Archivio mensile:gennaio 2014

Pareti climbing marathon

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Avevo sentito parlare l’anno scorso di questa maratona di arrampicata e ne ero rimasta incuriosita, e da tempo avevo voglia di mettermi alla prova con una competizione, non l’ho mai fatto, eccetto qualche raduno boulder capitato un po’ per caso.

Una maratona a coppie miste, divisa in due livelli, big e no big. Se ne parla un po’ in palestra, ma si, perchè non provare. Una sola persona può partecipare con me, la Cri, con cui ho passato fino ad ora più tempo a scalare in palestra che fuori, e quando scaliamo in palestra insieme lo facciamo fino a che rimane un briciolo di forza, ci motiviamo a vicenda. Lei che mi chiama terminator, ma lei che non è da meno.
Il Clod mi dice che è una bella gara, lui ci va ormai di tradizione (questo è il quarto anno). E allora andiamo tutti e 4 a Parma, alla palestra di Andrea Gennari Daneri, dove ero già stata più di un anno fa. Una palestra storica, dove si respira un’aria amichevole.

Si parte presto, colazione e si arriva presto. Si inizia con i saluti, gente già vista, io conosco un paio di ragazze, l’AGD l’ho già incontrato di recente alla Terra di Mezzo. Sempre bello trovarsi fuori casa ma nel proprio ambiente e qui siamo accolti con calore come visitatori graditi.

Nervosamente aspettiamo l’inizio della gara.
2 categorie: “big” e “no big”. io e la Cri nelle no big, ci aspettano 6 tiri dal 6a al 6c con mezz’ora di tempo a tiro a coppia. Poi pausa mezz’ora. Poi tiro successivo. La via di partenza è a sorteggio e ci va bene, iniziamo con un 6a+.
Sono fredda e inchiodata, faccio tanto stretching, qualche percorso sul boulder, ma non mi scaldo. Sento subito che non è giornata, purtroppo capita. A noi donne purtroppo capita di più e non ci si può fare niente. Cerco di non pensarci, bevo una redbull che fa da secondo caffè.
Così si scala, difficile entrare in sintonia con tiri tracciati in modo così diverso che “da noi”. Da noi prima di prendere una presa so già come sarà fatta, le pareti le vedo almeno tre volte a settimana… qui è diverso. Tanti volumi, tante prese così diverse e una tracciatura molto fantasiosa, bella ma affatto banale. Niente sarà scontato oggi, ed è quello che qui dentro dicono tutti.
Ci diamo dentro, tiro dopo tiro.
6a+, 6b, 6a, 6b+, 6a+, 6c. Questa la sequenza dei nostri tiri. Due sul grande strapiombo.

L’atmosfera è di festa, quando non si scala, nella mezz’ora di riposo, si guardano quelli dell0altro turno, come risolvono i passaggi che toccherà affrontare dopo, come scalano quello che si è appena fatto. Uno spuntino, chiacchere, commenti. Le mezz’ore di pausa corrono veloci, quando mancano 5 minuti ci si prepara con il nodo fatto, scarpette pronte per essere indossate.
Mi dispiace non essere in forma oggi, non sento bene l’equilibrio, mi affatico. La Cri è in gran spolvero, a lei la competitività fa bene. A me ha sempre bloccato, ho ricordi da incubo delle gare quando andavo a scuola. Questa mi serviva per vedere se qualcosa era cambiato e si, lo è, anche se è evidente che le competizioni, anche se per gioco, non fanno parte del mio carattere, mi mettono un’ansia che non frutta, come fosse energia sprecata.
Ma come un gioco va presa, un gioco di squadra in cui ci si aiuta a vicenda, e un gioco tra squadre. Con i nostri amici ci vediamo tra un tiro e l’altro, loro che sono più forti si informano di come sta andando a noi, io che sono la più pivella vengo incoraggiata e consigliata.

La giornata è lunga e la fatica si sente, ma passa in fretta. Finiamo sfinite sul 6c. Brava Cri che ha chiuso tutti i tiri tranne il primo (ha fatto da riscaldo). Io sono rimasta fregata da un 6a+ con un passo un po’ morfologico e un po’ che mi ha fatta innervosire e ho fatto solo finta di provarlo. Ci è costato un po’ per il punteggio.

Classifiche, si inizia dalla “no big”. Dall’ultimo. Ok, non siamo ultime….
neanche penultime…. passano le posizioni, siamo tutti e 4 in attesa, commentiamo ogni posizione che passa pensando di trovarci nella successiva.
Siamo arrivate quarte.

Non abbiamo vinto niente, ma ci siamo divertite, abbiamo passato una bella giornata, diversa dal solito, in un ambiente allegro, sereno, amichevole, scambiato opinioni con chi fino ad ora si conosceva solo di vista.
… e quindi attendiamo la quinta edizione…
e intanto… allenarsi!

Rockspot @ Costiera Amalfitana

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Stazione di Salerno, ore 20:38, 1 gennaio 2014, binario 1. Con il mio borsone salgo sul treno che tristemente mi riporterà questa notte a Milano. I miei amici a quest’ora saranno a Tramonti da Montagne Verdi davanti ad una grigliata enorme… mi sistemo a gambe incrociate sulla mia cuccetta in treno a scrivere di questa bellissima vacanza appena finita, ancora a caldo, i ricordi freschissimi di colori, risate, con i segni sulla pelle e un dito un po’ addolorato da questi giorni di scalate, ma anche di tanto altro.

Sarà difficile rendere l’idea di questi giorni passati: un gruppo affiatato di persone che sono abituate a vedersi in palestra e qualche volta a scalare insieme che si trovano a convivere 24 ore al giorno. Il gruppo prende forma un po’ per volta, tra una scalata, una partita a dadi, un’ora sul pulmino, una birra aspettando il turno della doccia. Saltano fuori i caratteri, quello che in palestra è solo accennato viene fuori di più, i difetti, le caratteristiche, i pregi.

Una sera in palestra si inizia a parlare delle ferie di Natale, Claudio, Eloisa e Stefano stanno iniziando a pensare ad una settimana in Costiera Amalfitana…. la mia mente elabora, il mio cuore è già al Sud… una serie di coincidenze fa si che riesca ad avere i giorni di ferie necessari, chiedendo solo una mezza giornata in più oltre ai giorni che mi erano stati assegnati.

Lo comunico a Stefano, che sta organizzandosi per le adesioni. Per ora siamo in 4 e diventiamo subito 6, si aggiungono subito Samuela e Mirko. Pochi giorni prima si aggrega anche Andrea.
Si decide la data, dal 27 al 2. Purtroppo non tutti possono partire il 26 mentre tutti sono in ferie fino alla Befana. Va già bene così, un’opportunità così non mi capiterà facilmente ancora, per il ritorno mi organizzerò.

Ci si trova in palestra. Appuntamento ore 8 – 8:30 Ha così inizio la gita Rockspot in Costiera!! Lasciamo le auto in palestra come se fosse nostra…
Prendiamo posto: Ste alla guida, Eloisa navigatore, Andrea vicino a loro. Io e Samu in mezzo, il Clod e Mirko dietro, come i cattivi in gita scolastica. Il Clod decide le tappe: colazione a Bologna, pranzo a Roma. Si canta e si ride per niente, come i ragazzini in gita. Oltre alle pause canoniche spezziamo con un happy hour in zona Napoli: birra e patatine per tutti! (all’autista coca cola). Uscita dell’autostrada a Salerno, ora abbiamo 70 km di strada statale, una cosa lentissima. Usciti dall’autostrada ci sentiamo un po’ come benvenuti al Sud, e il nostro ingresso in Costiera è scandito da vecchie canzoni dei Modena City Ramblers, che ci allieteranno per diversi viaggi nei giorni seguenti. Io e Samu le cantiamo, il Clod brontola. Il pulmino entra gloriosamente a Ravello dopo aver “scavallato” la montagna, a breve ci raggiunge Anthony che ci fa parcheggiare e a piedi andiamo a casa, giusto dietro la piazza del Duomo. Siamo stanchi e affamati, ci facciamo indicare un posto dove mangiare, ci sistemiamo e facciamo un giro in paese. Clima un po’ padano stasera, pioviggina e fa freddo. Per il nostro benvenuti al sud speravamo in qualcosa di diverso…

Si sa che la Costiera è fatta di gradini e lo capiamo subito. Rinunciamo ad andare al mare, sono 20 minuti almeno di gradini in discesa, un’oretta a risalire. Il tebaldi e il Clod non sono favorevoli allo spreco di risorse per le passeggiate, tantomeno per le scale. Sarà un leit motiv per tutta la vacanza, dato che per andare al parcheggio del pulmino ci sono 180 gradini!
Dopo cena Ste tira fuori i dadi. I dadi saranno la nostra compagnia per tutte queste sere fatte di partite, risate, musica dai telefoni. Claudio inizia a parlare con i dadi e riesce a far uscire i numeri che vuole lui. Ste ha anni e anni di esperienza e ci spiega regole e trucchi. Io al gioco sono sempre stata sfortunata e non mi smentisco nemmeno in questa vacanza…

Falesia di Punta d’Aglio
Bene… si va a scalare! Ci alziamo e ora si… benvenuti al Sud! Splende il sole, temperatura ottima.
Andiamo a Punta d’Aglio, una delle falesia più famose, a Scala, molto vicino a Ravello. Purtroppo il settore più bello non è praticabile in quanto all’interno della riserva Naturale. Uno si chiede perchè l’hanno chiodato se era in riserva, ma tante nostre domande in questi giorni resteranno purtroppo senza risposta. Andiamo nell’altro settore, Mirko con Samu, Elo con Ste, io con Claudio e Andrea. Io e Andre ci scaldiamo su un 6b+ tecnico di placca, Claudio su un 6c verticale molto colorato. Lo vedo trafficare parecchio nel primo tratto, sarò poi molto contenta di salire il tiro a vista. Peraltro tiro stupendo. La placca grigia del primo tiro lascia il posto a questa roccia arancione lavorata tra canne, buchi e la sosta è sotto un tetto spettacolare. Mirko sale a vista un 7a+, lo provo anche io con Claudio che mi assicura e pur non avendolo salito mi da indicazioni. Riesco al limite fino al chiave, un movimento stranissimo. Non passo, riprovo, ma è davvero estremo. Passo poi su con un aiutino, l’uscita è decisamente “engagée” ed esposta, ma mi obbligo a non fare altri resting. Non mi sento sconfitta quando vedo anche gli altri fermarsi dove mi sono fermata io…
Scalo con Claudio un altro 6b veramente stupendo e divertente, e la giornata finisce presto, la falesia è ora all’ombra e fa freddo. Nel frattempo veniamo avvicinati da una coppia piemontese, lui guida alpina. Qualcuno parlando gli dice che lavoro in Alpstation, quindi scambiamo quattro chiacchere, dato che lui conosce molto bene Pino ed è un atleta Montura. Il mondo è piccolo…

Diventerà ancora più piccolo quando il giorno dopo conosceremo Vincenzo, un local, che conosce l’amico di Ste che ci ha aiutati a trovare casa: l’amico di Ste è di Ischia ma abita a Milano e a parte me tutti lo conoscono. Qui tutti quelli che scalano si conoscono, sono in pochi.

29 dicembre: falesia di Capo d’Orso, che ci è stata tanto raccomandata da Vaudo, il piemontese incontrato a Punta d’Aglio. Tiri nuovi non segnati sulla guida, posto caldo adatto a una giornata prevista brutta. Il posto è meraviglioso, in fondo si vede Capri, sotto di noi il mare immenso, la falesia è bellissima, un corno che sbuca in mezzo alla vegetazione. E’ chiodata la parte sinistra, mentre la destra è spazzata dal vento, anche se sarebbe ancor più spettacolare. Durante l’avvicinamento qualcuno è perplesso: non siamo abituati a girare per posti dove l’arrampicata è così poco usuale e ancora pochissimo praticata. Le falesie sono pochissime rispetto al potenziale che c’è e spesso in una zona rocciosa vastissima la porzione chiodata non è nemmeno la più bella. Altre domande che restano senza risposta, e per qualcuno è irritante.
Capo d’Orso è la falesia che mi è piaciuta di più per ambiente e arrampicata: tiri molto molto lunghi, un misto di resistenza, tecnica e fisicità. Sono contenta che ci torneremo anche l’ultimo giorno, Capodanno.
Scalo con Samu oggi, e un tiro lo faccio con Vincenzo. Ovviamente, come con tutti i locali con cui abbiamo parlato, si passa un sacco di tempo, finisce che ci integriamo e facciamo unico gruppo per tutto il giorno in falesia. Mondi diversi, il Sud e il Nord.
Come quando si fa colazione al bar e il barista di giorno in giorno ci chiede dove andiamo, e si profonde in indicazioni e consigli, anche se poi magari non sa bene nemmeno lui, ma è un modo per instaurare un rapporto, il contatto umano qui è qualcosa di speciale e di piacevole, l’ospitalità sembra davvero sacra. Gli scalatori sono persone molto alla mano, per cui non facciamo affatto fatica a farci coinvolgere in questo modo di fare, quattro parole si fanno volentieri, noi non abbiamo mai fretta ed è così bello entrare nell’atmosfera.

Falesia di Monte San Liberatore
30 dicembre. Oggi arrivano 2 ragazzi “di Pero”: Laura è la barista del Rockspot di Pero, e Davide un ragazzo che frequenta, appunto, la palestra “di là” (come diciamo “da noi”). Li conosce Stefano e li ha coinvolti. Arrivano a mezzogiorno, per cui scegliamo una falesia comoda a Salerno, che sulla guida è raccomandata come uno dei siti storici di arrampicata qui. Dev’esser bella se è una delle prime. Sbagliato. Altra domanda senza risposta se non quella che questa roccia è la più comoda a Salerno. La giornata uggiosa non aiuta il morale. Mirko e Samu oggi sono andati a camminare, Ste ci accompagna ma poi va in stazione a prendere i ragazzi. Io, Elo, Clod e Tebaldi ci avviamo a piedi. Clod ha deciso da lontano che la falesia non gli piace e sarà un pacco. Effettivamente dovremo dargli ragione… Io ed Elo troviamo un settore dove scalare, mentre i 2 uomini non trovano pace e sono “cupi” (altro modo di dire nostro). Alla fine Tebaldi scalerà un po’ con noi mentre Claudio riposerà e si farà passare la cupezza aiutando me ed Elo a capire un 7a durissimo. In realtà la roccia è bella, a buchetti e gocce come Finale, ma i tiri sono corti e chiodati un po’ a caso. La vista sul porto non è esaltante… E’ pomeriggio quando Ste arriva con Laura e Davide, che da subito sono simpatici e si integrano come se ci conoscessimo tutti quanti dallo stesso tempo.
A fine giornata ho comunque un motivo per essere contenta, per la mia teoria “cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno, che la vita è già dura e bisogna godere di quel che si ha”. Questo 7a aveva due passi di lancio, ma lancio vero. Tutti sanno che non so lanciare. Andrea mi assicura, Claudio è alla base. Non mi mollano finchè non faccio il lancio, che è il primo movimento del tiro. Mi spiegano, mi motivano a provare e riprovare finchè non viene. Andrea mi spiega i trucchi, come il fatto di segnare con una riga la presa, per aiutarmi a prendere la mira. Mi sento tornata a scuola quando scesa dal tiro Andrea mi da i suoi guanti da sci che porta sempre in inverno per tenere calde le mani, io non ci penso mai. Non chiudo il tiro ma capisco e riesco a fare i 2 passi chiave, e risolvo naturalmente bene a vista i ribaltamenti, che data la mia statura e la mia mobilità di anche mi vengono quasi sempre molto bene. Ringrazio entrambi.
Scalo con Andrea un 6c che mi viene a vista mettendo i rinvii, molto di dita e di equilibrio.
Scendiamo, e stasera si cena a Tramonti a Montagne verdi, su consiglio di Anthony. Ci ingozziamo di ottima pizza, serata allegra come le due precedenti.
Nel frattempo abbiamo fatto la spesa per il cenone di Capodanno: tutti normalmente cenano a casa e escono per la festa, noi facciamo il contrario. Non abbiamo voglia di cucinare la sera, farlo per 7 o 9 nell’angusta cucina è lungo e impegnativo. Quindi facciamo i signori e usciamo. Ma la cena dell’ultimo ce la vogliamo fare da noi. Pasta di due tipi, cotechino e lenticchie, cannoli dolci che farà Andrea, una pastiera e via.

Positano, Paretone e Tacchetteria
Il 31 è ora di andare a Positano, principale fulcro dell’arrampicata in Costiera, solo che per noi da Ravello è scomodo, richiede un’ora di faticosa guida del pulmino. Stefano è davvero in gamba, volenteroso, generoso: guida sempre senza batter ciglio. Oggi sveglia mezz’ora prima, che la strada è lunga e il parcheggio faticoso.
Oggi è Andrea ad essere cupo. Vede roccia ovunque e non gli va che i posti chiodati siano mai i più belli. Un po’, ma solo un po’, si ricrederà. Avvicinamento a scalini, tanto per cambiare. T
Io, Elo, Davide e Laura, con Stefano, scaliamo qualche tiro nelle facili placche: i due giovani sono alle prime uscite su roccia. Bravissima Laura che assicuro su un 6a che chiude a vista!! poi con lei mi sposto e sfrutto i rinvii messi da un’altra cordata per provare un 7a meraviglioso, 40 metri di goduria su canne. Ma sono molto molto stanca dai 3 giorni prima, e quando finisce la parte fisica mi parte la testa, c’è gente, non mi concentro, ho solo voglia di scendere. Meno male. Solo una volta scesa rileggo una mail in cui Nicola mi raccomandava quel tiro come il più bello della falesia, ma di farlo con corda da 80 metri. La mia è da 70. Elo e Samu scalano due bei tiri a fianco che io avevo trovato occupati, anche io mi lascio un po’ sconfortare oggi: troppa gente sui pochi tiri chiodati, sono liberi solo quelli più insulsi. Seguiamo Claudio e Ste alla Tacchetteria, dove provo il loro tiro, un 7a+ corto, bellissimo e durissimo. Unico tiro che provo da seconda. Non passo neanche così. Stavolta è Claudio a notare quanto sia morfologico e decisamente durissimo per me.

Cenone. Rincasiamo, soliti turni di doccia e solite birre con patatine, solita bisca… solite risate per niente. Si mangia e a mezzanotte usciamo per andare in piazza. Ci baciamo tutti con il bicchiere in mano facendoci gli auguri. Un gruppo sfigato suona e pochissimi ballano. Ci uniamo a ballare. A sorpresa iniziano i fuochi d’artificio, bellissimi, ricchissimi, colorati, grandi. Li fotografo con il telefono.
Quando finiscono, i “giovani” riprendono a ballare e bere, noi più seriosi decidiamo per una passeggiata. Poi io raggiungo i ragazzi in piazza, sono quasi le 3. Tempo ancora 2 canzoni da ballare, io e Samu ci scateniamo, lei balla bene e io no, ma non importa. La gente guarda strano le nostre giacche da montagna, il nostro abbigliamento da climber. Sono tutti circa eleganti. Ridiamo di questo nuovo anno. Vado a letto esausta, quasi alle 4.

Intorno alle 9:45 iniziamo a stiracchiarci e uno alla volta ci alziamo. Era anche già deciso di tornare a Capo d’Orso perchè di strada per andare a Salerno. Sistemiamo le nostre cose, io raccolgo il tutto per la mia partenza.
Ultima colazione al solito baretto, non riesco a mangiare niente e prendo un panino per il pranzo.
Io ed Elo portiamo fuori il sacco del vetro, sono le bottiglie di 9 persone in 5 giorni, più di qualche birra è andata…. non c’è la campana del vetro. Usciamo dalla galleria oltre la piazza ma non troviamo niente. Chiediamo ai soliti vecchi che sono nei soliti angoli della strada, tra le panchine vista mare. Ci dicono che è scomodo da raggiungere, di buttare pure di fianco al cestino che non importa. Vabbè, lo appoggiamo lì e lo recuperiamo dopo con il furgone, sperando di non dovercelo portare fino in falesia!

Falesia di Capo d’Orso
Oggi siamo tutti un po’ rincoglioniti dal sonno ma tutti allegri. Nessuno si lamenta, sappiamo già dove andare, non dobbiamo cercare niente. Scaliamo… io con Elo, ma io sono a pezzi, ho dormito troppo poco in questa vacanza, sono fisicamente stanca, insomma sbaglio i primi due 6a+/b. Imbrocco per fortuna il terzo.
Scalo poi un bel 6c che Claudio aveva fatto come riscaldamento 2 giorni fa. Gli chiedo com’è e distrattamente mi dice solo che ha un allungo lungo all’inizio e poi è facile. Non mi accorgo dell’allungo perchè trovo un intermedio brutto, ma tenibile, ma mi stanco sul “facile” (il facile per il Clod è tutto quello che sta entro il 7a… può essere di tutto), e con due resting arrivo in catena. Il tiro è molto bello, rifaccio un giro con la luce rossa del tardo pomeriggio. Lo sto per chiudere, sono quasi in catena, ma non mi accorgo di un buco, ravano in cerca di intermedi, sto ferma tanto, mi si stanno per aprire le mani. Cerco di evitare, ma o volo o azzero. Bracco al volo il rinvio e miracolosamente la mano non si apre. Caccio dentro la corda e resting. Sento Claudio da sotto che dice “che peccato…” eh. Lo so!!! sono una babba!!! arrivo in catena con un passo elegante, scendo. Intanto Andrea ha chiuso un inaspettato 7c ed è contentissimo.
La luce rossa del tramonto è meravigliosa, giusta per una bella foto di gruppo finale. Tutti su un sasso!
Scendiamo, è ora di accompagnarmi in stazione a Salerno. Ci fermiamo per bere qualcosa, le ultime chiacchere. Sono triste…

Traffico assurdo a Salerno. Pieno di gente, luci, bancarelle, festa. Lentamente in mezzo a questo casino allegro arriviamo in stazione, scendono tutti con me, siamo in cerchio, io imbarazzata dico solo “è stato bello, finchè è durato”. Ridono, abbraccio e bacio tutti, e torno al Nord.

Devo ancora dire qualcosa?
Il gruppo si amalgama, ci si danno i soprannomi, si creano modi di dire, detti, frasi. Si crea un ambiente in questo tipo di vacanze, che ti fa uscire dal tuo mondo solito. Non succede spesso, e quando succede è bellissimo. Sarà anche bello ora trovarci di nuovo in palestra, iniziare di nuovo gli allenamenti con una cosa in più che abbiamo condiviso.

Considerazioni arrampicatorie
Se cercate le grandi falesie di livello, quelle di cui si parla in giro, non andate in Costiera. Qui non c’è cultura dell’arrampicata, a scalare sono un manipolo di un centinaio di persone in tutta la Campania, e ancora non ci sono stati festival a livello nazionale o internazionale che abbiano richiamato chiodatori per un’attività sistematica.
Ma se vi piace vedere, godere della gente del posto, avete spirito di iniziativa e voglia di vedere qualcosa di diverso, se volete una vacanza in cui c’è dell’arrampicata ma la vostra giornata è fatta anche di umanità, andate, vi divertirete nello scoprire le falesie, nel fare una colazione al bar, nel cenare in un ristorante, nel perdere lo sguardo dalla costa verso il mare.
Qui l’arrampicata non esiste ancora per la popolazione, non fa parte dell’economia locale, e io credo che sia solo da lodare l’impegno di questi pochi ragazzi che amano la propria regione e che vogliono portare qualcosa di diverso, che per ora non ha ancora preso del tutto una sua forma e chissà se la prenderà mai.