Archivio mensile:gennaio 2012

Sicuri con la neve 2012 ai Piani di Bobbio

Importante iniziativa a livello nazionale sulla sicurezza in Montagna, io e Andrea decidiamo di parteciparvi (lui già l’ha fatto lo scorso anno) come gruppo SEM: lui si iscriverà come esperto e io come intermedio.
In realtà ho solo partecipato ad una serata sul Pulse,ma non l’ho mai utilizzato e non possiedo un ARVA, per cui lo noleggio alla SEM e mi danno un vecchio Fitre analogico….
con questo una sera dopo il lavoro andiamo al Parco Forlanini, vicino a casa, a fare qualche prova di ricerca, basta nasconderlo sotto le foglie!
Andrea mi guida, mi da informazioni tecniche e mi spiega come comportarmi nelle tre fasi di ricerca, provo sia l’analogico e il digitale, ottima base di partenza!!

Ieri arriviamo alla base della funivia insieme ai primi sciatori, ci registriamo al banchetto e partiamo… fa davvero freddo!!! Oggi è forse la prima vera giornata invernale e il sole prima delle 11 non ci scalda. Veniamo assegnati ai rispettivi istruttori, io finisco in gruppo con diverse persone che conosco, e con un validissimo istruttore nazionale di scialpinismo di Valmadrera, che vedendo il mio interesse particolare mi fa provare le ricerche con diversi strumenti e mi tiene sott’occhio

Ricerca di un singolo sepolto, ricerca di più sepolti, uso della sonda sono le esercitazioni che ci tengono occupati. Poi simuliamo una ricerca vera in squadra sotto le istruzioni di un tecnico dello SVI, assistiamo all’azione di un cane da soccorso con il suo padrone, un altro tecnico del soccorso ci spiega il funzionamento del dispositivo recco e dei recenti zaini con ABS.

Giornata piena, dunque, programma fitto e tanta disponibilità da parte degli istruttori e dei soccorritori a dare tutte le informazioni che abbiamo chiesto.
Grazie a tutta questa macchina organizzativa, ai componenti del mio gruppo e a tutti coloro che ci hanno guidati in questa giornata bella, fredda, molto formativa.
Una rinuncia ad una gita nell’unico giorno libero, ma che sentivo di dover fare e che sono molto contenta di aver fatto.

Battesimo speleo: Bus del Buter

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Tutto inizia per caso una sera post arrampicata con Claus all’Angelone: ci raggiunge lo zio Punzo per una birretta, loro si mettono a parlare di speleo in modo entusiasta, io la butto lì e chiedo se una volta mi portano….
non pensavo che la richiesta potesse avere un seguito e invece poche settimane dopo arriva una mail di Claus per organizzare la cosa, fissiamo la data e arriva poi l’elenco delle cose da portare.
Con Andrea mettiamo insieme l’abbigliamento peggiore che abbiamo, il materiale necessario, poi per quello specifico i nostri mentori metteranno a disposizione il necessario.

Siamo un bel gruppetto di 6: Claus con la fidanzata Marlen, io e Andrea, Zio Punzo e Ovomaltina. Ci si cambia al parcheggio, i passanti ci guardano come esseri strani… ci incamminiamo e raggiungiamo in breve l’ingresso, dove Claus ci fa una prima lezione sull’uso della jumar e del croll.
Entriamo lasciandoci il mondo comune alle spalle, entrando in un fantastico mondo nascosto fatto di roccia, concrezioni e…. tanto fango!!
Una prima salita seguita da una discesa su corda, poi traversi, un’altra calata, e passaggi strani in cui strisciare come vermi. Dopo una mezz’ora siamo tutti infangati e l’allegria ci accompagna per tutto il tempo in cui rimaniamo giù. I nostri accompagnatori sono bravissimi nello spiegarci come progredire, come si usa il materiale, ci mostrano le concrezioni e come si attrezzano calate e salite. Noi rimaniamo a bocca aperta tante volte ad ammirare queste sculture naturali che creano ambienti bellissimi e inaccessibili all’occhio di tutti i giorni. Un fascino diverso da quello delle vette che vediamo così spesso, un fascino intimo e nascosto che va ricercato.

Raggiungiamo il fondo, una bella sala ampia dove stiamo tutti comodi: ecco che spegnamo tutti le frontali e rimaniamo un momento in silenzio al buio ascoltando il rumore dell’acqua.
Iniziamo a risalire, ora abbiamo preso un po’ di confidenza con gli attrezzi ed è meno faticoso, ed eccoci infine sbucare nel bosco, dove filtra un bel sole.
Sporchi e sorridenti torniamo al parcheggio dove ci cambiamo e buttiamo tutto quanto è sporco in sacconi della spazzatura (poi ci attende un bel lavoro a casa a sistemare tutto!!) e via a mangiare e brindare tutti insieme.

Grazie a Claus e Matteo che hanno avuto la voglia di accompagnarci in questo viaggio ipogeo, di attrezzare tutto quanto 2 giorni prima per rendere il tutto più rapido, e grazie a tutti per la compagnia!

Finale notturno e arrampicatorio

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Quando vengo a sapere che il 31 il negozio chiude alle 16:30 propongo un po’ per gioco ad Andrea di partire subito per qualche posto e scalare l’1gennaio…. poi non ne parliamo più, ma è lui a propormi di andare nel finalese, passare la mezzanotte su qualche cima facile da raggiungere, dormire in un b&b e scalare il giorno dopo.
Così la mattina del 30 con qualche telefonata rimediamo una camera in un borgo medievale all’interno di Albenga, Castelvecchio di Barbena. Studiamo un po’ qualche percorso e decidiamo di stappare la bottiglia in cima alla Rocca Barbena, raggiungibile in un’ora scarsa a piedi.

Il 31 arriva Andrea e noi 5 in negozio stiamo cercando di scacciare 2 sciure che non vogliono andarsene… con l’aiuto della collega “la tapparella funziona sempre” finalmente la capiscono e si precipitano a pagare, e noi ce ne andiamo!
Arriviamo ad Albenga e ci cacciamo nella prima pizzeria che troviamo, precedendo il turno del cenone, di cui ci sono evidenti preparativi: ci sevono 2 cameriere in abito da sera, io sono vestita da boulderista post arrampicata come al solito… vabbè il posto è davvero alla buona e anche se non lo fosse non siamo di quelli che si creano troppi problemi. Saliamo e ci sistemiamo in camera, in questo paese che dista solo una decina di km da Albenga ma sembra fermo a un’altra epoca.
Ci cambiamo e prepariamo lo zaino, un altro poco in auto e ci incamminiamo, verso le 23. Il timore è quello che arrivi mezzanotte e noi siamo persi nel bosco a cercare il sentiero…. invece è tutto bello segnalato, molto più facile del previsto (il tratto di roccette ci delude, è solo un passo!) e in 37 minuti siamo in cima, abbondantemente in anticipo. Tira una bella aria, ci ripariamo poco sotto la cima per tornarvi all’orario giusto. Il cielo è completamente stellato, purtroppo la mezzaluna che c’era è velata dietro una nuvola, mentre ai nostri piedi ci sono luci di paesini in tutte le direzioni. Le più grandi sono verso il mare, che di giorno di vedrebbe. Scocca la mezzanotte, Andrea estrae e stappa la nostra bottiglia di Ferrari, con anacardi e Pringles che a sorpresa ha messo per me nello zaino.

Ecco un brindisi stupendo, siamo felici di essere qui e non vorremmo essere a nessun’altra festa. E’ la nostra festa! Sapientemente evitiamo di bere troppo, dopo aver visto una quantità enorme di fuochi d’artificio decidiamo di scendere, attenti a non far esplodere la bottiglia ritappata (ogni tanto ci fermiamo a farla sgasare). Torniamo al B&B, terminiamo il nostro brindisi.

La mattina dopo su consiglio di Giulio andiamo a scalare alla falesia del Silenzio a Rian Cornei. Conscia delle difficoltà di reperimento dei sentieri il giorno prima ho fotocopiato al lavoro la pagina dalla guida per “estranei” (io ho la guida dei locals, che dice solo che a Rian Cornei in genere ci si perde….). La descrizione puntigliosa della guida non ci fa perdere e in mezz’oretta di sentiero panoramico raggiungiamo la bella falesia, ottimamente richiodata. Come sempre a Finale le bastonate si prendono sui tiri sotto il 6, quelli che si scelgono come riscaldamento ma che in realtà non sono più facili dei 6a. Misteri finaleros….
Dopo un paio di bastonate quindi è ora di alzare il tiro e i 6a vengono bene a vista…. invito Andrea a salire da primo, e inaugura l’anno con il suo primo 6a a vista e un 6a+ flash!! Nel frattempo arrivano due coppie con le quali casualmente ci si conosce di vista (il mondo è davvero piccolo!!!) e si passa una bella giornata a chiaccherare e scalare. Alzo un po’ il tiro, qualcosa viene e qualcosa no, come è giusto che sia.
Salgo l’ultimo tiro, un defaticante 6a old style, in placca e chiodato un po’ all’antica… mentre salgo dico ad Andrea “certo che ho sempre delle idee geniali”, perchè sta facendo buio e il tiro è duretto, lui ride, rido anche io e proseguo, passo dopo passo, per verificare poi che è il più bel tiro della giornata!
Torniamo insieme ai ragazzi ormai con il buio, contenti di questo bellissimo capodanno nato davvero all’ultimo, così ben riuscito.