Gran Zebrù


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Il Gran Zebrù l’avevamo già guardato salendo anni fa al Palon de la Mare, come un obiettivo, una cosa per noi ancora troppo difficile. Era la nostra prima gita su ghiacciaio, ci stavamo avvicinando timidamente al mondo dell’alpinismo.
Sono passati circa 5 anni da quel week end di inizio luglio, e quasi una casualità ci porta qui. Andrea settimana prossima deve accompagnare una gita allo Zupò, ha bisogno di andare in quota altrimenti soffrirà troppo lo sbarco dalla funivia a 3000 m. Gli propongo la Molteni al Badile ma le previsioni non sono granchè, del resto io lavoro sabato e bisogna cercare una meta tutto sommato veloce.
Mettiamo ai voti e tra Terzulli all’Adamello e Gran Zebrù vince quest’ultima. Si parte sabato pomeriggio per i Forni, via passo Gavia (expoooo!!!) alle 17:00 ci mettiamo in marcia per il Pizzini, dove ceniamo in compagnia di due ragazzi molto simpatici di Bergamo e dormiamo. Io dormo… Andrea è accompagnato dal solito mal di testa, mi accorgo ora di quanto soffra la quota, siamo solo a 2700… ma non ci si può fare nulla, passa con l’allenamento.

Colazione alle 4:00, mezz’ora dopo partiamo praticamente insieme a tutto il rifugio, stessa meta per tutti, era tanto che non mi capitava una situazione così e toglie parecchia poesia alla salita, che comunque è bella e piacevole. Temiamo un po’ le scariche di sassi al Collo di bottiglia visto che qualcuno è partito prima di noi, nei limiti del possibile cerco di superare la gente prima di arrivarci, ma quando siamo alla base vediamo parecchia gente che sale.
Andrea passa avanti su questo tratto, e una cordata di stranieri lo supera malamente. Finito il collo, lo vedo provato e passo avanti io, psicologicamente avere la corda avanti aiuta a superare la fatica. Gli darei un po’ della mia resistenza alla quota, io non la sento per nulla…. ma è lui l’innamorato dell’alta montagna!

Superiamo ancora un po’ di gente, ci sono cordate di tutti i tipi, caciarone, legate nei modi più disparati con tutti i campionari di corda mai visti, tutte le età. Siamo alla crestina finale, qui iniziano a scendere le prime cordate arrivate in vetta, ci si incasina perchè gli incroci in questo punto sono scomodi e occorre prestare molta attenzione.
Alle 7:50 siamo in vetta…. straordinariamente soli: le cordate partite prima stanno scendendo, molte altre sono dietro di noi e abbiamo 10 minuti x noi sulla vetta, giornata magnifica. Scendendo ci si incrocia con qualche cordata sulla cresta, che obbliga a qualche passo delicato. Scendendo, dietro di noi salgono le nubi, e salutiamo un Gran Zebrù incappucciato. Arriviamo al rifugio e mi prende una stanchezza incredibile, ora forse sento anche io l’effetto della quota, chiedendo un panino quasi mi accascio sul bancone del rifugio.
Un’oretta di sosta e scendiamo con calma, in questa bella e calda giornata, felici di questa bella salita insieme.

Un pensiero su “Gran Zebrù

  1. crodaiolo

    “vedi le fronde di quelle piante?
    sembrano ormai divergere per sempre…
    tu non lo diresti mai
    eppure, talvolta, tornano ad incrociarsi…”

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