Archivio mensile:aprile 2016

Olivia in falesia

FullSizeRender (2)Il papà fa il caffè, la mamma è uscita, i ragazzi sono ancora a dormire. Il papà dopo aver messo su il caffè ha portato davanti alla porta il suo grande zaino, e ora prende le cose da mangiare dalla cucina e le mette dentro la tasca, quindi si sta preparando per andare a giocare. Ah, buone quelle cose lì al cioccolato, meglio dei biscottini che mi propina sempre. Chissà se anche oggi mi porta con lui…. lo guardo per fargli capire che voglio andare anch’io, non si sa mai che si dimentichi di me!
Oh bene… prende il guinzaglio. Sono felice!

Arriviamo in un posto meno bello del solito, altre volte andiamo in un luogo pieno di alberi, cani e di bambini e mi diverto un mondo, mentre oggi ci sono solo i sassi per terra e poche persone. Però ci sono quei due lì, gli amici del papà, che mi salutano e ogni tanto giocano con me. Di solito c’è solo lui, oggi c’è anche lei.
Tutti quanti tirano fuori le cose dagli zaini e si mettono un grande guinzaglio in vita e una tasca colorata che copre il sedere, vedo che in quella tasca ci ficcano sempre le mani mentre giocano, esce una polvere bianca che gli sporca le mani, boh, forse è per segnare bene il territorio dove passano.
Quando andiamo in posti come questo sono tutti felici, parlano, si siedono per terra, mentre di solito le persone non si siedono per terra ma sulle sedie. Qui le sedie non ci sono e la gente sta tutta o in piedi o, appunto, per terra. Quello che proprio non capisco è cosa fanno in questi posti con le pareti di pietra, fanno un gioco proprio strano. Ci sono persone che stanno giù e tengono in mano le corde, altre persone vanno su per la parete con la corda legata al guinzaglio in vita. Poi arrivano su, e scendono appesi alla corda. Molto spesso tornano giù arrabbiati, anche mentre salgono si arrabbiano a volte, o fanno degli strani versi, non sembra tanto che si divertano… fanno fatica. Fatto sta che il più delle volte scendono e dicono cose brutte. Ogni tanto qualcuno scende contento, ma non succede molto spesso. Forse perchè su ha trovato il premio più bello, o una cosa da mangiare. Eh si, perchè non capisco altrimenti cosa vadano a fare fin lassù, facendo fatica e spesso lamentandosi: per forza sopra ci dev’essere o una cosa bellissima o qualcuno che ti da il premio perchè sei arrivato là. Però la cosa strana è che tutti tornano giù senza niente in mano, anche quelli che sono contenti. Magari gli danno una cosa ma la mangiano subito perchè non cada per terram, visto che scendono giù appesi alla corda.
Adesso sale l’amico del papà e si ferma un sacco di volte. Non sembra che si diverta neanche un po’. Poi sale il papà, ma sale con la corda appesa su in cima, dove danno i premi. Si ferma di meno, ma poi scende e si lamenta anche lui. Vado lì ad aspettarlo, chissà che magari non voglia salire ancora e mi porti con lui! Potrebbe aggangiare il mio guinzaglio alla corda, come fa lui con il suo!
Per farmi notare salgo sulla corda e mi ci siedo sopra, magari capiscono. Niente, mi fanno spostare. Allora vado a sedermi sui piedi della loro amica, che mi fa sempre le coccole. Adesso però deve salire lei, mi sposta e si cambia le scarpe, mette queste specie di pantofole piccole e puzzolenti, e sale. Lei non si lamenta, il papà e il suo amico le dicono delle cose e ridono, lei arriva su e scende come loro appesa alla corda, sembra contenta. Però anche lei non porta giù niente.

Che faccio, sulla corda non posso stare, su non mi fanno andare…. ah ecco…il papà ha appena tirato fuori dal suo zaino quelle cose buone. Insomma, loro vanno su e giù e in più hanno le cose buone. Adesso me ne vado a prendere una anch’io. Oh. Le noci! un sacchetto di noci aperto, tutto per me. I biscottini insapori, che se li mangino loro. Orco. Mi ha visto. Oliviaaaaaaaa…. via il muso dal sacchetto! mangia i biscottini! eh va be. toh, guarda, mangio i biscottini. Tanto appena ti giri torno alle noci e le finisco.

Niente. Loro tre continuano su e giù, forse devono vedere tutti i punti in cui si può salire e prendere tutti i premi. Altre persone salgono da altri punti, e io che sono per terra mi metto a giocare con i sassi. C’è quello lì più scuro degli altri, sicuramente al papà piace. Cerco di portarglielo finchè lui tiene la corda in mano e non ha niente da fare. Uffa, è troppo grosso. Allora lo spingo con il muso, vediamo se dall’altra parte riesco ad afferrarlo tra i denti… no. mmmmmmm… che nervi. Allora lo spingo fin da lui, ma si blocca tra gli altri sassi più chiari, mentre io voglio portargli proprio questo qui. Mentre il papà tiene in mano la corda, con l’altra prende il sasso e lo butta in giro, e io posso andare a prenderlo e riportarglielo. Questo si che è un gioco! E stavolta vinco io, perchè ogni volta che il sasso finisce lontano, io lo ritrovo e lo riporto qui, e con un po’ di pratica, trovo il punto in cui posso prenderlo in bocca.
E alla fine di tutto vinco anche io il mio premio, mi accarezzano tutti e poi finalmente posso sdraiarmi in macchina mentre torniamo a casa.
Certo che a ripensarci, non ho capito ancora niente di quello che fanno il papà e i suoi amici in questi strani posti, di certo mi sembra tutta una gran confusione tra risate e lamentele… boh valli a capire…

Toscolano Maderno – Let’s dance

CIMG2470 Leggo su Facebook di questa recentissima creazione di Stefano Michelazzi sulle pareti sopra Sanico, Toscolano Maderno. Una “vietta” di 270 metri in stile alpinistico: 3 spit in tutta la via, numerose clessidre, necessarie protezioni veloci. Grado massimo VII-.

Quest’anno, esclusa una multipitch super sportiva a Brentino, non abbiamo ancora salito una via….
Poi capita di avere un sabato libero, ma non da poter utilizzare per intero e allora è deciso: andiamo a vedere questa nuova via. E’ stata una settimana quanto mai densa di eventi e letture per me. Proprio ieri a casa di Sandro mi sono trovata a sfogliare “Vie e Vicende in Dolomiti”, dove Orietta Bonaldo racconta di stupende (e dure) vie salite, e le sue parole mi arrivano dritte al cuore, parla da donna alpinista a donna scalatrice, capisco quello che prova, mi immedesimo con lei e…. guardando le foto mi perdo nella memoria degli odori di montagna, quell’aria pulita mista alla polvere della terra e della roccia, quei venticelli tesi che raffrescano il sole impietoso, lo stare in parete in montagna per ore…. quanto mi manca. Quanto anche io vorrei bere una birra con il mio compagno la sera e sfogliare una guida per decidere che via salire in dolomiti il giorno dopo. Ma questa è un’altra storia, le nostre vite hanno preso una strada per cui questo ora non è possibile.

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Non fa niente. Noi andiamo a scalare sopra il lago, su un bel pilastro da cui il paesaggio dritto sopra la Rocca di Manerba, con Sirmione sinuosa di fronte, e la casa dei miei genitori a Rivoltella sono lo sfondo di questa mattinata primaverile inondata dal sole. E scaliamo, ridiamo, mi arrabbio quando mi rendo conto che il mio istinto alpinistico per l’orientamento non ha avuto tempo di svilupparsi e perdo la via, rido con Sandro quando salendo mi dice che lui si, ha intuito alpinistico, e io gli rimando che centinaia di vie, Pesce compreso, e viene a fare il figo qui…. e lui mi rimbrotta che potrei tenere su un frigorifero con 2 dita e poi mi perdo tra gli alberi.

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Comunque. Al contrario di quanto pensavamo, diverse clessidre sono già “cordonate”, il che aiuta a trovare la via giusta.
La via resta alpinistica e il tratto più bello secondo me è la fessura quasi interamente da proteggere sul terzo tiro. Attenzione ai tratti con roccia poco stabile, alcuni tratti, seppur facili, non sono proteggibili in modo del tutto sicuro. Sul tiro prima del chiave ho sbagliato, anzichè seguire verso i tronchi tagliati a sinistra, sono andata a destra e per metà tiro ho lottato con gli arbusti. Ho sostato quando non aveva più senso proseguire e avevo capito di essere 10 metri a destra della via. Con un traverso facile ma infestato dai rami abbiamo raggiunto la sosta per partire sul tiro chiave.

Per la discesa, occorre attenzione. Benissimo segnalata e impossibile da sbagliare, un paio di tratti con corda fissa (meglio non tirarla troppo), e caratteristico passaggio in un corridoio con cancello…

Bella mattinata. Bel posto, belle sensazioni.