Distanze e dimensioni. I 5000 – oltre la soglia.

Riflessione ripresa oggi, aspettando di andare a Salò per i 1.500 in pista. Continuano le riflessioni sulla corsa, o meglio sulle dimensioni che la corsa mi ha aperto.
Sono i 41 minuti dei 10k, sono l’ora e trentatre della mezza maratona, sono i 5 minuti e rotti dei 1500 in pista.

E’ sempre il limite.

i 10k su strada sono briosi, divertenti, segui il percorso, guardi le persone, le superi, le tieni davanti finchè ti “servono”, giochi con il tuo respiro e con il tuo cuore, sempre un poco sotto la soglia anaerobica. Non troppo nè troppo poco. I 10k per me sono la gara “sul filo del rasoio”.

La mezza maratona. Corri con te stesso o quasi. Ma non nei primi km, quelli in cui “ti piazzi” e conosci chi ti sta intorno. Cerchi riferimenti, cerchi il tuo ritmo. Poi crisi e stringi i denti, poi sete, poi sprint? no, presto. Incitamento dell’ultimo km, cerchi dai accelerare, arrivi sfinito, svuotato di lucidità, hai dato l’anima e dal mondo chiedi solo un po’ di riposo. La mezza ti consuma lentamente, è meditazione, è pazienza e poi tenacia. E’ regola.

I 5000. Non ho ancora gareggiato su questa distanza, ma l’ho provata una mattina in pista. Parto guardando il vecchio orologio a bordo campo, che segna un’ora qualunque, innocente, una cosa tipo 8:43 del mattino. So che intorno alle 9.10 sarà tutto finito, è una cosa di circa 20 minuti. Mi guardo intorno in questa bella e calda mattina di sole, non c’è nessuno, l’anello rosso è mio, ma è più bello nel tardo pomeriggio quando è animato di ragazzi pieni di vita che si allenano. L’atletica leggera è bella. Ma io sono qui fuori orario, come mia consuetudine, e dell’atletica  prendo solo la determinazione personale, e non la condivisione, l’incitamento, il colore di cui si riempie la pista. Cincischio con i piedi guardando le placchette che segnano il posizionamento degli ostacoli, nella zona tribune. Penso al gesto antico  e bellico, e insieme arcaico, da cui nascono le discipline dell’atletica. La sua semplicità la rende classica, sempre bella e al tempo stesso sempre fuori moda.

Anche io sono fuori moda. Da quando ho ricordi.

Un po’ con questi pensieri lancio un’ultima occhiata al vecchio orologio mentre mi dirigo all’arrivo. Accendo il gps, lui aggancia il segnale, posso partire. Esito perchè so che sarà un’apnea di 20 minuti.. solo 20, così tanti.

Inizio a correre e sono buttata in un’altra dimensione, che non ho mai esplorato. Oltre l’aerobico.

12 giri. Il primo, ok. Anzi no, troppo veloce. Ignorante!!!! Rallento un po’, ma ora che ho visto che posso stare sotto i 4 al km non mollo i 3′ 47” che mi sono guadagnata con la mia partenza brillante. 2 giri, e avanti. Una lotta senza fine, sempre sul filo del limite, forse un po’ oltre. 2km. Iniziano gli appigli mentali: dai che sei quasi a metà. Non pensare al “quasi”. E’ fatta. Doopo la metà non ci si ferma, è un mio mantra, la seconda metà è sempre meglio della prima perchè ne vedi la fine. 8 minuti, dai, passano via, su, no sono condannata a correre, a stare male, non è jogging mi avete ingannata, perchè si deve soffrire? Perchè alla fine avrò il mio numerino di riferimento, solo per me. Il respiro sempre più intenso, sempre però regolato sulle gambe: da quando sono ragazzina, sempre la stessa melodia quadrata nella corsa: gamba destra – inspiro, gamba sinistra, inspiro, gamba destra espiro, gamba sinistra espiro. Manca solo 1k e mezzo. Mollo, dai. tanto… No cavolo non mollo! Devo scrivere il numero finale a Barbara che ho incontrato questa mattina, cosa faccio, le dico che mi sono arresa??? Che non sono stata capace di correre 5k??? No, anche se lenta, arrivo alla fine. Ma perchè dovrei arrivarci lenta, tanto soffro lo stesso, allora tanto vale tenere il passo. Dai, 2 giri ancora. Come una ripetuta di 800 metri, le prime che facevo quando ho iniziato a darmi un programma (mai seguito, ma fa niente). Ultimo, quello dove si da tutto. Si ma 400 metri sono tanti, non è così facile accelerare e mantenere. La schiena si apre, i muscoli dell’inguine sembrano essersi scollati dalle gambe, corro con gli occhi socchiusi per non vedere quanto ancora manca. Ultima curva, gli ultimi 100 metri sono eterni, caldissimi al sole delle 9 di mattina che impietoso batte sull’anello rosso. Ho finito la mia prova, rientro nella realtà.
19.20.

Vuoto. finito. Rientro nella dimensione dell’ordinario. Che viaggio….

Raccolgo le mie cose e me ne vado, stordita. Ho scoperto cosa c’è oltre la soglia.