Archivio mensile:ottobre 2011

Valle del Sarca, mix tra Hasta Siempre e Impero dei Sensi

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Impero del comandante, o hasta siempre sensi, potrebbe essere il nome di questa combinata nata per sbaglio.
Se siete placchisti da spalmo è consigliatissima, altrimenti lasciate perdere e andate altrove. Io dovrei andare altrove.

Col carissimo amico Carlo riusciamo a trovarci in settimana per una via ad Arco, che dista a metà strada tra Venezia e Rovato. La cordata lombardo-veneta fa sempre fatica a mettersi insieme e questo è il posto migliore.
Dall’anno scorso parliamo di Hasta Siempre Comandante e oggi pare il giorno deputato per la salita.
Partiamo in stile leggero senza zaini, io in zona ero già stata ma non ricordavo tutti questi bolli rossi… mi sembra anche di salire tanto, vabbè gli dico guarda la relazione. Lui “eh no, ho messo solo lo schizzo della via, l’attacco non ci stava, vabbè ma tanto dai ad Arco…” eh, ad Arco cosa….
Troviamo un attacco a spit e decidiamo che è quello giusto, sopra sembra esserci un diedro.
Faccio finta di partire, ma dopo smadonnamenti per arrivare al primo spit lascio il gioco a Carlo che è un po’ più alto di me. A Filippi saranno fischiate le orecchie…..
Parte lui, passa e unisce 2 tiri ignorando il cordone di sosta e stupendosi che per un tiro servano 20 rinvii. In sosta mi chiede di vedere la relazione. Io?? no no ce l’hai tu! Io?…. rapido ragionamento, stile 2 carabinier, per concludere che La relazione è rimasta per terra alla base. Ah bon dai, tanto a via se a spit!! Non viene contemplato che le vie sono 2 e che per giunta si incrociano. Dettagli.

Proseguo io e arrivo in cengia. Mi manca un tiro all’appello….. oltre ai 2 uniti prima. A Carlo vengono i primi dubbi di essere su Impero dei Sensi e di essere partiti dal secondo tiro.

Riparto ancora io dopo la cengia, sarà l’unico tiro sotto il 6 di questa via. Così il diedro di svasi, tiro chiave di Hasta Siempre tocca al veneziano. hehe. In realtà non risulterà affatto essere il tiro più duro della nostra via.
Il diedro è bellissimo e scalabile, molto divertente. Il passo duro è uno, aderenza spietata, circa a metà. Rivado io, bellissimo tiro continuo sul 6b, bello verticale e scalabile. Siamo alla seconda cengia e prosegue Carlo, che in sosta mi dice: guarda quegli spit a sinistra. Li guardo. Io non ricordo in che modo le vie si incrociavano, ma visto che io arrampico da 3 anni e lui da 12 mi affido all’esperienza del più “anziano”.
Mi chiede se voglio partire visto che ho le corde giuste, ma che cavolo mica sono donna di fatica e a lui lascio solo le cengie!! no no, vai vai!!!
Sto tiro dovrebbe essere un bel 6a, poi dovrebbero seguire tiri facili e rapidi. Continuiamo a spalleggiarci ricordandoci questo, in realtà sta via non molla mai, ho i polpacci che strillano, i piedi che mi chiedono perchè questa tortura, e gran sete. Parte, bloooccca, tira e va. (ho tralasciato i vari “blocca” della giornata per non prolungare troppo questo penoso racconto).
Parto. Cazzo. Dopo i primi movimenti bellissimi in opposizione, i piedi non so più come usarli, le mani non hanno nulla da stringere… lui ride perchè dice che è abituato in Carniche dove questi tiri sarebbero massimo VI. Sborone. Arrivo al termine di questo che poi scopriremo essere 6b+ e mi infilo per il camino dopo. Alla sosta c’è il libro di via ma Carlo non lo vuole aprire, ora vuole la suspence fino a quando saremo giù. Comunque mi ricorda che i libri di via sono spesso al termine della parte impegnativa. Spesso. Non sempre.
Bel camino, a fatica passo su (un “blocca” c’è stato). Poi placca, non so che fare. traverso e mi alzo e non arrivo al rinvio. Di nuovo penso a Filippi. Stronzo.
Lascio l’incombenza di finire il tiro a Carlo e già che c’è di arrivare in vetta, visto che dopo 2 spit c’è la sosta. Mi recupera alla sosta vera e va su, altro muro di aderenza spietata, poi belle placchette e siamo al termine.

La via termina su un pianoro dove a nord si vede la valle del Sarca, oggi stupenda, e alle nostre spalle abbiamo l’incombente monte Casale. Noi, che abbiamo salito 400 metri di avancorpo, non siamo nemmeno a metà di quella che sarebbe l’intera parete. Mette quell’ansia che è insieme timore e desiderio che tutti gli alpinisti conoscono.

Ci avviamo rapidamente per la ferrata Che Guevara che in 45 minuti ci riporta alla cava, quindi all’auto. Al bar delle Placche mettiamo insieme l’itinerario, ci viene solo da ridere… a ripensare agli smadonnamenti (più miei che suoi), ai mezzi impiegati per rinviare: Carlo è architetto, a un certo punto ha messo insieme una staffa con 2 fettucce e gradini di altezza progettata al centimetro, solo che se l’è portata via e non ho potuto usufruirne… eh, dopo come faccio se no go mia e fetuce?

Che cordata… beh, ci siamo divertiti, abbiamo fatto fatica, forse io ho anche imparato qualcosa sullo spalmo. QUindi giornata positiva!

Giro del Fungo infrasettimanale

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Nuova conoscenza del forum di On-ice, Marco, che da poco ha deciso di iniziare ad arrampicare ed è già decisamente bravo, molto intraprendente! Accetto il suo invito per un giro in Grignetta e visto che lascia scegliere me, propongo il giro del Fungo perchè vorrei salire finalmente la Boga che ancora mi mancava.

Nonostante il traffico assurdo, riesco miracolosamente ad arrivare puntuale (meno male perchè non avevo il suo numero di cellulare per avvertirlo in caso di ritardo!)

Un po’ titubanti viste le previsioni e le nubi basse ci avviamo ai Resinelli, ma una volta lì, ci accoglie una tiepida giornata autunnale con un sole pallido ma che non ci lascia fino agli ultimi tiri.
Salgo il primo tiro, un po’ me lo ricordo e un po’ no, sono proprio un disastro in questo senso. Poi sale Marco, cui davvero vanno i miei complimenti, dopo pochi mesi che arrampica è già molto sicuro.
In vetta grande lotta con le corde che si sono attorcigliate tra loro, e finalmente con 2 doppie ci avviamo allo Spigolo Boga.
Guardo la relazione e dico non mi ricordo se il tiro di VII è questo o quello dopo…. Marco: VII????? eh… si insomma il passo di 6b… lo vedo trascolorare, forse gli era sfuggito nel vedere la relazione. Gli dico che la normale del fungo è lì a 20 m, se vuole non c’è problema. Il ragazzo non fa una piega e mi dice no no!! Bon, allora parto.
Questo tiro mi sembra più impegnativo di quello dopo (anche se sulla carta è il contrario), comunque è bellissimo. Si sale su pilastro appena strapiombante e solcato da fessure, movimenti tecnici dei piedi aiutano a tenere l’equilibrio. Passo di forza per uscire e aggirare lo spigolo, poi più facile. Sono contenta di passarlo in libera, è andata bene perchè ho individuato subito i movimenti…
Secondo tiro, muretto appena strapiombante con fessurina per le mani e poco per i piedi, anche qui equilibrio, passo di ristabilimento e poi si segue su passi più facili e roccia divertente. Grosse clessidre invitano ad essere utilizzate. Ultimo tiro entusiasmante, aveva ragione Giacco quando mi diceva che la roccia è talmente particolare che ti viene da ridere…. arrampico piano perchè mi diverto ad impostare bene ogni passo, verticale e molto articolato, tutto sanissimo.

Marco con volontà di ferro sale, stretta di mano, e giù verso la fredda forcella tra Lancia e Fungo, con la spettacolare doppia nel vuoto che ogni volta anche se ormai sono abituata un piccolo nodo allo stomaco si fa sempre…. Fa freddo e velocemente mi avvio sulla Accademici, collego i tiri per non perdere tempo, arriva Marco e scendiamo con una doppia.
Inizio a recuperare le corde, assaporo già la birretta e pizza al forno, dai tra 1 ora si mangia!!! tac. Si incastra la gialla. Cerco di farla venire ma niente, non vuole scendere dalla Grigna. La tiro e niente. Non mi resta che andarla a prendere e cercare di convincerla che dovrebbe venire a casa con me. Visto che c’è un resinato (a casa scopro che è il primo tiro della normale alla Torre) mi lego, Marco mi assicura, salgo alla prima sosta dove peraltro si è incastrata la corda, e riscendo in doppia.
Oh… finalmente si può andare giù!

Ringrazio Marco di avermi invitata e aver accettato il giro che ho proposto… farlo in settimana ci ha regalato una giornata di solitudine in un luogo che solitamente è preso d’assalto. Contenta di questo giro, Anche se mi è rimasta una curiosità…. per cui ci voglio tornare!
Un grazie anche al Boga e alla Mary Varale.

Week end in dolomiti, Ciavazes e Pordoi


Piz Ciavazes – Spigolo Abram

Sass Pordoi – Spigolo Piaz

Quest’estate che non vuole finire….Quando in settimana vedo le previsioni stupende per il week end non ci penso su un attimo, ho voglia di tornare in dolomiti, godermele senza le orde di turisti e arrampicatori che le affollano in piena estate. Andrea è contento, così la decisione è solo sulle vie da andare a fare. Accesso comodo viste le giornate ormai brevi e non doversi appoggiare ai rifugi ora chiusi sono il requisito: ecco la scelta del Piz Ciavazes.

Propongo lo Spigolo Abram, una via molto estetica dalla bella linea. Arriviamo alle 9 sabato mattina ma dobbiamo aspettare un po’ perchè arrivi il sole sulla parete. Arriviamo all’attacco con temperature praticamente estive, la parete è quasi vuota (un paio di cordate in giro zona Rampa e Micheluzzi). Solo il rumore della strada è un po’ fastidioso. La via è bellissima, ottima roccia, bei passaggi tecnici mai troppo faticosi. Se poi sul terzo tiro (considerato chiave visto che il tiro di VII è tutto o quasi azzerabile) vedessi i chiodi potrei anche dire che è ben chiodata. Invece salto 3 chiodi e mi sorprendo che un tiro così sia tutto da proteggere…. vabbè, è tipico mio…
Il tiro chiave è sorprendente: un traverso in leggera salita, saranno 12 metri, i passi più duri si possono fare da chiodo a chiodo, solo uno è obbligato, in fessura. Visto che non è strapiombo provo a salire in libera, piano piano arrivo alla sosta, che invece devo agguantare per fare il passo in discesa. Proseguo qualche metro oltre lo spigolo a trovare una sosta molto più comoda.
Qui terminano i tiri impegnativi e la seconda parte della via è molto divertente, solo un paio di punti dove abbiamo qualche incertezza sulla linea da seguire, ma poi basta cercare l’unto…. Una bellissima lunghezza sullo spigolo con uscita in caminetto-fessura, divertente. Infine uscita sulla cengia dei Camosci, che seguiamo per intero in discesa, panoramica.
La nota bella della giornata è stato scalare sempre accompagnati da coloratissimi parapendii che qualche volta si avvicinavano moltissimo a noi. Un raduon al Col Rodella, erano centinaia! La sera in pizzeria a Campitello infatti li ritroviamo.

Facciamo 2 passi a Canazei e compriamo la guida della val Gardena di Bernardi. Sfogliandola l’attenzione cade sullo Spigolo Piaz al Pordoi. Anche oggi il tempo è splendido, solo un poco più ventilato. Qualche cordata in più in giro, la maggior parte sulla via Maria (aperta da Piaz nel 1932, su cui poi si innesta lo spigolo).
Attacco freddo all’ombra, come pure il secondo tiro. Il secondo tiro mi costa una dura lotta con l’alpe… 2 chiodi proteggono i passi impegnativi, questa via è tutta piuttosto atletica. Sono in strapiombo, ne ho sopra la testa, e anchea destra, dove dovrei andare…. credo. Provo sopra, provo in diagonale… quando ho le braccia ben stanche decido di ritentare la diagonale e afferro finalmente lo spigolo. Poi salgo di corsa il tratto facile al sole. Poi scoprirò che bisognava solo traversare a destra stando sotto il chiodo.
Tiro chiave, breve pilastro, VI grado. Ben chiodato per fortuna, perchè l’uscita su fessurina è proprio dura! In modo classico arrivo in sosta. Ultimo tiro atletico, poi arriviamo sullo spigolo.
Andrea sale uno stupendo tiro su spigolo, esposto e divertente. Proseguo io, e dopo aver camminato su cengia ci ricongiungiamo con la Via Maria. Famoso passaggio in spaccata dal pilastro alla parete, traverso espostissimo tra enormi nicchie gialle, poi senza sorprese si arriva alla parte finale, 100 noiosi metri in conserva che portano alla vetta. Andrea mi fa sicura dalla balaustra del rifugio, dove la gente è in posizione cinema a guardare quelli che arrivano. Discretamente ci mettiamo in un angolo a sistemare il materiale, poi foto foto foto!! Un’altra giornata stupenda, il Sella dal Pordoi è magnifico, la Marmolada con qualche nuvola…. noi siamo contenti di questa bella due giorni, di questa estate che non vuole finire.