Archivio mensile:aprile 2011

Arco, Coste dell’Anglone: Cuore d’oro

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Dopo Concordia, al bar della Lanterna sfogliamo guida e stampe varie di relazioni per decidere cosa fare il giorno dopo: sicuramente qualcosa che sia fisicamente meno impegnativo, magari qualcosa di più alpinistico tipo una via delle Fontane. Chiaccherando con David è lui che ci da un consiglio, dicendoci di andare a fare Cuore d’Oro, aperta nel 2009 da Grill e soci. E’ la via più a sinistra delle Coste dell’Anglone, nella zona dove corre Archangelo, e ci lascia una fotocopia scritta per i puffi. Vista da giù ci sembra bella e decidiamo di andare a vedere.

Ci incasiniamo un po’ nell’avvicinamento che si fa prendendo il sentiero degli Scaloni, lo percorriamo un po’ su e giù e finalmente capiamo che l’attacco deve trovarsi al di sopra del primo tratto attrezzato…. ok finalmente persa una buona mezz’ora ci siamo.

Sullo schizzo si legge: primo tiro, rampa difficile e si intuisce un V+. Un cordone penzola 5 metri sopra di noi. Parto. Effettivamente è difficile dal cordone in poi e non c’è più nulla. Il friend giusto è ovviamente appeso dalla parte sbagliata dell’imbrago e fatico a prenderlo…. solito intorpidimento da primo tiro, vabbè metto il friend, di nuovo fatica, 5 metri più avanti metto un dado, e poi arrivo in sosta dove trovo un bel moschettone a ghiera nuovo. Evidentemente non sono l’unica ad essere stata scoraggiata da questo tiro non banale e non attrezzato. Grill ha deciso di mettere un bel biglietto di ingresso per questa via e la cosa mi preoccupa un po’.

Segue rampa facile, davvero facile ma paesaggisticamente bella, va Andrea, così come sul tiro successivo IV+. Siamo entrati nel cuore d’oro, che dalla base abbiamo visto distintamente, fantastica roccia gialla che forma una sorta di esagono, che traverseremo 2 volte con spettacolari traversi sotto i tetti.
Primo tiro: traverso a sinistra VI-. Compaiono finalmente le protezioni, da ora in poi non è più necessario integrare. Bello e aereo, divertente. Poi il traverso continua più facile e salgo lungo il cuore con una bella placca, primo passaggio di VI, tutto bene. Questi 2 tiri mi fanno capire che andrà tutto bene…. e ci troviamo davanti al tiro chiave: il traverso di VI continuo con passaggio di VII- per uscire da un tettino. La relazione dice che lo spit sopra non è visibile e inizio a fantasticare di un enorme tetto dove non capirò dove passare, quando cercherò di farlo troverò uno spit lontano e capirò di aver sbagliato….
Con questa immagine disperata parto sul traverso e ridendo dico ad Andrea che sua sorella forse ha ragione quando ci dice che potremmo divertirci anche andando al cinema… si siamo strani noi arrampicatori: ci divertiamo sfidando la gravità, il senso naturale di paura, e se questo non c’è, se la salita è troppo tranquilla, giudichiamo la scalata poco divertente. Ci rido su mentre mi avvio nel mio traverso (meno chiodato di quello sotto ma basta decisione e la mia autoironia me ne fornisce a sufficienza). Mi diverto a cercare gli equilibri, a me i traversi piacciono e questo è bellissimo, sotto un grande tetto. Esco da sotto il tetto, la traversata continua in parete e grande illuminazione: lo spit alto sopra il tetto da superare non si vede, ma si vede quello sotto!!! Quindi sono salva!! Metto via l’immagine catastrofica di prima, rinvio lo spit, cerco la maniglia sopra. Primo tentativo fallito, secondo tentativo ok. Passo di ristabilimento e poi ancora in diagonale a destra verso la comoda e ombreggiata sosta.
Tocca ad Andrea, se la cava bene sul traverso, non lo vedo ma me ne accorgo da come lo recupero. Poi vedo spuntare una manina indecisa sopra il tettino che cerca la maniglia. Ci prova un po’ di volte, poi arriva anche lui.
Il tiro dopo esce dal cuore e da un sistema di tetti con bei passaggi, poi inizia la parte noiosa della via, sono 3 tiri insulsi su roccia discreta nel bosco, il VI- mi sembra anche un po’ eccessivo. Vabbè superiamo anche questi, un tiro di raccordo facile cui Andrea unisce il breve tiro successivo, e visto che se la sta cavando davvero bene gli propongo anche di fare il successivo, placca e tettino di V. Va via sicuro e spedito su questo muretto, e poi tocca a me per i tiri finali sul pilastro.

Parto per un bellissimo diedro arancione, poco chiodato perchè proteggibile, ma decido che voglio provare l’aria sotto i piedi, ho voglia di prendere sicurezza e di sganciarmi dal bisogno dello spit. La roccia è abrasiva, piccoli brufoletti dolorosi sotto le dita, ma tiene che è una favola. Continuo a salire, poi mi trovo in un punto dove si stringe, e mi sembra un po’ più duro del VI della relazione…. mi volto e cerco… ah ecco a sinistra c’è la sosta! Con un ultimo tiro su placca a buchi e fessure mi accorgo di essere in cima, mi manca un tiro all’appello…. boh.
Poi a casa ci ripenso, ah si: quando Andrea ha fatto il sentierino ha unito un breve tiro…. solo che la relazione dei puffi era poco leggibile e si era sorpreso di aver trovato un muretto duro.

Tiro più o tiro meno, siamo davvero soddisfatti e contenti! La via ci è piaciuta, sicuramente è la più lunga che abbiamo fatto insieme, io ho superato certe paure e Andrea ha iniziato ad andare da primo anche su tiri non banali.
Non c’è tempo da perdere ora però… giù per gli Scaloni, panino rapido e a casa, visto che oggi a Pasquetta ci sarà il grande rientro!!!

Arco – Parete San Paolo – Via Concordia

Che voglia di tornare ad Arco…. per la roccia, per la pace che sempre mi da questo posto!!! Ci torno per Pasqua, per Andre è la prima volta in valle del Sarca e ho voglia di portarlo in una delle mecche italiane dell’arrampicata.
Scegliamo (propongo) la via Concordia: una via sportiva non troppo difficile (max 6a/+) ma con la sua continuità, di cui ho sentito parlare molto bene. La mattina arriviamo al parcheggio della pizzeria Lanterna, solito ritrovo di climbers, e ci avvicina un signore, ci dice “Puonciorno, foi che fia andate a fare?” glielo dico. Sorridente, ci chiede se può venire con noi, ci spiega che è amico di Heinz Grill, con lui sta mettendo a punto la nuova guida, ma gli servono ancora foto di Athene e Concordia…. ci guardiamo, un po’ increduli e un po’ sorpresi, ma la cosa non ci da problemi visto che comunque non saremmo andati in alternato e in 2 o 3 cambia poco. Io devo stare attenta a non lasciare ciuffi fuori dal casco, non sarebbe fotogenico :D.
Il signore mi avverte che il primo tiro è subito cattivo, 6a abbastanza continuo e insomma così a freddo…. parto elegante, arrivo al terzo rinvio e zac. sono costretta a prenderlo in mano per rinviare. uffa. procedo faticosamente per passi che intuisco ma la presa è sempre troppo alta rispetto a me, così come anche lo spit visto che Herr Grill è alto quasi mezzo metro più di me e spitta di conseguenza. Spero che il gentile signore non sia troppo purista sul discorso dell’arrampicata ritmica….
Recupero Andrea e David, ma vedo che anche loro in questo tiro non sembrano particolarmente illuminati d’immenso. meglio… poi il primo tiro per me è sempre una sofferenza. Le vie dovrebbero iniziare subito con un tiro di IV, almeno uno si sveglia con calma…
Secondo tiro, passo su spigolo molto bello. David in sosta mi chiede se ho tirato il rinvio e con somma soddisfazione gli dico di no. Da qui procedo bene in libera per tutta la via, è vero, era proprio il primo tiro. In questa via ogni tiro ha il suo perchè, non è particolarmente dura, ma le difficoltà sono comunque continue. Con tranquillità si arriva al tiro chiave, il bellissimo diedro che carattterizza la via, anche se fa parte di Giù dalle Brande, di cui Concordia costituisce una variante diretta nei primi 5 tiri.
Guardo il diedro e fingo tranquillità, insomma devo mantenere un certo contegno. Nella vecchia guida era dato 6b, ora 6a, comunque è bello, chiodato non corto ma senza troppo panico. Parto elegante e decisa, a metà tiro rinvio, e visto che ho la corda ancora sopra di me azzardo un passo di aderenza spietata con le mani in una microfessura. La forza di gravità interviene e l’allungamento della corda anche. sbuf. Riparto, meno decisa, ci penso bene e capisco che devo alzare molto il piede sinistro, spingere e andare di mano destra a prendere una presina. Stavolta funziona, poi breve tratto un po’ di forza e ne sono fuori. Gran bel tiro, molto tecnico.
Andrea è un po’ provato…. Seguono poi ancora 2 lunghezze, 6a e 5b, e siamo fuori. Io sono comunque soddisfata, andrea è un po’ disfato, David contento di aver fatto foto a destra e a manca: a me dalle soste, ad Andrea bloccandosi nei punti più interessanti dei tiri e prendendolo da sopra.
Poi si scende, si chiacchera di yoga, di filosofia, e ovviamente delle vie della valle. Così ho modo di informarmi un po’ su questo gruppo che negli ultimi anni ha aperto queste 60 vie su pareti che prima destavano poco interesse, il metodo di apertura, il lavoro di pulizia ecc.
Beh davvero una Pasqua originale! (foto ora non ne ho… arriveranno!)

Pizzo Cassandra, parete Nord

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Stavolta tocca ad Andrea decidere: io gli sono davvero riconoscente per quello che sta facendo venendo spesso con me in roccia, e poi anche io voglio imparare da lui! Mi ha già portata su una cascata, ora si può cominciare a cercare qualche salita alpinistica su qualche bella vetta anche senza sci.
Unico vincolo da me posto: non oltre i 2000 metri di dislivello, ora non sono sufficientemente allenata. Per il resto, essendo io inesperta (il massimo che ho fatto è la Cresta Sinigaglia in Grignetta in invernale) dovrà essere lui a valutare se è il caso che io tenti o no.

Arriva a casa con la relazione del Tua al Redorta (2200 m D, scartato!!) qualche cosa di sconosciuto a me nel pinerolese, e la Nord del Cassandra. Cassandra la profetessa degli Achei, profetizzava disgrazie, nessuno le credeva, e poi queste si avveravano. Al liceo mi ero affezionata a questo personaggio.
Vetta a 3220 m, Difficoltà AD+ (III in roccia e ghiaccio non difficile, 45°, ecco perchè Andrea me la propone!), 1600 m di dislivello, un po’ tanta la strada ma la possiamo fare in giornata.

Sabato no, ho bisogno di relax. Andiamo in falesia a Caionvico, dove senza prevedere e senza tanto programmare mi metto a provare tiri che non avrei mai pensato l’anno scorso, l’ultima volta che ero venuta qui. Ho lasciato le paure di provare, sono serena. Queste piccole vittorie sulle paure mi serviranno domani.
La sera si fa lo zaino, si fa il ripasso-spiegazione su alcune manovre su ghiacciaio che io non conosco (avendo all’attivo 2 4000 facilissimi e una normale all’Adamello), poi a nanna presto.
Sveglia impietosa alle 2:10. Partiamo dal parcheggio di Chiareggio alle 6:00 in punto, frontali accese, ma per poco.
Arrivati al rifugio in poco meno di un’ora è ormai chiaro, e inizia a delinearsi lo scenario della giornata. Dal Porro ci incamminiamo attorniati da grandiosi quinte formate da altissime morene, noi camminiamo nel vallone sulla neve dura, soli, in silenzio e circondati da granito e neve silenti. Gli ultimi 3-400 m di salita verso l’attacco sono abbastanza faticosi, il pendio si fa più ripido, evidentemente abbiamo messo piede sul ghiacciaio, ora tutto coperto da neve. Prima di arrivare al conoide ci leghiamo, io litigo con le spire delle corde e con il freddo ai piedi. Momento di sconforto del tipo “non ce la farò mai”, mi sento fuori dal mio ambiente fatto di roccia tiepida, che mi dà sicurezza, mi sento persa in questo vallone di neve. Intravedo un po’ di luce in parete…. dai saliamo che poi ci si scalda!!! Sono fatta così, passo dallo sconforto totale all’entusiasmo….

Andrea davanti a me scalina sul conoide. Arriviamo al sole e fa caldo, decidiamo di fermarci a togliere uno strato, poi continuo io, così ci alterniamo a tracciare e poi mi accorgo che non mi va di star sempre dietro.
La parete ha molta meno roccia di quello che diceva la relazione: la stagione è agli inizi, la neve copre molte delle rocce, a volte facilitando le cose, altre (nei passi di misto) rendendole più complicate perchè non si capisce bene se è roccia o neve sotto ai ramponi. Saliamo veloci tutta la prima parte della parete.
Poi la neve diventa davvero tanta e molle (deve aver nevicato ultimamente solo oltre i 3000 m) e la via non più facilissima da trovare. Deviamo verso destra, ma ci si para davanti un caminetto roccioso di cattiva qualità, il friend messo viene via perchè la roccia è friabile. Cambiamo direzione e visto che mi trovo in posizione migliore tocca a me. Un passetto su roccette in cui capisco quanto le punte dei ramponi siano affidabili, poi ancora pendio di neve. Poi sono esausta. Ancora neve molle.
Passa avanti Andrea e sarà lui, girato lo spigolo, ad incitarmi, dirmi di tenere duro che mancano 10 metri alla vetta. Giro lo spigolo e lo vedo sugli ultimi metri di cresta…. attorno a noi tanta aria e più lontano altre cime. Mi aspetta, io negli ultimi 50 metri ho esaurito le forze. Mi abbraccia, ci fermiamo a mangiare e bere. Poi anche a contemplare quello che abbiamo intorno.

Ora bisogna scendere…. e la prima parte della cresta della normale è troppo pericolosa, c’è un cornicione che è meglio lasciare dov’è. Andrea decide che traverseremo più bassi per andare a prendere la cresta al secondo salto. La traversata è meno peggio di quel che i miei occhi stanchi vedono. Solo pochi passi impegnativi in discesa, epr il resto è il solito movimento e la solita attenzione da prestare. Veniamo depositati sulla cresta della normale, per la quale scendiamo (ancora 2-3 tratti in cui tenere alzate le orecchie) e arriviamo al passo Ventina.
Poche ore fa da qui scendevano allegri scialpinisti, noi ora seguiamo le loro tracce, un po’ mi spiace rovinare quelle belle curve tonde. Bello scendere faccia a valle, rapidi, con la mente che pian piano si svuota.
Quando ci sembra di essere in un punto comodo ci concediamo una bella sosta, circa a 2600 m. E’ pomeriggio, la giornata è sempre fantastica, neanche una nuvola, e la faccia brucia. Poi riprendiamo a scendere, le montagne diventano sempre più alte intorno a noi, la discesa spiana, la neve diventa molle e faticosa, e arriviamo di nuovo al Porro. Altra breve sosta, poi ultima fatica, tornare alla macchina.
Siamo stnachi, ma non smettiamo di sorridere.

E visto che non si può tornare a casa senza aver mangiato qualcosa…. propongo di reintegrare le energie spese con un bel kebab a Morbegno. Molti inorridiscono all’idea di un kebab “dopo una salita del genere”. Invece ci sta tutto! (anche perchè solo al kebab possiamo presentarci nel nostro stato….)

Grazie ad Andrea, grazie di avermi portato nel suo mondo di montagne, diverso dal mio ma fatto ugualmente di sogni. E grazie di tutto…..

Presolana Centrale – Spigolando


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Ci sono posti, anche vicini, dove capita di pensare spesso di andare a scalare, poi una ragione o l’altra ti allontanano sempre per portarti su altre mete…. per me la Presolana è così da un paio di anni: dopo lo Spigolo Longo a ottobre 2008 non ci ero più tornata, giudicando anche che tutte le altre vie erano per me troppo dure.
Ma quest’anno ci voglio assolutamente andare, e non voglio aspettare l’estate, quando tipicamente la parete viene avvolta da fredde nebbie, mentre in primavera l’aria tersa e il sole possono ben scaldare la parete.

Nonostante sabato siamo andati sulla Gamma2 e si è fatto come previsto abbastanza tardi… no adesso si va, basta rimandare ancora!!! (anche se per un attimo ho pensato ma chi me lo fa fare, domani si dorme e poi qualche tiro in falesia!!). Ma Andrea ha voglia di vedere montagne e il suo entusiasmo mi contagia.
Già dal parcheggio si vede il bellissimo spigolo Sud della Presolana Centrale, ma ci separano 800 m di dislivello belli faticosi. I 40 minuti di passeggiata fino alla Baita Cassinelli mi fanno passare un po’ il sonno, poi inizia il faticoso sentiero ripido e ghiaioso, infine un paio di piccoli passaggi su neve, sotto la parete. Qui vedo 2 persone sul primo tiro di Echi Verticali, sento un “Vitto, molllaaaaaa”, la voce è inconfondibile, è il Lorenz! Ma pensa te. Lo chiamo e ci salutiamo.

Arrivo sotto l’attacco e mi prende male…. placca strapiombante, quell’inclinazione leggera che odio perchè la trovo tremendamente faticosa. I buchi promessi dalla relazione ci sono, ma non sono tutti buoni e perdendo tempo a cercarne uno decente sento l’avambraccio che chiede pietà. Azz…. duro per essere 6a+!!!! Intanto una cordata di ragazzi di Bergamo attacca Echi e sarà bello fare tutti i tiri in parallelo scambiandosi le impressioni. Io mi do da fare per uscire da questo tiro, finalmente si fa più facile negli ultimi metri e arrivo in sosta.
Poi segue un tiro più semplice, ma la spittatura ti porta sempre a fare passaggi ben più duri, bisogna capire l’antifona perchè in realtà basta spostarsi di un metro e allora effettivamente diventa 5c come da relazione. Strana cosa, mi lascerà perplessa per tutta la via… ma la roccia è talmente bella che non posso dire nulla, effettivamente la scalata è sempre abbastanza atletica e molto di soddisfazione, l’ambiente circostante ancora innevato è magnifico…..

Anche Andrea fatica, ma arriva in sosta e sorride, anche lui affascinato da questa giornata stupenda.
Poco alla volta arriviamo sotto l’ultimo tiro, dove siamo raggiunti dal forumista Giudirel con la figlia diciassettenne. Sopra di me sta il penultimo tiro della Longo, con i chiodi. Cerco un po’ e trovo il mio tiro che sale diagonalmente sulla destra, con un bello strapiombo. Prendo quello, è duro ma le prese ci sono, stesso grado del primo ma ora va molto meglio. Un altro passaggio dalla chiodatura strana, e poi in sosta. Ho fatto solo 6 tiri per circa 200 m e ho gli avambracci doloranti!

Poi con 4 calate belle dritte veniamo depositati alla base, tempo di sistemare il materiale e mi sento un po’ svuotata, mi rendo conto che oggi ho proprio dato!! (ogni tanto in parete pensavo che avevo fatto meno fatica sulla Savini!!!). Comunque bella giornata, ne valeva davvero la pena, con il sole che ci ha accompagnati tutto il giorno, panorama mozzafiato…..

Ferrata Gamma2, un regalo di compleanno

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Andrea T, carissimo amico mio e di Andrea, ha un sogno da tanto tempo che è salire la famosa e famigerata ferrata Gamma2 al Resegone. Dopo il mio rientro da Kalymnos eravamo andati, ma la parete era fradicia e avevamo cambiato giro.
Un giorno di settembre, da sola, ero salita concatenando Gamma1+2 e mi ero divertita.
Insomma…. anche se lavoro questo sabato mattina provo a lanciare la proposta ad Andrea (marito): dai nel pomeriggio portiamo il Testa sulla Gamma2, si può fare! Testa è entusiasta della proposta….
Alle 14:30 abbiamo in mano i biglietti della funivia, solo andata ovviamente. Fa un caldo micidiale e di buon passo ci avviamo verso l’attacco. Vado avanti io che conosco il percorso, dietro il Testa e dietro Andrea. Nello zaino ho 20 m di corda che non si sa mai….
La ferrata la conosco ma l’avevo percorsa in una giornata pessima con visualità 0. Oggi è completamente bellissimo e mentre aspetto mi posso godere sempre un bel panorama. In compagnia poi almeno ho qualcuno da fotografare che non siano i miei piedi. E poi sono contenta, vedo Testa contento anche se stanco e teso per i passaggi che lo aspettano, ma è contento e non c’è cosa più bella che fare un regalo gradito.
Avverto i compagni che la placca triangolare è tanto bella quanto dura (x me il passaggio “chiave”). Vado lenta e faccio vedere le prese e gli appoggi, poi mi appendo più su ad aspettare. Vedo che tutto fila nella norma e mi tranquillizzo.
Arriviamo al famoso camino e avverto che la cattiva fama è dovuta al fatto che molti anni fa non c’erano placchette per i piedi, ma ora è più semplice. dai sono solo 20 m poi è praticamente finita!
E così arriviamo al termine, poi senza perdere tempo saliamo in vetta, dove il panorama che ci accoglie è un bel regalo per averci creduto. Sono le 19:15 quando ci decidiamo a scendere tra foto, giretto al bar e un po’ di relax in vetta. E allora giù di corsa, per camminare il meno possibile con la frontale, che accenderemo poco prima della Capanna Stoppani. QUi una piccola sosta per una foto che mi mancava: Luci della Città! Poi ancora di corsa giù, a rifocillarci al bar della funivia.
Buon compleanno Testa!