bene i vestiti il freddo non lo soffro. Ma ancora non sono abituata a scalare con tanta roba addosso, i ramponi sono ingombranti, insomma io sono una rocciatrice… però a fine giornata la soddisfazione è la stessa, sicuramente continuerò e magari con l’esperienza mi verrà più naturale anche lo “scalare armata”.

Cascata di Val Boazzo

Posted in Senza categoria on febbraio 12th, 2012 by evak


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Sono appena guarita da una leggera, ma debilitante e lunga influenza, sono 3 settimane che non riesco ad andare da nessuna parte, in pratica: portatemi ovunque, ma fatemi lasciare questa città e fare qualche cosa all’aria aperta!!!
Stiamo cercando una gita “no scazzo”, cioè che sia divertente ma non troppo lunga, non troppo fredda, insomma sono pur sempre sull’orlo della convalescenza. Guardiamo un po’ le condizioni per qualche canale in Grignetta, oppure andiamo con Giulio e sue amiche a fare una facile scialp a Cheneil?
Ecco che su On-Ice vedo il report di Lupin e Zio Punzo sulla cascata di Val Boazzo. Non faccio in tempo a dire: ah però…. potrebbe essere un’idea che ad Andrea vengono gli occhi “ghiaccio ghiaccio ghiaccio”, mi dice scegli tu, ma la sua scelta l’avrebbe già fatta… In effetti era da un po’ che volevamo fare una cascata insieme perchè dall’anno scorso su Patrì (la mia prima vera) mi era venuta voglia di imparare a mettere le viti e andare da prima.

La cascata non si forma spesso, è a bassa quota: quando si forma è presa d’assalto da tanti principianti perchè è adatta proprio a noi.
Ho il solito terrore del freddo e guardo con antipatia il termometro dell’auto che tra Milano e Lecco scende di 7 gradi, arrivati al parcheggio sulla strada tra Ballabio e Morterone sono -9. Scendiamo il sentiero con corde fisse (meno male che ci sono!) e raggiungiamo il punto di imbrago. Inizio a odiare tutta l’attrezzatura, non sono abituata e non ho la giusta sequenzialità nel fare le cose: togli i guanti per mettere i ramponi, sfila le picche per poter prendere i ramponi, rimetti via la sacca dei suddetti, uffa che lavorata, per ogni operazione ne devo fare altre 3… solito senso di impaccio per una abituata più alla roccia in stile light che a montagna vera.
Beh comunque siamo finalmente pronti, nel frattempo i 2 davanti si sono levati di torno, ma quando, salito Andrea, tocca a me, dietro c’è una decina di persone e mi vergogno, è un anno che non pianto una picca e ho sempre avuto difficoltà!! Mi do un contegno e salgo.

Arrivo da Andrea, guardo il risalto successivo e decido che se ero con lui per farmi portare andavamo da un’altra parte, ma siamo qui ed è ora che mi metta in gioco anche io. Mi da 3 viti, mi sento l’imbrago vuoto… poi sorride e mi dice “vai pure”. Io: ehm… guarda che io non ho mai messo una vite, te lo ricordi? Ah già…. segue lezione di 15 secondi su come si fa e dove si fa. Parto fingendo sicurezza per quella cosa che non è difficile finchè la guardi facendo sicura al primo, poi parti e ormai sei lì, poi vado su (in qualche maniera) ma mi accorgo che il fatto di non avere la corda davanti non mi da nessun problema, mi sembra assolutamente normale. Tutto sommato ramponi e picca mi danno anche fiducia. Metto la mia prima vite…. toh, guarda che ci sta!

Proseguiamo tra i risalti e i tratti di collegamento, ne arriva uno più impegnativo (si fa per dire, la cascata è 2+) ma visto che siamo in alternato decido di andare. Arriva della gente mentre sto avvitando, mi giro un attimo e uno commenta con stupore che davanti c’è una donna….. intanto Andrea mi da sempre consigli, non mi sento lasciata sola.
Arriviamo all’ultimo risalto, il più bello, io sono ormai distrutta, è davvero stancante tra il freddo (in realtà ho sudato tutto il tempo) e la novità di questi movimenti mai fatti, faticosi anche per la poca preparazione tecnica. Insomma meno male non tocca a me, se no conoscendomi non mi sarei tirata indietro.
Parte Andrea, lo invito caldamente e poi con decisione a spostare il piede sx da un pulpito pericolante da cui sta mettendo una vite, bon, finalmente toglie li piede (e poi ce lo metterò anche io perchè era inevitabile), arriva su.
Fine della cascata, allegramente facciamo su le corde e stancamente risaliamo verso il sentiero. Quando vedo un cartello “Piani d’Erna” mi sento disorientata…. prendiamo una traccia che scende decisa, nient’affatto sicuri di essere nel posto giusto: il sentiero scende tantissimo, io non mi ricordavo di essere salita così tanto con la cascata, tanto più che l’avvicinamento era in discesa. Insomma un giro lunghissimo, fantastico su un’improbabile risalita a piedi dal centro di Ballabio alla macchina, finalmente raggiungiamo delle case e la stradina che risale puntando chiaramente alla strada sospesa dove abbiamo parcheggiato. Sembra che siamo salvi anche stavolta… infatti è solo un lungo giro (con inevitabile risalita) e finalmente arriviamo.

Bella esperienza, ci siamo divertiti e abbiamo passato una piacevole giornata. Grazie alla pazienza di Andrea che tanto lo sa e apprezza che io a farmi portare su non ci sto!

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