Archivio mensile:maggio 2012

Diga di Agaro, Molte vite molti maestri

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Ritorna il terzetto Rovatese! Oggi scalo con Gigi e Lorenzo, il posto lo propongo io, nuovo per tutti: la diga di Agaro, vicino a Croveo, di cui ogni tanto ho letto.
Da Croveo parte una stradina a tratti sterrata, poi un’inquietante galleria creata per la condotta forzata, lunga quasi 2 km, strettissima… cedo la guida a Gigi, e preghiamo di non incontrare nessuno in senso opposto, qui sarebbe davvero problematico!
Finalmente arriviamo alla diga, Gigi propone di partire con Molte vite molti maestri, la via che sembra essere la più rappresentativa del luogo, poi vedremo di salirne un’altra, la Ico. 20 minuti di camminata lungo il lago, in questo luogo ameno che oggi ricorda i quadri romantici ottocenteschi: le alte cime innevate dei dintorni avvolti da scure nubi, casette abbandonate che ricordano che questo era un antico insediamento Walser. Dicono che in estate, quando l’acqua del lago è bassa, spunti la cima del campanile!
Sul tiro di 6a si inizia a sentire che qui l’arrampicata è molto di dita. Lorenzo soffre la mancanza di ciapa e tira.
Dopo i primi 2 tiri dichiaro che il mio compito l’ho fatto e cedo volentieri il comando, che prende Gigi. Partenza strapiombante, sarà resting per tutti, le mani sono piuttosto fredde e queste tacchette fanno male. Il tiro prosegue con una magnifica fessura verticale divertentissima, dove invitiamo Lorenzo, che sale dietro di me, a mettersi bene in dulfer per fare belle foto.
Il tiro dopo inizia con un sofferto traverso difficile da interpretare, ancora tacche dolorose per le mie mani decisamente fredde. Arrivo in sosta e Gigi è già pronto per calarsi con le scarpe già cambiate, non si è accorto che manca ancora un tiro! Salgo io quest’ultimo tiro con qualche passaggio di aderenza, la pioggerellina di poco fa si trasforma in pioggia vera, che ci accompagna nelle 3 calate…. quest’anno è una vera disdetta… tornati alla base non ci resta che girare i tacchi e rientrare alla macchina, un vero peccato perchè avremmo salito volentieri qualcos’altro!

Un posto dove tornare senz’altro per salire altre delle numerose vie presenti qui.

Paklenica, vacanza arrampicatoria

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Nosorog e Armadillon
Watersong
Anica Kuk: Saleski e Brid za veliki cekic

E’ finalmente arrivata la tanto sospirata settimana di ferie! Come al solito, senza programmare con troppo anticipo, decidiamo pocih giorni prima, la meta della nostra vacanza sarà Paklenica, in Croazia (più precisamente in Dalmazia), una meta che da qualche anno volevo visitare, poi sempre rimandata.

Andrea mi viene a prendere al lavoro il sabato sera, partiamo per… Mestre! Già, Carlo ci aspetta per una serata insieme e ci darà ospitalità per spezzare un po’ il viaggio. Fa caldo…. finalmente arriviamo, ci incontriamo e ci porta in un pub dove è solito far serata, ci raggiunge anche Enrico con due amici, e la serata scorre veloce tra una weiss e tante chiacchere più o meno sconclusionate.
La mattina dopo partiamo con un tempo orribile che se può essere peggiora sempre di più. Passiamo Rjieka (Fiume) e il vento aumenta sempre di più. Guardo dal finestrino gli ormai storici e sempre brutti palazzi del periodo comunista, Rjieca è sempre brutta come la ricordo dalle vacanze di quando ero bambina, solo che ora la si passa per una comoda autostrada.
Bora, pioggia mista a neve, e noi che pensiamo ai nostri bagagli leggeri con pantaloncini corti e Andrea che ha portato il costume da bagno!! A causa della bora l’autostrada ad un certo punto è chiusa, ci tocca una deviazione lunghissima ed inaspettata. Ci fermiamo a mangiare in un ristorantino improbabile lungo la strada… il mio primo pranzo in Croazia non portà che essere a base dei miei amati Cevap Cici 🙂
Finalmente, dopo deviazioni mal segnalate arriviamo a Starigrad, chiamo Darko, il tizio trovato su internet che ci affitterà l’appartamento, per capire come arrivare a casa. Facile!! Seguire le indicazioni per il mitico ristorante di Dinko (e per il parco nazionale), ritrovo di tutti i climber in zona, andare avanti 300 metri, ed eccoci qui, depositati in un grazioso e semplice appartamento.

Lunedi mattina. Tempo impietoso. Sono di umore pessimo…. non rimane che andare verso Zara e fare la spesa, visto che i minimarket qui sono davvero mini. Bella strada verso Zara, paesaggi incredibili, isole desertiche spazzate dalla bora e costa rigogliosa dove è riparata dal vento.
Nel pomeriggio decidiamo che è ora di andare a vedere il canion di Paklenica, facciamo i biglietti all’ingresso del parco, che ci consentiranno di entrare ed arrampicare per 5 giorni. C’è vento forte ma il meteo sta migliorando, decidiamo per una vietta breve a 5 minuti dalla macchina, ma al secondo tiro il vento mi porta letteralmente via dalla parete, forse è meglio fare una passeggiata nel parco senza velleità arrampicatorie… Riposta tutta la ferramenta entriamo nel canion, dove qualche irriducibile scala su monotiri bardato di guscio goretex…. saliamo fino al bivio con l’Anica Kuk, cerchiamo dove è possibile guadare il torrente in vista dei giorni successivi, proseguiamo ancora fino al bivio: veso il rifugio o verso la grotta. Seguiamo per la grotta, poi rientro a casa con sosta birretta al negozio dei climber nei pressi del parcheggio.

Martedi.
Finalmente oggi si scala!!! Su suggerimento del Carlo decidiamo di prenderla un po’ “alla larga”, saggiando roccia, gradi e chiodatura. Optiamo per una bella via di cresta vicina alla via del giorno prima, la via Lijidin al Kukovi Ispod Vlake, una classica di V, spittatura da integrare. Via assolutamente divertente e godibile, non banale ma nemmeno difficile, che arriva su questa anticima panoramica sul canion e sul mare, da cui scendiamo per rocce, sfasciumi e arbusti. I sentieri di rientro a Paklenica non sono comode mulattiere, ma spesso sono ghiaioni o roccette su cui calarsi con attenzione. Breve sosta pranzo a base di fichi secchi, e decidiamo per un’altra vietta, stavolta propongo io: Armadillon al Kuk od Stadelin, la parete di fronte a quella salita al mattino. Tiri dal V al 6a. Guadiamo il torrente, camminiamo altri 5 minuti e siamo all’attacco. Su questa via credo di aver trovato il calcare più particolare e divertente della settimana!
Lame, strapiombi, rigole, placchette insidiose… via varia e davvero bella! L’ultimo tiro, nominalmente 5a, si presenta impegnativo e continuo, forse perchè non siamo abituati a spalmare i piedi e abbracciare queste enormi rigole… comunque Carlo aveva ragione: qui non si scalano gli stessi gradi di casa. Vetta panoramica, ce la prendiamo un po’ comoda prima di ricercare la via di discesa, inizialmente per nulla segnalata. Sul sentiero di ritorno troviamo un magnifico arco naturale, regno di “quelli che si tengono” con tiri dal 6c al 8a quasi tutti nell’arco!

Mercoledi.
Cielo nuvoloso. Perdiamo un po’ di tempo la mattina a cercare una farmacia perchè ho mal di testa e non ho preso niente da casa. Oggi vorrei salire Watersong al Veliki Kuk, via tanto raccomandata da varie persone. Il cielo è nuvolo, partiamo abbastanza coperti. Primi due tiri insidiosi a causa delle rigole, poi un bel tiro di IV. Poi possiamo scegliere se a dx per l’originale (fino al 6a+) o a sinistra, un traverso ascendente e poi uscita sulla classica del Veliki Kuk. beh tentiamo l’originale, no?? brava furba. Il cielo è minaccioso, salgo un bellissimo tiro su lama da proteggere, roccia fantastica, una lama da sogno dove mettere un friend per ridurre il runout… bon tiro chiave. Guardo Andrea che mi guarda con l’aria “te l’avevo detto che era duro, te l’avevo detto che veniva a piovere”. Parto sotto 2 goccioline, salgo 5 metri faticosi e le goccioline diventano secchiate di acqua. Con la coda tra le gambe, le orecchie basse e l’aria da “va bene ingegnere, hai sempre ragione tu” mi preparo per le doppie e scendere… Ovviamente la via non è attrezzata per le doppie. Lasciamo una maglia rapida e due moschettoni “da sacrificio” dal mio repertorio che inizia ad essere vintage (ridendo mi scuso che non ho mai tempo di andare a comprare il materiale….) Le preghierine alla Madonna di Mejugorie non servono a niente, la corda si incastra 2 volte: la prima sul tiro di IV che coraggiosamente risalgo sotto la pioggia battente, la seconda volta che conigliescamente guardo il tiro di VI grado salito per primo e dico no… scolta… torniamo domani!
Intanto Andrea mi “invita” fuori a cena, un posticino simpatico sul mare, dove ordiniamo cevap cici, e ci offrono dolce e bis di amari…. il tutto per 11 euro a testa!

L’indomani con i residui di bora ma un bel sole torniamo a rifare la via, riprenderci moschettoni e corda. Stavolta non provo neanche a dire “usciamo per l’originale”, visto il vento che porta via. Usciamo per il traverso (meraviglioso tiro lunghissimo, scalata spettacolare!!!!) e poi ci ricongiungiamo con la cresta classica (altre cordate prima di noi) e tiro di uscita bello. Scendiamo contenti che le due mezze corde si siano ricongiunte e che i miei moschettoni cigolanti siano tornati a me… finiamo la giornata su qualche monotiro pensando di fare dell’arrampicata plasir. Su un 5c conto 8 metri tra uno spit e l’altro. Due fidanzatini austriaci mi chiedono se posso recuperare un paio di rinvii che hanno lasciato su un tiro vicino, perchè è troppo duro e su quel 5c non ci vogliono salire! Arrampicata plasir a Paklenica… passiamo dal ristoro, e poco lontano un tizio appoggiato ad una roccia fa sicura bevendo una Karlovacko (birra locale). Il sogno di ogni FF! Camminare 5 minuti, arrivare al monotiro su terreno perfettamente piatto, trovare un ristoro aperto e far sicura con una rassicurante birretta 🙂

Venerdi.
Il tempo è bello, il vento è passato… è ora di una via all’Anica Kuk! la parete dove non si può non scalare una via venendo a Paklenica. Alta come il Medale, le vie sotto il 6c che arrivano in cima sono 2 o 3. La più classica è Mosoraski, nota per il bellissimo diedro finale, la più accessibile, con tanti tiri di IV e V per arrivare sotto questo diedro. Partiamo di buon’ora, sappiamo già dove guadare, ma non serve a niente. i 5 ragazzi che ci precedono guardano l’attacco e tornano indietro, ci lasciano passare tra le roccette e mi viene male… davanti a noi abbiamo 5 cordate, una già in parete, una sta partendo e 3 aspettano! Andrea testardo vuole rimanere (al freddo) ad aspettare, io lo dissuado, è pericoloso e non ho comunque voglia di perdere la giornata ad aspettare gente in sosta. Cambiamo aria! Apro la guida e trovo una bella alternativa, una via allo Stup, con possibilità (peraltro più che logica) di salire in cima per un’altra via. Scendiamo in fretta e ci accaparriamo il posto alla variante d’attacco consigliata dalla guida (effettivamente più dura ma più bella dell’originale). Abbiamo dietro un padre con figlio, ci seguiranno senza problemi per nessuno.
Il 5b iniziale mi ricorda le belle fessure strapiombanti in dolomiti di V+. Ci saranno anche gli spit, ma di certo non abbondano, insomma queste sono vie da scalare, e aveva ragione Carlo dicendo che qui “nessuno regala niente”. Bellissima questa via Saleski, che ci porta in cima al pilastro, lo Stup, dove convergoo moltissime vie ma da dove la maggior parte della gente si cala in doppia. Vale invece la pena farsi due tiri di collegamento e uscire su altri 5 stupendi tiri mai banali (anzi, un tiro in rigola mi impegna non poco!!). Arrivo al termine della via, ad un arco naturale…. assolutamente inaspettato!! Mi raggiunge Andrea, decidiamo di salire fino in cima (mezz’oretta di arrampicata facile su roccette): punto assolutamente panoramico, davvero meritevole. Da una parte il mare, dall’altra incredibile vista sulla catena del Velebit. Scendiamo contenti per un sentiero inizialmente su roccette, poi molto comodo, che passa sotto la parete. Guardiamo le linee di cui abbiamo visto le relazioni e sotto il naso ci fermiamo a guardare un paio di vie in artificiale durissime dalla linea impossibile. Contenti per la bella giornata, non può mancare una cena dal mitico Dinko!! Scambiamo qualche chiacchera con istruttori di Trieste, uno dei quali insiste che dovrei andare su Velebitaski.

Sabato. Ultimo giorno di scalata qui. Ci ripenso… no, Velebitaski no. Ricordo i racconti di Carlo l’ultima volta in cui è stato qui, mi raccontava di questa via che a dispetto dei gradi sulla carta è parecchio dura e continua. Preferisco di no, sono troppo stanca e non ho più voglia di impegno su quasi 400 metri di parete così continua. So che a metà comincerei a non vedere l’ora della fine, mentre è sull’ultimo terzo che la via si fa più dura.
Dediciamo allora per Circus sul Veliki Kuk, solo che è chiusa probabilmente per massi pericolanti. Poco più a sinistra, su una fascia strapiombante, parte Karamara, che si ricongiunge con Circus nei tiri finali. Ok, andata. Primo tiro 6a. Partenza impossibile, poi bellissimo e continuo. Via di difficoltà omogenee fino alla cengia mediana, dove termina. Mentre assicuro Andrea ci passano avanti due cordate di un corso, che ci troviamo davanti per 2 tiri di collegamento…. accidenti!! Una delle due ragazze muove un sasso che mi cade direttamente in testa mentre assicuro Andrea. Mentre sento il colpo temo che il mio casco si spacchi…. fortunatamente rimane irrimediabilemnte ammaccato ma la testa è salva, a parte un bello spavento e un po’ di stordimento. Salgo di corsa, non ho mai arrampicato così veloce da avere il fiatone… la raggiungo e gentilmente in inglese le dico di stare attenta, ma dice che non è stata lei. Arrivo dal suo istruttore, le mostro il casco e gli dico che dovrebbe dire qualcosa alle sue allieve ma mi dice che è colpa della corda… però se voglio posso passare avanti a loro!!! Passo avanti, collego 2 tiri e arriviamo ai tiri finali di Circus, molto divertenti. Arriviamo in cima, poco sopra all’uscita di Watersong, stavolta non ci fermiamo perchè non è una vera cima. Vorrei fare ancora qualche monotiro ma il canion è pieno di gente, mi passa la voglia.

Domenica
Esauriti gli ingressi al parco, il rientro è lungo… decidiamo per un giretto in una valle tra Karlobag e Gospic, dove Carlo ci ha indicato un bel posto per arrampicare. La strada per Karlobag è meravigliosa, davanti al mare isole deserte e brulle, sulla costa villaggi di 2 case e donne anziane escono dalle case per godersi il primo sole del mattino, oggi caldo e calmo. Abbiamo tempo solo per una breve vietta in questa bella valle bucolica, peccato davvero non averne di più. A mezzogiorno ci rimettiamo in auto per il lungo rientro, nel naso gli odori di spezie croate che hanno segnato tante mie estati tantissimi anni fa, con i colori di queste isole brulle che sono state il mio orizzonte in tante belle vacanze, quando per le strade giravano le Trabant, quando ancora nelle case c’erano i quadretti di Tito, si pagava in dinari, e i cevap cici li mangiavo ai ristoranti di Stato, e lo Stato era la Jugoslavia.

Ponte a Nord Est: Rocca Pendice e Lumignano

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Per questo ponte il tempo pare pessimo dalle nostre parti e a Ovest, e capita così raramente di avere più di un giorno consecutivo ormai che non abbiamo proprio voglia di stare a casa! Con un po’ di organizzazione dell’ultimo minuto viene una bella tre giorni!
Purtroppo ricacciati da Arco, la giornata finisce con un giro di negozi e un po’ di shopping 🙂
Lunedi si va a Rocca Pendice, una falesia storica che da tempo volevo visitare, e questa è l’occasione. In falesia troviamo Giubi e la sua ragazza, passiamo la giornata insieme, loro ci indicano i tiri più belli da scalare. Voglio salire Papa Doc, un 6b, ma un ragazzo mi invita a provare Punto Rosso, 6b+, dice che è più bello. Provo, arrivo a un punto dove non so cosa fare, il ragazzo e il suo socio mi guardano e sghignazzano, poi mi dicono che c’è il trucco e che è un tiro famoso e che loro ci hanno passato i pomeriggi per capirlo…. da 10 metri sopra non posso che mettermi a ridere, passo e salgo. Ahhhh questi locals!!! Lasciate le Numerate quando arriva il sole ci trasferiamo alla parete est, più imponente e verticale: qui voglio salire la Diretta Comici, si rivela un tiro bellissimo con un passaggio in placca sotto un tetto che all’epoca deve aver richiesto un bel lavoro di staffe (non che ora sia semplice!!). Pensando alle generazioni che hanno scalato qui mi vengono in mente i racconti di Messner che ho letto sul suo “Settimo Grado”. Mi piace sempre scalare in posti di valore storico…

La sera ci troviamo con Giubi, la sua ragazza e Carlo a Padova per la festa dell’Europa: Prato della Valle è pieno di stand gastronomici e bancarelle varie da tutti i Paesi d’Europa, noi scegliamo di rimpinzarci ad uno stand polacco con wurstel e varie amenità, bella serata in compagnia!

La mattina dopo saranno Carlo, Biaso e il loro amico Franco a farci da guide a Lumignano, prima al naso del Bicio e poi alla Piramide. Caldo pazzesco, bei tiri su roccia che taglia le dita come a Finale. Mitico Franco che mi dice che ho l’onore di scalare con un uomo quasi centenario (beh ne ha 75… e scala ancora fortissimo!) Quando i piedi scoppiano e le dita fanno troppo male decidiamo che è ora della birretta, poi i saluti e torniamo nella nostra piovosa porzione di pianura padana….