Archivio mensile:settembre 2015

Coste dell’Anglone – Il fuoco e l’alchimia dello spirito

CIMG2266 (1)Sono in ferie, i programmi sono ambiziosi ma il meteo nei giorni a disposizione degli altri sono quello che sono, e va tutto a remengo. Martedi qualche tiro in Maddalena classica, giovedi si spera in una bella giornata, invece tocca ridimensionare il tutto.
Pazienza… una vietta in valle del Sarca la si riesce comunque a rimediare.
“Ti va di fare Il fuoco e l’alchimia dello spirito?” dico di si a priori senza guardare la relazione, era una delle vie che mi sarebbe piaciuto salire, più che altro per il nome: il Grill dei tempi migliori quanto ad inventiva per i nomi delle vie.

Il cielo è plumbeo e a Toscolano viene giù anche qualche goccia. Peggio di quello che dicevano le previsioni.
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Attacchiamo sotto lo stesso cielo plumbeo sperando che regga qualche ora. Nel solito schema in cui Vyger parte sul primo tiro, a lui stavolta toccano i tiri più impegnativi e interessanti, a me quelli più facili. Arrivato in sosta si rende conto di averla già fatta (e mi pareva strano!), ma non l’aveva riportata nel suo archivio e se l’era dimenticata.
La via è del 2009, alcuni cordoni soffrono un po’ la lunga esposizione al sole, ma la maggior parte è ancora in stato accettabile. Non sembra una delle più gettonate, pochi segni di magnesite e soprattutto la roccia è molto nuova. Chissà perchè. Le protezioni ci sono ma non abbondano, serve integrare qualcosa. Qualche bel traverso scenografico, muri tecnici e uno strapiombo con passo tecnico e morfologico.
CIMG2276Come sempre sulle vie di Grill chi è alto è avvantaggiato. ‘cidenti.
Gli tiro qualche improperio in un paio di occasioni in cui la protezione mi sfugge per pochi centimetri, e tocca inventarsi passi alternativi per raggiungerla.
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Sono sull’ultimo tiro quando inizia una pioggerellina che spero non si tramuti in qualcosa di più, troppo confidente nel meteo non ho portato nulla per la pioggia nè un misero ricambio, sarebbe fastidioso fare il viaggio di rientro a Brescia inzuppata… fortuna che smette subito.

Immancabile la schiscetta grilliana contenente il libro di via, una sfogliata rapida e troviamo diversi nomi di nostri conoscenti, cui aggiungiamo anche i nostri.
Passando per Arco in macchina incontriamo Paolo che sta andando ad aprire il negozio, peccato ma non ci possiamo fermare, c’è chi deve andare a lavorare almeno per la parte restante del pomeriggio.

Che dire, sempre bello poter sfruttare una giornata in settimana, certo con il sole avremmo fatto qualcosa di più lungo e interessante, comunque bella vietta di allenamento che si va ad aggiungere alla collezione.

Cima alle Coste – Diedro Martini

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Settimana davvero pesante da tanti punti di vista, al punto che alla scalata non riesco neanche a pensare. Quando Vyger mi snocciola qualche proposta (lunga e impegnativa) vedo presagi oscuri che si affacciano ovunque… penso che potrebbe propormi anche Nereidi a San Paolo e avrei la stessa cedevole indifferenza. Eppure ho voglia di andare… Quando mi propone il Diedro Martini a Cima alle Coste sono contenta, tutto sommato è la più abbordabile delle proposte che mi ha fatto negli ultimi giorni.
In macchina si parla un po’ di tutto e i discorsi mi coinvolgono talmente tanto che arrivando a Riva mi rendo conto che stiamo andando a scalare e non ci avevo ancora pensato. Vedo la parete in una strana luce tra nubi e sole, è bellissima come l’ho sempre guardata passandoci sotto, bellissima e lunghissima. Ci aspetta una bella cavalcata.
Partiamo seguendo la Steinkotter nella parte bassa, come di uso comune. Sono una manciata di tiri di IV grado monotoni e insulsi. A spit ma un po’ da cercare tra parete e diedro a destra. Scalo il primo tiro da seconda con l’eleganza del riccio, giusto per citare uno dei romanzi più belli che abbia mai letto e che ogni tanto mi torna in mente.
Quando tocca a me mi sento un bradipo. Oggi sono fuori dal mio corpo, me ne è stato dato uno in dotazione che non è il mio: è pesante, ha i piedi di legno che non sentono niente, le gambe rigide e la vista peggiore di quella che di solito ho. Tra uno spit e l’altro, (parliamo sempre di quartogrado, placcoso su roccia stondata) mi prende uno stato d’ansia assurdo e incomprensibile, e davanti a me si para uno striscione con scritto a caratteri cubitali “oggi non è giornata”.
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“Cosa dici, ti fai una giornata come le fidanzate parancate?” “parancata e felice”. Ok, andata. Decisioni che si prendono in modo rapido e sereno, senza tante storie e che ti consentono di goderti comunque la giornata, senza stare tanto a rimuginare. Capita. Amen.

Fine dei tiri di quartogrado su roccia stondata, appoggiati da far venire la gobba e i crampi ai polpacci. Nel frattempo ci ha superati una cordata di ragazzini tedeschi (fidanzatini) in conserva lu-davanti-lei-dietro. A vedere lei, io avrei deciso di fare qualche sosta… evidentemente seguono la filosofia del “ciò che non uccide fortifica”, e ora sono nella parte boscosa mediana a gironzolare in cerca dell’attacco e laciano giù comodini che seguendo la legge della gravità vengono pericolosamente nella nostra direzione.
Evidentemente non trovano l’attacco… Quando arriviamo sotto il primo tiro del vero Diedro Martini lui è bello pronto a partire. A questo punto potevano stare persi nel boschetto ancora 10 minuti… no? no. Parte lui, molto veloce, fa sosta (meno male). Parte lei, molto lenta. Noi cazzeggiamo comodamente all’ombra del nostro albero di sosta 10 metri sotto, fuori traiettoria comodini.
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Finalmente la roccia stondata che ti fa venire la gobba ha ceduto il passo a belle lame, l’arrampicata si fa verticale e più atletica, molto classica per fessure ben proteggibili. La roccia non è propriamente granitica (già, è calcare), va controllata, sapore molto old school. Nel frattempo la simpatica cordata davanti non ha visto una sosta e lui cerca di concatenare due tiri non concatenabili. Altra perdita di tempo…. Poi per fortuna spariscono in qualche maniera e non ci si incontra più.
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Arriviamo al famoso tiro della lama, uno dei più fotografati dell’intera valle del Sarca. Consegno a Vyger il friend del 4 che avevo comprato tempo fa e mai usato. Bello lucido, qui sarà perfetto.
La lama è fantastica come pensavo, divertente. Segue traverso a sx (altro tiro molto fotografato dalla sosta), con cengia friabile. Ho sempre guardato le foto pensando che è friabilissimo e tutto in bilico, ma che è largo e quindi facile. Invece è tutto come pensavo, solo che è difficile. Preferisco tenermi bassa, con le mani sulla cengia, stacco un rinvio da un cuneo vecchio e smarzo che sapientemente il capocordata ha rinforzato con un friend (ma i cunei si rinviano sempre, hanno quel sapore di storia che non si può ignorare).
Ultimo tiro su roccia molto dubbia, e meno male che sono finiti, perchè vista l’escalation della qualità della pietra un altro tiro sarebbe stato su ghiaia, poi magari su sabbie mobili. Invece finisce tutto in un ameno boschetto fresco e ombreggiato, comodo per una bella merenda. Tiriamo fuori la tovaglia, le uova sode, l’insalata di riso, un bicchiere di bianco e le seggioline da pic nic e ce la raccontiamo su.
Risvegliata dal mio sogno durato un nanosecndo, sgranocchiamo un cubetto di grana, facciamo su le corde in fretta e scendiamo, che sono 2 ore da smazzarci per arrivare giù. Prima su verso San Giovanni, poi giù verso Dro, nel bosco ripido con le foglie che fanno scivolare poggiandosi sulla pietra, poi il sentiero degli scaloni dove si può correre e dove reincontriamo i fidanzatini tedeschi, arrivati a Dro, su in salita di nuovo traversando per 1,6 km (da cartello, maledetto!) verso il laghetto dove abbiamo la macchina.

Io mi sono goduta la via comunque, Vyger è stato bravo e veloce, fatta una classica che mancava ad entrambi su una parete davvero affascinante.

Tour verticale in Medale

CIMG2421E’ da tempo che vorrei salire il concatenamento Eternium e Messico e Nuvole in Medale, ma per una storia o per l’altra era stato sempre rimandato.
Ora c’è l’allenamento, ci sono previsioni che non invogliano a salire in quota, dai proviamo.
Il Medale ci aspetta là, si presenta in bella vista entrando a Lecco, come dice Vyger “da qui sembra anche quasi appoggiato”.. si si… proprio.
E’ da qualche anno che non passo da qui per andare a scalare, quando Vyger sotto la parete mi chiede se deve prendere il bivio gli dico che credo di si, che altre volte cercando altre vie mi sono trovata all’attacco della Taveggia (che ha il primo tiro in comune con Eternium)…. saliamo e parte. Mi ricordo il grande albero, lui scala e gli chiedo se è unto e mi dice di no. Non mi ricordo l’andamento del tiro, so di avere poca memoria. Tocca a me il secondo, non riconosco il posto, continuo ad attribuire la cosa alla mia scarsa memoria. Comunque salgo, sono affaticata dal giorno prima in falesia e trovo piuttosto duro, un bellissimo tiro tra placche verticali e uno strapiombo che riesco a proteggere con un friend. Arrivo in sosta soddisfatta, davvero un bel tiro continuo.

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Tocca a Vyger il terzo tiro, 6b+, che parte secco con un tettino molto duro, aggirabile un po’ a sinistra…. Riparto io, salgo su roccia stranamente nuova, non c’è nulla, proteggo con qualcosa, salto su e oltre a me c’è solo sterpaglia e alberelli… è evidente che non siamo su Eternium. E dove cavolo siamo?? molto più a sinistra. Facciamo qualche ipotesi, e decidiamo di traversare fino a che non troveremo l’attacco di Messico e Nuvole. Potremmo anche scendere e fare solo Eternium, ma ormai siamo qua, ma si dai cerchiamo di arrivare in cima….

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Segue lungo traverso, circa 150 metri, di sterpaglia, roccette, rovi, una ravanata poco simpatica condotta da Vyger che si destreggia meglio di me in questi ravanamenti che personalmente odio. Ci si ride su… tanto ormai… Intanto fa caldo, e la ravanata mi ha anhce un po’ stancata, ce l’ho con me che non ho controllato le indicazioni per l’attacco, errore di superficialità. Arrivati all’attacco (non certi più di nulla a questo punto) mi picco ugualmente di voler salire.
Severa, è severa: niente da dire. Arrivo a circa metà tiro, alla fessurina. Sotto metto un microfriend, il fittone sopra è oltre uno strapiombetto che sembra cattivo e improteggibile, se passo la fessurina poi come arrivo fino a là? imposto il passo, ho paura e vacillo. Carico male un piede e sbam. Giù. Appesa al microfriend. Non sono brava a scalare le fessure, e quelle del Medale sono particolarmente infide, storte, hai sempre le prese messe in modo scomodo. Vyger mi suggerisce di levare il friend e scendere al resinato di sotto, da lì calarmi. Così faccio, sinceramente ora rischierei un altro volo, non ne vale la pena.
Taveggia? Taveggia.
Traverso 50 metri a sinistra ed eccoci sulla sosta prima del tiro chiave. Preferisco andare, andare subito dopo un volo aiuta a non pensarci. Sono stanca e affaticata, scalo in libera ma poi dove la relazione dice A1 vado di A1. E’ unta da far schifo, tutto scivoloso, tiro faticoso. In sosta mi rilasso e mi sento svuotata, ma non sento paura o tensione per quanto successo poco fa. Sui tiri successivi la quantità di vegetazione è impressionante, l’arrampicata “classica” sempre bella faticosa. Entrambi avevamo già salito la Taveggia ma non la ricordavamo così vegetata. Sarà perchè è inizio settembre…

Scendiamo rapidi per il prato verticale attrezzato che ci deposita nel canalone ghiaioso, è sempre bellissima la passeggiata che dalla base del Medale porta a Laorca, poi si passa nel paesino dove le vecchiette sono abituate a vedere gente che passa tutta attrezzata e tintinnante. Qualche turista ci guarda come se venissimo da Marte e fa le solite domande sull’arrampicata a mani nude.

In tutto questo casino è anche presto, non sono nemmeno le 17. Occasione buona per lanciarci subito fuori da Lecco evitando le code, e fermarci a Cisano al solito bar per l’aperitivo!
E vabbè, la combinata ci aspetterà per un’altra volta…

Poi grazie al forum di Planetmountain ricostruiamo il nostro percorso per i primi tiri… Planetmountain forum
La Bastionata del Medale, nel settore dove siete stati (foto) attualmente (post resinatura) è percorsa da due vie e una variante al primo tiro (fantasy)
A destra “Calcaria termina”, subito a sinistra “Bolli rossi” ed ancora qualche metro a sinistra “Fantasy”.
Il primo tiro di queste vie si svolge su un bel pilastro di roccia chiara le difficoltà più o meno da dx a sx (4a, 5a, 5c), tutti questi tiri sono a resinati.
Si arriva su una comoda cengia con due soste a catena e anello per doppie.
Dritti sopra le soste una placca lavorata a resinati porta sotto una fascia più verticale, dopo una quindicina di metri andando a sinistra si percorre “bolli rossi”
Sosta in comune ancora con due catene indipendenti … una nuova e una più vecchia.
Calcaria finisce quà … il tiro in foto è il terzo di “Bolli rossi” … tiro per me “bastardo” dato 6b+ (secondo me più duro…).
Attualmente queste vie sono atrezzate per la discesa in doppia da questa sosta S3.

Ticket to nowhere – un anno dopo

http://evak.altervista.org/il-viaggio-ticket-to-nowhere/

Ti sembra di essere in una delle piazze dei quadri di De Chirico: vedi le cose che succedono fuori ma sei in quella piazza, su quell’autobus, e e il conducente ti fa risalire e prendere il tuo posto, potresti mollargli un pugno e scappare via, ma se poi rimani a piedi come fai?

E invece un giorno decidi di non risalire più su quell’autobus, e scopri che è facile, non serve dare nessun pugno al conducente. E te ne vai a piedi, semplicemente, gli altri risalgono e tu te vai a piedi per i fatti tuoi. La decisione fa paura, ma la devi prendere per salvarti dal nulla.
Nessun conducente, nessuno che impone una strada piuttosto che un’altra. A piedi si respira, si corre o ci si ferma, si guardano le montagne, si pensa, si vivono i momenti e si incontra la gente. Si può camminare insieme, anche.
La destinazione è ignota, anzi, la destinazione è il destino che ci siamo costruiti, la strada che abbiamo preso di cui vediamo solo un piccolo pezzo, vivendolo giorno per giorno.