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Soddisfazione sulla Cima d’Ambiez

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Seconda puntata in Dolomiti di Brenta per me, mentre per Luigi è la terza…. quando io mi beavo tra falesia e spiaggia a Kalymnos, lui era già venuto da queste parti con Crodaiolo e altri. Scalando su Cima d’Ambiez se ne era innamorato, e ci vuole tornare per salire un’altra via.
Ci organizziamo con Giacco e Ceciuzz, sarà un week end in cui le risate saranno protagoniste quanto la roccia….

Saliamo con la mia Peugeot 207, che stanotte si trasformerà in una comoda pensioncina. Ci fermiamo per mangiare qualcosa in un paese sperduto tra le montagne, l’unico bar aperto è una sorta di disco bar con djset, e noi ci accomodiamo vestiti con pantaloni tecnici e pile in questo posto di ragazzini…. con nonchalance ordiniamo piadina e birra. Dopo la notte nella Pensione207 mi sveglio anchilosata, il tempo di darci una sistemata e ci viene a prendere il ragazzo del servizio Jeep per portarci al rif. Cacciatore. Evito di guardare in basso lo strapiombo che si apre sotto la strada che è esattamente larga come la macchina, il tipo guida rilassato e in mezz’ora ci deposita al cacciatore dove ci attende un ottimo strudel come colazione.

Sacco in spalla e partiamo rapidi, la giornata è splendida, non si potrebbe volere di più. Appena arriviamo al sole, via di maniche corte! Attorniati da queste cime che non ho mai visto perchè quando ci sono stata 4 anni fa pioveva. E’ davvero stupendo… Giacco può ben inaugurare la sua nuova fotocamera “come quella del crodaiolo” e io il mio casco nuovo “come quello del crodaiolo”. Siamo a posto… continuiamo a salire in allegria, lasciamo la zavorra all’Agostini e ci avviamo alla parete, che si raggiunge in breve.

Partono Giacco e Ceciuzz, seguiamo io e Luigi. Poca gente in giro, solo qualche escursionista che scende dal sentiero dell’Ideale. La parete è tutta nostra! Scaliamo in alternato i priimi tiri: quelli sotto il VI sono miei, quelli di VI di Luigi. Mi volto e chiedo: ma il IV+ dolomitico prevede il superamento di fasce strapiombanti? Sì. Ok…. non siamo in Grignetta. La scalata è sempre impegnativa ma piacevole, i tiri si susseguono con regolarità, non sempre facili da individuare, chiodatura severa, come dice Luigi “che ti lascia scalare” nel senso che i passi sono sempre obbligati. Una via da godersi in libera e dove metterci bene la testa. Il tempo passa, l’aria si raffredda ma la giornata è sempre bellissima.

Guardarsi attorno quando si è in sosta è emozionante, il vuoto sotto di noi pure. Arrivo alla sosta di uno degli ultimi tiri, una bellissima cengetta con sotto 300 metri di parete verticale. Mi metto comoda, rimango sola su quella cengia a far sicura… mi metto quasi sdraiata, ad ammirare quello che ho intorno, sopra e sotto. Mi sento come Mary Varale quando scalava con Cassin, e dall’alto mi chiamano “Mary, quando vuoi!” Lascio il mio giaciglio così comodo, parto per l’ultimo tiro impegnativo, poi salgo io. Arriva Slowrun che sta poco bene per un’influenza che sta arrivando… ha un freddo cane, non si ferma neanche in sosta e parte per l’ultimo tiro.

Ci sleghiamo e saliamo gli ultimi faciil metri che in una ventina di minuti ci portano in vetta. La vetta è nostra, sole del tardo pomeriggio, dalla vetta si ammira la valle e le altre vette più basse della nostra. E’ il mio ideale di vetta, un momento indimenticabile. Luigi beve, mi passa la borraccia e Giacco commenta “Come Coppie Bartali”… scoppiamo a ridere. Giacco continua a far foto ovunque con la sua fotocamera “come quella del crodaiolo”, mentre noi 3 ce ne stiamo in pace seduti. Luigi che non porta mai niente da mangiare scrocca il mio cibo come al solito. Ma gentilmente mi lascia più acqua di quella che tiene per sè.

Iniziamo la discesa, che temo più della salita: è quasi tutta in arrampicata di II e III,e io notoriamente sono impedita in queste cose. I raccontini, le battute, e l’allegria mi alleviano un po’ il peso di questa discesa che mi sembra interminabile, arrivo alla fine che non ho più testa per pensare a dove mettere i piedi, ma insomma finalmente raggiungiamo la cengia alla base della parete e a rotta di collo, quasi alle 7 di sera, arriviamo al rifugio.

Non abbiamo nemmeno il tempo per portare le cose in camera, solo quello per cambiarci la maglia e la cena è in tavola…. che fameeee!!! Siamo attorniati di ferratisti monturati e caiani vari, solo poche cordate sono in rifugio. Noi siamo molto più anticonformisti, niente patacche, niente roba firmata in vista, niente attrezzatura da mostrare. La cena è spassosa: ad accompagnare gli ottimi canederli, si intavola un discorso sull’etica e si prende in giro lo Slow, che si presta perfettamente. Non sta bene, allora Giacco lo cura con la grappa di Mugo, anzi per prevenzione ci curiamo tutti quanti con ottimi grappini di mugo, che mettono allegria.
Passeggiata notturna per andare a telefonare, milioni di stelle come non ne vedevo da tantissimo tempo formano un soffitto infinito, e lasciano presagire che anche domani sarà una splendida giornata.