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Toscolano Maderno – Let’s dance

CIMG2470 Leggo su Facebook di questa recentissima creazione di Stefano Michelazzi sulle pareti sopra Sanico, Toscolano Maderno. Una “vietta” di 270 metri in stile alpinistico: 3 spit in tutta la via, numerose clessidre, necessarie protezioni veloci. Grado massimo VII-.

Quest’anno, esclusa una multipitch super sportiva a Brentino, non abbiamo ancora salito una via….
Poi capita di avere un sabato libero, ma non da poter utilizzare per intero e allora è deciso: andiamo a vedere questa nuova via. E’ stata una settimana quanto mai densa di eventi e letture per me. Proprio ieri a casa di Sandro mi sono trovata a sfogliare “Vie e Vicende in Dolomiti”, dove Orietta Bonaldo racconta di stupende (e dure) vie salite, e le sue parole mi arrivano dritte al cuore, parla da donna alpinista a donna scalatrice, capisco quello che prova, mi immedesimo con lei e…. guardando le foto mi perdo nella memoria degli odori di montagna, quell’aria pulita mista alla polvere della terra e della roccia, quei venticelli tesi che raffrescano il sole impietoso, lo stare in parete in montagna per ore…. quanto mi manca. Quanto anche io vorrei bere una birra con il mio compagno la sera e sfogliare una guida per decidere che via salire in dolomiti il giorno dopo. Ma questa è un’altra storia, le nostre vite hanno preso una strada per cui questo ora non è possibile.

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Non fa niente. Noi andiamo a scalare sopra il lago, su un bel pilastro da cui il paesaggio dritto sopra la Rocca di Manerba, con Sirmione sinuosa di fronte, e la casa dei miei genitori a Rivoltella sono lo sfondo di questa mattinata primaverile inondata dal sole. E scaliamo, ridiamo, mi arrabbio quando mi rendo conto che il mio istinto alpinistico per l’orientamento non ha avuto tempo di svilupparsi e perdo la via, rido con Sandro quando salendo mi dice che lui si, ha intuito alpinistico, e io gli rimando che centinaia di vie, Pesce compreso, e viene a fare il figo qui…. e lui mi rimbrotta che potrei tenere su un frigorifero con 2 dita e poi mi perdo tra gli alberi.

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Comunque. Al contrario di quanto pensavamo, diverse clessidre sono già “cordonate”, il che aiuta a trovare la via giusta.
La via resta alpinistica e il tratto più bello secondo me è la fessura quasi interamente da proteggere sul terzo tiro. Attenzione ai tratti con roccia poco stabile, alcuni tratti, seppur facili, non sono proteggibili in modo del tutto sicuro. Sul tiro prima del chiave ho sbagliato, anzichè seguire verso i tronchi tagliati a sinistra, sono andata a destra e per metà tiro ho lottato con gli arbusti. Ho sostato quando non aveva più senso proseguire e avevo capito di essere 10 metri a destra della via. Con un traverso facile ma infestato dai rami abbiamo raggiunto la sosta per partire sul tiro chiave.

Per la discesa, occorre attenzione. Benissimo segnalata e impossibile da sbagliare, un paio di tratti con corda fissa (meglio non tirarla troppo), e caratteristico passaggio in un corridoio con cancello…

Bella mattinata. Bel posto, belle sensazioni.