Archivio mensile:settembre 2010

Medale, via L’Altra Chiappa

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Dopo diversi week end impegnativi sono mentalmente stanca e vorrei prendere un po’ di respiro. Avevamo in programma Oceano Irrazionale, e quasi non mi dispiace che arrivi un week end di brutto tempo, che ci costringe a rimandare la salita.
Dato che pioviggina, ci si accorda con un po’ di gente per andare a Nembro a vedere questa famosa cava dove i bergamaschi scalano quando fa brutto.
Pare che però il tempo migliori, Luigi mi propone di andare a pranzo a casa sua, perchè arriverà il sole, in un’ora il Medale asciuga, e si andrà a fare una via in “Anti” (Antimedale). Arriviamo a Lecco e arriva anche il sole, appena a casa si fionda in giardino da cui si vede la parete, ancora bagnata. Nel frattempo con 2 telefonate reclutiamo gli amici Crodaiolo e Giacco, ci si accorda per le 14 a casa di Luigi per
Pranziamo tutti insieme, nuovo giretto in giardino e la parete è pronta. Invidio questi lecchesi che in quattro e quattr’otto, esce il sole, 1 telefonata e dopo un’ora sono già sotto la parete. Oggi vivo anch’io queste scene, di cui avevo parlato con Giacco. Ora capisco perchè si è trasferito qui da Milano!

Mentre Giacco e Croda si dirigono verso Stelle Cadenti, io e Luigi saliamo l’Altra Chiappa. Attacco in comune con la Chiappa, parto io unendo i 2 tiri. Luigi mi fornisce di 8 rinvii per un tiro di 60 metri. Sono perplesa ma ho qualche moschettone, nel caso. Quindi faccio la finta convinta e parto. La scalata non finisce mai.. lunghi questi 60 metri! Arrivo al passo di V+, e come al solito i miei pidi litigano con la placca del Medale, ci metto un po’ e passo. Appena posso anzichè usare l’ultimo rinvio, visto che sono comoda uso una fettuccia e un moschettone, ancora non vedo la sosta! Invece, dopo pochi metri eccola lì, e ho ancora un rinvio all’imbrago. Luigi sapeva che ne servivano esattamente 8 ma aveva voluto creare un senso di suspence. Mi assicuro e recupero…. non c’è niente da recuperare: la corda era fnita e lui era già partito. Altra sorpresina, ho fatto un tratto in conserva senza saperlo. Lui invece sapeva che l’avrei fatto, conoscendo già la via.

Poi tocca a lui, seguono i 2 tiri più duri: ma quanto è dura questa altra Chiappa! Gli tocca un resting sul passaggio chiave, ha sbagliato a impostare il traverso. Si incazza. Riprova, niente. Si reincazza, riprova e passa. Mi do da fare per salire, avendo visto dove passare sono facilitata, e nonostante non sia affatto semplice (passi di 6b) arrivo senza troppa fatica. Trovo invece più ostica la successiva placca, che non è il tiro chiave ma mi impegna decisamente di più.
Visti i miei rapporti difficili con questa parete negli ultimi tempi, decido di lasciare a Luigi anche l’ultimo tiro, in comune con la Istruttori nell’ultima parte. E’ “solo VI”, potrei farlo, ma sono ancora scottata dalla vicenda della scorsa settimana. Intanto l’ombra mi sta seguendo, invito Luigi a passar via veloce perchè si sta rinfrescando.
E’ un pomeriggio bellissimo, limpido, colori fantastici nella luce del sole di settembre e questa via improvvisata mi ha resa davvero di buon umore. Salgo l’ultimo tiro e con sorpresa vedo che Giacco, che ha già finito Stelle Cadenti, mi aspetta alla sosta con Luigi e scatta foto, in pratica mi fa una sorta di servizio.
Scendiamo subito (l’Antimedale in pratica non ha una vetta, le vie arrivano in un posto davvero insulso). Siamo tutti e 4 soddisfatti di aver tirato fuori questo bel pomeriggio, sono quelle situazioni che ti ripagano, belle sorprese inaspettate. Ci voleva proprio!

Torre d’Ambiez, via Anna

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Dopo una tranquilla notte in rifugio in compagnia di altre 20 pesone in camerata, corro a far foto a questa stupenda alba, quando il sole illumina la parete scalata ieri. La riguardo, è davvero imponente, anni fa non avrei mai pensato che sarei salita lassù per una parete così verticale e quando ho dormito qui, nella stessa camera, ero contenta di essere in giro per una settimana a percorrere il giro delle Bocchette. Le pareti, non sapevo neanche come si potevano salire, ed era solo 4 anni fa. Ora invece sono ancora qui…

Dopo colazione Giacco ci lascia perchè ha un impegno di lavoro. Scaleremo in 3, e scegliamo una via meno impegnativa per poter scendere nel primo pomeriggio. Accanto alla Cima d’Ambiez si trova la Torre d’Ambiez e pare che la Anna sia una bellissima via, IV+, non molto lunga, adata quindi alla giornata di oggi, una scalata rilassante e piacevole.
Cerchiamo l’attacco… Luigi parte, ma evidentemente non è quello. Scendiamo e ci siamo accorti di aver sbagliato torre. Da giù sembrano tutte uguali. Cerchiamo ancora e al terzo tentativo troviamo la torre giusta e anche l’attacco. Decidiamo per 2 tiri a testa. Parte Luigi. La via non è certo quella di ieri, la roccia neppure. Non siamo molto contenti, le relazioni entusiaste ci hanno tratto in inganno. Non fosse per la “location” fantastica, la via sarebbe semplicemente discreta.
Quando tocca a me salire mi sento legata, la testa non funziona per niente. Domani devo cominciare il nuovo lavoro e questo mi pesa moltissimo.

Scalo male, Luigi me lo fa notare e mi sprona a far meglio. In qualche maniera arrivo su, ma mi imbrano talmente tanto sul passaggio finale del tiro che decido di fare una sosta e far andare avanti qualcun altro. Non sono affatto la stessa persona di ieri.
Ceciuzz prosegue al mio posto e quando riparto lo trovo talmente banale da non capire come ho fatto a sbagliare….

Ancora un tiro facile, poi salgo in scarpe da ginnastica l’ultimo tiro di III, e siamo in vetta. La via non ci è piaciuta granchè, ma la vetta è fantastica, vicina a Cima d’Ambiez e ugualmente panoramica. Insomma, ci ripaga del tutto: siamo qui, in Dolomiti, giornata bellissima, compagnia pure, ci siamo divertiti davvero tanto in questo week end.
La discesa è in doppie da cercare un po’. Alla base recuperiamo la roba lasciata e torniamo al rifugio dove non ci facciamo mancare un piatto di affettati. E ci prepariamo a tornare nel mondo quotidiano, a lasciare queste magnifiche montagne che purtroppo per noi non sono frequentabili molto spesso, perchè implicano avere a disposizione un interno week end e soldi da spendere in rifugio.

Ma forse anche per questa impossibilità ci piacciono così tanto, ogni volta si rimane a bocca aperta di fronte a questi panorami, respirare quest’aria sottile e pungente su una vetta in cui non c’è nessuno.
Ora si dovrà aspettare fino alla prossima estate, per noi la stagione dolomitica è finita, la mia è stata poi di soli 2 fine settimana, ma sono stati davvero indimenticabili.
Arrivederci, dolomiti.

Soddisfazione sulla Cima d’Ambiez

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Seconda puntata in Dolomiti di Brenta per me, mentre per Luigi è la terza…. quando io mi beavo tra falesia e spiaggia a Kalymnos, lui era già venuto da queste parti con Crodaiolo e altri. Scalando su Cima d’Ambiez se ne era innamorato, e ci vuole tornare per salire un’altra via.
Ci organizziamo con Giacco e Ceciuzz, sarà un week end in cui le risate saranno protagoniste quanto la roccia….

Saliamo con la mia Peugeot 207, che stanotte si trasformerà in una comoda pensioncina. Ci fermiamo per mangiare qualcosa in un paese sperduto tra le montagne, l’unico bar aperto è una sorta di disco bar con djset, e noi ci accomodiamo vestiti con pantaloni tecnici e pile in questo posto di ragazzini…. con nonchalance ordiniamo piadina e birra. Dopo la notte nella Pensione207 mi sveglio anchilosata, il tempo di darci una sistemata e ci viene a prendere il ragazzo del servizio Jeep per portarci al rif. Cacciatore. Evito di guardare in basso lo strapiombo che si apre sotto la strada che è esattamente larga come la macchina, il tipo guida rilassato e in mezz’ora ci deposita al cacciatore dove ci attende un ottimo strudel come colazione.

Sacco in spalla e partiamo rapidi, la giornata è splendida, non si potrebbe volere di più. Appena arriviamo al sole, via di maniche corte! Attorniati da queste cime che non ho mai visto perchè quando ci sono stata 4 anni fa pioveva. E’ davvero stupendo… Giacco può ben inaugurare la sua nuova fotocamera “come quella del crodaiolo” e io il mio casco nuovo “come quello del crodaiolo”. Siamo a posto… continuiamo a salire in allegria, lasciamo la zavorra all’Agostini e ci avviamo alla parete, che si raggiunge in breve.

Partono Giacco e Ceciuzz, seguiamo io e Luigi. Poca gente in giro, solo qualche escursionista che scende dal sentiero dell’Ideale. La parete è tutta nostra! Scaliamo in alternato i priimi tiri: quelli sotto il VI sono miei, quelli di VI di Luigi. Mi volto e chiedo: ma il IV+ dolomitico prevede il superamento di fasce strapiombanti? Sì. Ok…. non siamo in Grignetta. La scalata è sempre impegnativa ma piacevole, i tiri si susseguono con regolarità, non sempre facili da individuare, chiodatura severa, come dice Luigi “che ti lascia scalare” nel senso che i passi sono sempre obbligati. Una via da godersi in libera e dove metterci bene la testa. Il tempo passa, l’aria si raffredda ma la giornata è sempre bellissima.

Guardarsi attorno quando si è in sosta è emozionante, il vuoto sotto di noi pure. Arrivo alla sosta di uno degli ultimi tiri, una bellissima cengetta con sotto 300 metri di parete verticale. Mi metto comoda, rimango sola su quella cengia a far sicura… mi metto quasi sdraiata, ad ammirare quello che ho intorno, sopra e sotto. Mi sento come Mary Varale quando scalava con Cassin, e dall’alto mi chiamano “Mary, quando vuoi!” Lascio il mio giaciglio così comodo, parto per l’ultimo tiro impegnativo, poi salgo io. Arriva Slowrun che sta poco bene per un’influenza che sta arrivando… ha un freddo cane, non si ferma neanche in sosta e parte per l’ultimo tiro.

Ci sleghiamo e saliamo gli ultimi faciil metri che in una ventina di minuti ci portano in vetta. La vetta è nostra, sole del tardo pomeriggio, dalla vetta si ammira la valle e le altre vette più basse della nostra. E’ il mio ideale di vetta, un momento indimenticabile. Luigi beve, mi passa la borraccia e Giacco commenta “Come Coppie Bartali”… scoppiamo a ridere. Giacco continua a far foto ovunque con la sua fotocamera “come quella del crodaiolo”, mentre noi 3 ce ne stiamo in pace seduti. Luigi che non porta mai niente da mangiare scrocca il mio cibo come al solito. Ma gentilmente mi lascia più acqua di quella che tiene per sè.

Iniziamo la discesa, che temo più della salita: è quasi tutta in arrampicata di II e III,e io notoriamente sono impedita in queste cose. I raccontini, le battute, e l’allegria mi alleviano un po’ il peso di questa discesa che mi sembra interminabile, arrivo alla fine che non ho più testa per pensare a dove mettere i piedi, ma insomma finalmente raggiungiamo la cengia alla base della parete e a rotta di collo, quasi alle 7 di sera, arriviamo al rifugio.

Non abbiamo nemmeno il tempo per portare le cose in camera, solo quello per cambiarci la maglia e la cena è in tavola…. che fameeee!!! Siamo attorniati di ferratisti monturati e caiani vari, solo poche cordate sono in rifugio. Noi siamo molto più anticonformisti, niente patacche, niente roba firmata in vista, niente attrezzatura da mostrare. La cena è spassosa: ad accompagnare gli ottimi canederli, si intavola un discorso sull’etica e si prende in giro lo Slow, che si presta perfettamente. Non sta bene, allora Giacco lo cura con la grappa di Mugo, anzi per prevenzione ci curiamo tutti quanti con ottimi grappini di mugo, che mettono allegria.
Passeggiata notturna per andare a telefonare, milioni di stelle come non ne vedevo da tantissimo tempo formano un soffitto infinito, e lasciano presagire che anche domani sarà una splendida giornata.

Sola su Gamma1+2

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Oggi per la prima volta vado in montagna sola. Una consuetudine per molti, ma che forse ad una ragazza capita meno di frequente.
Beh alla fine l’ho fatta capitare perchè da un po’ stavo maturando l’idea, e i percorsi papabili erano due: traversata delle Grigne o concatenamento di queste 2 ferrate, che poi ho scelto per varie ragioni: non secondario il fatto che temevo di stufarmi e demotivarmi a camminare da sola, mentre la varietà di una ferrata già di per sè mi avrebbe divertita di più.
Lo so, la gamma1 è tutta a scale e noiosa…. ma non avevo voglia di prendere la funivia e il sentiero è noioso! Insomma secondo me ci stava l’idea di farle insieme.

Arrivo al parcheggio e trovo un megagruppo di caiani che entra al bar proprio mentr io parcheggio, così coda sia al cappuccino che al giro di toilette. Mi strangolo con il cappuccino pur di partire prima di loro (faranno la gamma1 e non vorrei averli davanti).
Corricchiando e camminando veloce, in 20 min circa sono all’attacco, nell’i-pod suona Hotel California…. una canzone che mi ricorda bei momenti passati di recente.
Per sfizio personale, visto che la ferrata la conosco, decido di andar via veloce. Sicocme mi è stato detto che ci avrei messo un paio di ore, decido di mettercene di meno. La ferrata è noiosa e brutta come al solito ma tra una canzone e l’altra passa via, arrivo in vetta al Pizzo d’Erna… quasi incredula. Nel 2006, alle prime armi, avevo impiegato circa 3 ore. Ora il tempo è dimezzato. Bon, mangio bevo e mi copro (tempo sempre di merda come tradizione del Resegone vuole).

Riparto corricchio e cammino e arrivo anche all’attacco della Gamma2. Spengo l’i-pod. Vorrei fare come Twight che scalava ascolando punk, ma decido che è meglio se mi concentro… Tra poche occhiate di sole e tante nubi salgo, sinceramente la pensavo più continua, ma altrettanto sinceramente rifiatare ogni tanto va anche bene per la testa. Bella ferrata comunque, non la conoscevo e mi è piaciuta. Direi che la si può quasi considerare una bella ferrata che in ambiente dolomitico non stonerebbe. Bella la placca triangolare (azz se ho tirato il cavo lì!) e bello il camino finale, che pensavo più faticoso dai racconti sentiti in giro. Invece basta salire in opposizione e si risolve, come tanti camini classici.
Dopo meno di 2 ore dall’attacco sono sul dosso erboso al termine della ferrata, in mezzo alle nubi (ovvio). Relax, sono contenta. Con calma proseguo verso la cima brulicante di gente. Mi sembra di venire da un altro mondo, solitario, riflessivo, un po’ tetro per le nubi. Qui la solita quantità di gente, con qualcuno scambio 4 chiacchere, poi condivido la discesa x una scorciatoia con 3 ragazzi di Mariano Comense.
Nel complesso sono contenta, ho superato lo scoglio dell’andar da soli, ho salito un percorso che desideravo slire da tempo… se non ho condiviso oggi mentre salivo, ne approfitto ora!