Pian della Paia – Cesare Levis (Diedro Manolo)

manolo

Ottobre 2011, sono con Gigi sulla Fessura Kerouac a Pian della Paia. Una via meravigliosa, degna conclusione di una bellissima stagione di 50 vie di cui una dozzina in dolomiti. Si finisce qui, e al termine della via Gigi mi dice “ecco sei pronta per divertirti sul Manolo”. Il mio amico sa che sogno questa via, ci vorrei portare Andrea, ma fino ad ora non mi sono mai fidata. Il mio compagno di cordata mi dà una sorta di benedizione.

Il mese dopo cambia tutta la mia vita (ancora una volta…) e a livello arrampicatorio scivolo lentamente nel falesismo più puro, e nella mancanza di emozioni, in roccia e non.

Marzo 2015
Chiara mi propone il Manolo per la nostra infrasettimanale arcense di giovedì. Come dirle di no! Sono anni che aspetto l’occasione per ripetere questa via!
Settimana strana, pesante, pensierosa, impegnata. Sono davvero stanca, ma così contenta. Solita gardesana, un po’ di traffico, un po’ di musica, arrivo in piazza ad Arco e nel parcheggiare al sole rischio di investire Chiara che sta uscendo dalla macchina. C’è un vento che mi porta via…. ma tanto scaliamo in diedro! che bello, in giro non c’è nessuno, solo gente in giro per faccende, ti fa quasi sentire fuori posto.
Saliamo i primi tiri dell’Airone Cenerino per evitare il pietoso canale della via originale. Parte Chiara. Tiri vagamente orrendi, duretti e di roccia non certo strabiliante. Ne ho un ricordo da quella giornata sulla Kerouac. Pioggerella di sassi spostati via dalle cenge dal forte vento. Spero solo che uno non mi prenda le mani…. solo qualche tic tic sul casco, niente da dichiarare.
Bon, il primo tiro del diedro tocca a me. Parto. Cambio registro subito…. torno al registro “via alpinistica”, solo che non so se ricordo bene come si fa. Ho un vago ricordo di come si cercano la linea e i passaggi, che non cerchi lo spit ma scruti dove è meglio passare per non trovarti incrodato qualche metro sopra a non saper come proseguire. Il tiro diventa sempre più bello salendo, la roccia si fa rossa, l’ambiente è bellissimo e maestoso. Mi ricordo quanto mi è sempre piaciuto l’ambiente aspro e selvaggio, anche opprimente.
Vedo una sosta alla mia dx e la salto, sarà una calata…. poi inizio a preoccuparmi, dovrebbe esserci la sosta, e non c’è. Vedo una scritta sulla roccia sopra di me, traversino delicato, arrivo e niente. Niente chiodi, solo roccia smarza. Allora ho sbagliato, dovevo sostare sotto!!!! Non mi fido a continuare, non ho altro materiale in caso debba attrezzare una sosta. Ne attrezzo una qui, spuntone e due friend. recupero Chiara. Che va oltre. La comoda sosta era 5 metri sopra. Errore da dilettante. O da ripetente ignorante, che ha dimenticato le lezioni passate.
Parte per il tiro chiave. Lo supera senza esitazioni, è davvero diventata brava, non solo come scalatrice, ma come alpinista. Ha una sicurezza che mette tranquillità, un’esperienza maturata qui in valle che tutti le invidiamo, determinata come nessuna donna che conosco. Passa il chiave, sorride tranquilla e va oltre. Quando tocca a me, uso lo stesso metodo e da sopra mi suggerisce di fare una dulfer ignorante, per cui butto i piedi a sx, mi trovo in orizzontale e con un colpo di spalla sono su. Grazie Pietro per gli allenamenti al pannello….

Tocca a me, parto ma dopo 2 metri capisco che non è cosa… lascio a Chiara il piacere di salire i tiri centrali del diedro, lei se li può godere più di me oggi, questo deve essere il suo giorno del diedro, sta così bene, è semplicemente contenta di essere qui a ripetere una via che due anni fa aveva fatto da seconda. E’ sicura e scala senza sbavature. Invece io sento che la parete che così tanto mi piace mi sovrasta, che è più forte di me, che io sono piccola e cerco di sopravvivere dentro di lei. So bene quello che devo sentire quando gioco con la parete, dialogo con la linea e mi sento bene. Mentre salgo da seconda penso al messaggio di Sandro della sera prima: non è difficile. No, è vero. Non è difficile, è che devo ricostruire la testa e che ci vorrà un po’, magari non molto, magari già la prossima via. Rimandata.
Arriviamo al termine del diedro vero e proprio, vado io sul tiro di V+ finale, più vicino a quello che scalo normalmente, il muro. tutto bene, mi invento la linea, mi diverto a cercarla e a proteggere dove serve e nkin di più. Momento di terrore all’uscita sul friabile, film che scorrono nella mia mente in un decimo di secondo, recupero il controllo, azzero tutti i pensieri per poter fare quell’ultimo passo sul niente per rimontare sul terribile terrazzo crolloso di terra arbusti e sassi. Abbraccio un albero che è l mia sosta di salvezza….

Poi si, tra donne, in cima, si mette via tutto con calma, si scende chiacchierando come se fossimo in giro per negozi, si fa un po’ di gossip, si parla di materiali e scarpette, di amici comuni. Si come se fossimo andate a farci una passeggiata sul lungolago.

La mattina dopo mi sveglio con un’ondata di emozioni, ho bisogno di lasciarle andare, la giornata l’ho vissuta in modo così intenso che ora ho troppe cose addosso. E la decisione su cosa fare domenica pende sulla mia testa, ma in cuor mio so già che questa cosa del diedro in qualche modo deve essere riparata subito. Mi sento un’anima in pena… ma in fondo, una luce piccolina c’è.

Un pensiero su “Pian della Paia – Cesare Levis (Diedro Manolo)

  1. chiara

    …..non ti smentisci mai….scrivi in modo divino…
    E’ stato davvero un piacere risalire quel Diedro…
    alla prox! 😀

I commenti sono chiusi.