Calma, costanza, tenacia (Bossoni Half Marathon)

Quando vengo a sapere che il 28 maggio sarò a casa da sola perchè Sandro è impegnato con i ragazzi della spedizione Arrampicande, inizio a pensare che potrei tentare la mia prima mezza maratona, la Bossoni Half Marathon di Orzinuovi. Certo, a fine maggio farà caldo, ma la prendo come un test, anche perchè non ho il tempo di prepararla come si deve, mancano solo 3 settimane.

Parto con le mille raccomandazioni di Barbara, e anche Gabriele ci mette le sue: parti piano, se ce la fai allunga alla fine, gli spugnaggi, i ristori, bevi, bagnati. Registro tutto. Su questa distanza a me ignota non voglio sbagliare, vedo la possibilità di un ritiro troppo concreta.

Parto da sola, gli altri sono a gareggiare al Monte Zovo, una bella e dura gara di trail. Ritiro il pettorale, consegno la borsa e inizio a corricchiare in souplesse , mentre la maggioranza è in cerca di un po’ di ombra. Non c’è la frenesia che ho visto alle 10km. Vado a bagnarmi la testa, la mia massa di capelli così servirà a tenermi un po’ al fresco.

Sotto il solleone che già ti fa venire voglia di scappare mi metto diligentemente alla linea di partenza, senza la ressa e gli spingi-spingi finali che ormai ho capito far parte dello spirito 10km. Individuo LEI. Fisico da maratoneta, una decina di anni più di me, seria e composta. L’essenza di una vita passata a correre. Lei ha vinto tanto, lo so senza nemmeno rivolgerle la parola.

1. Calma. Bam. lo sparo. Partiamo. Nella folla, LEI parte forte, io mi faccio un po’ trascinare, poi mi ricompongo, comunque la vedo sempre, un po’ davanti a me. Corre come i kenyani. Corro con altri, Maglietta Arancio 5 passi davanti a me per 5 km, mi da il ritmo. Sto tenendo i 4.20 (a parte la partenza un po’ sotto i 4…). Tutto sommato sono contenta della mia “partenza intelligente”. Mi viene in mente la partenza intelligente di cui parlano al telegiornale e mi distraggo con pensieri che mi fanno sorridere, così per un po’ non penso alla corsa.

Ristoro dei 5k, prendo un bicchierino bevo un sorso e il resto me lo verso addosso, i più furbi invece hanno una bottiglietta. Dopo me la faccio dare anch’io. Maglietta Arancio rallenta. Allora seguo Canotta Rossa. Sempre 5 passi davanti a me. Media dei 4.22. Salitella antipatica al settimo km e poi arrivano le sospirate spugne. Mentre corro mi cospargo di acqua. Bella questa cosa che ogni 2-3 km succede qualcosa, aiuta non solo fisicamente, ma anche psicologicamente a dividere il percorso in piccole sezioni….

2. Costanza. Decido di tenere questa media, vado il più possibile intorno ai 4.20-25, respiro cadenzato con il passo, monotono come lo è un po’ questo percorso. Cerco di pensare a qualcosa di diverso dalla corsa, e penso a Sandro che è chissà dove in val Daone, non sapeva nemmeno lui che via avrebbe salito. Così non posso nemmeno tenere il conto di quanti tiri gli mancheranno, non so proprio dove sia. Canotta Rossa è una certezza, anche lui corre regolare. Mi supera uno che si mette tra me e Canotta, proprio appiccicato. Continua a sputacchiare e mi devo spostare per evitare i suoi sputi. Maleducato, che schifo. Per fortuna dura poco, lo supero. Non si fa così, eh. Ad un certo punto LEI però diventa più vicina. No, dai tu dovevi….. niente, resta dietro di me. Mi riprenderà, sono certa.

Altro ristoro, chiedo una bottiglietta e la ragazzina mi dice si, aspetta un attimo eh. capisco che non sa dove prenderla a un metro da lei, niente, le dico ciao e prendo 2 bicchieri. Metà gara, ok ora entro nella comfort zone: mancano 10 km, so cosa sono, mi impongo di pensare che non sono molti perchè li faccio almeno 3 volte a settimana, devo solo dimenticare che ne ho già corsi 11. Al prossimo spugnaggio chiedo due spugne con gli occhi da “la prego sia gentile”.

E al prossimo ristoro anche io mi guadagno la mia bottiglietta, la tengo come una staffetta in mano così nel giro di un km riesco a sorseggiare un po’ e bagnarmi ripetutamente. Ho i brividi alla testa quando mi verso l’acqua. In giro da qualche parte supero Canotta Rossa. All’arrivo gli dirò che l’ho usato, e mi risponderà che anche lui mi ha usata.

3. Tenacia. Mancano 7 km e le illusioni che mi ero fatta all’undicesimo iniziano a vacillare. I 14 già corsi si sentono, altro che comfort zone. Da ora in poi devo stringere i denti per tenere il ritmo.

Ad una curva a gomito sento uno in bici incitare Loretta. Eccola! Era lei allora ad essere partita con LEI… sono in due. Si avvicinano…. Si avvicina anche il traguardo, ma dopo il 17° è tutto durissimo. Tengo il ritmo ma con lo sforzo di accelerare. Il caldo si fa sentire impietoso. La strategia della costanza mi sta ripagando. Al diciannovesimo vorrei mollare tutto. A nulla mi serve pensare che è come in Gavardina all’altezza del carroponte di Mazzano (2km esatti da casa, e di solito allungo). Ho finito i pensieri. Cerco di aggrapparmi a qualche ricordo, qualche persona, ho paura di perdere lucidità, mi ci aggrappo. Supero le due donne non perchè io aumenti ma perchè loro, forse sopraffatte dal caldo, calano lievemente. Un’altra è davanti di qualche decina di metri, ma se cerco di aumentare il passo stramazzo.

800 metri…. un segnalatore del percorso mi dice che sono terza. Ah????? L’ultimo bagliore di grinta lo uso per tenere ancora il passo, aumentando lievemente. Arriva una ragazza in bici, mi dice 350 metri, mi incita… guardo dietro, una donna a poco da me, ma anche lei non aumenta più il passo, quel che è fatto è fatto. 30 metri al traguardo, vicino ma non è ancora lì. Dai… sento chiamare il mio nome dallo speaker che dice: ecco la terza… Eva Grisoni, Atletica Rezzato. Il pubblico fa il tifo. Vado incontro alla linea… non ho la forza di nulla nemmeno di togliere il chip dai lacci delle scarpe, non mi riesco a piegare. Mi chiamano per la foto del podio, dicono brave, ci fanno mettere in posa e siamo stremate.

Acqua subito, sotto il tendone dell’arrivo. Chiacchere con gli altri arrivati più o meno insieme, poi vado in palestra per il ristoro e la doccia.

Sola. Chiamo Barbara. Le racconto, lei aspettava. Vorrei chiamare Sandro ma è da qualche parte in parete. Spero che vada tutto bene. Premiazioni, emozione.

Attimi di felicità, di soddisfazione per aver raggiunto qualcosa di inutile ma che ci fa stare bene. In fondo non è nulla, non saremo mai campioni di nulla (parlo per me), e se anche lo fossimo? Non siamo per questo persone migliori, siamo solo bravi a correre, o a scalare. Il mondo non migliora perché siamo bravi sportivi, e forse nemmeno la nostra vita quotidiana. Sono solo momenti effimeri, fuggevoli, di egoistica gioia che però fanno parte in modo importante della vita: mi stupisco di come siamo legati all’inutile, ognuno nel suo modo. Ma forse sono ancora poco lucida per una riflessione su questo.