Archivio mensile:giugno 2012

Monte Cucetto – Via dei Torrioni

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Lunga giornata quella di oggi….
purtroppo i programmi dolomitici e orobici sono stati stroncati uno per la mancanza di tempo e il secondo per il meteo non abbastanza stabile. Pazienza ripieghiamo su qualcosa di più comodo, senza rinunciare ad una lunga arrampicata.

Scegliamo di andare ancora una volta in val Chisone, la guida riporta una bella e lunga via al Monte Cucetto, formata da 3 torrioni. Sarà una lunga avventura… bellissima roccia e bella via con tratti decisamente atletici, diversi strapiombi a lame meravigliosi, alcune placche divertenti, molto lavorate. La via è spittata piuttosto distante, ma forse l’S3 della relazione è esagerato. In ogni caso difficoltà piuttosto omogenee, e i 6a+ in strapiombo si fanno ben sentire!
Salito il primo torrione, scendiamo per un ravanoso canale (la doppia facoltativa è meglio non farla per non tirarsi addosso di tutto). Traversiamo il canalone detritico e arriviaom alla base del secondo torrione. 3 bei tiri ci portano in cima. Una doppia e un altro ravano nella boscaglia ci fanno arrivare alla base del terzo torrione, detto torrione Gaido in nome del primo salitore.

Sette tiri molto vari, una via del 1989 recentemente riattrezzata, anche qui strapiombi e qualche placca, arriviamo in cima. Si può scendere in doppia oppure proseguire con una doppia sul versante opposto e risalire in cima. Così facciamo, saliamo due tiri e siamo convinti di essere in cima. Sul secondo dei due tiri metto un cordino su una lama per proteggere un bel runout, visto ceh sono un po’ stanca e sono ancora in strapiombo. Quando sale Andrea si accorge che la lama si muove (io non l’avevo tirata, lui si). Pericolosissimo….

In cima soddisfatti e contenti mettiamo via tutto. Mi avvio per prima, guardando una paretina davanti a me e pensando “ti immagini se la cima non è questa? ma no.. e lo schizzo torna!” Verso sinistra cerco il sentiero e invece c’è un salto enorme. Guardo la parete e vedo uno spit… noooo!!!!! ecco… ci sono altri due tiri. In fretta disfo la corda che ho sulle spalle, prendo 8 rinvii e le scarpette, non prendo altro, questa è già una bella perdita di tempo. Andrea mi dice di stare attenta…. vado, non è difficile, salto la sosta e vado sul tiro superiore, recupero un rinvio vicino ad un altro per essere sicura di averne abbastanza, arrivo su e recupero Andrea. Siamo entrambi stanchi.
Ora non ci sono dubbi, sopra di noi non c’è più niente, controllo bene… ecco, possiamo scendere.

Ravano infinito, evidentemente la maggior parte della gente evita questi tiri finali e si cala al terzo torrione, fatto sta che cerchiamo il canalone nell’erba alta, scendiamo su sfasciumi con pochissime segnalazioni, anche se il canale è quello giusto, l’ho tenuto sott’occhio mentre salivamo.
Finalmente alla macchina, dopo questa discesa scomoda dalla cima all’ultimo passo verso la strada!!

Coste dell’Anglone – via Archangelo

Cosa mi può spingere ad andare ad arrampicare in valle del Sarca in un torrido pomeriggio d’estate (per la precisione, l’ultimo giorno di primavera)?
Una nuova amicizia, la voglia di arrampicare con una persona conosciuta grazie al forum al raduno, con cui già tanto si era parlato di trovarsi per questa via, ma le occasioni erano sempre mancate.
Eccomi quindi, in occasione di qualche giorno di ferie in cui sono di base a Desenzano, a partire in tarda mattinata, il termometro dell’auto non scende mai sotto i 31 gradi. Chiara, l’amica con cui farò cordata, abita ad Arco e mi assicura che nel pomeriggio scaleremo all’ombra, accompagnate dall’Ora, la brezza che sale dal lago. mmmmm…. e va bene, mi fido della local!

Eccoci pronte, entrambe in canotta e bermuda, io mi carico delle corde e lei della ferramenta. Siamo contente di fare questa cordata femminile, non capita spesso di arrampicare tra donne. E’ lei che mi guida (più o meno a caso…. devo dire!) sullo zoccolo che conduce alla parete, lei che qui ha percorso tantissime vie sa senz’altro come è meglio tagliare i sentieri per fare prima. All’attacco abbiamo le gambe graffiate dai rovi. Alpinismo di ricerca.
Fa caldo e c’è ancora il sole, mi chiede se voglio partire io, ma mi gira un po’ la testa e lascio il passo a lei sul primo tiro. Lei gattona su rapida e agile su questo primo tiro di VI, io la seguo, e poi tocca a me. Subito passo di A0. Liberabile, fossi un po’ più in forze, lei passa senza tirare. Arrivata in sosta beviamo, bevo troppo in fretta e al momentod di farle sicura mi si muove lo stomaco, le chiedo di aspettare un attimo, mi sdraio sulle corde e alzo le gambe. Momento di alpinismo eroico.
Del resto c’è gente che fa grandi salite in invernale in condizioni che dire scomode è poco…. ecco noi uguale, solo che invece che il freddo pungente è il caldo torrido ad ostacolarci!!! ridiamo un bel po’ su questo, ci prendiamo in giro a vicenda.

vabbè mi riprendo e posso assicurare Chiara, la raggiungo e riparto per un tiro spettacolare, un traverso ascendente dove sembra di arrampicare in una scultura. Intanto ci ha raggiunte l’ombra e finalmente scalare diventa quella bella attività piacevole che conosco bene. Dopo questo bel faticoso tiro vorrei una bella sosta alla Grill, invece la sosta è in un punto quasi qualunque sotto il tetto, posta prima che le corde fatichino troppo ad arrivare. Mi assicuro a due enormi clessidre, mi appendo e levo le scarpe per non perderle. Arriva Chiara divertita a cercare l’eleganza per superare i passaggi più atletici, si ferma e scatta una foto a me appesa in modo buffo in questa bella scenografia.
Procediamo così in alternato, la parte più bella della via è quella centrale, dove la via si snoda sotto bellissimi tetti gialli. Ad ogni tiro si beve un po’, abbiamo circa 3 litri di acqua con noi, a sufficienza ma da non sprecare.

Penultimo tiro, tocca a me. Qui la relazione dice un passo di A1 e poi VI. Fino ad ora gli A0 sono stati quasi tutti liberati, ma ora la parete è davvero strapiombante. La guardo, scura in controluce. Parto, arrivo al tratto incriminato, vedo della magnesite e cerco di passare in libera. Mancano i piedi, le prese sono unte e il caldo mi fa scivolare le dita .Un paio di tentativi, poi prendo una bella fettuccia larga e la metto nel rinvio brontolando. E via di A1…. intanto odio Chiara che so già che arriverà in sosta e mi dirà “beh dai però in qualche modo si faceva!”. Poi invece no, concluderemo che è proprio A1 e stop. E’ lei la più forte tra le due, del resto. Beh comunque: dopo aver staffato segue tratto di VI. Mi sembra così breve… boh. Arrivo a un albero e mi sembra un evidente punto di sosta. Mi assicuro e la recupero. Quando sta per arrivare mi dice che ho sbagliato, non ho visto uno spit in placca, mi prende in giro per l’attitudine alpinistica di cercare il facile…. eh beh certo! no, la via andava in placca a sx. Piccolo errore, non ci cambia molto.

Ora tocca a lei, un piccolo ravanage per correggere il tiro, poi sul facile fino in cima.
Una bella stretta di mano, siamo in vetta più o meno all’ora prevista, lasciamo un messaggio nel libro di vetta. E giù, per il sentiero degli Scaloni, perchè stasera abbiamo un invito a cena! Sudate e con le gambe malconce ci troviamo con altri due forumisti per una pizza, contente della bella giornata e con la promessa di passarne ancora insieme.

via Superbaffelan

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Sabato sera, gli ultimi clienti se ne vanno alle 19:30 in punto (strano!), chiudiamo tutto e si parte! In macchina già tutto per trascorrere 3 giorni tra Desenzano, piccole Dolomiti e Arco, mi lascio alle spalle la città insieme al sole che si abbassa sempre più, e prendo l’A4 in compagnia di una selezione di canzoni che mi piacciono, sono proprio contenta. Stasera torno davvero a casa, la casa vera. Mi accoglie mia mamma con una cena che mi darà autonomia fino alla cima del Baffelan l’indomani.
Incontro Carlo a Montecchio, entrambi assonnati e bisognosi di caffè. Non ci vediamo da tempo e passiamo il viaggio a raccontarci un po’ gli ultimi tempi, intanto saliamo e contenti constatiamo che c’è già gente ma non ancora la folla, questa volta davanti non vogliamo nessuno! Già perchè è la seconda volta che veniamo qui per la Superbaffelan, ma l’anno scorso un numero impossibile di cordate in via e in attesa ci avevano fatto desistere. Il piano di attacco di oggi pare aver funzionato.

Superato l’antipatico zoccolo friabile tocca decidere chi parte e io, memore dell’ultima volta, cedo volentieri il comando del primo tiro: non sempre mi trovo a mio agio sulla roccia a svasi e tondi di qui, meglio che il primo tiro tocchi a lui. Parte sereno e arriva in sosta. Parto io: dopo 2 metri mi accorgo che oggi sarà una meravigliosa giornata di divertimento scalatorio e gli dico: ma che bello scalare!!! Tempratura ottimale, giornata tersa (saremo anche graziati dalla solita nebbia del Baffelan), via davvero bellissima, un grande amico come compagno di cordata…

Adesso tocca a me, si si, proprio bello qui. Poi tocca a Carlo, che, va reso merito, è stanco per una 2 o 3 giorni (non ho capito) di arrampicata e nuova apertura in Falzarego. Parte dubbioso, prova un passo 2-3 volte e mi dice “no guarda scendo, va avanti tu che io oggi non ho la testa”. In pratica gli rendo un favore, capitato a me un’altra volta di non starci, quando ti prende quella insensata paura e senti che non ti diverti più. In ogni caso quando e se vorrà riprendere l’alternato non ha che da dirlo.
Parto, il quarto e il quinto tiro sono i più impegnativi, ma è sul quarto tiro che una fessura storta continua a sbilanciarmi e non riesco a sistemare i piedi per stare in equilibrio. La richiodatura a spit ha risparmiato un vecchio chiodo a 50 cm da un nuovo spit. Tiro il chiodo. Carlo a sua volta tira il chiodo e comprendiamo che l’hanno lasciato lì per i poveretti come noi che ancora trovano che non sempre il 6b sia scontato.
Il tiro dopo è impegnativo e continuo, ma ben scalabile. La roccia su questo tratto mediano della via è ottima, la scalata è di movimento ed equilibrio, solo pochi passi di forza.
Bellissimo il penultimo tiro di IV grado, caratterizzato da un lungo diedro finale, che crea un ambiente piuttosto austero. Collego gli ultimi 2 tiri finali e siamo su, mentre si sta alzando un po’ di nebbia.

Ci rilassiamo un attimo, complimenti e abbraccio di rito, beviamo un po’. Quando ci ricordiamo di fare la foto di vetta ormai siamo nella nebbia, abbiamo lo sfondo tipico degli studi del fotografo, come se ci fossimo vestiti da alpinisti tanto per la foto. vabbè è destino. Terza volta sul Baffelan, terza volta nella nebbia. Poi poco a poco si disperde e riesco finalmente a guardare e fotografare il panorama.

Scendiamo e alla forcella incontriamo un nutrito gruppo di scout, un papà che lega sua figlia per farla salire in cima su per le roccette, due ragazzi con set da ferrata che mi chiedono se è difficile arrivare in vetta, 2 sciure che mi guardano mentre in un prato mi fermo a togliere il pile e commentano ad alta voce sulla nostra attrezzatura strana e mi piantano gli occhi addosso… insomma rieccoci nel mondo civile, la giornata in parete è finita, ma abbiamo ancora un sacco di tempo per chiaccherare, programmare cose impossibili, e qualcuna di possibile.

Ailefroide – Snoopy Directe

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Il meteo e accidenti vari fanno naufragare la Nord del Gran Paradiso di Andrea e il week end mellico per me e Carlo. Solo che a me capita molto di rado di avere un intero week end a disposizione, non voglio stare a casa! Quasi per scherzo chiedo ad Andrea se gli va di tornare a Briancon, pare che ovunque il meteo domenica sia orribile (come ormai quasi sempre) mentre là sembra che le cose siano migliori.
Del resto si narra che Briancon goda di un microclima con 300 giorni di sole l’anno… mah…

Si parte! In auto anche la tenda, dormiremo al campeggio di Ailefroide, un grande bosco, semplice e ameno, in pratica occupa tutta la grande piana prima del parcheggio dove la valle si stringe e partono i sentieri.

Decidiamo la via: Snoopy Directe, sulla parete denominata Fissure d’Ailefroide, dove la prima via della zona è stata aperta da Lionel Terray e sale proprio nell’enorme fessura con un gioco d’incastri. Poco attraente per noi “moderni”, ma vedere quella fessura che taglia regolarmente in due una parete di 300 metri è decisamente impressionante. Arrivati al parcheggio sentiamo parlare solo italiano…. scuola del Cai di qualche sezione torinese…. sento che vanno tutti al Palavar, bon, meglio così.
Un po’ li invidio perchè loro scaleranno al sole, e noi in una parete nord, ma io sarò sulla via del mio personaggio preferito, una via dedicata a Snoopy onn potrà non piacermi! Attraversiamo un prato verdissimo, giungiamo sotto la parete, cerchiamo l’attacco, ben segnalato da una bandiera francese (qui si usa così, avevamo già visto). W la France…

Paklenica insegna. Oltre ai rinvii ci portiamo anche qualche friend, visto che sulla carta un paio di tiri potrebbero darmi dei pensieri a passare. Poi sarà del tutto inutile, la via è ben attrezzata.
Nel frattempo assaporiamo il fatto di essere completamente soli su tutta la parete, che bello, questo è scalare.

Partiamo, i primi tiri alternano placche a fessure atletiche, mi diverto su uno strapiombo dove le prese fuori sono nascoste. Nel frattempo ho male ai piedi, costretti nelle Miura visto che le solite Vapor da granito sono a risuolare. Mannaggia proprio questa settimana le dovevo lasciare??

Quarto tiro, il tiro chiave di 6b, fino ad ora e anche dopo, la via è continua sul 5c-6a. Inizio su una tremenda placca, poi la relazione parla di una fessura molto atletica.
Il tiro è davvero entusiasmante, prima equilibrio, poi una specie di ribaltamento mi porta a prendere una lama, si segue la lama, e un diedro porta con un bel passo alla sosta.
Nel frattempo mi sorprendo del fatto che stiamo sempre scalando con il sole dritto davanti a noi, infatti è quasi impossibile per il secondo fotografare (ma anche guardare) il primo… ma non era Nord?? Andrea mi ricorda che siamo a Giugno… vero, il sole è altissimo.

Arrivano gli ultimi tiri, quelli che la relazione definiva più “cuchè” (appoggiati). Alla faccia del cuchè. Aderenza spietata, un intenso dialogo tra me, Newton e Vitale Bramani che ha inventato la gomma che ho sotto le scarpe.
Intanto i piedi fanno male, ma proprio adesso doveva arrivare l’aderenza?? beh 2 tiri così, l’ultimo digrada verso il bosco, una cimetta molto amena con alberi e praticello.
La vista spazia dalla valle verdissima, alle cime dei dintorni fino al ghiacciaio del gruppo degli Ecrins.

Scendiamo. se sbaglio muoio, è vero. Dopo 50 metri dei bel sentierino, bisogna attraversasre un letto di torrente (con piccolo torrente) su terreno ripidissimo e friabilissimo. 20 m sotto il torrente fa un salto di un centinaio di metri. In questi anni di discese brutte ne ho fatte, ma questo breve tratto merita una buona pole position…. con calma e sangue freddo passiamo il torrente, raggiungiamo una parete espostissima su questo salto, ci sono degli spit per passsare protetti, ma la roccia è buona e andiamo slegati. Poi compaiono alcuni cavetti e il sentiero diventa una cosa normale.
Arriviamo al prato assolato del mattino, bellissimo posto.
Lasciata l’attrezzatura in auto, andiamo a prenderci la meritata birretta al negozietto vicino al parcheggio, che vende di tutto e fa anche un po’ da bar. Ci rifocilliamo di snack alle erbe provenzali, immancabili quando vengo in Francia!

Prendiamo posto nel camping dopo esserci iscritti e aver pagato ben 6 euro a testa. Una doccia e andiamo a mangiare qualcosa nel paese più vicino, Vallouise.
La mattina dopo apriamo la tenda e ci troviamo in mezzo a nuvole gonfie di acqua. Forse qualche ora tiene, ma sono veramente stufa dell’ormai solita trafila “attacco la via, vedo dove arrivo – inizia a poivere – ritirata alla veloce”.
Insisto un po’ per andare in falesia, torniamo a Prelles, bella falesia di quarzite che già avevamo visitato e dove avevo un paio di conti in sospeso. Tra l’altro il tempo qui è anche un po’ meglio. Fatto qualche tiro e sistemati i conti (un 6c e un 6b+ che l’anno scorso non avevo proprio capito come prendere!) si mette immancabilmente a piovere.

2 passi a Briancon, e si torna verso casa. Anche stavolta pioggia, ma contenta di essere tornata in un posto dove meritava tornare, e dove vorrei tornare ancora, magari per vie più in quota e più alpinistiche.